CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA GRANDE BELLEZZA

(Gianni Barone) – Il senso della critica può essere capito, compreso, accettato, discusso, condiviso, ma anche criticato. LA CRITICA alla critica diventa un esercizio utile, di cui non si deve fare a meno per nessun motivo, quando si superano certi limiti e si usano toni da tregenda tipici di certa letteratura o cinematografia. Se poi aggiungiamo che chi critica è nato e ha sviluppato il suo pensiero in pieno sacchismo-modernismo imperante ecco che si spiega il perché di certi eccessi e di certe iperboli. Quando si legge: crescita zero, prova disarmante, involuzione, boccheggiante, amorfo, zoppicante, sensazione di essere sull’orlo di una crisi di nervi, cosa ci possiamo aspettare di più? A certe cose non c’è limite è vero, però ricordo a tutti, per chi non se ne fosse accorto o per chi, nel frattempo, si fosse distratto che stiamo parlando di calcio, serie Lega Pro, squadra PARMA. Il film che si sta proiettando non è PULP FICTION e neanche una nuova serie ideata da LYNCH o ALDOMOVAR per rispondere e fare concorrenza a quella di Paolo Sorrentino in onda su Sky Atlantic.

la-grande-bellezza-2-diario-partenopeo-660x375Stiamo parlando della Grande Bellezza del calcio, che a volte venendo meno, si trasforma in una grande bruttezza descritta con i toni e gli aggettivi di cui sopra, per meglio rendere l’idea. Il Parma è in tilt, sostiene qualcuno, risponde qualcun altro con non c’è alchimia che lega gli ingredienti (il famoso “Amalgama” che l’ex presidente del CATANIA MASSIMINO avrebbe acquistato se solo avesse saputo la squadra di provenienza dello stesso) fino a giungere a squadra fragile che reagisce d’orgoglio (ossimoro: o è fragile o ha orgoglio), proseguendo con mancanza di solidità di una squadra che non ha voglia di vincere, bensì paura di perdere, per arrivare a dire che altre squadre, tipo MANTOVA, riescono a tratti, a far vedere un calcio di qualità superiore per impegno corale e organizzazione tattica.

Bene: io, nel Mantova, di qualità superiore ho notato solo il piumino di marca indossato da tecnico PRINA. E poi quando si dice che il 3-5-2 di Apolloni che chiede alle mezzale di portarsi in avanti, allargandosi sulle fasce, attenzione, non si capisce cosa dovrebbe fare di diverso un centrocampista in determinati sviluppi di gioco in fase di possesso palla. E’ scontato: quel centrocampista (pardon mezzala) quando si ribalta il fronte nella transizione negativa deve ripiegare e affiancare il metodista, nelle fattispecie Corapi, il quale quando deve impostare, a sua volta, non ha bisogno di aver compagni vicini alla sua zona, ma bensì deve vederli correre in avanti per lo smarcamento. O no? Eh? O no?

Questo, pensavo, che i nipotini di ARRIGO in versione Tablet o microfono lo sapessero, evidentemente no. E allora, e dai, direbbe Mughini, se proprio volete o dovete criticare con questi toni e questa drammaticità aspettate tempi peggiori, non certo questi, comunque dopo due vittorie di seguito. E se poi anche i calciatori fanno autocritica ben venga è sintomo di maturità. E se l’allenatore parla di sindrome da Tardini non è certo una critica contro i tifosi, vuole solo manifestare una sorta di ansia da prestazione tra le mura amiche di una squadra ancora incapace di esprimere in pieno le sue potenzialità.

Però non vorrei essere del tutto irriverente con chi esercita il diritto di critica, perché non si può sempre nascondere la polvere sotto il tappetto, come qualcuno ammonisce anche su queste colonne, perché sappiamo e/o sapevamo che quest’anno squadre tipo ROCCA CANNUCCIA non sarebbero state presenti e quindi le aspettative non potevano e non dovevano essere quelle dello scorso anno. Se la crescita zero è in un’invenzione giornalistica studiata ad arte per creare gli stimoli giusti potrebbe servire, ma se viene usata come provocazione, oltre a non essere suffragata dai fatti, diventa del tutto inefficace.

Quindi non ci resta che piangere, sempre per rimanere nel tema cinematografico, con lamentazioni, sentenze definitive ed inappellabili? O abbiamo davanti un’altra strada da percorrere quella della pazienza, dell’equilibrio (in campo e della critica), della saggezza per ritrovare quella Grande Bellezza perduta, in termini di gioco, passione, entusiasmo e razionalità?

Chi critica, chi protesta, chi sbraita, chi non ci sta (ciocolaté?) ha tutto il diritto di farlo, con i modi e toni dovuti, beninteso; però non andiamo troppo in là con previsioni e preveggenze perché lo scenario potrebbe mutare in fretta sin dalle prossime partite, perché la Grande Bellezza del calcio è proprio questa, l’imprevedibilità, il non me lo sarei mai aspettato, il ma chi l’avrebbe detto?

Qualcuno si aspetta che le cose cambino, primi fra tutti i protagonisti, in meglio; altri invece prediligono il ruolo di Cassandra di turno per allarmare, per fare rumore, per scuotere. Questione di punti di vista: tutto è legittimo, per carità, purché vengano rispettati certi principi e certi valori, e soprattutto venga rispettata la dignità del lavoro dei soggetti in campo, intesi non solo come giocatori, tecnici e dirigenti, ma anche come coloro che non la pensano allo stesso modo e ottimisticamente vedono davanti un quadro a tinte meno fosche e si aspettano sempre gli aggiustamenti e i miglioramenti (ciocolaté anche in questo caso?).

E poi, allargando il raggio visivo, non è che da altre parti, vedi le squadre di alta classifica, le cose, sul piano del gioco, vadano a gonfie vele; però qualcuno, obietta, noi siamo il Parma, la squadra favorita, che finora non è stata in grado di dimostrare di essere la protagonista assoluta del torneo.

Ma tornando al lato tecnico, legato al gioco, o alla mancanza del gioco delle squadra, occorre rilevare che, aldilà del discorso connesso ai sistemi tattici più idonei da adottare, la squadra difetta in fase offensiva su qualche principio base tipo lo scaglionamento o meglio i movimenti degli attaccanti, che non sempre favoriscono lo sviluppo della manovra nella maniera migliore. (Sandreani).

E mi spiego (Lazaroni): le punte dovrebbero, cosa che non succede spesso al PARMA, indirizzarsi, nello sviluppo del gioco, su settori diversi in modo da dare più soluzioni al possessore di palla. I famosi tagli i famosi incroci che mancano e che tanto mettono in difficoltà gli avversari. Su questo il tecnico dovrebbe lavorare perché gli uomini che ha a disposizione lo possono benissimo fare. Bel gioco, a mio avviso, è saper fare anche questo con semplicità e chiarezza. Non sono tanto d’accordo con chi sostiene che la squadra non gioca bene perché ricorre ai lanci essendo incapace di effettuare tre passaggi in fila: a tal proposito bisogna ricordare che, una statistica di una scuola inglese, ha dimostrato che circa l’85% delle reti delle reti segnate, prese come campione statistico di tornei importanti, è stato realizzato entro cinque passaggi massimo. Ciò cosa significa? Che la manovra in profondità immediata ha dato più risultati in percentuale di quella del possesso palla prolungato. Fin qui i numeri e il resto è tutto opinabile. Gianni Barone

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APOLLONI: “PRENDIAMO I FISCHI COME ABBIAM PRESO I 3 PUNTI. LA SQUADRA, IN QUESTO MOMENTO, SOFFRE IL TARDINI: COMPLICAVAMO ANCHE LE COSE PIU’ SEMPLICI, PENSO SIA SOLO UNA QUESTIONE MENTALE”

PRINA: “CONTANO SOLO I PUNTI PERCHE’ LE BELLE PRESTAZIONI SI DIMENTICANO. I PUNTI NON VENGONO SENZA IDEE DI GIOCO PRECISE, MA IL MANTOVA LE HA…”

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

4 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA GRANDE BELLEZZA

  • 25 Ottobre 2016 in 11:50
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    Infatti ormai questa zona o mania “sacchi” ( che faceva fare i terzini agli attaccanti, ma pure Mourinho non scherza su questo tema ) ha rotto i bartolomeo ( colleoni ) pure a me=già scritto altrove:
    pienamente d’accordo pure con la pazienza e il saper aspettare ( visto il calendario ) tempi, giochi e spettacoli migliori..
    correm innansz..

  • 25 Ottobre 2016 in 13:42
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    …come sempre complimenti a Gianni!!
    Concordo su tutto tranne sul fatto dei lanci lunghi…o meglio su una parte del discorso…si può giocare a lanci lunghi con due condizione favorevoli :
    1- Il difensore che sappia lanciare non a casaccio…
    2- una tipologia di attaccante che abbia la corsa per superare i difensori avversari…

    detto questo penso che il Parma ha dimostrato in queste partite di saper giocare palla a terra, poche volte..ma quelle poche volte è sempre arrivato in porta creando pericoli…la domanda che mi sorge spontanea è : perchè non lo fa con continuità???

  • 25 Ottobre 2016 in 13:57
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    tal proposito bisogna ricordare che, una statistica di una scuola inglese, ha dimostrato che circa l’85% delle reti delle reti segnate, prese come campione statistico di tornei importanti, è stato realizzato entro cinque passaggi massimo. Ciò cosa significa? Che la manovra in profondità immediata ha dato più risultati in percentuale di quella del possesso palla prolungato. Fin qui i numeri e il resto è tutto opinabile.

    Giusto. Peccato che andare solo di lanci lunghi non sia giocare così. Guardatevi come giocano le squadre di Klopp per capire il concetto descritto in quel periodo.

  • 25 Ottobre 2016 in 15:41
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    Io dallo stadio, non dal tablet o insieme a Sacchi, ho visto da una serie di partite che le due mezz’ali in ripiego piuttosto che andare sulla linea di centrocampo sono obbligati ad aiutare Garufo e Nunzella, per questo ci si scopre in mezzo.

    Vedrà che contro il Fano anche loro attaccheranno in due Garufo e Nunzella, in questo modo o Garufo rimane solo con due avversari o scopri il centrocampo e loro passano da lì.

    Non ci vuole Cruijff per capirlo o l’esser nati nel 1899, tutti sistemanticamente fanno quello, lo stanno vedendo tutti, ogni squadra che ci affronta sfrutta questa lacuna, nessuno ci mette una pezza e Garufo prende 4 in pagella…

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