CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA STORIA SIAMO NOI

(Gianni Barone) – In un silenzio duro da masticare ecco che irrompe un rumore, quando molti si apprestavano o speravano in un ribaltone con l’avvento di uno Scazzola qualsiasi o di qualche altro ciocolatè, Nevio Scala tuona così: “Apolloni siamo noi”. Nessuno si senta offeso e nessuno si senta escluso aggiungiamo noi, a margine di tutta la storia che qualcuno, a fatica digerirà, ma che deve indurre tutti ad una maggiore cautela quando si trattano temi legati al calcio, che lo ricordiamo essere delle meno serie la cosa più seria, e come tale a volte viene presa sin troppo sul serio. Niente proclami, niente squilli di tromba come quelli annunciati dai più oltranzisti (stampa e tifosi), si continua a navigare con la certezza che le scelte, fatte a suo tempo, daranno i frutti sperati, entro breve, si spera, questo il messaggio forte è chiaro lanciato, che impegna a fondo tutti i protagonisti, ma anche tutte le componenti del sistema che ruota attorno al PARMA CALCIO.

Un io che diventa NOI, più che di un titolo si tratta di una sorta di mantra da ripetere sino a quando la storia che dà torto, adesso, finalmente si tramuterà in ragione nel senso “avete visto che non ci sbagliavamo noi che avevamo tutto da vincere e tutto da perdere?”. Apolloni siamo noi: siamo noi la storia, non dell’umanità o del calcio, e ci mancherebbe, siamo Noi la storia del PARMA, Noi reduci degli anni d’oro Novanta che siamo arrivati fino qua. Scala non lo ha detto, solo, per difendere un suo allievo o tutti gli allievi che ha avuto, alcuni dei quali ha portato di nuovo a PARMA, lo ha fatto perché dalla storia recente del Parma, non ha intenzione di escludere nessuno e soprattutto non vuol che si offenda nessuno. Lo ha fatto con la tenacia di un padre che vede i suoi figli come i migliori del mondo, per lui, in questo preciso momento. Questo suo affermare Apolloni siamo noi, e quindi la Storia del Parma, in questo momento, siamo noi, non è un alibi, una scusa o un nascondiglio, è un volere affermare che in mezzo tanta gente (sia quelli che hanno letto un milione di libri e sia quelli che non sanno nemmeno parlare) una sorta di unicità, un tentativo di costruire qualcosa d’innovativo nel calcio in cui la cultura imperante è che quando le cose non vanno bene, bisogna mandare via tutti, in primo luogo l’allenatore.

Ma l’attuale allenatore del PARMA, per Scala non è un allenatore qualsiasi perché, del resto, lui stesso non è un presidente qualsiasi che cerca un capro espiatorio o l’unico colpevole della difficile situazione. Lui non ci sta e dice siamo noi quelli che fanno o facciamo la storia, a non volerci stare e non volerci piegare alle logiche di questo mondo, del calcio, troppe volte privo di umanità e fair play.

Tutti si aspettavano qualcosa che deflagrasse, che so una scintilla, una scossa, ma lui ha voluto ribadire il carattere del suo modo di guidare la squadra, senza ricorrere alla cacciata di nessuno, ha voluto affermare che noi, cioè loro, non siamo e non vogliamo essere come gli altri e fare , di conseguenza, come fanno tutti gli altri. Andiamo avanti, ha voluto dire, perché ci crediamo e siamo convinti di poter aver ragione laddove tutti, o per lo meno molti, ci danno torto.

Non diamo titoli perché non vogliamo avere titolo per fare ciò che tutti gli altri, al nostro posto, farebbero. Cioè mandare via qualcuno dell’Area Tecnica, o sottrarsi alle responsabilità Si tratta, a ben vedere, di una nuova cultura che fa la storia, che fa venire i brividi a qualcuno, ma che nessuno può, al momento, fermare. Lui è un nuovo presidente che non vuole imitare chi questo ruolo lo interpreta in maniera autoritaria o peggio ancora in maniera dissipatoria dei valori tecnici e umani delle persone che lo circondano.

Lui è Noi, Parma, Apolloni, staff tecnico, storia del Parma, che da un calcio ai modelli del passato e del presente. Quegli stessi modelli che si vedono costretti a cambiare per dare una scossa o per mascherare gli errori di programma.

Ma perché, ci si chiede, occorre cambiare? Per avere il consenso di una certa parte della tifoseria o della critica? Quella critica che avrebbe gongolato, se ci fosse stato un cambio tecnico, per poter esultare e dire l’avevo previsto, lo sapevo che ci voleva questo o quello (ciocolatè), o che si doveva chiamare un allenatore di categoria, pinco pallino qualunque, purché di categoria (sic).

No qui la storia non passa la mano, la Storia siamo Noi, ha voluto significare Scala, siamo Noi i padri e figli, siamo noi che non partiamo perché abbiamo ancora tutto da vincere. Molti sono rimasti delusi da questo atteggiamento, molti applaudono e molti applaudiranno alla prossimo vittoria, già da Forlì?, e molti capiranno che questo è un modo nuovo per convincere e convincersi ad andare avanti, anche senza cambiare, con l’obbligo di migliorare restando uniti tutti, sia chi voleva cambiare e sia chi si è accontentato di desiderare ciò che si ha “La storia del PARMA siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso”. Gianni Barone

CLICCA QUI PER VEDERE LA CONFERENZA STAMPA DI IERI DI SCALA, MINOTTI E GALASSI (video dal canale ufficiale You Tube del Parma Calcio 1913)

ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI

LA PRESENTAZIONE DI PARMA CALCIO 1913 – i video

SCALA: “APOLLONI SIAMO NOI. IL TECNICO MAI IN DISCUSSIONE: SIAMO UN GRUPPO DI CUI IO SONO IL RESPONSABILE”. MINOTTI: “I CAVALLI SI VEDONO ALLA FINE”. GALASSI: “MENO ISTERIA E PIU’ EQUILIBRIO”

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL, di Luca Tegoni / C’E’ UN’OLIGARCHIA AL COMANDO CHE GESTISCE IL BENE COMUNE DI DUE PARTI NON COMUNICANTI, MA CHE ENTRAMBE ANELANO A VINCERE IL CAMPIONATO”

IL COLUMNIST / SCALA, MINOTTI E GALASSI IERI NON HANNO CHE RIBADITO LA FILOSOFIA GESTIONALE DEL PARMA CALCIO 1913 CHE VENNE ILLUSTRATA DA BARILLA E FERRARI IL 1° LUGLIO 2015

Parmaland 1913 di Mauro “Morosky” Moroni / NO GIGI NO PARTY (LEGA PRO): NON AVRETE IL SUO SCALPO ROSSO

PERCHE’ SONO FIERO DELLA DIVERSITA’ DEL PARMA, di Andrea Belletti

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

13 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA STORIA SIAMO NOI

  • 14 Ottobre 2016 in 18:12
    Permalink

    Ok, abbiamo capito il concetto. Non occorre ripeterlo in 4 post diversi 😀

  • 15 Ottobre 2016 in 09:35
    Permalink

    CIOCOLATE’ noi siamo tutti apolloni perche’ ci piace la lega pro e ci vogliamo rimanre.
    si decida baroni an altri post non mi smbrava cosi contento della situazione soprautto del gioco ma si vede che h cambiato idea d altronde ciocolate’ si nasce

  • 15 Ottobre 2016 in 10:18
    Permalink

    Non penso di aver detto di apprezzare il gioco della squadra, in ogni caso vorrei invitare tutti a non dare sentenze definitive. La società ha deciso di andare avanti con questa guida tecnica e occorre apprezzare il coraggio visto che ancora le possibilità di dimostrare di essere una buona squadra, ci sono. Cioccolate’ sono quelli che sperano sempre che per migliorare le cose sia necessario cambiare allenatore, si tratta di un malcostume di cui il calcio potrebbe, nella maggior parte dei casi, fare a meno. Una società che non identifica il colpevole di una difficile situazione con il solo allenatore, merita comunque rispetto.

  • 15 Ottobre 2016 in 13:00
    Permalink

    ciocolate’ …………non per far polemica ma se Ghirardi non avesse cambiato cagni al 6 giornata dopo un cammino molto simile a questo e dopo un pareggio in trasferta (non sconfitta ) secondo lei senza guidolin il parma che aveva visto nelle prime 6 giornate sarebbe stato promosso in serie A ? no le rispondo io secondo lei se Ghirardi non avesse mandato via il parmigiano pioli e avesse investito su lord RANIERI si sarebbe salvato quello scialba parma in serie A le rispondo io no ……….se non avessimo preso maldini secondo lei ceresini tornava in serie B ? e lei c era …..no come vede prpio sulla ns pelle abbiamo visto tanti esempi di come un cambio alle volte e’ una mossa altrettanto intellignte poi ogi il calcio e ancora più pscicilogia e una sana scossa non potrebbe che far bene allo spogliatoio e poi a parte che sia una bravissima persona apolloni abbia pazienza come allenotore veramente scarsino forse va meglio per una squadra di media classifica … saluti ciocolate’

    • 15 Ottobre 2016 in 14:24
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      Spero solo che a maggio non avrai il coraggio di salire sul pullman scoperto

    • 15 Ottobre 2016 in 14:33
      Permalink

      Paragonare il Parma attuale a quello di Cagni è da incompetenti.
      Cagni aveva in mano la squadra retrocessa dalla A. Gigi guida una rosa formata dai resti della D e qualche innesto di categoria superiore. Sono due cose ben diverse.
      Rimpiangere Ghirardi, poi la dice tutta.
      Per gente come te ci vorrebbe uno come lui

  • 15 Ottobre 2016 in 13:24
    Permalink

    la preistoria casomai oserei dire il cenozoico ,indipendente da quello auguro ai miei nipoti di rivedere il parma in serie A
    noi giustamente abbiamo gia’ goduto abbastanza

  • 15 Ottobre 2016 in 15:09
    Permalink

    Io godevo quanto vedevo Petra allo stadio

    • 15 Ottobre 2016 in 17:07
      Permalink

      secondo me godeva piu’ tino fuori dello stadio 😀

      • 15 Ottobre 2016 in 18:56
        Permalink

        Ah seh veh, tal cred! Fisci deh che lavor

  • 15 Ottobre 2016 in 15:40
    Permalink

    Tra il malcostume di cambiare l’allenatore alla prima difficoltà e 6 volte l’anno alla Zamparini e bersi che dopo otto partite sia fisiologico attendersi a Forlì la nona partita (escusa la coppa) con lanci lunghi alla viva il parroco c’è anche una mezza via.

    La mezza via è essere coscienti che la squadra gioca come se non si allenasse insieme, con Nocciolini terzino, Scavone esterno e corbellerie del genere, Evacuo che va e viene tra un’area e l’altra con la pretesa che sia veloce ed elastico come asprilla, si gioca a rilento, sempre con tre tocchi perchè non hanno idea di cosa fare e via di lancio lungo o cross dalla 3/4, l’equilibrio è essere franchi e dire che questo è figlio di problemi che noi nemmeno conosciamo, che questo non può cambiare che in due modi.

    1 o si rivoluziona quello che si sta facendo lasciando fuori chi non rende se necessario, anche se si chiama Canini o Calaiò

    2 si cambia allenatore se questo Apolloni non lo sa fare

    Se ci volete raccontare che lasciando gli stessi uomini e lo stesso gioco c’è tutto il tempo di recuperare e trovare il famigerato amalgama ci avete preso per cretini, in 8 partite abbiamo solo visto lanci lunghi e gradualmente i giocatori demotivarsi a forze di essere fuori ruolo e non avere un gioco, volete farci credere con questi articoli che tra 3, 4, 5 o 10 giornate gradualmente le cose miglioreranno ed agganceremo quelle sopra continuando così?

    Perché se come dice Minotti l’obiettivo rimane la vittoria del campionato la calma e l’aspettare altre 10 partite per vedere la squadra fare qualcosa di diverso dai lanci lunghi non è sufficiente, è necessario vincere le partite per l’obiettivo dichiarato da Minotti e da subito, la matematica è impietosa e se da 5 passi a 8,9,10 o 11 punti dalla testa sei obbligato a fare un filotto di vittorie impressionante.

    Se ci volete far credere che c’è tempo e col tempo i lanci lunghi finiranno e tutto andrà a posto caro Barone aspetta e spera…

    A noi soldi non li da nessuno ma li spendiamo, siamo mossi solo dalla passione e non dalla professione, quindi è totalmente inutile sperare che la gente supporti e sopporti altre 30 partite di lanci lunghi nel nome dell’amore per Galassi.

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