CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone – IL CASO JUVENTUS CLUB PARMA: Non è da questi particolari che si giudica un…

gianni-barone1.jpg(Gianni Barone) – Chissà cosa deve aver pensato l’ignaro dirigente della Juventus Club Parma, al momento della spedizione della ormai famosissima lettera al bambino di 10 anni rifiutato: forse avrà pensato a tutto meno cha al clamore che lo scritto avrebbe in seguito suscitato. Avrà pensato, in riunione lo avevamo anticipato, e qualcuno, un po’ subdolamente, aveva richiesto un riscontro, prontamente presentato, per la mancata riconferma di alcuni giovani per la prossima stagione. Forse questa, avrà pensato sempre, è la maniera migliore per dare a tutti la possibilità di trovare una nuova squadra per continuare a giocare. Mai avrebbe immaginato il putiferio che si sarebbe scatenato gdp 1 rinaldicon quella, per lui innocente, lettera; eppure qualcuno, forse, non aspettava altro per attaccare e criminalizzare una Società che da 55 anni opera con impegno e serietà nel panorama calcistico parmense. Una società che, nel corso degli anni, ha ottenuto grossi risultati in termini di formazione di giovani calciatori finiti, in diversi casi, in formazioni professionistiche, ma che fatalmente ha suscitato invidia diffusa negli ambienti sportivi locali. Quindi a qualcuno non è parso vero quello che è successo, la possibilità, finalmente, di mettere in croce, società e soprattutto dirigenti, che nonostante abbiano, negli anni, dimostrato di essere persone serie e perbene, sono stati sbattuti, brutalmente, senza nessun riguardo, in prima pagina. Cosa si ricava da questa storia? Che hanno perso tutti. Eh si lo sport dovrebbe servire a far sentire a tutti la gdp caso nazgioia della vittoria anche quando si perde, perché l’amarezza della sconfitta deve essere superata dalla voglia di avere fatto qualcosa per sé e per gli altri insieme agli altri, quando l’Io diventa noi, quando si superano tutte le barriere, quando si riesce ad essere sereni, tranquilli, e non esasperati, cattivi, prevenuti, cinici e arroganti. Nel calcio l’importante non è vincere, ma giocare bene, ma siamo sicuri che il calcio sia, per tutti, uno sport o addirittura un gioco? I dubbi sorgono perché il calcio non è uno, c’è il calcio degli affari, delle televisioni, dei campioni, delle scommesse, delle partite truccate, degli scandali, e c’è il calcio dei giovani e dei dilettanti il cosiddetto calcio minore, il calciovero che però si perde quando copia il calcio dei professionisti. Ed ecco che si verificano episodi come quello del bambino rifiutato con una lettera, di cui si devono sentire colpevoli juventus club la letteratutti. Perché le conseguenze sono negative per tutti, e non sono per chi ha scritto quella lettera. Perché, in questi casi, la sconfitta è di tutti. E’ dei genitori del bambino che hanno inviato la lettera al giornale. E’ del giornale che si accanisce contro la Società e confeziona il fotomontaggio con la maglietta con il numero coperto. E’ dei soloni del politicamente corretto, compresi allenatori con squalifiche annuali per risse o offese ai direttori di gara, che sui social si sbizzarriscono con invettive moralistiche da quatto soldi. E’ del politico di turno che è bravo a denunciare di tutto, salvo non ricordarsi di non aver fatto niente per migliorare la situazione. E’ dei vertici della Figc che raramente trovano le soluzioni. E’ di tutti noi, la sconfitta, di noi critici falliti, pii, teoreti sempre pronti, per dirla alla Guccini, a sparare cazzate come giornali nazionaliBertoncelli. Si abbiamo perso tutti con questa vicenda e non ce ne rendiamo conto, ma dobbiamo, non solo sperare, che le cose cambino , che il bambino rifiutato trovi una nuova squadra e continui a giocare, che i genitori si calmino, che chi ha commesso un errore non lo ripeta, che chi fa le prediche la smetta, e soprattutto che i giornali ritornino da occuparsi di altre cose, forse più serie, anche se, lo sappiamo, che il calcio delle cose meno serie è forse la più seria, come spesso ama ricordare il vice presidente del Parma Marco Ferrari. Però, concediamoci l’illusione di credere che il calcio possa diventare uno è cioè che il calcio dei professionisti si metta a copiare la parte migliore del calcio dei giovani e dei dilettanti, e non viceversa. Così facendo speriamo che non ci siano più lettere né di convocazione e neanche di rifiuto, articoli di giornale con commenti al vetriolo, e che si colariesca, finalmente, a fare qualcosa per far crescere tutto il movimento in termini di maturità e di cultura sportiva, che molti demagogicamente sbandierano, ma che pochi sanno veramente insegnare. I dirigenti della società avrebbero forse gradito che in questa vicenda qualcuno, tipo le società professionistiche che chiedono loro collaborazione per scovare nuovi talenti, avessero speso qualche parola in favore del lavoro, sin qui svolto, per i giovani, nel corso degli anni. Ma tant’è questa dovrebbe essere anche l’occasione per avere, nel calcio giovanile, genitori meno gandolfiinvasivi e invadenti nei confronti dei propri figli e più rispettosi del lavoro di chi permette ai propri figli di praticare questo sport o meglio questo gioco. Perché è giusto che i giovani con il calcio non si sentano né degli esclusi, ma neanche degli eroi, per loro il calcio è fondamentalmente una cosa semplice, che tutti noi, tendiamo a complicare. Per loro il calcio non è prima pagina, non è materia di studio, non è esasperazione, non è risultato ad agni costo, non è vedere il proprio nome nei tabellini; per loro sarebbe importante tornare al calcio d’altri tempi, con calciatori d’altri tempi, con meno tatuaggi e più calzettoni all’ingiù, con più identità e meno ansia di emulazione e con la voglia di non avere più paura di sbagliare per non far piacere a qualcuno diverso da sé stesso. Gianni Barone

(Le immagini a corredo sono tratte dalla Gazzetta di Parma)

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

15 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone – IL CASO JUVENTUS CLUB PARMA: Non è da questi particolari che si giudica un…

  • 25 Luglio 2016 in 14:10
    Permalink

    Caro Barone non ha pensato, altrimenti non l’avrebbe spedita quella lettera…………e per dirla tutta…..non avrebbe nemmeno chiamato i genitori per dirglielo di persona, perché a quell’età lì se uno sta già giocando con te non lo scarichi per prendere uno più buono da altra società. Diciamo le cose come stanno quella società per modi di fare è paragonabile al nome che porta senza “club”

  • 25 Luglio 2016 in 14:56
    Permalink

    Direttore
    continua la solita schifezza di gente senza scrupoli che trattano (in questo caso di un bimbo ) gente come pezze da piedi. Ma questi signori non sanno che i padroni del mondo non sono loro? Che se non vanno in bagno 3 Giorni, dico 3 giorni sono già morti? E allora cosa serve questa discriminazione ? C’è modo e modo di trattare le persone ma il mondo va così, allora viva quel mondo e quelli che lo seguono, prima o poi la vita ti chiede il conto e allora?
    Mi dispiace essere di Parma nato e vivere in Provincia, vorrei essere lontano mille miglia ma nascondersi non serve allora combattiamo per un mondo migliore. Vediamo chi la vince, Grazie.

  • 25 Luglio 2016 in 15:49
    Permalink

    I gobbi sia società che tifosi restan sempre brutta gente. Il risultato e’ l unica cosa che conta, se lo si raggiunge rubando ancora meglio. E’ il loro DNA

  • 25 Luglio 2016 in 15:57
    Permalink

    Sono 20 anni se non di piu’, che certe società fanno selezione dai pulcini. La juve è una di quelle… Io siccome non lo ritengo giusto, mio figlio l ho mandato a giocare in una società dove non la fanno… Problema risolto.

  • 25 Luglio 2016 in 16:21
    Permalink

    Io penso che ai ragazzini di 10 anni vada detta la verità. Io l’appresi sul campo vedendo quasi tutti gli altri giocare molto meglio di me. Me ne feci una ragione e passai ad altro. Dov’è il dramma?

    • 25 Luglio 2016 in 17:03
      Permalink

      a 10 anni si gioca per divertirsi ed imparare, il dramma è giocare per vincere, a 14 anni cambia, si ha più consapevolezza ed il ragazzo lo capisce da solo senza bisogno di lettere o tante chiacchiere, anzi spesso è lui che chiede di far giocare altri.
      Te lo dico perché ho allenato bambini dai 10 anni ai 14, a 10 anni non capiscono perché non meritano di giocare, o meglio lo capiscono solo se dietro c’è una motivazione disciplinare e non perché il suo compagno è più dotato di lui.
      Saluti.

  • 25 Luglio 2016 in 20:11
    Permalink

    Comunque non per difendere il club,ma è una vita che la juventus club fa queste selezioni giuste o sbagliate che siano cosi come inter club

    • 25 Luglio 2016 in 22:01
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      Bella roba, si vede a che livello è il calcio italiano…..

  • 25 Luglio 2016 in 21:06
    Permalink

    Adesso salta fuori ke la juvve club è un modello da seguire

    E ke altri club selezionano alla stessa maniera e be alorà

    Quando si sbaglia bisogna essere capaci di ammetterlo

    NON sono d’accordo con il Sig.Barone ke è una sconfitta x tutti

    Troppo comodo e bene han fatto i genitori del ragazzino

    Indignarsi e rendere pubblico lo spartito ufficiale etor ke canelì

    Certamente il ragazzino crescerà con esempi NON ottimali !!!!

  • 25 Luglio 2016 in 21:27
    Permalink

    Non sarà mica il primo bambino ad essere scartato, eh. Magari si poteva risparmiare solo la lettera e dirglielo di persona.

  • 26 Luglio 2016 in 11:06
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    Cristian T, che fa l’alkenatore, ouó confernare che in generre i genitori dei ragazzini sono una iattura, Spesso si picchiano tra loro…..

    • 26 Luglio 2016 in 17:05
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      Caro Pencroff confermo, sudavo di più ad allenare i genitori a comportamenti ed esempi consoni………

  • 26 Luglio 2016 in 15:36
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    scusate gli errori, è l’età unita alla bassa scolarizzazione

  • 26 Luglio 2016 in 17:52
    Permalink

    Da ex allenatore di settore giovanile mi chiedo, cosa possiamo fare per evitare che si ripeta questo calcio giovanile? Ammesso che vogliamo veramente evitare che si ripeta, cosa possono fare Società, allenatori e genitori ? Iniziamo a chiederci che calcio giovanile vogliamo, se è meglio un modello di scuola calcio aperta o preferiamo modello locale/privè con selezione all’ingresso? Buone cose a tutti, Massimo

  • 26 Luglio 2016 in 21:06
    Permalink

    No, il fatto è, modalità a parte che non discuto, che ad un decenne che non ci prende glielo si deve dire. Oh ragazzi, a 10 anni si capiscono tante cose, io avevo già la morosa sia pure col piccolo fastidoso paricolare che lei non sapeva di esserla, le piaceva uno di 13….
    Giá a quell’età si vedeva eccome il piede, tant’è che io ho dovuto specializzarmi in porta. Non pensiate che i ragazzini di 10 anni non scimiottino già i divi del calcio, persino nelle simulazioni. Allora ragazzino, se vuoi fare sul serio è bene dirti da subito che non ci prendi un tubo. Tanto te lo hanno già fatto capire i tuoi compagni che non ti passano mai la palla neanche a morire.

I commenti sono chiusi.

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