IL COLUMNIST / MASSIMO LOVISO, QUELLA VECCHIA CONOSCENZA DEL PARMA AI TEMPI DELLA “PESCA A STRASCICO”…

(Luca Russo) – Parma-Albinoleffe non è soltanto il prossimo impegno di campionato della formazione di mister Apolloni, che nei bergamaschi troverà una delle tre compagini (le altre due son Venezia e Santarcangelo) del girone B di Lega Pro che vantano ancora uno 0 alla voce sconfitte; ma anche un incrocio col nostro passato abbastanza recente. Perché affronteremo Massimo Loviso, vecchia conoscenza del Parma, che al Parma ci è stato solo di passaggio. Tesserato a luglio 2013 – ed espressione della Pesca a strascico di leonardiana concezione (giusto oggi sono arrivate per l’Ammiraglio e l’Armatore le condanne della giustizia sportiva in primo grado, con i 5 anni di inibizione cadauno comminati dal TFN)  che avrebbe dovuto fare miracoli sul piano economico e fornire precise garanzie tecniche alla società gialloblù, che in quel modo stava dotandosi di un immenso serbatoio di giocatori più o meno talentuosi da cui attingere in caso di necessità, e che invece ci condusse (non da sola, capiamoci) alle soglie del fallimento – il mediano centrale originario di Bologna di fatto non ha mai indossato la casacca Crociata, se non in allenamento, nel campo dei “reietti”, essendo stato girato in prestito prima alla Cremonese, che lanciò fino alle semifinali playoff per la serie B, e successivamente al Gubbio, a cui non seppe risparmiare un’amara retrocessione a seguito dei playout. Già, proprio quel Gubbio col quale tre anni or sono il club ducale, allora guidato da Tommaso Ghirardi, stipulò un accordo biennale di affiliazione (diciamo che gli Umbri erano i primi satelliti della galassia, prima che implodesse…), che prevedeva l’invio in prestito in Umbria di giocatori provenienti dall’Emilia e la contestuale possibilità da parte del Parma di prendere in prova o acquisire definitivamente qualunque giovane promessa nel grembo del vivaio eugubino. Una partnership più o meno analoga venne siglata anche col Nova Gorica. E alla fine se a Gubbio si trasferirono ben 14 giocatori in orbita Crociata, oltre a quelli che lì già ci giocavano, in Slovenia, agli ordini di Mister Apolloni, ne finirono oltre 6. Quell’estate il Parma spostò poco meno di 300 giocatori, tra ingressi e uscite, senza però muovere nemmeno un euro. Tra ripetute acquisizioni di calciatori svincolati (Pesca a strascico, per l’appunto), scambi di comproprietà e presunte promesse mandate in prestito a farsi le ossa dai club amici, il sodalizio emiliano non tirò fuori un soldo. Non nell’immediato, perlomeno. Perché una volta esauriti i prestiti e sfumate gli accordi di comproprietà sottoscritti con le società della galassia messa in piedi da Ghirardi e Leonardi, i costi di gestione di quei circa 300 atleti tornarono a gravare sul bilancio degli emiliani, coi risultati che ahinoi conosciamo alla perfezione. 300 operazioni in una sola estate: cifra mostruosa, che da sola e in altri tempi sarebbe bastata a quantificare i movimenti di mercato di un’intera serie, mica di una sola squadra. Una roba che nemmeno PSG, Barcellona, Manchester City e via dicendo. Allora il duo di cui sopra spiegò la strategia della Pesca a strascico con la necessità di fronteggiare la mancanza di liquidità generata dall’iniqua distribuzione dei diritti televisivi e da un bacino d’utenza, quello parmigiano, considerato troppo esiguo per sopravvivere nella foresta della massima serie, popolata di leoni troppo affamati per sottrarsi alla parte dei predatori e gazzelle parecchio deboli per potergli tenere testa (tra le quali il nostro vecchio Parma). Ma la toppa si rivelò peggio del buco. Un buco dal quale fummo inghiottiti senza alcuna chance di risalita, perché quella girandola di atleti oltre che assumere le sembianze di un boomerang che ti ritorna sul naso nel minuto in cui meno te lo aspetti, generò guadagni virtuali, mica reali, e servì non solo a mascherare ciò che di lì a poco sarebbe comunque venuto a galla, ma anche a calciare il pallone ancora un po’ più avanti in attesa di tempi migliori. Che non si materializzarono mai. E dire che da una tale filosofia di mercato con la decisiva e preziosa complicità della voglia di dotarsi di club satelliti, se ornata da mosse meno sconsiderate e un pelino più ragionate si sarebbe potuto vendemmiare pure qualcosa di buono: il Lapadula che oggi contende a Carlos Bacca una maglia da titolare nel Milan dell’aeroplanino Montella, era nostro già dal 2009 (dal 2012 in comproprietà col Cesena, ma per una sola stagione) e nel 2013 lo girammo in prestito al Nogometno Društvo Gorica ai tempi diretto da Luigi Apolloni. In Slovenia realizzò 14 reti in 32 partite tra campionato e coppa nazionale; da lì in avanti fu un crescendo di prestazioni e visibilità mediatica per il centravanti di padre pugliese e madre peruviana: 21 reti in 38 presenze al Teramo e 27 marcature in 40 apparizioni al Pescara l’anno dopo, fino a giungere alla corte di Silvio Berlusconi per la non trascurabile cifra di 9 milioni di euro più uno di bonus. E Massimo Coda? Tre estati fa atterrò dalle nostre parti a parametro zero per poi essere spedito in prestito sempre al ND Gorica, col quale disputò 33 partite e realizzò la bellezza di 18 gol. Ora è alla Salernitana, in B, nel tentativo di regalarle una stagione all’insegna della tranquillità (e, why not, qualcosina in più). Perfino Federico Di Francesco, figlio di Eusebio allenatore del Sassuolo, prima di diventare il giocatore che è oggi – e cioè il ragazzo capace di trovare il primo gol in A alla sua terza presenza assoluta nella first division e di farne addirittura due contro Andorra con la maglia dell’under 21 di Di Biagio alla seconda recita in azzurrino – è stato sotto contratto con noi, ma offrendo i suoi servigi dapprima al Gubbio (e si ritorna alla Galassia Parma), poi al Pescara, successivamente alla Cremonese, fino al nostro fallimento che ne ha decretato lo svincolo e l’arrivo a parametro zero in quel di Lanciano. Insomma, il nostro bouquet non era solo crisantemi e basta, ma anche girasoli, margherite e una miriade di altri fiori dai colori esotici e il profumo inebriante. Il fatto è che il rapporto tra gli uni e gli altri alla lunga si rivelò assai squilibrato, generando scompensi evidenti nelle casse del Parma prefallimentare. E infatti col senno di poi avremmo lovisofatto volentieri a meno sia della Pesca a strascico che dei club satelliti, almeno nelle forme in cui ci furono “somministrati”. Ciò da cui invece non possiamo essere risparmiati è l’affrontarne le residue conseguenze: domani incroceremo Loviso, ma di ex calciatori del Parma che al Parma ci sono stati solo sulla carta ne abbiamo già incontrati fin qui. E altri verranno a farci visita o ci ospiteranno nel prosieguo del campionato che è appena cominciato. Ci tocca e ce ne faremo una ragione, però se queste briciole di passato passassero in fretta, come una monoposto di Formula 1 a Monza, potremmo solo che gioirne. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / MASSIMO LOVISO, QUELLA VECCHIA CONOSCENZA DEL PARMA AI TEMPI DELLA “PESCA A STRASCICO”…

  • 23 Settembre 2016 in 18:29
    Permalink

    Prevedo una squadra
    molto ma molto
    MOTIVATA
    Domani inizierà
    la nostra cavalcata
    Noi siamo i migliori
    Agli altri solo BRICIOLE

  • 23 Settembre 2016 in 18:41
    Permalink

    Loviso me lo ero proprio perso! Quanti danni che ha fatto il magico duo!

    • 23 Settembre 2016 in 19:31
      Permalink

      Io Loviso me lo ricordo ai tempi di Livorno, e cioè quando era un centrocampista promettente dotato di una buona capacità di inserirsi e di un discreto tiro. Ora, dopo averne evidentemente perso le tracce, non so quanto si sia migliorato in quelli che erano i suoi pregi. In ogni caso c’è da augurarsi che non ce ne dia un saggio proprio domani sera.

  • 24 Settembre 2016 in 07:20
    Permalink

    Stasera lo purghiamo…

I commenti sono chiusi.

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