IL COLUMNIST / GUAZZO RITORNI A PRENDERSI IL RISCHIO DI RINASCERE. MA TRA LE STELLE E ALLA SUA MANIERA…

(Luca Russo) – Per il Parma si è inflitto una retrocessione di ben due categorie. Sono stati il fascino della Curva Nord, il calore dell’Ennio nella sua totalità e le diverse migliaia di abbonamenti sottoscritti quest’anno dai tifosi gialloblù a fargli pensare che alla proposta Ducale non si poteva rispondere picche. Parliamo di Matteo Guazzo, attaccante arruolato da Galassi e Minotti al tramonto dello scorso mese di settembre. Una di quelle persone che se ha qualcosa da farti sapere, di certo non te la manda a dire. È uno genuino, con pochi filtri e senza alcun pelo sulla lingua. Sentite cosa dichiarò due estati fa a margine del trasferimento dall’Entella all’Alessandria: “Sono troppo vero come uomo per restare in certe situazioni, non scendo a compromessi per compiacere gli altri e tantomeno lecco il c…!. Ma qualcun altro è stato finto fino in fondo ed è riuscito nel suo intento di allontanarmi…”.  Dichiarazioni al pepe, taluni direbbero al vetriolo. Affermazioni comunque sincere, di certo non mitigate o addomesticate dal ricorso alla diplomazia. Perché al dunque non ci si deve girare intorno: ci si deve arrivare, scegliendo l’itinerario più veloce, e dunque di norma più scomodo, non quello più breve, tradizionalmente più trafficato. Eloquio e articolazione dei pensieri sono in perfetto stile Bobo Vieri (ve lo ricordate il suo “sono più uomo io di tutti voi (operatori dell’informazione, nda) messi assieme” ai tempi di Euro 2004?), i piedi e le movenze da punteros sudamericano: una specie di Bignami del bagaglio tecnico di Gabriel Omar Batistuta infilato nel corpo di Claudio Paul Caniggia, ovviamente con le opportune proporzioni. Paragoni con attaccanti d’altri tempi per un ragazzo che nel nostro di tempo, contaminato come è dalla supremazia dell’apparire sull’essere, sembra starci a disagio. Al suo approdo nella capitale degli anolini, qualcuno lo ha dipinto come il nuovo Asprilla, gli altri han visto in lui un potenziale spaccaspogliatoio. Dopo quattro mesi si può dire che il nostro colpo di mercato un po’ estivo e un po’ autunnale non è stato né una cosa, purtroppo, né l’altra, per fortuna. Però nei suoi primi 120 giorni parmigiani, per un motivo o l’altro si è fatto notare. Di graffi e impronte, nel bene e nel male, ne ha lasciate. Eccome se ne ha lasciate. A Carpi, contro la Virtus Castelfranco, in una gara sensibilmente condizionata dal direttore di gara Turchet di Pordenone, è stato espulso per condotta violenta: un rosso che gli è costato tre giornate di squalifica. E le critiche, talune anche troppo feroci, di coloro che, al lume del curriculum col quale si è presentato, fin dall’inizio della sua avventura nel Ducato lo hanno considerato un guastafeste seriale. A Rovigo, in uno dei rari big match della stagione, è stato croce e delizia. Perché è andato in gol per la prima volta con la sua nuova casacca, ma per festeggiarlo si è rivolto con fare polemico all’indirizzo dei tifosi accorsi in massa sulle rive del Po. A fine partita ne è scaturita una frattura tra l’uno e gli altri, ricomposta con una certa rapidità prima che si rientrasse negli spogliatoi. Ma a tanti il dubbio è sorto comunque: quanto è compatibile l’atteggiamento di Guazzo col nuovo corso del Parma, società così attenta agli aspetti comportamentali dei propri tesserati? Il caso ha rischiato di divampare. Non un incendio in piena regola, capiamoci, solo un fuocherello di paglia. Che Enrico Boni ha estinto facendosi promotore del cosiddetto Patto coi Parmigiani, sottoscritto da Matteo Guazzo, durante una delle ultime puntate di Calcio & Calcio, con l’impegno e la promessa a non commettere ulteriori ‘guazzate’. Poi, nel corso della rifinitura che ha preceduto la sfida col Ravenna, un problema di natura muscolare lo ha costretto a fermarsi ai box per un mese. Un tempo piccolo per un attaccante sazio. Enorme per chi invece ha l’urgenza di mettere in mostra i motivi per cui è stato DSC00596scritturato. Il resto è storia delle ultimissime ore. Ieri Guazzo si è rivisto in campo. Ci è entrato nella ripresa in luogo dell’incontenibile e quasi sempre decisivo Baraye. 35 minuti che gli son bastati per fare un salto sulla Luna e ritornare in fretta e furia sulla Terra. Al 62′ realizza una rete deliziosa che gli viene annullata per probabile fuorigioco. Dieci minuti più tardi si procura un calcio di rigore, lo esegue alla sua maniera, e cioè ‘montandolo’ con gli effetti speciali, ma Valoriani glielo trasforma in uno sketch riuscito male, di quelli che poi finiscono su Paperissima o a Mai Dire Gol. In chiusura di contesa confeziona un assist al bacio per il pokerissimo calato da Miglietta. Quaranta minuti tra alti
DSC00597e bassi. Nulla di nuovo per uno che la residenza sembra avercela sulle montagne russe. Mai banale, mai noioso, mai prevedibile e sempre due o tre spanne sopra la (sana) follia, l’ex punta di diverse squadre di serie B e Lega Pro. A proposito del penalty fallito, in tanti si sono chiesti perché lo abbia calciato in quel modo: han detto, non era meglio provare una conclusione a basso coefficiente di difficoltà invece che tentare la giocata di prestigio? Per chi pensa che il calcio sia tutto almanacchi, classifiche e statistiche, sì. Ma per coloro che vi si avvicinano come ad un juke-box che regala melodie toccanti e ritmi travolgenti o a un distributore automatico di brividi ed emozioni, no. Io sto con Guazzo, perché fossi stato calciatore, quel tiro dal dischetto l’avrei battuto esattamente come ha fatto Guazzo. Eravamo sul 3-0, a DSC00598vittoria praticamente acquisita e con uno stadio quasi ‘addormentato’. Quale altro modo per risvegliarlo, se non quello di abbagliarlo con un lampo? Peccato non ci sia stato pure il tuono. Ma arriveranno anche quelli, ne sono convinto. Adesso deve convincersene lei stesso, Guazzo. A cominciare dalla sfida di Valdagno, provi a spostare lo sguardo, a mirare altrove e a cestinare il ricordo, immagino poco piacevole, della prima metà di campionato. Ritorni a prendersi il rischio di rinascere. Ma tra le stelle, e alla sua maniera, come ha tentato di fare ventiquattro ore fa. Male che vada potrà dire di averci provato. Al contrario, dovesse dirle bene, avrebbe ancora un’altra possibilità per ridiventare grande da qui al termine della stagione…e cioè, grande in un tempo piccolo, per dirla alla stregua dei Tiromancino. Luca Russo

10 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / GUAZZO RITORNI A PRENDERSI IL RISCHIO DI RINASCERE. MA TRA LE STELLE E ALLA SUA MANIERA…

  • 19 Gennaio 2016 in 01:23
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    vai matteo guazzo ti rifarai la prossima contro l’ altovicentino, cn l’impegno e cn la grinta di un leone arriverà presto il gol ne sn sicuro le qualità c’e lhai si aggiusti anche la testa sei perfetto forza parma ……..

  • 19 Gennaio 2016 in 09:34
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    La disamina è molto lucida, condita da aneddoti e considerazioni personali interessanti ma le 2 righe sul rigore non si possono leggere.. non è un gesto tecnico che può essere spettacolarizzato, o si trasforma o si spreca.

    • 19 Gennaio 2016 in 23:57
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      Avendone visto l’esecuzione in presa diretta, dalla tribuna, a me è parso che Guazzo volesse cercare lo scavetto. Gli è uscito male. Ma è una scelta che condivido: a vittoria acquisita e stadio in preda al sonno, quello era l’unico modo per dare un po’ di pepe a un match avviato verso un epilogo senza scossoni.

      • 20 Gennaio 2016 in 01:07
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        A me dalla curva è sembrato che volesse fare il fenomeno e son stati dei signori gli avversari a non calciarlo nei restanti minuti

        • 20 Gennaio 2016 in 07:26
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          Ok, però se lo scavetto fosse venuto, saremmo stati noi i primi ad esaltarci…

      • 20 Gennaio 2016 in 14:23
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        Un professionista non fa queste cose per spettacolo Luca, soprattutto un attaccante che è stato criticato per rendimento e comportamento a più riprese e sin qui ha fatto solo 1 gol in campionato.

        Voleva segnare con quella ciofeca, e ha sbagliato, gli serva da lezione per la prossima volta.

        • 20 Gennaio 2016 in 15:08
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          Io ho apprezzato il suo gesto un po’ ‘folle’ indipendentemente dall’esito Ho la sensazione che voi non lo avreste criticato, se il pallone fosse finito in fondo al sacco. Al contrario, lo avreste celebrato e ne avreste abbondantemente goduto.

  • 19 Gennaio 2016 in 10:43
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    Domenica a Guazzo è mancato solo il gol. Si è mosso molto bene. Speriamo sia di buon auspicio per il proseguio.

    • 20 Gennaio 2016 in 14:49
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      io direi che è mancato l’atteggiamento. uno nelle sue condizioni lascia tirare il rigore al rigorista, ed eventualmente lo tira se glielo chiedono i compagni (tra l’altro penso che l’avrebbero fatto). lui invece ha preso in mano il pallone e si è diretto sul dischetto senza guardare in faccia nessuno. non abbiamo preso pera perché è una prima donna (e abbiam fatto bene), ma purtroppo questo qui è una prima donna anche lui (donna in tutti i sensi)

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