IL COLUMNIST / A VALDAGNO CI ERAVAMO LAUREATI CON LODE, CONTRO MEZZOLARA E CORREGGESE ABBIAMO MATURATO DUE DEBITI DA RECUPERARE NELLE PROSSIME 48 ORE…

(Luca Russo) – Se a Valdagno ci siamo laureati con lode, contro Mezzolara e Correggese abbiamo maturato due debiti che ci toccherà ‘recuperare’ tra quarantotto ore, quando al Tardini calerà la Clodiense, non la rivale più terribile e temibile del mazzo, ma che, per come siamo messi di questi tempi, qualche fastidio può crearcelo. Nelle ultime 4 partite, i Crociati hanno raccolto 2 vittorie e 2 pareggi, per un totale di 8 punti: non sarebbe nemmeno una media disastrosa, se non fossimo il Parma; ma proprio perché lo siamo, è un rendimento tutt’altro che eccelso, considerando il potenziale di cui disponiamo e la caratura tecnica degli avversari che abbiamo incrociato nel periodo preso in considerazione. Come ho scritto ieri, è prematuro aprire lo stato di crisi, però una domanda, solo una, è giusto porsela: per quale ragione i nostri non riescono più ad essere quelli belli e straripanti – e parlo di consistenza delle prestazioni, non necessariamente di numero di reti segnate – di inizio stagione? Qualcuno sospetta che abbiano finito la benzina; qualcun altro sostiene che gli avversari ci abbiamo ormai preso le misure; e il resto comincia a manifestare insofferenza nei confronti di Apolloni. Escluso l’ultimo capo di imputazione, che anche uno ipercritico come il sottoscritto trova troppo ‘spinto’, in linea di principio non si può dar torto a nessuno.

Checché ne dica (sempre nel lecito) il Capitano Mio Capitano, che ieri a fine partita ha voluto rassicurare la tifoseria dichiarando che “non c’è un calo fisico”, la squadra mi pare realmente sulle gambe, in bolletta o in riserva, fate voi. Così come al cospetto di Altovicentino e Mezzolara, anche a Correggio le seconde palle son state conquistate quasi tutte dai nostri dirimpettai. E anche a Correggio l’undici Crociato è arrivato col fiatone al tramonto del match. Lungi dal credere che Baraye e soci abbiano esaurito le cartucce a disposizione, credo (e spero) che l’accensione della spia della riserva sia solo una falsa segnalazione del computer di bordo, e che la nostra condizione fisica attuale, non esattamente ottimale, eventualmente dipenda dall’aver fatto il pieno, in termini di carichi di lavoro, nella seconda parte di gennaio, così da attraversare lo snodo cruciale della stagione con un bel po’ di carburante nelle gambe. Normale, dunque, che ora risultino appesantite e imballate.

Quanto alla manovra, è innegabile che il Parma sia in flessione da almeno un mesetto a questa parte. L’orchestra di inizio anno ha ceduto il passo all’ammucchiata di bravi solisti di adesso. Solisti che saranno appunto bravi, non lo nego, ma restano pur sempre solisti, e cioè gente che può offrirti garanzie per un concerto, non per una tournée intera. La coralità di qualche settimana fa non è che un lontano e sbiadito ricordo. Oggi la squadra vive e si nutre delle invenzioni dei singoli. Per tacere del fatto che al momento gli riesce più il gioco speculativo che non quello propositivo. Quando c’è da piantare le tende dalle parti dell’estremo difensore avversario e fare la partita, andiamo in sofferenza; quando possiamo ricorrere al sempre attuale istituto del contropiede, non ce n’è per nessuno. E poi c’è da prendere in considerazione anche un’altra sfumatura, non meno significativa delle altre: gli avversari hanno allevato e sviluppato anticorpi efficaci contro di noi e affinato le proprie strategie difensive, per cui quando ci hanno di fronte, sanno esattamente cosa fare per impedirci di innestare le marce alte. In buona sostanza, hanno capito che, per metterci in difficoltà, devono raddoppiare se non addirittura triplicare i due trequartisti che agiscono sulle corsie esterne, fare pressing sul nostro portatore di palla (che in questo modo finisce con l’impostare quasi sempre spalle alla porta: non un gran bel vedere, sotto il profilo del linguaggio del corpo), intasare gli spazi a metà campo e sporcarci le linee di passaggio. Il che, aggiunto ad un Parma penalizzato dall’eccessivo immobilismo dei tre alle spalle dell’unica punta e dalla scarsa propensione all’incursione dei due centrali di centrocampo, ci spiega perché i gialloblù fatichino a ritrovare lo sprint del girone d’andata.

Sul conto di Apolloni, poi, è stato detto un po’ di tutto. E cioè che gli manca esperienza; che a certi livelli è stato sempre esonerato; che opera cambi troppo cervellotici; che non sa leggere le partite; e che gli è andata bene solo in Slovenia, perché si trattava appunto di un campionato minore e fondamentalmente ‘abbordabile’ come quello della più ricca delle sei repubbliche dell’ex Jugoslavia. Alt. Detto che le sue sostituzioni non sono contorte, ma dettate dalla voglia di modificare lo spartito tattico della gara (tipo quella con la quale ieri ha inserito Mazzocchi, tirato via Agrifogli e spostato Ricci tra i quattro di difesa); che le partite sa interpretarle e stravolgerle a suo piacimento (è accaduto a Rovigo e non solo a Rovigo); e che ha saputo addestrare la sua truppa ad accontentarsi finanche di un brodino, quando non è in giornata (particolare da apprezzare, perché un punto fa classifica più di una sconfitta, anche se alcuni passi falsi garantiscono maggiori benefici a lungo termine, dato che costringono a prendere decisioni precedentemente rinviate), mettersi a criticare un allenatore imbattuto e in grado di far sfrecciare i suoi uomini a velocità elevatissime, è ingeneroso. Se il Parma è primo con sette punti di vantaggio sul Forlì secondo e nove rispetto all’Alto che occupa la terza piazza, il merito è sì di chi scende in campo, ma pure del tecnico laziale. Che, in barba a certi luoghi comuni tanto in voga in città, mi viene descritto come un allenatore molto pignolo, attento ad ogni dettaglio e dotato di una personalità niente male. È uno che, insomma, ha polso, pure se una parte della tifoseria gli muove l’addebito esattamente contrario. Mai fidarsi delle apparenze. Per lui, comunque, parlano la classifica e il bilancio che l’ha originata: 18 vittorie, 7 pareggi e 0 sconfitte, non le fai, se sei uno sprovveduto. Un ruolino che assume ancor più valore al lume delle premesse estive: ad agosto il Centro Sportivo di Collecchio era abbandonato a sé stesso e la squadra, tolto qualche elemento, si componeva esclusivamente di giocatori in prova. Apolloni in pratica ha dovuto rinunciare alla preparazione, o perlomeno l’ha iniziata parecchio tardi rispetto alla concorrenza: come se un centometrista fosse costretto a lasciare i blocchi di partenza due o tre secondi dopo il via dello starter. E la squadra è stato costretto a forgiarla a campionato in corso d’opera, alla stregua degli allenatori NBA, che i propri team li allenano quasi in aeroporto, tra un coast to coast e l’altro. Non un lavoro di semplice esecuzione. Eppure siamo lì: davanti a tutti, malgrado tutto. È per questo che Apolloni merita applausi e fiducia. Luca Russo

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19 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / A VALDAGNO CI ERAVAMO LAUREATI CON LODE, CONTRO MEZZOLARA E CORREGGESE ABBIAMO MATURATO DUE DEBITI DA RECUPERARE NELLE PROSSIME 48 ORE…

  • 8 Febbraio 2016 in 18:46
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    Molta gente è esattamente quello che rinfaccia ai giocatori: arrogante. Pretende di avere la verità in tasca, quando come dice giustamente l’autore dell’articolo, il Parma era un cantiere aperto fino a pochissimi giorni dell’esordio ad Arzignano. Ricordiamoci di questa cosa.

    • 8 Febbraio 2016 in 18:48
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      *prima dell’esordio

    • 8 Febbraio 2016 in 20:47
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      Si Luca ma siamo a metà Febbraio…direi che la scusa del “Siamo partiti ieri” sia un po scenata dopo 6/7 mesi

      • 8 Febbraio 2016 in 21:21
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        No. Rimane un dato di fatto. La squadra ha avuto una sua fisionomia ed alchimia malgrado sia stata allestita totalmente e xxx novo e in ritardo sugli altri la scorsa estate

        • 8 Febbraio 2016 in 21:48
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          Si?!?! Bene. Quante squadre si allenano quanto noi? Quante squadre fanno i professionisti? Direi che dopo 7 mesi questi 2 fattori dovevano non dico compensare ma addirittura soccombere quel ritardo di 15/20 giorni su squadre di giocatori che durante la settimana vanno a lavorare regolarmente. Non attacchiamoci a scuse inutili…

          • 8 Febbraio 2016 in 21:52
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            Non mi pare che vadano a lavorare regolarmente e non si allenino da professionisti i calciatori di san marino, altovicentino o delta rovigo o forli che hanno peraltro un’ossatura consolidata da tempo

          • 8 Febbraio 2016 in 23:19
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            Peccato che i 2 pareggi sono arrivati contro la Correggese e il Mezzolara…

  • 8 Febbraio 2016 in 19:05
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    Siamo sicuri ke la Slovenia risulti la più ricca

    Delle 6 Repubblike della ex Jugoslavia ho dei dubbi

    Secondo me Russo è la Croazia ma forse mi sbaglio

    Sono stato recentemente a Ragusa bel posto suggestivo

    Sul Competente Apolloni quoto la tua opinione anzi

    Tanto di cappello al Tecnico di Frascati

    FORZA PARMA….Vincere x Resistere Avanti Crociati

    • 8 Febbraio 2016 in 19:44
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      Se per comparare la ricchezza dei due paesi utilizziamo come parametro il PIL pro-capite nominale, Russo ha ragione: la Slovenia ha un PIL pro capite di 22.000 e rotti € contro i 12.800 circa della Croazia… di qui a dire se il dato significhi qualcosa in concreto non saprei, non è la mia materia 😉

      • 8 Febbraio 2016 in 19:50
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        Egregio dott. Dondi,

        lei ha indubbiamente uno stile originale ed entusiasmante, mai noioso e, nel leggerlo, ci si diverte imparando. Anche la geografia. Mi ha proprio colpito. Sa, in un marasma mediatico fatto di innumerevoli proposte on line, è facile dire sempre le stesse cose trite e ritrite, usare le stesse espressioni dette e ridette, ed anche le testate più seguite, a ben guardare, sono quello dove il lavoro di approfondimento lascia spesso il tempo che trova, a vantaggio di un cumulo di informazioni trangugiate e mal presentate. Lei dottore va invece con coraggio in un’altra direzione, e questo sentiero alternativo cattura, anche per la delicatezza, con il quale viene tracciato. Lei è riuscito fare, in soccorso al dottor Russo, una sintesi geografica pregna.

        Ossequi

        Anna

        • 9 Febbraio 2016 in 00:21
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          Gentile dottoressa Fanerani, gradirei conoscerla di persona e avere l’onore di offrirle un caffè. Si metta in contatto col Direttore, che autorizzo fin da subito a concederle il mio numero privato. È da tempo che sono in cerca di una persona con la quale affrontare non i soliti discorsi triti e ritriti. Aspetto un suo cenno alla presente.

          • 9 Febbraio 2016 in 07:14
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            Uè Uè, u cascamorto

    • 8 Febbraio 2016 in 20:49
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      Indipendentemente dal dato richiamato dall’ottimo Dondi, avendo delle amicizie sia in Serbia che in Bosnia che nella stessa Slovenia, queste mi han sempre raccontato dell’ultima come la più ricca delle sei repubbliche un tempo facenti parte dell’ex Jugoslavia. Solo la Vojvodina, che però ai tempi faceva provincia autonoma alla pari del Kosovo, poteva competere alla lontana per ricchezza. Tant’è vero che veniva considerata per la Jugoslavia alla stessa maniera del NordEst per l’Italia, ossia una delle regioni più produttive ed economicamente dotate. Detto questo, nel 2013 anche la Slovenia è rimasta vittima di una crisi bancaria, per cui dopo il boom economico, favorito dalla concessione di prestiti su prestiti, c’è stato il ‘rimbalzo’, con conseguenti danni permanenti…

      • 9 Febbraio 2016 in 11:22
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        Risposte di un’ Efficientismo lodevole direi

        Sia da Dondi e da Russo ke ringrazio

        NON si finisce mai di imparare è proprio vero

        Meglio tardi ke Mai

  • 8 Febbraio 2016 in 22:50
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    salve una domanda tema stadi ma xke ce sta cavolo d burocrazia per costruirli??? m pare all estero nn c siano ttte ste rotture di coglioni

    • 9 Febbraio 2016 in 01:08
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      Forse perché in Italia chi li costruisce vorrebbe agevolazioni sui terreni il più delle volte comunali…

  • 9 Febbraio 2016 in 09:58
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    Esempio lampante a Parma Via Puccini (dietro la Curva ospiti)
    vero Dottor Majo?
    Per quanto riguarda il prossimo anno,
    consiglio a Minotti & c. di non fermarsi in romagna,
    ma di giocatori adatti alla lega pro nè esistono anche
    in altre località fuori dall’Emilia Romagna.

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