IL COLUMNIST / RIFLESSIONI POST MEZZOLARA

(Luca Russo) – Quarantotto ore dopo, il pari che ci è stato imposto dal Mezzolara fa ancor più male di due giorni fa. Un pari che, come ho scritto l’altro ieri a caldo, sa di punto guadagnato, perché in fondo poteva andarci peggio e tramutarsi in sconfitta (sebbene i bolognesi non abbiano creato granché nei pressi di Zommers); ma anche di occasione gettata alle ortiche: in caso di bottino pieno, avremmo allungato sull’Alto, facendolo scivolare a -13, e mantenuto invariata la distanza dal Forlì, ora invece a -9. Un pari che, comunque, qualche spunto – in verità più di uno – ce lo ha offerto per ragionare sul momento attraversato dai Crociati. Il primo particolare che salta all’occhio è il rendimento a specchio rispetto all’avvio del girone d’andata: 4 vittorie iniziali in serie ed un pareggio, appunto contro il Mezzolara, allora; altrettanti successi e di nuovo il segno X con gli uomini di Bazzani nelle cinque giornate immediatamente successive al giro di boa. E una certezza grande così: il Parma rende di più e meglio in viaggio che non nell’impianto di piazzale Risorgimento. Lo sospettavo già qualche tempo fa, ma adesso ci pensa anche la classifica a certificare questa impressione: 8 vittorie e 4 pareggi all’Ennio, per un totale di 28 punti; 10 successi e solo 2 stop al di là dei confini cittadini, che fanno 32 punti. Che esista un ‘problema’ Tardini, mi pare evidente; che dipenda dal fatto che chi viene a farci visita tende a coprirsi invece che a giocare a viso aperto, pure; e che da un mesetto e mezzo a questa parte ai gialloblù riesca meglio agire di ripartenza in ripartenza piuttosto che esprimere il cosiddetto calcio propositivo, idem. Apolloni, nel corso della consueta conferenza stampa di fine partita, oltre a dire che “la squadra è stata poco squadra e non ha fatto abbastanza per vincere”, ha aggiunto che “dopo una buona vittoria contro l’Altovicentino, probabilmente le energie nervose non ci hanno permesso di scendere in campo con la stessa forza e attenzione”. La prima parte del suo discorso mi trova pienamente d’accordo. La seconda decisamente meno. Proprio perché ritengo che il gioco del Parma sia peggiorato nell’ultimo mese e mezzo, mi viene difficile interpretare il passo falso di domenica come un effetto collaterale del trionfo di Valdagno: in soldoni, la squadra sta esprimendosi così così già dalla gara interna con la Sammaurese, mica da una settimana o due. E lo 0-0 strappato ai bolognesi di certo non lo si può giustificare col dispendio di risorse mentali inevitabile quando si affrontano big match come quello dello Stadio dei Fiori. Va da sé che rilievi critici di tal genere non vanno fraintesi o sovradimensionati: stiamo pur sempre discutendo di una squadra che ha saputo districarsi tra le trappole della quarta serie con maestria e in talune circostanze pure con scioltezza, come se in D ci fosse capitata ANALISI PEPper sbaglio. La graduatoria del girone è lì a ricordarcelo: primi e imbattuti. A tal proposito, mi auguro che non se ne abbia a male Paolo Emilio Pacciani della Gazzetta di Parma se mi permetto di dissentire dalla sua tesi secondo cui “ora il duello sarà con il Forlì”. Il motivo per cui non sottoscrivo questa teoria è presto spiegato: dal momento che dietro stanno giocando a ciapa no, con l’Altovicentino e il Forlì che spesso si sono date il cambio al secondo posto, favorendo dunque la fuga di chi occupa il primo, l’unico avversario del Parma da qui al termine della stagione, sarà il Parma stesso. È col Parma che il Parma dovrà duellare. Perché solo il Parma può buttar via la promozione. Chi lo sta inseguendo ci ha dimostrato di non avere la forza né la personalità necessarie per strappargliela dalle mani.
Ritornando al match di quarantotto ore fa, ci tengo a segnalarvi quanto accaduto in prossimità del fischio di inizio: la società Parma Calcio 1913, dopo essersi adoperata affinché la squadra scendesse in campo col lutto al braccio per stringersi al responsabile dell’ufficio stampa Gabriele Majo colpito dalla perdita della cara mamma Leide Chiari, ha chiesto all’arbitro Tursi che venisse osservato anche un minuto di raccoglimento per ricordare la stimata professoressa e poetessa della scuola Sant’Orsola. La richiesta – formalmente inviata agli organi preposti – non è stata accolta dal fischietto perché Majo non fa parte del personale federalmente tesserato del leide chiariParma Calcio 1913. Inconcepibile, ma tristemente vero. E così una mancanza di buon senso mascherata da rigorosa applicazione di una norma perlomeno strana (in Italia un minuto di silenzio lo si dedica pure a chi perde la vita dall’altra parte del mondo…) ha impedito allo Stadio Tardini di partecipare e unirsi al dolore del nostro Direttore, il quale tuttavia tra l’altro ieri e ieri si è potuto ‘consolare’ coi sinceri e numerosi abbracci, fisici o simbolici, e gli attestati di vicinanza di amici più o meno stretti e colleghi. Quanto all’arbitro, che non fosse esattamente in giornata lo si sarebbe dovuto capire dal modo maldestro in cui ha maneggiato questa delicata circostanza, che il tempestivo ricorso a più miti consigli gli avrebbe invece permesso di gestire alla perfezione. Luca Russo

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4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / RIFLESSIONI POST MEZZOLARA

  • 2 Febbraio 2016 in 00:55
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    inconcepibile quello che è successo – è proprio vero a volte si celebra il minuto di silenzio per eventi che non c entrano niente col campo bastava solo un po di buon senso- com gli attestati di stima dati al direttore majo – e sono tanti-valgono più di 1000 minuti di silenzio,,,,

  • 2 Febbraio 2016 in 01:40
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    sn sconfortato da questa notizia mi dispiace molto per il direttore, da parte mia vanno le più sentite condoglianze e spero che ritorna più forte di prima siamo tutti cn te MAJO…..

  • 2 Febbraio 2016 in 14:05
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    Questo pareggiare ogni tot. vittorie è il sintomo che la squadra è talmente forte che a volte capita di rilassarsi. Non ne farei un dramma eccessivo

  • 2 Febbraio 2016 in 16:09
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    Ho già espresso le mie condoglianze, ma, caro il mio Luca Russo…in passato mi è capitato di non poter portare la fascia nera quando mancò addirittura un compagno di squadra il giorno prima (sabato) e la richiesta non era stata formalizzata in una risposta da parte della federazione perche gli uffici erano ormai chiusi.
    Logicamente non c’era nemmeno tanto la voglia di giocare (seppur da ragazzini avremmo giocato in qualsiasi contesto)…ma per gli stessi motivi non era stata accolta la richiesta di rinvio della gara…

    Si l’arbitro poteva concederci almeno la fascia e il minuto di silenzio…in fondo chi lo avrebbe nemmeno mai saputo…ma per noi era importante..

    ancora un abbraccio Direttore…

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