IL COLUMNIST / CACIOLI, LONGOBARDI, SERENI E AGRIFOGLI: QUANDO L’UOMO ARRIVA PRIMA DEL GIOCATORE

(Luca Russo) – Quando Nevio Scala, alla vigilia della stagione e pure in occasioni successive, ha detto “non voglio giocatori, ma persone”, ho pensato, senza malizia alcuna, che si trattasse di una delle tante frasi fatte di cui è trapunto il mondo del pallone. A distanza di 6 mesi dalla rinascita del Parma, mi tocca fare pubblica ammenda e ammettere che le scelte della neonata compagine societaria sono state effettivamente orientate da quello slogan, da quelle parole d’ordine. La conferma ce lo ho avuta in settimana, quando Cacioli, Longobardi e Sereni (pure Agrifogli è molto piaciuto al Columnist per le sue esternazioni:Bella conferenza la sua: secondo me è il più sciolto di tutti, loquace e volendo anche baraye agrifoglisimpatico”, mi ha scritto quando questo pezzo era già pronto per andare on line, nota di Majo), in rigoroso ordine cronologico, si sono concessi ai microfoni degli operatori dell’informazione. Ecco, avrebbero potuto dispensarci parole da calciatore medio, cioè il solito centrifugato di banalità e chiacchiere insipide. E invece sono andati molto oltre, esprimendo giudizi equilibrati e lucidi e dandoci prova di saper analizzare avversari, gare e lo stesso gruppo di cui fanno parte.

LucaCacioli02022016-750x330Cacioli si è concentrato sul nostro prossimo rivale: “A Correggio giocheremo su un campo difficile, per l’avversario che non perde da tempo e segna tanto e pure per il terreno di gioco, molto stretto. Dovremo andar là molto tosti”. Tutto giusto. Nelle ultime 8 partite disputate, quindi parliamo del periodo che va dal 6 dicembre scorso al 31 gennaio di quest’anno, i reggiani hanno collezionato 5 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio. Un bilancio impreziosito da 18 reti fatte, per una media di oltre 2 a match, e 10 subite, che non sono poche, ma nemmeno tante per una formazione con ambizioni da centroclassifica/campionato tranquillo. Al malcapitato Mezzolara – formazione che al Parma, tra andata e ritorno, è riuscito a strappare due segni X a reti bianche – i ragazzi allenati da Benuzzi hanno rifilato una cinquina, tanto per farci un’idea di quanto i rossi possano essere pericolosi, sempre che siano in giornata. Nel complesso la Correggese è squadra parecchio ostica tra le mura amiche: al Borelli ha perso solo 2 volte e ottenuto 5 vittorie e altrettanti pareggi. Dunque, fa bene il nostro vicecapitano a mettere tutti in guardia e a dire che si dovrà andar là in provincia di Reggio Emilia compatti e decisi.

longobardiLongobardi, che martedì si è riaggregato al gruppo, ha invece sdoganato un’immagine a cui finora nessuno aveva accennato: lo Spirito Parma. Forse i tifosi più aristocratici, quelli dal palato particolarmente raffinato e sensibile, avrebbero preferito che il centravanti parlasse di Stile Parma. Io sono dalla parte del Longo: lo stile deve avercelo la società, adottando una filosofia gestionale e un modus operandi che abbiano un’impronta di trasparenza, lealtà, correttezza, buon senso, lungimiranza e oculatezza. E’ sul rettangolo di gioco che occorre lo spirito. Perché è lo spirito che ti conduce ad una salvezza, ad una promozione o a trionfare sul territorio nazionale ed in ambito continentale. Casomai lo stile, sul campo, ti aiuta a saper vincere, pareggiare e perdere (cosa che non ci è riuscita cinque giorni fa contro il Mezzolara). Ma questo è un altro discorso. Senza lo spirito, che si può tradurre nella compattezza del gruppo e nella capacità del singolo di anteporre il bene del collettivo ai propri interessi, il Parma di Scala non sarebbe mai diventato il Parma di Scala. Certo, quella rosa era piena zeppa di talenti e di talento. Ma la qualità e un’elevata cifra tecnica da sole non sempre sono sufficienti per colmare il divario da chi è più attrezzato ed equipaggiato. Facciamoci bastare l’esempio del Paris Saint Germain: è da almeno quattro anni che i francesi sono imbottiti di calciatori stellari, eppure di trofei internazionali non ne hanno vinto manco uno. Il Parma di Scala, probabilmente meno dotato tecnicamente rispetto ai parigini, in Europa ha vinto, è conosciuto ed è ricordato di più dei transalpini. E lo deve al suo spirito. Di cui è provvisto anche il Parma di Apolloni, per l’appunto. Lo si vede da come i giocatori vivono i novanta minuti domenicali e tutto ciò che accade al di fuori del campo di gioco: quando sono in servizio e hanno la fortuna di segnare, più che contenti per sé stessi, lo sono per aver regalato una gioia ai propri tifosi, condividendola con loro, a differenza di quanto succedeva con versioni passate dei Crociati, che non di rado esultavano più per le telecamere che non per chi era sugli spalti a prendersi una giornata di caldo asfissiante o freddo pungente; quando sono a ‘riposo’, vivono il territorio alla maniera del Grande Parma di Nevio, partecipando alle feste del tifo organizzato, recandosi in visita presso le strutture ospedaliere del Ducato e provincia per portare un sorriso o una dimostrazione di affetto a pazienti giovani e adulti e intervenendo agli eventi di inclusione sociale e aslide fotogallery amatoriale mezzolara quelli che danno al club il destro per ‘acciopparsi’ con la città di cui è espressione. Altrove è difficile ritrovare questa alchimia, questa chimica tra la squadra, la sua gente e il suo territorio. Ha ragione Longobardi: “Il nostro vero segreto, al di là delle qualità tecniche, è lo ‘Spirito Parma’. Questo ‘Spirito’ non è facile da creare. In altre piazze ci vogliono anni e stagioni. A Parma sono bastate poche settimane”. Chapeau.

marcello sereniSereni, intervistato ieri, è ritornato a parlare del pareggio col Mezzolara, ma con un occhio al prossimo impegno: “A Correggio dovremo avere la stessa compattezza difensiva mostrata con il Mezzolara domenica scorsa, a cui aggiungere maggior serenità e tranquillità in attacco”. Ragionamento calzante, il suo. Perché tra quarantotto ore il Parma sarà obbligato ad essere un po’ uguale e un po’ diverso rispetto a quello visto contro gli uomini di Bazzani. Vale a dire, un Parma che sia in grado di esprimere la stessa solidità difensiva esibita nel corso delle ultime apparizioni, ma che sia più produttivo, in termini di reti e occasioni gol, di quanto lo sia stato (per la verità poco) contro i bolognesi. Non sottovalutiamo Ponsat (capocannoniere dei reggiani con 8 marcature) e compagni: fargli gol non è semplice; impedirgli di siglarne, idem. E specialmente quando giocano davanti ai propri tifosi: 19 le reti realizzate e 10 quelle incassate nel loro stadio, laddove l’ultima sconfitta l’hanno subita per mano del Delta Rovigo il 18 ottobre 2015. 3 mesi e mezzo di imbattibilità per l’impianto intitolato a Walter Borelli, perito agrario e garibaldino caduto in guerra il 1 novembre del 1944. Sfatiamo questo piccolo tabù e riprendiamo a fare ciò che ci occorre per avvicinarci ulteriormente alla Lega Pro: vincere. Luca Russo

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17 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / CACIOLI, LONGOBARDI, SERENI E AGRIFOGLI: QUANDO L’UOMO ARRIVA PRIMA DEL GIOCATORE

  • 5 Febbraio 2016 in 19:50
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    Partigiano, non garibaldino
    LT

      • 6 Febbraio 2016 in 00:33
        Permalink

        Temevo la tua risposta. E me ne dispiaccio. La tua sintesi retorica toglie valore al gesto del Partigiano, al quale fu intitolato lo stadio per ricordarlo.
        Quando ho letto “ perito agrario, garibaldino, caduto in guerra il 1° Novembre 1944” ho capito che avevi impropriamente sintetizzato la storia.
        Il sig. Morelli, di cui non conoscevo la storia, del quale ho letto nello stesso documento che proponi come link, è morto dopo torture subite da prigioniero dei nazisti. Non è caduto in guerra, è stato ucciso perché era un Partigiano. Il significato di Garibaldino non attiene ai partigiani.
        Le parole sono importanti, diceva Moretti e la sottovalutazione della Storia è un dramma culturale. Noto con dispiacere che alla tua nota giustificativa si è aggiunto un altro giovane autore, Alessandro Dondi. Non abbiate paura ragazzi, niente di irrimediabile. Magari per finire un articolo sono sufficienti poche battute in più.

        • 6 Febbraio 2016 in 02:51
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          E io temevo la tua replica. Siamo prossimi al 10 febbraio, il Giorno del Ricordo, istituito in memoria delle vittime delle foibe. E per non dimenticare i massacri perpetrati dai partigiani titini ai danni dei loro oppositori. Massacri che, va ricordato, coinvolsero anche chi era estraneo al partito fascista, non solo coloro che intendevano sventare la nascita di uno stato comunista jugoslavo. Che a diversi anni di distanza dai fatti si seguiti a distribuire patenti di bontà e onesta ai partigiani e di crudeltà ai loro antagonisti, lo trovo estremamente stucchevole. Indro Montanelli era solito dire che i conti col passato prima o poi vanno chiusi. Io aggiungo: se proprio non si può fare a meno di tenerli aperti, si eviti di dividere il mondo in buoni e cattivi, perché tra i primi ci son più cattivi di quelli che temevate e tra i secondi più buoni di quelli che avreste tollerato.

          La mia non era sintesi retorica o sottovalutazione della storia né volevo sminuire il gesto del povero Borelli: molto più semplicemente gli ho attribuito un appellativo in base alla sua appartenenza a quella brigata. Il termine garibaldino, pertanto, può essere usato pure in questa accezione. Per fare un esempio, anche Zommers, che non è esattamente un parmigiano, lo è invece da un punto di vista calcistico, e dunque è lecito identificarlo con questo termine nel minuto in cui indossa la divisa del Parma.

          È vero: la storia non va sottovaluta. Ma nemmeno modellata a proprio piacimento.

          • 6 Febbraio 2016 in 10:45
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            Dissento nello spirito e nella penna

        • 6 Febbraio 2016 in 10:53
          Permalink

          Egregio dott. Tegoni,

          lei ha indubbiamente uno stile originale ed entusiasmante, mai noioso e, nel leggerlo, ci si diverte imparando. Mi ha proprio colpito. Sa, in un marasma mediatico fatto di innumerevoli proposte on line, è facile dire sempre le stesse cose trite e ritrite, usare le stesse espressioni dette e ridette, ed anche le testate più seguite, a ben guardare, sono quello dove il lavoro di approfondimento lascia spesso il tempo che trova, a vantaggio di un cumulo di informazioni trangugiate e mal presentate. Lei dottore va invece con coraggio in un’altra direzione, e questo sentiero alternativo cattura, anche per la delicatezza, con il quale viene tracciato. Lei è riuscito fare una sintesi storica piena di amore e di significato.

          Ossequi

          Anna

          • 6 Febbraio 2016 in 12:14
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            Onorato delle Sue attenzioni.
            (non sono dott.)

    • 5 Febbraio 2016 in 22:47
      Permalink

      Apparteneva alla Brigata Garibaldi, perciò direi che la definizione ci sta in quel senso….

  • 5 Febbraio 2016 in 19:53
    Permalink

    Mi fido dei ragazzi. Si sono sempre rialzati dopo una prestazione incolore.

  • 5 Febbraio 2016 in 22:52
    Permalink

    Con la Scorreggese bisogna vincere altrimenti poi i punti di vantaggio se solo’si pareggia si riducono a 7 quindi la vittoria è d’obbligo
    Chi non ha voglia di giocare lo dica.
    Inutilr farsi mettere in campo e poi fare prestazioni indecenti.
    Se qualcuno non ne ha voglia lo dica magari adducendo qualche malanno vario ma non entri in campo se la VOGLIA DI LOTTARE è ridotta al lumicino perché poi alla domenica sentendosi MARADONA si snobba là squadra avversaria e si fa la figura del cioccolatino
    Ogni riferimento al CALABRONE è puramente casuale

  • 5 Febbraio 2016 in 23:39
    Permalink

    Comunque, volevo far notare che dei 1009 biglietti inviati dalla Correggese al Parma Calcio 1913 e riservati ai tifosi giallobù, ne sono stati venduti 807 e rimasti dunque invenduti la bellezza di 202. Tanti, probabilmente troppi al lume delle polemiche, sterili e ingiustificate, che qualcuno nei giorni scorsi ha innestato ad arte, e forse con un secondo fine, per contestare la scelta, operata dalla neonata compagine societaria, di affidare la vendita degli stessi al CCPC, che, ricordiamolo, si presta a questa attività in maniera volontaria e a titolo del tutto gratuito. Se ne fosse riservata una quota minore ai gruppi organizzati, ora ci ritroveremmo con tanti associati scontenti – e costretti a partire per Correggio senza essere in possesso del biglietto – e con un numero maggiore di tagliandi invenduti rispetto a quello maturato dall’averne destinati di più ai tesserati che non ai ‘cani sciolti’.

  • 6 Febbraio 2016 in 01:04
    Permalink

    si ma il campionato èchiuso chi vuole tenerlo in vita è per motivi di business base ta vedere il calendario del parma è tutto in discesa a parte forli che secondo me non si perde

    • 6 Febbraio 2016 in 06:10
      Permalink

      Il campionto chiuso?
      Basta un alro psso falso un altrobpareggio a Correggio e con 7 punti e con lo scontrob diretto in casa lorobe il campionato è riaperto.
      Il Forli ci crede.
      Se si perdesse questo campionato STRAVINTO, i giocatori, allentore e società dovrebbero sparire tutti in SIBERIA.

      SAREBBE QUELLO IL LORO HABITAT NATURALE.

  • 6 Febbraio 2016 in 01:08
    Permalink

    poi la correggesea parma perse con 5 pere nel sacco in coppa italia ci ha eliminato ma era sceso in campo un parma pieno zeppo di riserve mentre loro erano quasi al completo al parma interessa vincere il campionato la coppa italia poteva essere una scocciatura e portare infortuni e stanchezza

  • 6 Febbraio 2016 in 09:58
    Permalink

    Ragazzi, basta con parole, parole, UNITI si vince.
    Ma per farlo occorre grinta e correre, correre, mi sembra che ultimamente ci sia poco Parma. voi che ne pensate?

    • 6 Febbraio 2016 in 10:50
      Permalink

      Giusto Uniti si Vince e Vinceremo malgrado tutto

      Brava Mariliana vedrai ke Onorano la Maglia Crociata

      FORZA PARMA….Sempre al Tuo Fianco

  • 6 Febbraio 2016 in 11:55
    Permalink

    Non abbiamo ancora perso, anche quando abbiamo avuto un calo, direi, di tensione agonistica, abbiamo tenuto. Calo che d’altronde è fisiologico in tutte le categorie, a partire dalla A. Possiamo perdere, bisogna essere pronti a tutto, la statistica in questo senso comincia a premere, e può capitare diciamo un “incidente”, l’episodio sfortunato. Siccome vedo gente catastrofista ora che siamo primi, che non abbiamo ancora perso, con tanti punti di vantaggio, mi chiedo che succederà se perdessimo? Facciamo le corna, ovviamente.

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