IL COLUMNIST / LE ESTERNAZIONI DI SCALA AL BETTER DAYS FESTIVAL NON DEVONO FARCI DEPRIMERE, MA GIOIRE DI AVERE UNA SOCIETA’ CHE VOGLIA DURARE NEL TEMPO CON OCULATEZZA

(Luca Russo) – La sensazione che avverto quando discuto del Parma a Parma, è che non tutti i tifosi, gli appassionati e gli operatori dell’informazione hanno compreso realmente la filosofia del modello gestionale adottato dalla nuova compagine societaria. Qualcuno, sia pure senza dirlo a chiare lettere, suppone o semplicemente spera che una squadra imbottita di stelle e giocatori di primissimo livello come quella allestita sul calare degli Anni Novanta dai Tanzi sia ancora possibile dalle nostre parti (non lo è manco altrove, alle italiche latitudini, quindi…). Qualcun altro, invece, pretenderebbe un club esuberante, sia in termini di comunicazione che operativi, come quello di ghirardiana e leonardiana concezione. Solo in pochi han capito che gli investimenti, talvolta sconsiderati, dei primi e i passi più lunghi della gamba, nonché gli andiamocela a riprendere dei secondi non troveranno più terreno fertile nel Ducato, anche se adesso alle nostre spalle abbiamo gente del calibro di Ferrari, Barilla, Pizzarotti, Gandolfi, Delrio, Dallara e Malmesi e l’innovativa componente dell’azionariato diffuso. Non succederà non per assenza di ambizioni o risorse economiche: figuratevi, ci basterebbe uno solo dei Grandi 7 per affrontare con costrutto e serenità un campionato di Serie A o B. Non succederà perché Marco Ferrari e tutti coloro che han deciso di seguirlo in questo nuovo inizio, vogliono fare a Parma un calcio che sia effettivamente diverso da quello proposto da altre realtà e piazze. Un calcio che riporti al centro del villaggio gli autentici valori dello sport e che sappia essere sostenibile. Il concetto ci è stato ribadito da Nevio Scala, che l’altro ieri, insieme al digital strategist del neonato sodalizio Crociato Jonathan Greci, ha partecipato al Better Days Festival, nel Santeria Social Club di Milano. Tra i diversi temi affrontati, anche la rinascita della squadra di pallone del Ducato dopo il suo fallimento, che, secondo quanto riportato da parmacalcio1913.com, “è stata una delle storie più significative, avvincenti e applaudite”. Il presidente non ha usato tanti giri di parole per ricordarci quale sia lo spirito che sta animando la nuova compagine societaria nel tentativo di risalire la corrente del calcio nostrano: “Mi attribuisco il merito di essere stato uno degli artefici del Grande Parma, che non si vedrà mai più. Non è questo il punto. Noi vogliamo riportare i valori veri dello sport nel calcio. Ci impegniamo direttamente con i tifosi a non sporcarci mai. Non sarà facile, perché man mano che si sale diventa sempre più difficile. Il calcio di oggi è molto corrotto, lo dico con amarezza”. C’è chi, anche nello spazio commenti di stadiotardini.it, ha interpretato queste parole come un dietrofront o una ‘smontata’. Io non la penso uguale. Al contrario, ritengo che vadano lette nel modo che segue: il grande Parma dei Tanzi (che è stato originato dal giovane e sbarazzino Parma di Ceresini e Scala, ecco il perché del ricorso al vocabolo artefice da parte del ‘capo’) e il Parma un bel po’ border line di Ghirardi e Leonardi, non li rivedremo mai più; ma quello di inizio anni novanta (di Scala, per l’appunto), appena sbarcato in A, e cioè una squadra costruita nel tempo, con un’eccellente programmazione e contenendo i costi di gestione, non è detto che non sia possibile. E’ chiaro che sarà estremamente complicato riprodurre esattamente una formazione di tal genere, che ebbe la fortuna di disporre di giocatori che una volta superato lo scoglio della cadetteria si dimostrarono buoni pure per la massima serie, però ci si può provare. Anzi ci si deve provare. Ma da una prospettiva diversa, perché le risorse di oggi non sono quelle di allora. E in più con le risorse di oggi difficilmente riusciremmo ad allestire una squadra come quella di allora. Gli Apolloni, i Minotti, gli Osio, i Melli e i Taffarel di allora, oggi o li scovi quando sono ancora sconosciuti, e quindi poco costosi, oppure non li compri, perché coi soldi di oggi giocatori di quello spessore non ce li si può permettere. Si dice che siano i metodi a cambiare la abitudini, non viceversa. Vero. E i tifosi devono sforzarsi di capire che i metodi del Parma sono cambiati, per cui stanno modificandosi anche le sue abitudini: se prima si spendeva con l’obiettivo di vincere, ora si spende per costruire e per durare; si cercherà, per intenderci, di lavorare bene, di contenere i costi, di divertirsi, di evitare cadute rovinose, per poi vedere se il campionato ci dirà benissimo o benino. Del resto, nessuna vittoria sportiva può essere preventivata o programmata. Prima che il Parma di Scala diventasse il Parma di Scala, si poteva pronosticare che avrebbe assunto quelle sembianze e quei contorni? Non credo. Dunque, più che scoraggiarci, il messaggio fattoci recapitare dall’allenatore dei nostri primi successi nazionali e continentali, deve infonderci ottimismo. E la voglia di continuare sulla strada parecchio rivoluzionaria intrapresa da chi ci ha rimessi al mondo. Il fatto che la proprietà sia distribuita tra più teste e che ci sia una forte e rilevante componente di azionariato diffuso, ci vieta di nasconderci ulteriormente: siamo una società profondamente diversa, per genesi e struttura, da quelle che completano il panorama calcistico nostrano, caratterizzato da club gestiti secondo il modello del padre-padrone. Ma l’essere diversi non ci obbliga ad avere ambizioni diverse dal resto della compagnia. Certo, ci toccherà mettere al bando la mania scudetto di una ventina di anni fa e i roboanti proclami di chi ha ereditato un Parma ripulito dai debiti da Bondi e Angiolini. Ma non il desiderio di inseguire certi traguardi e magari di centrarli. Quello non lo si deve mandare in soffitta. È lo stesso Scala a suggerircelo, sia pure tra le righe. Ed è proprio perché ce lo dice lui, cioè l’artefice del Parma vincente a basso costo, che bisogna concedergli credito. Lui sa come si arriva al successo pur senza bruciare fior di milioni. Ecco, dovrà essere questo lo spirito delle stagioni a venire: ambire a qualcosa di bello, ma  farlo con buon senso, non sacrificando quattrini su quattrini. Forse non vinceremo mai un tricolore in questo modo, però una Coppa Italia o un piazzamento buono per l’Europa League, ogni tanto potrebbero anche saltarci fuori, no? Cosi, peraltro, ritorneremmo ad apprezzare quelle due o tre cose – tipo per l’appunto una Coppa Italia e una qualificazione nell‘Europa meno nobile tra quelle possibili – cui negli ultimi anni ci eravamo assuefatti o che addirittura snobbavamo, come se ci fossero dovute o ci spettassero per diritto divino medaglie ben più prestigiose. Ecco, i nuovi metodi del Parma faranno cambiare anche le abitudini dei tifosi e quelle degli operatori dell’informazione: le pretese, non di rado fuori da ogni logica, degli anni passati lasceranno spazio a richieste mitigate dall’oculatezza. Pur se adesso non vi pare vero o possibile, capirete e capiremo fino in fondo che potremo accontentarci anche e solo di esserci, in A, e di divertirci innanzitutto, poi se si aggiunge qualcosa in bacheca tanto di guadagnato. È la realtà del calcio attuale a imporci il cambiamento. Parliamoci chiaro: quanto al bacino di utenza, la nostra dimensione può essere paragonabile a quella di Bergamo, e dunque dell’Atalanta. In un sistema in cui c’è uno squilibrio netto ed evidente tra le risorse riconosciute a chi vince lo scudetto e quelle assegnate a chi arriva dodicesimo, come può una realtà delle misure del Parma pensare di competere con club del livello di Juventus, Roma, Napoli e via dicendo? Se partecipassimo ad un campionato organizzato alla stregua di quelli professionistici americani, di certo non ci mancherebbe il destro per considerarci quasi alla pari delle corazzate appena elencate. Ma in Italia siamo ancora parecchio distanti da concetti quali tetto salariale e migliori scelte di mercato riservate alle ultime classificate della stagione precedente. Tuttavia, gli equilibri che al momento governano la massima serie potrebbero essere alterati dagli sviluppi giudiziari delle ben note vicende extracalcistiche che stanno restituendoci l’immagine di un calcio, il nostro, in cui è il solito malaffare a farla da padrone, mica i sani valori dello sport. Restiamo vigili. E fiduciosi: se il banco dovesse saltare nel minuto in cui saremo tornati lì dove eravamo e meritiamo di stare, sì che il nostro futuristico modello di gestione avrà la concreta opportunità di attecchire coi suoi semi alati anche presso altre piazze. E allora sì che potremmo avere buone chance di ritornare a primeggiare da subito in Italia e in Europa. Ma guai ad illudersi, ché certi ‘feudi’ tipicamente italici son difficili da violare e scardinare. Intanto, ‘accontentiamoci’, si fa per dire, di avere una società sana, dotata di buon senso, oculatezza, voglia di far quadrare i conti, di durare nel tempo e di esserci. E che sia capace di farci sognare. Perché i sogni spesso si avverano, anche se un costo non ce l’hanno. Luca Russo

30 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LE ESTERNAZIONI DI SCALA AL BETTER DAYS FESTIVAL NON DEVONO FARCI DEPRIMERE, MA GIOIRE DI AVERE UNA SOCIETA’ CHE VOGLIA DURARE NEL TEMPO CON OCULATEZZA

  • 3 Febbraio 2016 in 09:36
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    faccio una petizione per abolire le seguenti parole:oculato, oculatezza, oltre che l’espressione passo più lungo della gamba. Lo Zingarelli offre valide alternative. Ian fiaché!

  • 3 Febbraio 2016 in 11:07
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    A questo punto però dovrebbe essere lo stesso Scala a chiarire a quale “Grande Parma” si riferisse in quella frase, perchè messa li così deve essere interpretata e le interpretazioni possono essere più di una. Capisco perfettamente il tuo discorso e lo condivido, ma è la tua chiave di lettura e non è detto che sia quella che voleva dire il presidente. Mi spiego meglio: sono d’accordissimo e consapevole che non torneremo mai più in lotta per i primi posti e sarei felicissimo che ogni tanto una qualche qualificazione in europa e qualche semifinale o finale di coppa Italia la si possa raggiungere. Sarei molto meno felice se la filosofia della nuova proprietà, che parliamoci chiaro ad oggi sta facendo grandi cose(nei dilettanti), sia quella di fare campionati anonimi col solo scopo di raggiungere una tranquilla salvezza. In conclusione direi che forse se Nevio Scala precisasse meglio il concetto espresso, si eviterebbero errate interpretazioni, proprio perchè ognuno può interpretare quella frase in più modi e tutti corretti.

    • 3 Febbraio 2016 in 12:23
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      Concordo sul fatto che al di la della fiducia massima nel gruppo dirigente, sarebbe bene che si facesse maggiore chiarezza sul significato delle esternazioni del presidente.

      • 3 Febbraio 2016 in 12:55
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        Penso che il significato sia già bello chiaro ed è perfettamente allineato con quanto esternato fin da principio e in più ripresa dalla proprietà. E mi pare cbe russo, nel suo pezzo, abbia fatto opera di divulgazione

  • 3 Febbraio 2016 in 13:39
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    Direttore quella di Luca Russo è un interpretazione, il significato reale ce l ho può dare solo Scala.. Il grande Parma che non si vedrà più è quello di Minotti, Melli e Asprilla o quello di crespo, Veron e company? Sul secondo sono d accordo, sul primo meno

  • 3 Febbraio 2016 in 13:39
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    Il Leicester è in fuga in Premier con metà squadra che proviene dalla Championship di 2 anni fa. Prendiamo esempio da loro, dal loro senso di appartenenza e voglia di lottare per la maglia.

    • 3 Febbraio 2016 in 17:18
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      L’esempio è calzante. Però anche nel loro caso va detto che i risultati che stanno collezionando, li stanno ottenendo in condizioni particolari: tutte le big del calcio inglese sono praticamente in bolletta da un punto di vista tecnico. Però il parallelo tra questo Leicester e quel Parma lo trovo intrigante, anche da un punto di vista giornalistico. Non solo per i risultati che sta centrando, ma anche per la loro genesi e il fatto che sia una squadra che di fatto è stata forgiata in Championship. Complimenti per l’accostamento.

      • 3 Febbraio 2016 in 18:02
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        Grazie. Infatti ho fatto l’esempio del Leicester proprio per far capire come le squadre vanno forgiate dal basso.

  • 3 Febbraio 2016 in 15:17
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    Purtroppo Russo sottolinea anche il fatto che spazzare via il modello attuale di fare calcio sarà difficile se non impossibile, quindi il nuovo parma che ambizioni avra’? Salvarsi in lega pro, salvarsi in serie b, o salvarsi in serie A? Credo che per i 10.000 abbonati di quest’anno la differenza sia sostanziale…..E non illudiamoci che se nei prossimi anni vagheremo fra B e C l’entusiamo che adesso veicola questo nuovo modello ci sara’ ancora….Purtroppo nella vita e nello sport contano i risultati, altrimenti non ci sarebbe competizione ma solo divertimento……Saluti

    • 3 Febbraio 2016 in 15:49
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      Certi risultati sono avvenuti in condizioni “eccezionali”, se così le vogliamo chiamare.

      Adesso c’è entusiasmo, anche perché forse in molti si sono resi conto che il calcio ha ripreso a vivere dopo aver rischiato più che seriamente di essere completamente cancellato inclusi i suoi trionfi. Vedesi la pallavolo, tanto per capirci.

      Allora c’è da baciarsi i gomiti che ci sia stato chi il calcio a Parma lo ha salvato in modo più che dignitoso con questa D dorata e il cammino che ci aspetta. Ma non facciamo troppo i pretenziosi nel chiedere un nuovo Calisto e i suoi fasti.

      Saluti

      Gmajo

      • 3 Febbraio 2016 in 17:14
        Permalink

        Direttore mi dispiace contraddirla, le offerte erano due e io sono MOLTO FELICE Che l’abbiano preso i G7 il Parma, però se non se la sentivano e se non volevano ( Ferrari e Dallara essendo tifosi veri sanno a cosa andavano incontro) potevano lasciare ai Corrado (tanto beppe Corrado era a Wembley ed era allievo di Pietro Barilla…..Rido) .
        Altra cosa come ho già detto è dalla serie B vedere chi e cosa affronteremo oltre al campo perchè,come lei sa, certe dinamiche sono radicate in tutte le società sportive (non solo calcistiche) e in tutti i campionati per informazioni chiedere cosa ne pensano Lotito e Galliani con il primo che “generosamente ” aveva procacciato un presunto acquirente e Osso che lo stava pure ad ascoltare….
        In ultimo io di fare sportivamente il Bravehart della situazione in nome degli ideali non lo voglio fare perchè sportivamente parlando campionati a subire torti (90/2006 sceglietene uno…) mi sono stancato. Così come è deprimente andare allo stadio vedere una bacheca ricca,una città ricca e avere la squadra di calcio che gioca i campionati di Salerno,Sassuolo,Ferrara,Empoli,Livorno… E lo dico con coscienza io credo che se Barilla,Pizzarotti scendono in campo non lo fanno per essere ultimi.
        Altro aspetto ma è un discorso prematuro se tornasse un Calisto io penso che i G7 cederebbero le quote loro; ma questo è un discorso prematuro e molto ipotetico.

        • 3 Febbraio 2016 in 18:42
          Permalink

          Un altro Calisto non è da augurarsi.

          E su Corrado no comment.

      • 3 Febbraio 2016 in 17:40
        Permalink

        Anke i piedi bisognerebbe baciarsi

        Sarebbe già bello e confortante

        Pensare e dire di salvarci in serie A o B

        Dopo tutta la merda di qualke mese fa

        Eppure qualcuno pretende e basta

        Si vede ke la memoria fa brutti skerzi

        Sempre al Tuo Fianco al di la della Categoria

        FORZA PARMA

    • 3 Febbraio 2016 in 17:25
      Permalink

      Certo, ma bisogna anche riconoscere che questo Parma, così strutturato, e già ingombrante per la D, rischia di esserlo anche per la Lega Pro. Motivo per cui credo che almeno in B cI si ritorni molto velocemente. Detto questo, se gli sviluppi delle ben note vicende extracalcistiche porteranno ad un azzeramento del sistema, dovessimo essere già in B e col vento in poppa in quel momento, avremmo buone possibilità di beneficiare dal giro di vite in questione. Fino al rientro nel calcio che realmente conta, il nostro nuovo modello di gestione societaria dovrà esprimersi nella misura in cui ci prepariamo in casa, crescendoli noi stessi, i giocatori della prima squadra del futuro; ma sarà solo in B e poi in A che avrà la possibilità di sprigionare tutto il suo potenziale in termini di contenimento dei costi di gestione. E’ lì che saremo obbligati a scoprire le carte e a far capire gli altri di che bella pasta siamo fatti. Per ora siamo un capolavoro ancora coperto dal velo…

  • 3 Febbraio 2016 in 15:55
    Permalink

    se il livello del nostro calcio rimane medio basso come quello che stiamo vedendo…. e mi riferisco ai valori espressi sul campo di gioco della serie a…ammesso di arrivarci presto ….magari ne passerà anche di tempo…sperare in un campionato tipo 6 posto per lo spareggio europa League ogni tanto si può fare, ma…..proprio ogni morte di papa e prima di allora ne dovremo sfangare ancora ….ma visti i chiari di luna che ci sono in giro per ora va tutto bene domani si vedrà

  • 3 Febbraio 2016 in 16:14
    Permalink

    Majo il punto è che qui nessuno credo pretenda di andare a vincere scudetti o champions league, ne tanto meno fare parte delle sette sorelle.
    Solo che a volte si sentono e si leggono dichiarazioni un pò contraddittorie.
    Abbiamo capito tutti ormai il discorso di non voler fare il passo più lungo della gamba (so che non piace a molti questo termina ma non sono parole mie) e di voler fare un calcio pulito e biologico, tutte cose molto belle e direi condivisibili.
    Solo che poi si sente dire che l’obiettivo è quello di far tornare il Parma ai livelli che gli competono e che merita e poi si sentono dichiarazioni in cui viene detto che non torneremo mai più il Parma degli anni 90. Ecco, quello che io chiedo è una maggior chiarezza in merito, proprio perchè almeno a me il Parma dei Melli, Brolin e Asprilla basta e avanza, e se questo è il nostro obiettivo allora la cosa è esaltante e sarebbe uno stimolo enorme per affrontare la scalata che ci aspetta.
    Se invece lo scopo della nuova società è solo quello di far vedere che siamo coraggiosi e diversi dagli altri, dopo di che come dire “chi si accontenta gode”, beh in quel caso di esaltante ci sarebbe ben poco, ma è comunque giusto che la società sia chiara su questo punto. Vogliamo far tornare il Parma dove merita (e non sono citazioni mie) o non torneremo mai il Parma degli anni 90? Se sono io che non capisco chiedo scusa anticipatamente…

    • 3 Febbraio 2016 in 18:34
      Permalink

      Il Glorioso Parma di Scala potrebbe esser un buon obiettivo da emulare, non quello della Grandeur successiva.

  • 3 Febbraio 2016 in 16:39
    Permalink

    Scusi Direttore ma non capisco il suo commento “certi risultati sono avvenuti in condizioni eccezionali”… Se non erro con la programmazione quest’anno in serie A giocano CHIEVO ATALANTA FROSINONE SASSUOLO CARPI EMPOLI quindi quasi la metà delle squadre sono alla nostra altezza. Non capisco perchè ci sia da baciarsi i gomiti se quest’anno abbiamo una proprietà in serie D, ne avremmo avuta sicuramente un altra al limite avremmo fatto la terza categoria, ma questo non vuol dire che adesso perche’ abbiamo una società sana un tifoso deve smettere di sognare e accontentarsi del calcio biologico giocato a correggio o mezzolara. Nessuno chiede un nuovo calisto ma purtroppo se i magnifici sette vogliono arrivare nella massima serie hanno bisogno di risultati, all’atto pratico vincere il campionato di serie c e serie b. Visto che siamo tutti al corrente che il calcio non cambierà i suoi valori, solo per il modello parma, mi chiedo a questo punto la società che scelte fara’? Ognuno poi è libero di accontentarsi anche del niente….Saluti

    • 3 Febbraio 2016 in 18:40
      Permalink

      Meno masturbazioni mentali, please. Anche perché il futuro è nelle ginocchia di Giove.

      Per cui non serve nulla lambiccarsi il cervello, come fai da alcuni giorni a questa parte, su cosa cavolo avrà voluto dire Scala domenica. Semplicemente quello che è stato promesso inizialmente: si farà di tutto per tornare dove ci compete, ma senza commettere gli errori del passato.

      E ribadisco: il pericolo più grande che abbiamo corso questa estate era quello della totale cancellazione del fenomeno calcio a Parma. Rischio che abbiamo evitato grazie alla certosina opera di Marco Ferrari che ha attratto i 7 G.

      Quindi ora abbiamo una D dorata da concludere. E poi ci sarà la Lega Pro, e via andare. La strada sarà lunga, come cantano i Boys, per cui calma & gesso…

      Cordialmente

      Gmajo

  • 3 Febbraio 2016 in 18:23
    Permalink

    Quello che dici Luca vale in un mondo prefetto, non in Italia.. Vedo che sei molto fiducioso che le cose in generale in Italia vadano in un certo modo. Beato te

    • 3 Febbraio 2016 in 18:58
      Permalink

      Solo un diamante è per sempre. Prima o poi anche l’Italia dovrà cambiare…e crescere. E sono convinto che accadrà prima piuttosto che poi.

  • 3 Febbraio 2016 in 20:18
    Permalink

    Non volevo svegliarvi. Discutere di serie B serie A qualificazioni in Europa. Domenica ci è la Correggesse che ci ha eliminato dalla Coppa Italia.
    E domenica scorsa abbiamo pareggiato in casa col Mezzolara.
    Sono io che vivo su un altro pianeta o voi assumere allucinogeni ?

  • 3 Febbraio 2016 in 20:47
    Permalink

    Lo spero veramente anch io, solo che sono decenni c’è si vive con questa speranza. Non cambia niente nel sociale, figuriamoci nel calcio. La mia paura è che a pagare alla fine saremo solo noi, mentre la giustra infernale del calcio malato continuerà ad andare avanti così. Spero veramente che hai ragione tu

  • 3 Febbraio 2016 in 22:57
    Permalink

    E vabbe gallo, facci un po’ sognare no? Tanto non costa nulla..

  • 4 Febbraio 2016 in 09:31
    Permalink

    Per chiosare se Scala fosse stato zitto sarebbe stato meglio. Almeno questo penso sia lapalissiano. Non ha detto nulla di nuovo rispetto a concetti ormai triti e ritriti e quello che ha detto lo ha detto male visto che siamo ancora qui a farci delle domande e il columnsit ha dovuto scrivere un pistolotto per chiarire l’esegesi dello Scala pensiero.

    • 4 Febbraio 2016 in 10:15
      Permalink

      No, davide. Il problema non è quello che ha detto scala, ma quanto è stato sintetizzato in qualche titolo sul web. E la pessima tendenza a giudicare da dei titoli senza approfondire.
      Cmq scala ha ribadito concetti triti,e ritriti (Fanerani) ma che evidentemente non sono ancora ben chiari se si è sviluppato questo dibattito.
      Il problema è che c’è gente che dovrebbe baciarsi i gomiti per questa ripartenza (io non avevo alcuna fiducia considerato quanto avvenuto in passato quando c’era da salvare degli sport professionistici) e che invece con qualche anno d’anticipo fa onirici e umanistici sogni di grandeur…
      Cordialmente
      Gmajo
      Ma russo non deve andare dal barbiere?

  • 4 Febbraio 2016 in 10:34
    Permalink

    Direttore Russo no..ma Anedda si. Al ga un ciuf c’al pèr Tony Manero sbianché.

    • 4 Febbraio 2016 in 14:59
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      Ci dovrei andare anche io, per la verità. Mi sta venendo su un nido buono per le rondini…

  • 4 Febbraio 2016 in 12:20
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    Basta che i sogni siano onirici e non onanistici… 🙂
    Però “mi consenta” un giudizio personale, opinabile, criticabile come tutti i giudizi. E’ da quest’estate che giudico la comunicazione di Scala non all’altezza e andandomi in questi giorni a rileggere un pò tutte le varie interviste etc. ne sono sempre più convinto. Al di là di banalità, temi triti e ritriti, retorica e slogan non dice altro. E a volte lo dice pure male o comunque in modo non chiaro (al di là della sintesi del titolo o della superficialità del lettore quella frase sul grande Parma che non tornerà più è oggettivamente stonata e poco chiara). Molto meglio è la comunicazione di Carra e Ferrari. Sintetica, tranchant, concreta.Comunicazione che infatti non ha mai dato adito a dibattiti o interpretazioni personali.
    Questa è la mia opinione

  • 4 Febbraio 2016 in 12:25
    Permalink

    Poi se Scala deve essere una sorta di pretone di campagna che fa la predica e come tale va presa, cioè non alla lettera ma nei suoi contorni generali e se le sue parole devono essere sempre una sorta di monito quasi “morale” a non fare pensieri impuri, allora ok.

I commenti sono chiusi.

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L'accesso ad alcune sezioni del sito e/o eventuali richieste di informazioni o di servizi da parte degli utenti del sito potranno essere subordinati all'inserimento di dati personali il cui trattamento da parte di Gabriele Majo (di seguito “Gabriele Majo”), quale Titolare del trattamento, avverrà nel rispetto del D.Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (di seguito il “Codice”) .

La presente informativa ha lo scopo di consentire agli utenti di conoscere, anche prima di accedere alle varie sezioni del sito e di conferire i propri dati, in che modo Gabriele Majo tratta i dati personali degli utenti e sarà comunque necessario che l’utente ne prenda visione prima che egli conferisca propri dati personali compilando gli appositi spazi nelle varie sezioni del sito.

Finalità del trattamento
Secondo le esigenze di volta in volta manifestate dall’utente che accede alle varie sezioni del sito, le finalità del trattamento dei dati personali conferiti direttamente dagli utenti mediante la compilazione dei moduli on-line potranno essere le seguenti:

a) consentire la registrazione sul sito, che è necessaria per l’accesso a particolari sezioni del sito stesso e per erogare e gestire i vari servizi offerti;
< b) previo consenso dell’utente e fino alla revoca dello stesso, effettuare attività di marketing (quali, in via meramente esemplificativa ma non esaustiva, invio di materiale promozionale e pubblicitario, svolgimento di connesse analisi sugli utenti registrati, che consentano a Gabriele Majo di migliorare i servizi e prodotti offerti alla propria clientela); e ciò anche a mezzo di e.mail, fax, mms e sms, previo specifico consenso e fino alla revoca dello stesso;
c) inviare newsletter per ricevere aggiornamenti su tutte le novità del sito, ricette, menu, consigli del nutrizionista, e tante altre notizie sui servizi Gabriele Majo (sezione “Abbonati alla newsletter” del sito);
d) rispondere alle richieste degli utenti in relazione a prodotti e servizi Gabriele Majo, alla pubblicità, ovvero al sito (sezione “Contattaci” del sito).

La registrazione degli utenti sul sito non è richiesta per la prestazione di alcuni servizi offerti da Gabriele Majo (ad es., quelli di cui ai precedenti paragrafi c) e d)). Tuttavia, al fine di evadere le eventuali richieste degli utenti riguardanti tali servizi e ordini, essi saranno invitati a conferire dati personali, che saranno trattati per le sole relative finalità e per il tempo strettamente necessario al completamento delle suddette operazioni.
Modalità del trattamento
I dati personali saranno trattati in forma prevalentemente automatizzata, con logiche strettamente correlate alle predette finalità.

Natura del conferimento dei dati personali degli utenti
Il conferimento dei dati personali è facoltativo, ma esso è in parte necessario (cioè per quei dati le cui caselle sono contraddistinte da un asterisco) affinché Gabriele Majo possa soddisfare le esigenze dell’utente nell’ambito delle funzionalità del sito. Il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali contrassegnati da un asterisco, in quanto necessari per l'esecuzione della prestazione richiesta, non rende possibile tale esecuzione; mentre il mancato, parziale o inesatto conferimento dei dati personali facoltativi non necessari non comporta alcuna conseguenza.
Categorie di dati personali oggetto di trattamento
Oltre ai dati personali conferiti direttamente dagli utenti (quali nome, cognome, indirizzo postale, di posta elettronica, ecc.), in fase di connessione al sito, i sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento del sito stesso acquisiscono indirettamente alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet.
Tali dati vengono trattati al solo fine di effettuare indagini statistiche anonime.

Categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati personali degli utenti
I dati personali potranno essere portati a conoscenza di dipendenti o collaboratori che, operando sotto la diretta autorità di quest’ultimo, sono nominati responsabili o incaricati del trattamento ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice e che riceveranno al riguardo adeguate istruzioni operative; lo stesso avverrà – a cura dei Responsabili nominati dal Titolare - nei confronti dei dipendenti o collaboratori dei Responsabili.

Ambito di comunicazione o diffusione dei dati personali degli utenti
I dati personali forniti direttamente dagli utenti mediante la compilazione dei moduli on line non saranno comunicati a terzi o diffusi, salvo il caso di inserimento nel sito di nomi di vincitori di eventuali concorsi od operazioni a premio promossi da Gabriele Majo tramite il sito.

Titolare e Responsabili del trattamento
Titolare del trattamento è Gabriele Majo

Responsabili del trattamento sono:
1) Il Sig. Gabriele Majo, titolare del sito
Fornitori di servizi:
Gabriele Majo si avvale di aziende specializzate per quanto riguarda la gestione dei propri server, la connettività, la realizzazione e gestione di software stand alone e web. Gli addetti alla gestione dei suddetti servizi potrebbero entrare in contatto con dispositivi contenenti i dati memorizzati sui nostri server:
1) Gruppo Pegaso di Rodia Maria Teresa, via Abbeveratoia 27a, 43126 Parma, per quanto concerne l’amministrazione e la gestione del sito, e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
2) Euromaster di Roberto Cirianni, Via Agostino Valiero 12, Roma (Rm), per quanto concerne la fornitura e la gestione della connettività internet e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso.
3) OVH Srl Via Trieste, 25 - 20097, San Donato Milanese (MI), per quanto concerne la fornitura e la gestione della connettività internet e la gestione dei server sui quali è ospitato il sito stesso o porzioni di sito.

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