IL BLOG “IO GIOCO PULITO” DE “IL FATTO QUOTIDIANO” E IL “CALCIO BIOLOGICO” DEL PARMA PER TORNARE IN SERIE A IN UNA INTERVISTA AL DG CROCIATO LUCA CARRA

io gioco pulito(Valerio Curcio, da Io Gioco Pulito, blog de Il Fatto Quotidiano) – Il 2015 resterà nella memoria dei tifosi parmigiani come l’anno dell’umiliazione e della rinascita. La già difficile situazione del club è collassata a marzo, quando sono arrivati il fallimento della società e l’arresto del neopresidente Manenti con calcio biologicol’accusa di reimpiego di capitali illeciti. Dopo sei aste andate deserte, i gialloblu si sono dovuti arrendere all’idea di ripartire dalla Serie D. A giugno, tre uomini hanno piantato il germoglio del nuovo Parma. L’attuale vice-presidente Marco Ferrari, imprenditore nel campo della comunicazione e del digitale, ha convinto sei altri grandi investitori locali, tra cui Guido Barilla, a rilanciare il club crociato. Nevio Scala, monumento della storia gialloblu, è tornato a far sognare i tifosi assumendo il ruolo di presidente. Luca Carra, responsabile marketing della Erreà, ha messo a disposizione le sue competenze e ha assunto il ruolo di direttore generale. I tre hanno disegnato un modello ibrido per il nuovo Parma Calcio 1913, con la cordata di imprenditori a detenerne la maggioranza e una società ad azionariato diffuso che al momento ne controlla una quota minoritaria. Hanno presentato questo modello alla città di Parma, sottolineandone i valori fondanti: sostenibilità, trasparenza, proprietà diffusa e responsabilità nella gestione finanziaria. Per cacciare i fantasmi del passato e costruire un ritorno in Serie A che sia il meno tortuoso possibile. Parma ha risposto bene: quasi 10.000 abbonati, trasferte da esodo e un entusiasmo che a volte quasi fa dimenticare di stare in Serie D.

In questa intervista con il dg Luca Carra analizziamo le caratteristiche fondamentali e le peculiarità della nuova società, con uno sguardo all’oggi, al domani e uno… al dopodomani.

Perché sostenete che il Parma Calcio 1913 sia un nuovo modello di società per il calcio italiano?

“Innanzitutto, perché non siamo il club di un presidente che fa da padre padrone. Abbiamo cercato di creare una società in cui anche gli azionisti più importanti rimangono fuori dalla gestione della società, poiché danno fiducia al management che hanno scelto per occuparsene: non si corre il rischio che il presidente-padrone perda la testa e inizi a investire un’enormità di soldi chiudendo un occhio sui conti.  Noi non vogliamo solo riportare il Parma in Serie A. Noi vogliamo che nemmeno fra cinque o cinquant’anni si possa ripetere la gestione finanziaria del passato, che – per usare un eufemismo – è stata un po’ allegra.

Un’altra grande novità è che siamo un’impresa “ibrida”, controllata da due società: una, maggioritaria, facente capo ad una cordata di impresari di spicco, e un’altra, minoritaria, che rappresenta una base di tifosi, professionisti e piccole imprese”.

A cosa si deve la scelta di un modello così anticonvenzionale per l’Italia?

“Per capirlo dobbiamo guardare al passato. Quanto successo a Parma è il sunto di tutto ciò che di negativo può accadere nel calcio. Ci siamo detti: se vogliamo ripartire da Parma, dobbiamo coinvolgere tutte le sue componenti. Questo tipo di modello misto garantisce continuità e trasparenza. Continuità, perché facendo alla nostra maniera si ha la garanzia che, se uno dei soci dovesse essere in difficoltà, ci sono gli altri che riescono a sostenere la società. Invece, nel caso di un singolo proprietario, se questi ha delle difficoltà economiche, mette in difficoltà tutto il club. Trasparenza, perché la società ad azionariato diffuso ha due membri fissi nel consiglio di amministrazione del Parma Calcio. Ovvero, ogni mese i tifosi hanno la fotografia reale di ciò che sta succedendo i società. In più ci sarà una sorta di board observer, una figura competente che i tifosi eleggeranno per partecipare al CdA senza diritto di voto ma con funzioni di garanzia e controllo”.

Cosa ha mosso i grandi investitori che formano la Nuovo Inizio Srl, che controlla la maggioranza del club?

“Io credo che li abbia mossi la voglia di far rinascere non solo il Parma Calcio, ma Parma come città, dopo l’umiliazione dell’ultimo anno. Li ha convinti anche il progetto dal punto di vista economico, su cui abbiamo lavorato tanto. I sette grandi investitori non solo hanno messo 250 mila euro a testa, ci hanno messo anche la faccia, perciò sono i primi a non voler assolutamente rischiare di perdere credibilità.”

Passiamo invece alla società minoritaria, la Parma Partecipazioni Calcistiche. Ad oggi, i soci hanno potuto acquisire le quote solo in due ondate: prima come fondatori, poi con il crowdfunding. In futuro tenderà ad allargare al massimo la sua base oppure rimarrà un azionariato diffuso ma comunque circoscritto?

“L’idea è quella di allargare il più possibile l’azionariato. Parma Partecipazioni Calcistiche è stata trasformata da Srl a Spa e la quota di partecipazione è passata da 500 a 100 euro. Adesso ad ogni azione corrisponde un voto, per cui chi vuole investire ha più influenza. Parma Partecipazioni Calcistiche al momento detiene circa il 28% del Parma Calcio: può arrivare fino al 40%, ma ha unfloor garantito del 10%, in caso di aumenti di capitale ai quali non possa partecipare”.

Avete portato avanti due crowdfunding: con il primo avete svolto la campagna abbonamenti; con il secondo avete finanziato il Museo Crociato…

“Fare la campagna abbonamenti sulla piattaforma di crowdfunding Eppela è stato un tentativo e i 238 mila euro raccolti vanno oltre ogni aspettativa iniziale. Il nostro obiettivo era battere il Siena che l’anno scorso aveva fatto 3.700 abbonati in Serie D. Noi in due giorni noi siamo arrivati a 4.000, per un totale di quasi 10.000 abbonati.

Quello con Tifosy è stato invece un crowdfunding più tradizionale: ammiratori di tutto il mondo che hanno vissuto il grande Parma, e che ora lo vedono in Serie D, ci hanno permesso di raccogliere circa 170 mila euro per la realizzazione del Museo Crociato. Miriamo a inaugurarlo tra maggio e giugno 2016. Non sarà una semplice esposizione di cimeli, ma un percorso in cui tutti potranno vivere l’esperienza di un giocatore o di un allenatore del Parma”.

Parliamo di altri due punti fondamentali su cui si fonda la rinascita del Parma: giovanili e calcio femminile.

“Il settore giovanile per noi ha un’importanza enorme. Abbiamo sei squadre e l’anno prossimo vogliamo arrivare a sette o addirittura a otto. Ci stiamo investendo tanto, basta considerare che abbiamo 5 navette che ogni giorno portano i ragazzini al centro sportivo di Collecchio per l’allenamento. Sono costi importanti per una squadra di Serie D, ma ne varrà la pena.

Non vogliamo però attivare una scuola calcio, quella per bambini dai sei ai dieci anni, perché farebbe concorrenza alle società del territorio. Stiamo infatti collaborando con moltissime scuole calcio vicine, perché vorremmo iniziare a tirar fuori dal nostro territorio i giocatori che utilizzeremo in campionati più competitivi, in un’ottica di valorizzazione dei talenti locali e di sostenibilità delle spese.

Anche il calcio femminile ci sta dando molte soddisfazioni. Ne parlano in tanti, ma si fa sempre troppo poco. Noi siamo partiti con una squadra che adesso è in testa alla classifica ed ha molto appeal anche sugli sponsor. Il calcio femminile cresce un po’ ovunque meno che in Italia: bisogna avere il coraggio di investirci”.

I tifosi sono stati un valore molto importante in questi primi mesi, in casa e soprattutto in trasferta. In caso di promozione in Lega Pro, per seguire il Parma in trasferta servirà la Tessera del Tifoso, che il tifo organizzato contesta. State già pensando ad una soluzione sulla falsa riga della “away card” lanciata dalla Roma, che ha permesso di riportare migliaia di tifosi in Serie A?

Non vogliamo che i nostri tifosi perdano la gioia delle trasferte: da chi va con gli amici a chi va con la famiglia, magari stando a pranzo fuori e passando una bella giornata in compagnia. Vogliamo mantenere questo spirito e soprattutto ce lo stanno chiedendo i tifosi. Capiremo se la Lega Pro ci permetterà di adottare un modello tipo “away card”. Quel che è certo è che cercheremo la soluzione migliore per mandare i nostri tifosi in trasferta col minimo disagio”.

Per concludere, torniamo a un discorso generale. Il vostro, secondo una fortunata definizione di Nevio Scala, è un “calcio biologico”: a chilometri zero perché siete quasi tutti parmigiani; senza sostanze nocive perché fondato su pratiche sostenibili e trasparenti. Senza sminuire tutte le difficoltà che ciò comporta, quello del calcio dilettante sembra comunque un ambiente in cui questi valori stanno emergendo: penso ad esempio a tutte le piccole società ad azionariato popolare delle categorie inferiori. Ma, quando e se il Parma completerà la sua scalata ai campionati, come farà “calcio biologico” in Serie A? E soprattutto: verrà osteggiato dai poteri forti?

“Noi crediamo che si possa portare avanti un modello sostenibile sia in Serie A che in Serie B. I contratti di sponsorizzazione e quelli dei calciatori si chiudono entro la fine di agosto, perciò a settembre è possibile fare delle previsioni. Inoltre vanno considerati anche i diritti tv: il Parma in Serie B potrebbe arrivare a 7-8 milioni, mentre in Serie A l’anno scorso ne prendeva 30. Con una gestione oculata e responsabile, 30 milioni non sono pochi. 

Quanto alla nostra eventuale scomodità, penso che i poteri forti del calcio abbiano bisogno di noi. Non di noi come Parma, ma di noi come modello. Perché il calcio di oggi non è più sostenibile, è obbligato andare oltre la figura del proprietario che investe milioni di tasca propria. Lo stesso Tavecchio ha detto che se dovesse applicare alla lettera le Norme organizzative interne della FIGC oggi ci sarebbero 5 squadre in Serie A.

Il nostro esempio fa comodo anche ai potenti: le grandi società probabilmente non lo seguiranno, ma molte squadre di Serie A avranno bisogno di modelli sostenibili. Perché è inutile stare alla finestra ad aspettare gli investitori stranieri: sceicchi e petrolieri non fanno beneficenza.

Spesso riceviamo chiamate da club che come noi oggi hanno bisogno di ripartire: il Monza, il Varese, il sindaco di Catania, la Reggina, il Venezia. E noi, quando fra cinque-sei anni tanti altri saranno costretti a fare quello che stiamo facendo, saremo più avanti degli altri”.

(di Valerio Curcio, da Io Gioco Pulito, blog de Il Fatto Quotidiano)

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 58 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

21 pensieri riguardo “IL BLOG “IO GIOCO PULITO” DE “IL FATTO QUOTIDIANO” E IL “CALCIO BIOLOGICO” DEL PARMA PER TORNARE IN SERIE A IN UNA INTERVISTA AL DG CROCIATO LUCA CARRA

  • 16 Gennaio 2016 in 14:13
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    Majo,
    Fai un articolo sul giocatore TECNICAMENTE più forte che abbia mai calcato l’erba dell’ENNIO, per i suoi 40 anni!!!

    Ci pensi mai con un altro fisico e una altra testa che carriera avrebbe potuto fare quest’uomo????

    Silvio Baldini mi aveva detto che gli aveva visto fare delle giocate che nessuno era in grado di fare!!!!!

    Non pensiamoci che è meglio!!!!!!!

    Nostalgia canaglia del Parma che fu😭😭😭😭😭

  • 16 Gennaio 2016 in 16:11
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    Maio la società ha fatto le giuste rimostranze al fatto quotidiano per il vergognoso e diffamatorio articolo di Poto e loro han pensato fosse il caso di fare una bella intervista al direttore Carra?

    • 16 Gennaio 2016 in 16:32
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      No. Le cose non sono andate così.
      L’autore dell’articolo di oggi Valerio Curcio ci aveva già contattato, per conto della redazione del blog del Fatto, due settimane fa. Io gli avevo fissato appuntamento con il dg Carra per il giorno 12 gennaio. E le tematiche riguardavano, appunto per loro richiesta, quelle tracciate nell’intervista odierna.
      In mezzo, purtroppo, c’è stato lo sgradevole articolo di poto che aveva creato una sorta di incidente diplomatico. L’iniziativa del giornalista in questione ci è stato spiegato che era stata di natura personale, non richiesta dalla redazione, e non ne rispecchiava la linea, anche se come succede nei blog i vari autori hanno piena libertà di espressione.
      Dopo opportuna riflessione interna abbiamo deciso di mantenere l’impegno precedentemente assunto, ma con l’accordo che la conversazione fosse completamente svincolata dall’articolo precedente. Per cui non è corretto ritenere l’odierna una sorta di compensazione o riparazione per il precedente “torto”.
      Stadiotardini.it ha pubblicato, dietro autorizzazione dell’autore, l’intervista al fine di contribuire alla corretta divulgazione del pensiero del consigliere delegato del Parmacalcio1913.
      Cordialmente
      Gmajo

      • 16 Gennaio 2016 in 18:25
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        bravi quelli del fatto,prima ti uccidono poi ti chiedono scusa

  • 16 Gennaio 2016 in 16:33
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    Morfeo? Se sì, che mito (almeno per me)…

  • 16 Gennaio 2016 in 16:58
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    Splendido talento,con più di una responsabilità l anno della retrocessione

    • 16 Gennaio 2016 in 18:13
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      Mo si….dopo questa, colpa di Morfeo la retrocessione, miga ed col nador cla tot l’hombre vertical…
      Domenico andrà sempre ringraziato xché ci ha fatto vedere delle giocate nel suo quinquennio Parmigiano uniche…
      Faceva fare 10 gol a stagione a Bresciano….come il 99 ne faceva fare 10 a Parolo…giocatori di un altro pianeta.

      • 16 Gennaio 2016 in 22:22
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        Bravissimo Morfeo quell anno li….non faceva mica del casino nello spogliatoio, poi me lo ricordo insieme ad altri furbacio protagonisti di una grande partita col Napoli, che non chiedeva niente al campionato e che riuscimmo a finire in otto.di sicuro la merda bresciana ebbe colpe maggiori

  • 16 Gennaio 2016 in 18:58
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    Dalle parole di Carra si capisce che la società è ambiziosa e ha voglia di investire, senza però tralasciare i conti.
    Ecco, vedete che quando c’è un progetto ci sono anche ambizioni e soldi?

    • 17 Gennaio 2016 in 07:21
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      Io ho capito che una volta in A si gestisce la societa’ con I milioni die diritti tv e basta .. correggimi se sbaglio?? questa e’ quello che dice Carra : il Parma in Serie B potrebbe arrivare a 7-8 milioni, mentre in Serie A l’anno scorso ne prendeva 30. Con una gestione oculata e responsabile, 30 milioni non sono pochi.

  • 16 Gennaio 2016 in 23:24
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    Mi son fatto una rilettura dei temi affrontati precedentemente dal fatto quotidiano e poi dell’intervista a Carrà. Per quanto possa apparire paradossale mi è piaciuto che i Parmigiani abbian letto l’articolo di Poto, ma mi è spiaciuto che lo abbia letto tutta Italia.
    Come diceva Andreotti condannato a 40 anni per mafia quando ne aveva 80 ” lo prendo come un augurio”.
    Io prendo come un augurio il record già scritto ” in tre anni dalla D alla A”.
    Ma tutta l’Italia che legge non sa nulla del lavoro che si sta facendo e interpreta che ci faranno la grazia i “poteri sporchi” che Pet gli ignoranti son sempre gli artefici delle fortune e delle proprie sfighe personali. Perdonatemi ma il destino ( al netto di una moderata percentuale) ce lo scriviamo da soli. Il vittimismo e la cospirazione son armi dei poveri di spirito.
    Non sarà il destino o i poteri sporchi a farci conquistare la lega pro ( e se mai dovessimo andare direttamente in B sarà perché avran bisogno di noi per dar credibilità a un calcio che muore) e non saranno i farabutti che costruiranno una squadra per provare la successiva scalata. Il destino ce lo stiamo già costruendo e noi tifosi già godendo.
    Certo che infangare quel poco di pulito che tiene botta in un mondo intolfato permette agli sporcaccione di navigare sul sisso parlando di violette e gelsomino.
    Ma noi ce ne freghiamo e fieri a testa alta continuiamo a godere di ciò che abbiamo e di tutto ciò che conquistetemo.
    Attenti a non insozzarci con spruzzi di letame che chi da sempre concima spande con solerzia.

  • 17 Gennaio 2016 in 07:19
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    Non bisogna generalizzare sul padre padrone. Se e’ un Ghirardi di turno ok , sono d’accordo. Ma il padre padrone alla Abramovich e’ tutto un’altra cosa.. Quest’ultimo penso sia gradito a qualsiasi tifoso. Sqalvo qualche eccezione.

    • 17 Gennaio 2016 in 10:23
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      Ma la questione è un’altra: “morto” un Ghirardi o un Abramovich, è difficile farne un altro. Da noi, se uno dei sette vuole abbandonare la nave, ne restano sei a governarla. È una prospettiva migliore dell’uomo solo al comando.

  • 17 Gennaio 2016 in 08:07
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    Qui ci sono i monte ingaggi delle squadre di serie A di quest’anno http://www.panorama.it/sport/calcio/stipendi-calciatori-serie-a-squadre/ ,
    In quell’articolo è quantificato il netto, quindi al lordo è circa il doppio e poi non contiiamo i premi vari.
    Con trenta milioni non solo non paghi gli stipendi ad una squadra che vuole fare una serie A tranquilla, nemmeno riusciresti a far mercato se non hai qualche colpo di fortuna, tipo qualche giovane da vendere a caro prezzo o simili.
    Di certo trenta milioni non bastano, ci vogliono altre entrate per restare in serie A, senza investire nulla e contare solo sui diritti televisivi bisogna sperare in una decina di prestiti dova magari ti pagano parte degli stipendi altre società oppure avere giovani del settore giovanile che possono giocare in A e poi rivenderli (cosa non programmabile perchè è dicisiva anche madre natura in questo), per essere in serie A ci vogliono i calciatori buoni e questi si fanno pagare.

    • 17 Gennaio 2016 in 10:42
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      Aspetta. Nell’articolo, in fondo al dettaglio delle squadre che ho consultato io (fino alla Fiorentina), è specificato che il monte-ingaggi è al lordo, gli stipendi dei singoli calciatori al netto. Guarda cosa sta combinando in campionato l’Empoli col suo monte-ingaggi piuttosto contenuto.
      Comunque, apposta dico che il personale tesserato farebbe bene a capire che è arrivato il momento di limare i propri ingaggi. Ne guadagnerebbe l’intero sistema. Ci sarebbe da intervenire anche sulle commissioni incassate dai procuratori. Ma questo è un altro discorso. In ogni caso, l’Empoli ci dimostra che con un buon lavoro di scouting e senza dover ricorrere a strani equilibrismi finanziari o a passi più lunghi delle gambe, qualche buon campionato lo si può disputare. È pur vero che i giocatori bravi guadagnano tanto, ma non è detto che chi guadagna tanto sia per forza un calciatore dotato. Insomma, resto dell’idea che a spender non troppo e bene ci su guadagni di più che a sperperare.

  • 17 Gennaio 2016 in 11:31
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    Direttore vorrei una risposta sincera, lei pensa che questa società in futuro ( serie a-b) sia predisposta economicamente ?

  • 17 Gennaio 2016 in 11:37
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    La ringrazio, forza Parma

  • 17 Gennaio 2016 in 13:44
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    Scusi Direttore volevo chiederle un informazione, con l’attuale assetto societario del Parma Calcio è possibile il Supporters Trust? Mi pare che ci fu un dibattito promosso dai Boys questa estate con i tifosi dell’Ancona e siccome ne ho risentito parlare pochi giorni fa da Gravina che citava proprio l’esempio dell’Ancona, mi è sorta questa curiosità.
    Grazie per la risposta.

    • 17 Gennaio 2016 in 15:23
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      Leggi intervista di carra al blog del fatto che abbiamo rilanciato ieri. A nostro modo si

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