IL COLUMNIST / CARI MOONTALK, PRENDER ESEMPIO DAL VERONA DI SETTI? NO GRAZIE… CARO TEGONI, IO DICO NO ALLA APOLOGIA DEL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA…

(Luca Russo) – Prendere esempio da Setti? No, non mi sembra il caso. Ispirarsi al principio secondo cui fare il passo più lungo della gamba garantirebbe successi in sequenza? Idem come sopra. Non se ne abbiano a male gli autori di Moontalk e il nostro Luca Tegoni, ma se cominciamo a pretendere che il Parma Calcio 1913 debba farsi orientare dal modus operandi del patron (fino a prova contraria) dell’Hellas Verona o faccia ritornare attuali pratiche di governo trite e ritrite – e che dalle nostre parti qualche danno, ingente, lo hanno già fatto in un passato più e meno recente – beh, vuol dire che non si è colta fino in fondo la filosofia gestionale della nuova compagine societaria, che fa del buon senso e dell’oculatezza (termine a me molto caro ultimamente) i propri cavalli di battaglia.

marotta_luca.jpgPartiamo dal Verona. E analizziamone lo stato di salute, facendoci aiutare dalle sempre ottime e puntuali analisi del commercialista, specializzato nella lettura di bilanci sportivi, Luca Marotta. Sotto il profilo economico-finanziario, gli scaligeri non se la passano bene. Il bilancio 2014/2015 è stato chiuso con una perdita di 6,9 milioni di euro. L’esercizio precedente aveva fatto registrare un utile di 5,27 milioni grazie alla plusvalenza realizzata tramite la cessione del marchio per 15,9 milioni. Allarmante è anche l’andamento degli indici di solvibilità. Al 30.06.2015, l’indice di solvibilità totale (cioè il rapporto tra attività totali e debiti totali) era pari a 1,055: considerando che una società è solvibile quando il totale dell’attivo è superiore al totale dei suoi debiti, ciò vuol dire che il club in quel preciso momento possedeva dei beni il cui valore era appena appena sufficiente a pagare i debiti. Ma ad esser messo peggio è l’indice di solvibilità corrente, ovvero il rapporto tra le attività correnti e le passività correnti. Nel caso del Verona, è pari a 0,81, questo significa che l’attivo a breve non sarebbe sufficiente per pagare i debiti a breve termine. A tal proposito, l’indebitamento di natura finanziaria 2014/2015 è aumentato da 18,6 milioni a 22 milioni. I debiti più consistenti sono quelli verso banca IFIS per 13.117.000 Euro, riguardanti l’anticipo sul saldo attivo della campagna trasferimenti, ed Emilia Romagna Factor per 3.002.000 Euro, relativo all’anticipo per i diritti televisivi di Serie A 2015/2016. E’ invece positivo, ed ammonta a 5,8 milioni, il saldo tra crediti e debiti riguardante la compravendita di calciatori: decisiva, in questo senso, è stata la cessione di Iturbe alla Roma, che ha determinato un credito nei confronti dei giallorossi pari a 12,5 milioni. Sono in diminuzione i ricavi, sia quelli commerciali (da 3,58 milioni nel 2013/2014 a 1,88 milioni) che da gara (da 5,31 milioni a 5,12 milioni). Pure gli sponsor ufficiali hanno contribuito con importi minori rispetto alla precedente stagione (da 1.450.000 Euro nel 2013/2014 a 1.050.000 Euro). Al contrario, è aumentato il costo del personale, da 29,1 milioni nel 2013/2014 a 33,9 milioni, per un’incidenza sul fatturato netto piuttosto elevata e pari all’88,9%, di gran lunga superiore al tetto del 70% imposto dai restrittivi vincoli del Fair Play Finanziario. In definitiva, dalla lettura del bilancio veronese, emerge che nel 2014/2015 è venuta a mancare la plusvalenza di 15,9 milioni realizzata con la cessione del marchio avvenuta l’anno prima; e che la permanenza in serie A è di vitale importanza per il futuro del sodalizio gialloblù. Ecco, tenendo in considerazione i numeri appena snocciolati, ritengo sia quantomeno azzardato immaginare di farsi impartire lezioni di gestione societaria da Setti e in generale elevare il Verona a modello da seguire. Anche perché, a ben slide setti e ghirardivedere, ci sembra che gli scaligeri nelle ultime due stagioni abbiano ‘copiaincollato’ proprio quelle operazioni che hanno preceduto il fallimento del Parma F.C.: cessione del marchio, eccessiva dipendenza dal player trading e anticipazione dei ricavi futuri. Intendiamoci: non è detto che questa formula conduca il Verona a far la nostra stessa fine, ma dubito che un siffatto stile di vita, evidentemente poco salubre, Più setti meno crolli copertina moontalkpossa garantirgli un’esistenza lunga e felice. Se poi consideriamo che la squadra ora allenata da Del Neri staziona in fondo alla classifica di massima serie, con appena 8 punti e avendone 11 da recuperare sul Genoa che oggi sarebbe la prima formazione a salvarsi, la situazione ci appare in tutta la sua drammaticità: nella malaugurata ipotesi di una retrocessione sul campo, l’Hellas dovrà prepararsi ad almeno un paio di anni di dieta ferrea, è la conclusione del nostro commercialista di fiducia. Altro che prototipo di calcio biologico e sano dal quale tutte le società farebbero bene ad attingere, cari Moontalk

moenyball-arte-di-vincereQuanto al ‘derby’ tra i sostenitori del ‘passo più lungo della gamba per coltivare le giuste ambizioni’ e coloro che al contrario preferiscono ‘spendere con cautela, ma spendere bene’, io, con buona pace di Luca Tegoni, mi schiero decisamente coi secondi. E lo faccio proprio al lume di quanto appena scritto a proposito del Verona. Le nostre recenti vicissitudini dovrebbero averci insegnato che a fine anno (o a fine mese) sarebbe il caso di arrivarci con un segno più sul bilancio o almeno in pari, senza dover ricorrere a quelle pratiche trite e ritrite di cui sopra che ci hanno fatto sparire dal professionismo. Nel calcio di oggi, in cui sono rare le proprietà ad aver recepito il valore dei benefici generati da una gestione realmente virtuosa (e non virtuosa a chiacchiere), tirare a campare ricorrendo alla cessione del marchio, facendosi anticipare ricavi futuri (e quindi indebitandosi e dovendoci rimettere pure gli interessi) o sperando di pescare un Iturbe all’anno, significa essere perdenti. E tutt’altro che virtuosi. Come si fa ad essere vincenti? Non sono un esperto di bilanci né un laureato in economia, ma ad occhio e croce credo che tenere sotto controllo i costi di gestione, in modo particolare quelli del lavoro, e per essere ancora più precisi il monte ingaggi del personale tesserato, possa essere una buona soluzione per evitare di collezionare una perdita dopo l’altra. E’ su questo terreno che dovrebbe esserci un deciso cambio di rotta, una convinta inversione di marcia, una vera e propria rivoluzione ‘culturale’, di mentalità, facendo capire ai diretti interessati che se tutti rinunceranno a qualcosina, e cioè se tutti faranno un piccolo passettino in avanti – anche se ragionando per simboli la rinuncia potrebbe rimandare all’azione diametralmente opposta – tutti ne ricaveranno un beneficio. E allora sì che avrà luogo una sensibile riduzione dei casi Parma. Poi, per carità, non si pretende che una società calcistica debba autofinanziarsi completamente, non ricorrere in alcun modo a qualche sporadico prestito bancario, rifiutare gli introiti da compravendita dei calciatori o quelli che scaturiscono dalla commercializzazione dei diritti televisivi. L’integralismo non è mai la soluzione, nemmeno ai problemi più spinosi e contorti. Il calcio – e questa è una convinzione piuttosto diffusa ai piani alti di Lega e Federazione – fa parte del novero delle industrie che producono intrattenimento, e in quanto tale è giusto che chi lo manda in onda – alle nostre latitudini Sky e Mediaset Premium – lo finanzi come si deve. Chi ‘fabbrica’ intrattenimento, e il calcio è uno dei ‘varietà’ che più degli altri intrattiene gli italiani (peraltro senza che necessiti di essere collocato in ‘prime time’ o al sabato sera per mietere ascolti), è giusto che venga adeguatamente retribuito. La questione di fondo è un’altra: chi intrattiene dovrebbe tenere bene a mente il volume dei propri ricavi e avere dei costi di gestione che non li superino o che comunque non rendano ogni anno necessari strani equilibrismi finanziari e/o il trasloco verso altri lidi di mezza rosa con lo scopo di riordinare i conti attraverso il ricorso all’inflazionato istituto della plusvalenza. Per capirci, bisogna spendere non troppo, e spenderlo con buon senso. Il resto lo si può mettere in un salvadanaio virtuale al quale rivolgersi solo quando l’emergenza è reale ed estrema. Insomma, altro che Setti e passi più lunghi delle gambe di cui disponiamo. Piuttosto, date un’occhiata alle strategie di mercato dei grandi club italiani: Napoli, Juventus, Inter, Fiorentina, Roma e Milan non compreranno, se prima non venderanno. Se perfino loro han deciso di essere oculati, dopo anni ed anni di operazioni border line da un punto di vista economico-finanziario, perché noi, che non siam provvisti del loro stesso potenziale, dovremmo essere da meno? Luca Russo

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26 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / CARI MOONTALK, PRENDER ESEMPIO DAL VERONA DI SETTI? NO GRAZIE… CARO TEGONI, IO DICO NO ALLA APOLOGIA DEL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA…

  • 16 Gennaio 2016 in 11:02
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    Mi spiace scriverlo, Luca, ma la seconda parte dell’articolo non rispecchia la realtà…è utopistico quello che scrivi.
    Non sono e non voglio fare l’esperto però se il 99% delle società ha questo modus operandi ci deve essere un motivo che va ben oltre la passione del presidente/padrone! Le tue parole mi suonano un po’ come “se gli artigiani facessero fattura, pagheremmo tutti meno tasse” ovvero concetto verissimo ma utopistico.

    La mia considerazione sul tema vuole invece essere meno politically correct ma più attuabile, cioè spero che il Parma in futuro sia mosso da sani principi però riesca anche a spuntarla su procuratori, consulenti e broadcaster come in una battaglia all arma bianca e NON con un arroccamento nel castello del fair play.

  • 16 Gennaio 2016 in 11:21
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    È inutile stare qui a discutere su “virtuoso” o “Non virtuoso”,” passò più lungo” o “passò più corto”… Il calcio è uno sport a perdere(in Italia) quindi tutto sta dalla potenza economica della società,il Parma di Ghirardi non è fallito con 150 milioni di debiti in 7 anni perchè non ha avuto una gestione virtuosa. Il Parma è fallito perchè Ghirardi era un bandito e non ha MAI messo un euro nella squadra,creando solo debiti su debiti per andare avanti. Se avessimo avuto una gestione virtuosa(come la chiamate voi) in proporzione al budget che metteva Ghirardi probabilmente il nostro campionato sarebbe stato ugualmente la serie D.

    Ogni squadra deve spendere in proporzione a quello che mette a disposizione la società. No perchè secondo il vostro ragionamento il Sassuolo non sarebbe un club virtuoso?!? No semplicemente il Sassuolo è un club dove il proprietario mette 20 milioni di euro tutti gli anni e la società è sana…quindi riassumendo…OK essere virtuosi e non fare passi troppo lunghi, ma il budget deve essere adeguato…se no rimani in lega pro a vita!

  • 16 Gennaio 2016 in 11:38
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    Sarebbe davvero interessante la stessa analisi patrimoniale di Genoa e Sampdoria, la sensazione è che i dati siano peggiori, ergo il fallimento del Parma fc è solo la punta dell’iceberg. Per il resto condivido in toto, nell’industria calcio vince chi ha competenza ed investe con oculatezza, ad esempio Empoli e udinese, il nuovo Parma pare andare in quella direzione con il vantaggio di avere una imprenditoria territoriale ricca e competente che finalmente può occuparsi della squadra della città

    • 16 Gennaio 2016 in 15:25
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      Il commercialista Luca Marotta, specializzato nella lettura di bilanci sportivi, dal quale abbiamo estrapolato le informazioni raccolte in questo articolo, ha un blog sul quale pubblica periodicamente le sue analisi. Vi troverà anche le sue conclusioni relative ai bilanci di Genoa e Sampdoria. Per quanto mi riguarda, si tratta di ottime letture. In tal senso, devo ringraziare questo sito e il suo direttore che me lo hanno fatto ‘scoprire’…

  • 16 Gennaio 2016 in 11:58
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    Caro Dottor Luca Russo
    Questo suo articolo è un inno alla gioia! Mi ha proprio colpita, sa,in un marasma mediatico fatto di innumerevoli proposte on line, è facile dire sempre le stesse cose trite e ritrite, usare le stesse espressioni dette e ridette, ed anche le testate più seguite, a ben guardare, sono quello dove il lavoro di approfondimento lascia spesso il tempo che trova, a vantaggio di un cumulo di informazioni trangugiate e mal presentate. Lei egregio dottore va invece con coraggio in un’altra direzione, e questo sentiero alternativo cattura, anche per la delicatezza, con il quale viene tracciato.
    Ossequi
    Anna

  • 16 Gennaio 2016 in 12:09
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    Caro Luca, io personalmente condivido parzialmente il tuo ragionamento,nel senso che secondo me ti sei dimenticato (molto spesso anche lo show business che ci circonda) che il Calcio è prima uno sport che un’intrattenimento e se fatto ad alti livelli si va in campo per vincere,consci delle proprie possibilità ovviamente ma comunque con l’intento e obbiettivo di battere l’avversario di turno e non anteponendo l’introito al campo.
    Altro aspetto importante e non nascondiamoci per fare Calcio servono euro parecchi euro e se non ti indebiti non vinci , per farti una idea il Man City ha 64mln di £ di debito l’Arsenal 240£ , 342£ Chelsea 958 mln di£ , Real Madrid 602 milioni di Euro…e se vuoi vado avanti, la realtà dei fatti parla che ad oggi chi gioca per vincere le competizioni internazionali e ha i famosi Top Player ha nel 90% dei casi i conti in rosso,perchè il calcio per come è attualmente organizzato e gestito è un generatore di perdite e da questo punto difficilmente ci esci se vuoi essere competitivo.
    Riguardo ai paragoni delle Grandi personalmente li ritengo poco azzeccati La Juve è semistatale,Milan si è ridimensionato nel momento in cui Silvio ha iniziato la fase calante,l’inter compra e ha fatto il gioco delle scatole cinesi con il debito e tutti questi club vengono da anni di acquisti strapagati che hanno spesso generato minusvalenze con commissioni raccapriccianti dei procuratori.
    Insomma se tutti i club vincenti europei sono indebitati chi siamo noi per non farlo? il Parma è ricordato per le vittorie di Tanzi o per i fallimenti o per la via crucis Ghirardiana?!?
    Questi miei quesiti hanno un’intento provocatorio, ma quello che secondo me bisogna specificare a suo tempo sarà il vero obbiettivo sportivo e la strada da imboccare sarà già designata.
    Per intenderci vuoi vincere il Tour de France, per essere competitivo devi fare quello che devi fare.
    Si vuole vincere o piazzarsi bene alla Milano-Sanremo? Chiaramente la preparazione sarà minore…..

    • 16 Gennaio 2016 in 13:09
      Permalink

      Credo che il Parma Calcio 1913 non abbia alcuna intenzione di indebitarsi e di produrre calcio il più possibile vincente, ma in modo sostenibile. Quindi l’elenco dei top club internazionali in rosso non c’entra nulla con noi

      • 16 Gennaio 2016 in 15:39
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        Direttore infatti i miei erano solo constatazioni (purtroppo) oggettive di bilancio di club che puntano a vincere che hanno in banca un medesimo comun denominatore.
        Il mio non voleva essere un’ivito a seguire quella politica ma solo un ribadire come funzionano le cose a “casa ” dei grandi del Calcio.
        Per quanto concerne Parma Calcio 1913 è in divenire e mi auguro sarà una piacevole eccezione e spero vivamente che ci regali nuovamente emozioni

  • 16 Gennaio 2016 in 12:33
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    Luca Carra, in un intervista concesso a Il Fatto Quotidiano, ha detto che i 30 milioni di diritti TV che il Parma incassava in serie A, se gestiti con oculatezza e buon senso, non sarebbero pochi, se ritornassimo in massima serie e ritornassimo a incassare una cifra del genere. Ergo: siamo parte dello spettacolo? Ci pagano in quanto intrattenitori? Bene, utilizziamo una parte di questi ricavi per coprire i costi di gestione stagionali, senza fare passi più lunghi della gamba e costringere i proprietari a rimetterci soldi di tasca propria. Con introiti del genere non potremo mai permetterci uno scudetto? Può essere. Però si può ‘arrivare a fine mese’ ed evitare che si ripeta ciò che è successo quest’anno. Sta di fatto che io non voglio ribaltarmi per vincere; vorrei vincere tenendo i conti in perfetto ordine. Non è possibile? Amen, mi accontenterò di buone stagioni e della possibilità di vincere una Coppa Italia ogni dieci anni se va bene, ma prima o poi questo paese forse cambierà in tal senso…deve cambiare, perché il sistema calcio Italia non può più permettersi lo stile di vita che ha adottato negli ultimi quindici/venti anni.

  • 16 Gennaio 2016 in 13:24
    Permalink

    A me pare che Tengoni intendesse che quando c’è un progetto è naturale che si investa e quindi si faccia il passo più lungo della gamba. E io concordo. Non lo leggo come un via libera a buttare i soldi nel cesso.

    • 16 Gennaio 2016 in 13:55
      Permalink

      No, aspetta. Per me, fare il passo più lungo della gamba significa fare qualcosa che non ci si può permettere. Se l’intenzione è quella di coltivare un’idea più ambiziosa delle altre, e la sua esecuzione comporta l’impiego di risorse in numero superiore a quelle di cui disponiamo, per me si sta facendo il passo più lungo della gamba, con tutti i rischi che ne conseguono. Dubito che il Parma Calcio 1913 abbia sposato una filosofia del genere…

      • 16 Gennaio 2016 in 18:42
        Permalink

        Tengoni non ha proprio parlato di investire risorse che non si hanno, ma una volta che c’è un progetto, è naturale che dietro ci sia anche l’ambizione.

        • 16 Gennaio 2016 in 22:52
          Permalink

          Però, per definizione, a fare il passo più lungo della gamba, si rischia una capriola o di inciampare. La Lega Pro è piena di società che hanno investito soldi a tonnellate per cercare di salire in B, senza esserci ancora riuscite. Col tempo l’avventatezza economica ti presenta il conto. Io non voglio fare la fine di Cremonese e Benevento, se permetti…

    • 16 Gennaio 2016 in 15:02
      Permalink

      la sua lettura del mio pezzo è corretta. grazie per la comprensione
      LT

  • 16 Gennaio 2016 in 15:16
    Permalink

    Caro Luca Russo,
    le sue (tue, se posso) teorie pauperistiche mi hanno convinto.
    Resto della mia idea.

    saluti
    LT

      • 16 Gennaio 2016 in 15:37
        Permalink




        spesso mi metto in dubbio e, in questo caso, le teorie di LR mi hanno confortato sulla correttezza delle mie. grazie

  • 16 Gennaio 2016 in 15:55
    Permalink

    Però mi piacerebbe vedervi al posto dei magnifici sette e quindi obbligati a doverci mettere dei soldi vostri: chissà cosa resterebbe di questa teoria del passo più lungo della gamba…😊

    • 16 Gennaio 2016 in 19:43
      Permalink

      Ahahahhahahahhahahahh 😁😁😁 Russo come si dice dalle tue parti:”cà nisciun è fess”.
      Ecco hanno comprato il Parma per tifo e passione ed immagino che anche i Magnifici 7 non piace farsi una trasferta fino a Messina o Novara e poi perdere con giocatori imbarazzanti magari prendendo freddo e acqua nel settore ospiti , e viste le potenzialità economiche dei M7 con sacrifici fattibili per tutti loro si potrebbe tranquillamente stare nelle prime 7 come fa la Fiorentina e Sassuolo e ha fatto la Lazio.
      Perchè il Parma ed i tifosi del Parma hanno una storia come la bacheca racconta e va onorata.
      Con questo non dico di fare follie,però se 7 con dentro Barilla e Pizzarotti ,due eccellenze europee e mondiali, devo essere inferiore per investimenti e potenzialità in partenza a Della Valle,De Laurentiis,Squinzi, Campedelli,Corsi,Cairo e Lotito secondo me hanno da rivedere i programmi.
      Io non so te ma in un campionato di valore tecnico basso povero di soldi dove con poco compri tanto secondo me non serve Tanzi per stare nella parte sinistra della classifica…
      Detto questo speriamo di essere all’alba di una nuova era gloriosa,comunque hanno tutta la mia fiducia e supporto .

  • 16 Gennaio 2016 in 23:26
    Permalink

    fare il passo più lungo della gamba
    • Intraprendere qualcosa di sproporzionato alle prorie effettive capacità, possibilità o situazioni contingenti.

    fare il passo secondo la gamba
    • Intraprendere iniziative adeguate alle proprie effettive capacità o possibilità, dopo averle attentamente valutate.

    Abbiamo conosciuto chi ha gestito il parma applicando benissimo uno di questi due modi di dire.
    Non dico quale, anche perchè le storie dei “fallimenti” economici in genere si riconducono spesso, se non sempre, a tale detto.

    È una semplificazione, ma le teorie più efficaci nascono spesso dalla semplicità, per così dire, dei concetti.

  • 17 Gennaio 2016 in 00:52
    Permalink

    Cara Paola. Ce lo dirà la magistratura se i 70 milioni di debiti più gli altri son stati frutto del “passo più lungo della gamba” o di abile strategia fallimentare atta a sottrarre soldini alla società per arricchimenti personali impropri.
    Insomma. Son davvero stati sciagurati oppure molto bravi a far sparire tanti soldi ?
    Il gatto e la volpe pensavano davvero che nascesse la pianta coi denari o han fregato i soldi a Pinocchio ?
    E Pinocchio che ha creduto ai due compari pensava che si potesse vivere ricchi e felici per miracolo e di passare l’esistenza nel paese dei balocchi ?
    In realtà la gamba che fece quel passo era corta e flaccida. Ma quanto è lunga davvero la gamba di questo ettopode ?
    I riferimenti al passato non ci stanno.
    Vorrò credere che il nostro presente\futuro sia altra cosa e non starò a picchiare di mazza sugli zebedei sperando di sbagliare mira.
    Cogli l’attimo. Come diceva il filosofo edonista.
    Lassace godeè. Come dicono a Roma.
    Non devo capire mica tutto io. Aggiungo per di mio.
    Finché vinco gioco io. Poi dopo vediamo.

    • 17 Gennaio 2016 in 10:11
      Permalink

      L’IPOTESI dell’arrichimento personale la trovo incompatibile col FATTO che il Leo abbia dovuto traslocare in B al Latina per rifarsi una vita professionale. Uno che ha un tesoro nascosto da qualche parte, va ovunque tranne che a lavorare. E non venite a parlarmi di ‘copertura’…

  • 17 Gennaio 2016 in 05:34
    Permalink

    penso che l articolo in sostanza sia corretto se il parma calcio 1913 dovrà fare uno sforzo economico lo dovrà fare in lega pro poiche non conviene stanziare a lungo in quella categoria la torta inizia a farsi appetitosa in serie b con entrate e diritti tv piu le presenze allo stadio che aumenterebbero e il valore del parco giocatori

  • 17 Gennaio 2016 in 05:38
    Permalink

    sicuremante per la lega pro ci vogliono giocatori esperti e smaliziati che vengono al sodo i colpi di tacco e le giocate fini a se stesse dimentichiamoli ecco perche giocatori di questa rosa lascieranno la compagnia

  • 17 Gennaio 2016 in 10:14
    Permalink

    L’abile strategia fallimentare, scusa, ma mi sembra fantascienza. Hanno fatto una colossale figura di m. , ne hanno parlato ovunque, anche all’estero..gli hanno per il momento immobilizzato una bella sommetta. Hanno semplicemente “toppato” per incapacità. Ma è una mia opinione. C’è anche un detto che recita ” chi non risica non rosica” ma funziona solo se hai le capacità, le competenze e le conoscenze. Qui ho visto solo presunzione. Ripeto My opinion. Ciao e buon Parma oggi è sempre!

  • 17 Gennaio 2016 in 10:15
    Permalink

    Mi è uscita una P che sta per Paola, sorry

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a) consentire la registrazione sul sito, che è necessaria per l’accesso a particolari sezioni del sito stesso e per erogare e gestire i vari servizi offerti;
< b) previo consenso dell’utente e fino alla revoca dello stesso, effettuare attività di marketing (quali, in via meramente esemplificativa ma non esaustiva, invio di materiale promozionale e pubblicitario, svolgimento di connesse analisi sugli utenti registrati, che consentano a Gabriele Majo di migliorare i servizi e prodotti offerti alla propria clientela); e ciò anche a mezzo di e.mail, fax, mms e sms, previo specifico consenso e fino alla revoca dello stesso;
c) inviare newsletter per ricevere aggiornamenti su tutte le novità del sito, ricette, menu, consigli del nutrizionista, e tante altre notizie sui servizi Gabriele Majo (sezione “Abbonati alla newsletter” del sito);
d) rispondere alle richieste degli utenti in relazione a prodotti e servizi Gabriele Majo, alla pubblicità, ovvero al sito (sezione “Contattaci” del sito).

La registrazione degli utenti sul sito non è richiesta per la prestazione di alcuni servizi offerti da Gabriele Majo (ad es., quelli di cui ai precedenti paragrafi c) e d)). Tuttavia, al fine di evadere le eventuali richieste degli utenti riguardanti tali servizi e ordini, essi saranno invitati a conferire dati personali, che saranno trattati per le sole relative finalità e per il tempo strettamente necessario al completamento delle suddette operazioni.
Modalità del trattamento
I dati personali saranno trattati in forma prevalentemente automatizzata, con logiche strettamente correlate alle predette finalità.

Natura del conferimento dei dati personali degli utenti
Il conferimento dei dati personali è facoltativo, ma esso è in parte necessario (cioè per quei dati le cui caselle sono contraddistinte da un asterisco) affinché Gabriele Majo possa soddisfare le esigenze dell’utente nell’ambito delle funzionalità del sito. Il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali contrassegnati da un asterisco, in quanto necessari per l'esecuzione della prestazione richiesta, non rende possibile tale esecuzione; mentre il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali facoltativi non necessari non comporta alcuna conseguenza.
Categorie di dati personali oggetto di trattamento
Oltre ai dati personali conferiti direttamente dagli utenti (quali nome, cognome, indirizzo postale, di posta elettronica, ecc.), in fase di connessione al sito, i sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento del sito stesso acquisiscono indirettamente alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet.
Tali dati vengono trattati al solo fine di effettuare indagini statistiche anonime.

Categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati personali degli utenti
I dati personali potranno essere portati a conoscenza di dipendenti o collaboratori che, operando sotto la diretta autorità di quest’ultimo, sono nominati responsabili o incaricati del trattamento ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice e che riceveranno al riguardo adeguate istruzioni operative; lo stesso avverrà – a cura dei Responsabili nominati dal Titolare - nei confronti dei dipendenti o collaboratori dei Responsabili.

Ambito di comunicazione o diffusione dei dati personali degli utenti
I dati personali forniti direttamente dagli utenti mediante la compilazione dei moduli on line non saranno comunicati a terzi o diffusi, salvo il caso di inserimento nel sito di nomi di vincitori di eventuali concorsi od operazioni a premio promossi da Gabriele Majo tramite il sito.

Titolare e Responsabili del trattamento
Titolare del trattamento è Gabriele Majo

Responsabili del trattamento sono:
1) Il Sig. Gabriele Majo, titolare del sito
Fornitori di servizi:
Gabriele Majo si avvale di aziende specializzate per quanto riguarda la gestione dei propri server, la connettività, la realizzazione e gestione di software stand alone e web. Gli addetti alla gestione dei suddetti servizi potrebbero entrare in contatto con dispositivi contenenti i dati memorizzati sui nostri server:
1) Gruppo Pegaso di Rodia Maria Teresa, via Abbeveratoia 27a, 43126 Parma, per quanto concerne l’amministrazione e la gestione del sito, e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
2) Euromaster di Roberto Cirianni, Via Agostino Valiero 12, Roma (Rm), per quanto concerne la fornitura e la gestione della connettività internet e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
3) OVH Srl Via Trieste, 25 - 20097, San Donato Milanese (MI), per quanto concerne la fornitura e la gestione della connettività internet e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso o porzioni di sito.

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