venerdì, Luglio 19, 2024
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MARCO FERRARI ALLA GAZZETTA DI PARMA: “UNA PROPRIETA’ FINANZIARIAMENTE FORTE NON VUOL DIRE BUTTARE VIA I SOLDI, MA ESSER IN GRADO DI AFFRONTARE GLI IMPREVISTI”

(Luca Russo) – Prima promotore del progetto che ha portato alla rinascita del Parma. Poi Vicepresidente della nuova compagine societaria. E adesso, all’occorrenza, anche divulgatore, grazie all’eloquio, alla capacità di argomentare e, soprattutto, di convincere. Se state pensando a Marco Ferrari, vicario (ma non troppo) di Nevio Scala alla guida del neonato club Crociato, non siete sulla strada sbagliata. Stamani, infatti, Marco Ferrari, sulla Gazzetta di Parma, intervistato da Paolo Emilio Pacciani, ha tenuto una vera e propria lezione, di quelle magistrali, sulla filosofia del Parma Calcio 1913. Manco fossimo all’Università. Una lezione indirizzata e impartita a coloro che non hanno ancora compreso che questo Parma, risorto dalle macerie lasciate in eredità dalla precedente gestione, è assai diverso da quello vecchio, sia nella forma ferrari prima pagina gdpche nella sostanza. Dopo aver tracciato un bilancio della prima parte di stagione (“non pensavamo di poter avere sette di punti di vantaggio già alla fine del girone d’andata”), rivolto i complimenti a Minotti, Apolloni, Galassi e Pizzi (“loro sono stati straordinari ad assemblare questa rosa in pochi giorni sia a livello di under che di over”) ed esser ritornato sul prezioso pareggio strappato alla Sammaurese (“la brutta prestazione di domenica non è dipesa dai tanti infortuni occorsi al reparto d’attacco, piuttosto da un approccio mentale diverso dal solito per colpa nostra”), il vice presidente ha ribadito il pensiero fondante che anima il nuovo corso del Parma, sottolineando quanto sia differente da quella che lo ha condannato alla palude del football dilettantistico: “Ciò che è successo un anno fa è la punta di un iceberg della situazione del calcio italiano, dove spesso ci sono proprietà finanziariamente non solide, con spalle non sufficientemente larghe per affrontare gli imprevisti ferrari gazzetta di parma paginache possono sempre capitare. A questo si unisce l’incompetenza di gestione industriale da parte dei manager e la dipendenza da altre società, attraverso il sistema delle plusvalenze, per stare in piedi. Quello che noi a Parma vogliamo fare è esattamente l’opposto: una proprietà finanziariamente forte, che non vuol dire buttare via soldi, ma in grado di affrontare gli eventuali imprevisti con la forza per poterli superare; manager competenti; reale indipendenza della società per non dover dipendere dal mercato degli altri per sopravvivere. Inoltre il nostro sistema di governance ha in sé gli anticorpi per evitare la deriva dell’uomo solo al comando. Se non hai un solo soggetto coinvolto la società è molto più stabile e di conseguenza più duratura nel tempo”. Un club, insomma, che  non farà passi più lunghi delle gambe di cui dispone. Che investirà, se ci sarà bisogno di investire, ma con buon senso ed oculatezza. E non giusto per… Di 20151222_155339spazio per gli effetti speciali manco a parlarne. Perché le promesse e i proclami non fanno classifica, i fatti sì. Del resto, non siamo più il Parma dell’andiamocela a riprendere, e almeno questo concetto dovrebbe essere chiaro ormai a tutti, ma quello del riprendiamoci ciò che possiamo. E che meritiamo, cioè il calcio di vertice. Per ritornarci, non serve l’arroganza del passato, basta e avanza la prudenza del presente. Prudenza da non tradursi in mancanza di ambizioni: i Grandi 7 sono scesi in campo con l’intenzione di riconsegnarci la A, mica per fare l’altalena tra Lega Pro e la serie D. Sul 20151222_155348punto, Marco Ferrari è stato categorico: Innanzitutto non ci sentirete mai pronunciare promesse tipo: torneremo in serie A in quattro anni. Per noi queste sono parole scritte sulla sabbia, simili a promesse da campagna elettorale. Noi promettiamo solo lavoro, serietà e coerenza con i principi dai quali siamo partiti: fare un calcio molto differente rispetto agli esempi negativi di cui abbiamo parlato. Al tempo stesso voglio tranquillizzare i tifosi: non abbiamo obiettivi “penitenziali”. L’obiettivo di questo progetto non è quello di tenere il Parma nelle serie minori. Non dobbiamo avere 20151222_155354paura di riconoscere che Parma per storia sportiva, pubblico e potenzialità del territorio è una città di serie A ed è lì che dobbiamo ambire a ritornare. Bisogna però fare un passo alla volta e i primi sono i più difficili. La serie D, ma soprattutto la Lega Pro, sono campionati nei quali non puoi ottenere un equilibrio economico. I costi sono alti e i ricavi sono simbolici. Quindi in Lega Pro conviene starci il meno possibile. Poi, dalla serie B, inizia un’altra fase perché entrano in gioco i diritti televisivi. Ma se oggi ci concentrassimo su cosa fare una volta in serie B, perdiamo di vista il presente. Innanzitutto c’è da vincere questo campionato e poi da 20151222_155356allestire una squadra competitiva per la Lega Pro. Per giocarcela contro qualunque avversaria e cercare di vincere”. L’obiettivo, dunque, è risalire la corrente del calcio italiano. Senza frenesia, che non di rado è una pessima consigliera, ma con decisione, restando ben saldi sul pezzo (altrimenti a furia di pensar troppo al futuro, rischieremmo di distrarci dal presente e di dimenticarci del passato) e operando scelte attentamente meditate. Il tempo degli acquisti faraonici è finito da un pezzo: “Dobbiamo ambire a tornare dove ci compete attraverso il lavoro, la programmazione e gli uomini giusti, ma non abbiamo nulla a che vedere con una società che compra lo Stoichkov di turno”, sentenzia il Vicepresidente. Che rincara la dose: “In Lega Pro bisogna investire 20151223_145453in modo corretto, non bisogna comprare il nome ma il giocatore giusto per la squadra”. E non gli si può dar torto: oggi non sempre vince chi spende di più, ma chi spende meglio. E chi riesce a far quadrare i conti ‘a fine mese’. Perché quel che succede nel bilancio è determinante almeno quanto ciò che vediamo sul rettangolo di gioco. Se alle spalle abbiamo un passato da spendaccioni, davanti a noi sta stagliandosi un futuro da brave massaie. Una parte che non possiamo rifiutare, se vogliamo durare nel calcio che conta. A proposito di campo e futuro, Ferrari avrebbe un sogno per il 2016: “Tornare a giocare un derby che manca ormai da troppo tempo. Credo che in un calcio sempre più globalizzato ci sia bisogno di tornare alle sfide territoriali. Poche cose trasmettono emozioni come i Parma-Reggiana di un tempo e poterli rivivere con lo stadio pieno di entrambe le tifoserie sarebbe bellissimo”. Ed elettrizzante, aggiungo io. Specie per le nuove generazioni di tifosi che un derby così succulento e invitante non lo hanno mai assaggiato. Ma anche per quelli ‘nati prima’, che del derby supponiamo abbiano una gran nostalgia. Incrociamo le dita. E nell’attesa della nostra promozione – che arriverà pur se al momento ci tocca far finta di credere che il campionato sia ancora aperto – brindiamo al Parma e, why not, pure ai nostri cugini d’Oltrenza. Con l’augurio, che immaginiamo copiosamente corrisposto, di rivederli tra qualche mese, guardarli negli occhi e dirgli: “Dove eravamo rimasti?”. Come due amanti che, un po’ per la distanza, un po’ per il lavoro, non riescono ad amarsi da un bel po’. Ma che in fondo non hanno mai smesso di farlo. Luca Russo

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55 pensieri riguardo “MARCO FERRARI ALLA GAZZETTA DI PARMA: “UNA PROPRIETA’ FINANZIARIAMENTE FORTE NON VUOL DIRE BUTTARE VIA I SOLDI, MA ESSER IN GRADO DI AFFRONTARE GLI IMPREVISTI”

  • Gabriele

    Ciao Gabriele, prima di tutto Auguri.
    Ho letto l’intervista di Ferrari e non mi ha sorpreso, ho sempre reputato serio e solido il progetto ed inutili certi proclami.
    Ti chiedo invece una cosa riguardo ad una recente intervista di Carra, di cui ho letto solo un breve estratto. Si parlava di eventuale acquisto del marchio e Carra replicava che ci saranno contatti con la curatela e si valuterà. E’ da escludere che si possa acquistare il marchio Parma AC? Sarebbe bello per la storia e cancellerebbe ancora di più la parentesi bresciana

    • Ciao Gabriele, auguri anche a Te.

      Guarda, al momento il discorso marchio (o logo) è prematuro o in alto mare. Io, tuttavia, non lo esaspererei, dal momento che già oggi, pur senza marchio, il Parma Calcio 1913 mi risulta che sia riconosciuto dalla FIGC quale legittimo erede della tradizione sportiva del defunto Parma. Acquisire i marchi non deve essere una mania: né nel caso di quello “FC”, né di quello “AC”, entrambi, comunque, tenuti in considerazione. Però senza fare pazzie…

      Cordialmente

      Gmajo

      • Lucido come mastro lindo

        Tradotto in italiano:
        Costano troppo

        • Non è un problema di costi: a questa proprietà non va di sputtanare i soldi stoltamente

    • Il Linguista

      Credo che come nella storia reale le parentesi non esistano…anche nella storia della nostra società non si dovrebbero emarginare alcuni periodi storici solo perché sconvenienti, anche perché così si darebbe implicitamente ragione a quei brucioni d’oltrenza che invece considerano una parentesi il nostro ventennio più glorioso. La storia del Parma è uno scorrere ininterrotto, con fasi più o meno belle ma che in tutto e per tutto, nel bene e nel male, fanno parte del nostro patrimonio sportivo. Se poi sarà più conveniente Parma AC rispetto a Parma FC o addirittura terremo direttamente Parma Calcio 1913 poco cambia. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Auguri a tutti.

      • Luca Russo

        Io terrei addirittura Parma Calcio 1913, marchio che graficamente è molto più accattivante di quelli precedenti, almeno dal mio punto di vista. E poi…la nostra storia vive nei nostri ricordi, nei ricordi dei tifosi. Non serve questo o quel marchio per riprenderci il nostro passato, perché il nostro passato vive con noi, nelle foto delle nostre giornate al Tardini o in trasferta, nelle macchinate verso questa o quella città e tante altre cose che un marchio non può raccontare. Viva Parma, sempre e comunque!

  • Ferrari futuro presidente, in fondo lo ha fatto intendere lo stesso Scala che una volta risalita la cima avrebbe fatto spazio ad uno più giovane.
    A me sto Ferrari piace… Con questa società

  • Matteo Allegri

    Sapere che alla fine si voglia la A, sebbene arrivandoci nel modo piu umile e “biologico” possibile, penso metta il cuore in pace a molti di noi! Il mio sogno sarebbe, un giorno, di rivedere un parma post spese faraoniche, e cioè quello di Adriano! Un parma fatto di giovani promesse non ancora affermate che pero’ faceva divertire ed otteneva risultati!!! Li avevamo un certo Arrigo pero’, spero che i nostri dirigenti ne siano all altezza quando sara’ il momento!!!! Questo è il mio sogno per il nostro parma… Rinnovo gli auguri a tutti!!!

    • Grazie, auguri anche a lei.

      Io tra il Parma post spese faraoniche e quello pre (spese faraoniche) preferisco, appunto, il pre… Penso che l’era di Scala (senza alcuna piaggeria per l’attuale presidente) fosse di gran lunga la più entusiasmante vissuta. Poi la mia scudetto di Calisto contagiò tutti, al punto da non saper gradire neppure le tre coppe in 100 giorni di Malesani… Il Parma di Adriano (e poi Gilardino) era già rivolto verso la decadenza (e non l’ascesa…), basti pensare che si era passati da Fabio Cannavaro a Matteo Ferrari…

      • Luca Russo

        Però anche il Parma di Prandelli, senza nulla togliere a quello di Scala (ci mancherebbe), era un divertimentificio per chi aveva la fortuna di guardarselo dal vivo o in TV. Di quella formazione ricordo delle partite spettacolari, non dico memorabili, ma entusiasmanti sì. Un Modena-Parma pareggiato al Braglia di rimonta in rimonta, un Piacenza-Parma pirotecnico, la vittoria in extremis contro il Milan con gol di tacco di Adriano…che tempi!

        • Notoriamente non sono tra i massimi sacerdoti di Prandelli…

          • Luca Russo

            Nemmeno io. Ma del suo Parma, lo ero eccome…

        • Matteo Allegri

          Una cosa è certa, sia il parma di scala che quello di prandelli, insegnano che si possono ottenere grandi risultati senza buttare nel gabinetto vagonate di milioni come nell era stoichkov…

  • Per risalire prenderei esempio da questa stagione di Premier in cui le piccole stanno facendo letteralmente il culo alle grandi 😉

  • Luca con la S maiuscola

    Aspettiamo Gianluca Pernigotti, vediamo cosa avrà da criticare stavolta.

      • Luca con la S maiuscola

        Loro o lui?

          • Luca con la S maiuscola

            Loro non criticano. Vogliono solo CAPIRE e FAR RIFLETTERE creando un dibattito costruttivo.

          • Luca con la S maiuscola

            Però fino a pochi mesi fa Max Pernigotti scriveva articoli su questo sito. Vi siete lasciati bene o male?

          • Se è quello che penso io non molto bene, anche se mi ha fatto gli auguri che ho ricambiato. Comunque ha scritto solo una volta max 2 e non certo recentemente. E aveva forse fatto qualche video. Ma sulla sua identità c’è una varietà di opininioni

  • Fourth of May

    Bravo Marco!

    • Grande Ferrari! Anche a me piace! Vorrei sapere cosa ne pensa delle parole ribadite di nuovo da Guidolin.

      • Ma lasema perdor…

        Io sono sempre stato un grande estimatore di Guidolin (ovviamente quando era tabù, visto che i fedeli del Leo, ossia quelli che oggi lo aborrano, a suo tempo si erano schierati tutti contro Don Francesco…), però adesso trovo davvero fastidiosi tutti quelli che lo desiderano al posto di Apolloni. I soliti scontenti cui non basta il brodo grasso di 14 partite vinte e 5 pari…

        E poi bisogna sempre pensare al passato? Ma godiamoci il presente, anziché storcere la bocca per il presunto non gioco. Peraltro accusa che gli odierni nostalgici muovevano a Guidolin…

        Bah…

        • Con tutto il rispetto per Apolloni ma Guidolin a mio avviso e’ tra gli allenatori piu’ bravi in circolazione. A me da piu’ garanzie. Per quando riguarda Apolloni un vero giudizio lo si potra’ iniziare a dare dalla lega pro e non in D con questa squadra.

          • Che Guidolin sia un grande allenatore non è certo da eccepire, tuttavia abbinarlo all’ attuale ciclo del Parma è anacronistico e irrispettoso di chi sta più che onorevolmente portando avanti il proprio compito di guida tecnica della squadra.

  • direttore buonasera gli faccio i miei più sinceri auguri anche a tutta la sua famiglia, auguro un successo ricco di soddisfazione e sopratutto anche al nostro amato parma una pronta risalita dove veramente meritiamo di stare………

    • Grazie, ricambio di cuore gli auguri crociati di buone feste

      • Mayo pensa se lo regalavano a te un trattore,ti ci vedevo arrivare al river questa estate con la maggiulli,di ma lo sai che pernigotti a volte ti passa molto vicino e te non lo sai ?

        dagli due pattone e dirgli di scantarsi !

        • come scrivevo anche a luca ci sono molteplici ipotesi su Pernigotti. Io, però, considero solo il torrone (dato il natale) e non l’autore…

          Comunque sono un pacifista e chiunque sia me le suonerebbe…

          Cordialmente

          Gmajo

          • ma due pattone metaforiche scritte bene…..
            comunque trattasi di giornalista professionista,ti facevo piu’ perspicace;
            allora vada per il torrone , il torrazzo e le tettazze le vedremo l’anno prossimo quando andremo in quel di cremona

          • Secondo me, invece, è un ex presidente di club, anche se qualcuno mi dice che trattasi di giornalista professionista a suo tempo particolarmente ostile, su una nota piazza virtuale, nei miei confrontì. L’outsider è un tifoso, invece, che prima mi idolatrava, poi ha iniziato a darmi dell’arlecchino e non solo, salvo l’altra sera, mentre ero in tv, aver la faccia di bronzo di scrivermi che sono un grande e di riportare il Parma almeno in B (cosa peraltro che non è nei miei poteri magici…)…

          • Secondo me state prendendo un granchio bello grosso…ma lo vedete come scrive? Di certo non da giornalista professionista…parla un italiano più simile al mio che a quello di un giornalista…si vede è…

          • Non sono d’accordo: dei vari autori dell’Era è quello più preparato e meno sgrammaticato di tutti. Io sono sempre stato convinto si trattasse di una delle mille facce di G.C., però, per le suddette caratteristiche, non escludo possa essere invece il maschile della Bertè… Qualcun altro dice FR, ma mi pare che questi non ne abbia la cifra stilistica…

          • Luca con la S maiuscola

            Lo stile e l’utilizzo di certe parole (ad es. periodo di assestamento) è molto simile a quello di GC. A me l’unico giornalista ostile che mi viene in mente è Francesco Colonna e dai giochi enigmistici FR e “maschile della berté” non ho capito…

          • Luca con la S maiuscola

            Due settimane fa ho mandato sms a calcio e calcio con una domanda per colonna ospite in studio. Ma ovviamente Lorenzo Fava (amico, vale la pena ricordarlo, di Giovanni Corrado) l’ha cestinato.

          • Non mi risulta che fava sia amico di giovanni corrado e la ragione per cui non ha letto il suo messaggio non è certo questa, quanto, immagino, le vostre ruggini del passato.
            Peraltro a natale potrebbe risparmiarci l’infinita querelle. Si chiarisca con fava direttamente.
            Saluti
            Gmajo

  • Mauro morosky Moroni

    aborrono….direi

  • Coloro che vogliono creare un “dibattito costruttivo” hanno provocato, quando non offeso, troppa gente cercando visibilità. Lasciamolo|i continuare ma non confondiamo le cose. Noi non dobbiamo ne capire ne riflettere grazie a loro. Li ignoriamo. Punto.

    • vai tranquillo, appena lo incrocio ,gli pianto una ignorata che se la ricorda

      • Luca con la S maiuscola

        Hai la certezza della sua identità?

  • Direttore le posso chiedere se nei progranmi societari futuri ci sia lo stadio di proprieta’?

    • Vale il ragionamento che faccio per ogni cosa: cerchiamo di apprezzare il presente, per il futuro c’è una proprietà che si sforza di dare/fare il meglio. Una proprietà alla quale non piace fare proclami e che preferisce annunciare a posteriori quello che è stato fatto.
      Vale lo stesso ragionamento che facevo qualche giorno fa per Collecchio, quando Angella & Boni sostenevano che fosse già stanziato un budget per l’acquisto, cosa che peraltro non corrisponde al vero. Il Centro Sportivo di Collecchio è una priorità per il Parma Calcio 1913: non è mai stato nascosto l’interesse per l’acquisto, ovviamente alle condizioni che saranno ritenute idonee: ma quello che conta, adesso, è poterlo utilizzare (anche perché potersi preparare lì si traduce in punti in classifica) non vantarne la proprietà. Il Parma Calcio 1913, sostenendo un discreto sforzo economico, a fronte del pagamento di un canone e delle spese di manutenzione, ergo la squadra può prepararsi lì e il bene non deperisce. Poi quando ci saranno le aste si vedrà cosa accadrà. Ritengo che se dovesse esser raggiunto un prezzo congruo potrò esser acquistato. Ma da qui ad allora andranno calendarizzate le aste fin quando la Zanicchi ci dirà Ok il prezzo è giusto… Insomma: non una roba da cacciar fuori, come sostenuto da Calcio & Calcio, cinque milioni di euro entro questa primavera, notizia che ribadisco non ha alcun tipo di fondamento.
      Anche lo stadio Ennio Tardini di Parma mi risulta essere tra le priorità del Parma Calcio 1913. Anzi: è stato proprio il principio fondante del Nuovo Inizio: il nuovo Parma avrebbe dovuto giocare lì le sue partite. Anche in D. Cosa che, appunto, sta accadendo, esattamente come da programma. Ma un conto è aver la possibilità di giocar le partite, un conto è acquistarlo. Anche perché qualsiasi bene immobile o mobile, per poter essere acquistato, deve essere in vendita. E non mi pare che il proprietario, alias il Comune di Parma, abbia questo tipo di volontà. Peraltro non capisco la mania imperante nel mondo del calcio dello stadio di proprietà, anche perché, per tutelare i propri investimenti, basta e avanza (come spesso sostenuto ai microfoni di StadioTardini.it dall’espertissimo Andrea Valentini) il più snello “diritto di superficie” per 99 anni. Al momento, col Comune di Parma, c’è una convenzione annuale. Vedremo gli sviluppi. Quello che posso assicurare con decisione è che il Parma Calcio 1913 vuol giocare le proprie partite allo Stadio Ennio Tardini di Parma e non altrove e dunque non ha interesse a costruire altrove un proprio stadio di proprietà.
      Cordialmente
      Gmajo

      • Luca Russo

        Secondo me, oltretutto, lo stadio di proprietà è una cosa che possono permettersi solo alcuni tra i grandi club, perché lo stadio di proprietà deve generare dei ricavi che non siano solo quelli da botteghino. Ci si deve piazzare dentro o vicino qualcosa, qualcosa che invogli la gente ad andarci anche in settimana, anche quando la squadra che vi ci gioca non si esibisce. E’ un discorso complesso. Non so se e quanto la Juventus stia ricavando dal suo Stadium, credo non stiano andando malissimo, ma poi si dovrebbe capire anche con quali fondi lo hanno costruito, perché se l’investimento è degli altri e i ricavi i miei, anche io che non sono un esperto di economia riesco a generare degli utili. Diversamente, per quanto sia lodevole l’iniziativa e davvero accattivante la riuscita, il rifacimento del Friuli non so quanti soldini in più possa portare nelle casse dell’Udinese…ma anche in quel caso si dovrebbe capire, ragionando terra terra, chi ha cacciato la pila. Però il nuovo stadio è venuto su benino, devo dirlo.

        In una realtà come Parma, credo che rifare lo stadio, ex novo o ristrutturando quello esistente, sia un’operazione che debba essere coperta finanziariamente da uno sponsor di respiro internazionale, che allo stadio poi potrebbe anzi dovrebbe associare il suo nome. E la mia convinzione non è dovuta alla scarsa fiducia nelle capacità economiche dei singoli grandi azionisti del Parma – che presi uno ad uno il Parma, se avessero voluto, avrebbero potuto prenderselo da soli e senza la collaborazione degli altri sei -, quanto alla convenienza di una tale operazione. Con un Parma in serie A e stabilmente nell’orbita delle coppe europee, un grosso nome di rilievo internazionale potrebbe avere l’interesse a finanziare l’ammodernamento radicale dello stadio Tardini, a patto che il comune non gli ponga condizioni capestro. Diventandone poi il nome, e sfruttando l’eventuale visibilità europea della squadra, potrebbe ricavarne qualcosina. Senza tralasciare il fatto che uno stadio rifatto e dotato di una certa capienza potrebbe ospitare sia eventi calcistici di un certo peso che manifestazioni di altro tipo. Quindi, in sostanza, chi ne avrebbe la gestione, se ci sa fare, di certo non finisce sotto nel rapporto costi/entrate.

      • Piu’ che stadio di proprieta’ avrei dovuto scrivere, ristrutturazione Tardini? Un progetto stile Dall’Ara, stessa zona ma stadio nuovo..

        • Sono due operazioni completamente diverse: indubbiamente la ristrutturazione del Tardini è decisamente piu probabile della creazione di un nuovo stadio di proprietà, ma allo stato attuale è prematuro parlarne dal momento che non esiste progettualita’ al riguardo per l’immediato.
          Cordialmente
          Gmajo

  • Pencroff

    Abituati ai bacini di Natale e sognando i bacini (ossei) di belle donne, qualcuno ha dimenticato il bacino d’utenza di Parma, che per quanto lo si enfatizzi, resta piccolo seppur importante. Semmai qualcuno decidesse di costruire uno stadio nuovo, lo farebbe solo per poter costruire condomini di lusso in via Torelli e non per i negozi ed i ristoranti del nuovo, Parma Retail docet. Anche in serie A, il Parma attrae circa ventimila spettatori, fì vuetor i cont: du pù du fa quator, o no?

    • Luca Russo

      Appunto. Se l’opera non è coperta finanziariamente per intero e se chi la realizza non riesce a scorgerne dei ricavi, lo stadio rifatto non si fa. Per quanto bene possa volere a Parma, resta pur sempre una realtà di dimensioni contenute…che secondo me uno stadio di proprietà non se lo può permettere, al massimo può generare la ristrutturazione ragionata di quello esistente, con costi che non siano troppo alti. Quando sarà il caso, bisognerà trovare il modo innovativo ma biologico di rifare il Tardini senza rischiare uno o più rossi di bilancio. Se la Juventus ha uno stadio da quarantamila posti scarsi, quello del Parma non dovrebbe superare i ventimila posti scarsi. E a queste cifre, qualcuno che in cambio di una sponsorizzazione pluriennale e di concessioni edilizie pensi di ristrutturare l’Ennio, lo si trova. Io poi direi anche un’altra cosa: ma siam sicuri che avere uno stadio a bilancio sia un vero e proprio affare, considerato quello che costa, anche in termini di manutenzione? Non sarebbe meglio limitarsi ad esibirsi in uno stadio nuovo la cui gestione sarebbe demandata a chi lo ha realizzato o a chi appunto ne avrebbe la gestione? Insomma, credo che l’importante sia calpestare un palcoscenico elegante; che poi lo si faccia da inquilini o padroni di casa, cosa importa?

    • Che centra il numeri di tifosi con uno stadio nuovo e moderno?

      • Luca Russo

        C’entra. Bisogna rendersi conto che oggi non si fa nulla se non c’è un ricavo. Vale per tutto, dai programmi televisivi ai trasporti pubblici passando per tantissime altre cose. Oggi non produco qualcosa se non ho la quasi certezza di venderla. E di ottenerne ricavi. Vale lo stesso discorso anche per il rifacimento di uno stadio o per la costruzione di un impianto di proprietà: chi lo realizza, lo deve fare con l’intento di guadagnarci qualcosa, diversamente che senso avrebbe il suo intervento? Sono finiti i tempi in cui per queste cose si gettavano via soldi pubblici, peraltro anche male se gli effetti sono quelli di Italia ’90. Col bacino di utenza e il bacino di tifosi che si ritrova il Parma, a dirla tutta di dimensioni molto contenute, uno stadio di proprietà comporterebbe più costi che benefici, perché è poca la gente che dovrebbe usufruirne sia alla domenica che in settimana in assenza di eventi sportivi (quindi pochi ingressi staccati), a meno che il Parma non diventi un club di profilo internazionale, almeno sul piano del marketing e del merchandising, non necessariamente dei risultati (perché, in questo senso, lo saremmo già), come quelli inglesi, con tifosi in ogni angolo del pianeta con una voglia grande così di andare a fare il tour del Tardini e di acquistare la maglia della squadra nel negozio sotto casa o allo store del stadio. Prima di marciare in un certo modo e permetterci delle cose che al momento sono nelle corde solo di certi club, dobbiamo farne di strada e sperare che i tempi cambino. Fossimo stati il Parma di Tanzi oggi, e non venti anni fa, non dico che saremmo diventati come gli attuali PSG, Chelsea o Arsenal, ma tante cose che queste società adesso possono permettersi, forse oggi avremmo potuto permettercele anche noi. E invece noi siamo stati grandi quando agli stadi e alla diffusione internazionale del proprio brand non ci si pensava affatto, almeno dalle nostre parti. Lo stesso Milan, che in Italia in termini di marketing è un club all’avanguardia, adesso a livello internazionale conta meno di tante società che hanno vinto meno della metà della metà dei suoi trofei, proprio perché il Milan è stato grande in un tempo durante il quale all’immagine non si dava poi tanta importanza.

  • Pencroff

    Eh giá, non sono sufficientemente informato ma ho la sensazione che occorrerebbero decenni per rientrare dall’investimento ma c’è questo misterioso (per me che, ripeto, non sono sufficientemente informato) “credito sportivo” che parrebbe assai vantaggioso, seppur qualcuno paga in un modo o nell’altro questo vantaggio…. Boh

  • Pencroff

    Mi riferivo allo Juventus Stadium

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