IL COLUMNIST / CALCIO EFFICACE? POCHINO, MA AL PARI IL PARMA E’ ARRIVATO UGUALMENTE

(Luca Russo) – Qui al Riviera, il Parma ha cominciato a vincere parecchio tardi: appena due volte nell’arco di sei mesi nel lontano 1988, una vita fa calcisticamente parlando. Furono quelle le ultime recite Crociate a San Benedetto. A distanza di quasi trent’anni, il vizio di far punti da queste parti i gialloblù non se lo sono tolti: merito di Nocciolini e Calaiò, artefici di una rimonta che garantisce al Parma la continuità di risultati necessaria per restare in fiducia e in scia del sogno chiamato serie B. Un 2-2, quello maturato sulle rive dell’Adriatico, che gli emiliani hanno legittimato con due finali di tempo da squadra pronta al ritorno in un calcio un po’ più consono alle sue ambizioni. Con buona pace del furioso Fedeli, patron della Samb, che a fine partita si è scagliato contro la formazione di Apolloni, a suo dire favorita dal Palazzo nella corsa alla promozione, e Calaiò, definito ignorante, ex calciatore e colpevole secondo il suo parere di aver insultato a più riprese l’arbitro durante la partita.

samb-parma-finaleLunga la lista delle cose che son mancate ai Crociati in avvio di gara: fosforo, geometrie e pulizia di passaggio in mezzo al campo, partecipazione al pressing da parte dei due centravanti, nonché una buona dose di “cazzimma” che gli avrebbe permesso di incassare le provocazioni dei padroni di casa – abili a buttarla in caciara e a innervosirli –  gonfiando il petto, e non a testa bassa, come avrebbe fatto un qualsiasi ragazzino ancora a secco di particolari esperienze sul rettangolo verde. Ma sufficientemente corposo l’elenco di quelle che han funzionato al tramonto della prima frazione per fare del pari dell’intervallo un premio meritato: baricentro alto, convinzione nelle proprie sortite e una maggiore velocità nel portare pericoli alla porta custodita da Frison. La Samb ci era stata annunciata con un 4-3-3 a trazione anteriore, in cui le due ali si esaltano nell’uno contro uno e i mediani appoggiano con decisione la manovra offensiva, ma il vantaggio di fatto lo hanno trovato con una mezza ripartenza – atteggiamento poco propositivo e assai speculativo – benedetta prima da un’errata lettura di Nunzella, già autore di una topica simile all’alba della contesa, e poi dal tap in vincente di Mancuso, al poker in campionato. Alla faccia di chi dalle nostre parti voleva un Parma garibaldino e meno sornione del solito. E che al Riviera è stato accontentato. Perché i gialloblù, scesi in campo con un 4-4-2 che in teoria avrebbe dovuto arrapare poco, il match hanno cercato di comandarlo dal principio, trasformando il modulo di partenza in uno spinto 4-2-4 in fase di possesso, con Corapi e Scavone in cabina di regia e Nocciolini e Ricci a ridosso della linea d’attacco. Idea nemmeno malvagia, quella di impensierire i rossoblu mostrando loro i muscoli, ma che è saltata per aria immediatamente. Lì in mezzo, infatti, Corapi e Scavone, dirottato al centro dopo essere stato testato in settimana lungo l’out di sinistra, più che la palla, han cercato la marcatura avversaria, quasi a nascondersi, impresa nella quale sono stati aiutati, si fa per dire, dai terminali d’attacco avversari, che sporcando le linee di passaggio di Lucarelli e compagni, e infastidendoli con una pressione tambureggiante, gli hanno impedito di impostare con la precisione richiesta ad un team chiamato non solo a vincere ma anche a convincere. In quel frangente son venuti fuori i marchigiani, che di seconda palla in seconda palla, e capitalizzando la pressoché totale assenza di marcature preventive da parte dei ragazzi di Apolloni, han trovato il varco giusto per infilare il povero Zommers, oggi insuperabile in più di una circostanza prima di capitolare. Poi il Parma ha rialzato la testa, soprattutto a destra, fronte dal quale si è materializzata con incredibile irruenza la sua reazione, che si è fatta attendere il giusto. Nocciolini ha autografato il pari, ma senza toglierci dalla testa il solito martellante interrogativo: è mai possibile che in quarantacinque giri di lancette una corazzata come quella consegnata a mister Apolloni non sia capace di esprimere altro gioco che lo “sfera alta e speriamo che le divinità del pallone ce  la mandino buona”? Nella ripresa il copione tattico del match è cambiato: il Parma ha lasciato giocare la Samb, ma abbassandosi troppo, e facendosi schiacciare una volta sì e l’altra pure, le ha offerto il destro per il 2-1, siglato da Lulli con un missile terra aria di rara bellezza e degno di categorie superiori e palcoscenici ad alta visibilità mediatica. Ecco, in quel momento i gialloblù avrebbero potuto mollare di schianto, e in effetti per qualche minuto sono usciti dal match, riuscendo a rientrarci solo grazie ai cambi operati dal tecnico laziale. Cambi che hanno ridestato la squadra, restituendole la brillantezza mostrata sul calare del primo tempo. Melandri, lungo la corsia fin li esplorata da Ricci, ci ha dato dentro abbinando tanta corsa ed altrettanta propensione al sacrificio alla tecnica (sublime considerata la categoria) che di certo non gli fa difetto. Nota di merito anche per Guazzo, che ha preso il posto di un Evacuo piuttosto spuntato, mentre Baraye le mani ce le ha fatte spellare assai meno. Certo, l’undici ducale ha insistito coi lanci lunghi, e insomma di bel calcio o semplicemente calcio efficace ne ha proposto pochino anche nella seconda frazione di gioco. Ma al pari ci è arrivato ugualmente, in un finale di match infuocato manco si fosse trattato di un Juventus-Parma scelto a caso tra quelli del passato. Un pareggio scaturito non solo dalla disperazione tipica di chi deve rincorrere, ma anche dalla voglia di non darsi per vinti: diversamente non si occuperebbe la metà campo rivale con quel piglio, quel coraggio, quella convinzione di potercela fare e in barba al rischio di incassarne un altro. Calaiò, su rigore – con annessa espulsione di Radi – assai contestato dai marchigiani sia in campo che in sala media col patron Fedeli che in proposito ha rilasciato dichiarazioni come minimo al vetriolo, ha dato alle stampe la rete del definitivo 2-2. Va da sé che ci si poteva arrivare in anticipo, con Guazzo prima, Lucarelli da calcio piazzato poi e Nocciolini infine. Ma va bene così. La successiva espulsione di Lulli è servita solamente a irrobustire un tabellino già bello carico di episodi, recriminazioni e veleni. A proposito del penalty che ha sancito il pari: dopo la realizzazione di Calaiò, Lorenzo Minotti, presente in tribuna centrale al fianco di Maurizio Compagnoni di Sky, è stato ricoperto di insulti dai tifosi della Samb, i quali hanno rincarato la dose al triplice fischio, quando hanno salutato il Parma intonando un inopportuno (visto e considerato che le due espulsioni e il rigore indubbiamente c’erano) e inelegante “ladri!”. Atteggiamento che non ci sorprende più di tanto: con un presidente di quel genere… Luca Russo

7 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / CALCIO EFFICACE? POCHINO, MA AL PARI IL PARMA E’ ARRIVATO UGUALMENTE

  • 1 Ottobre 2016 in 21:17
    Permalink

    Cambiamo modulo, ma la sostanza rimane la stessa: solo lanci lunghi e poco altro. Almeno non ci arrendiamo mai. È già parecchio per una categoria dura come la Lega Pro.

  • 1 Ottobre 2016 in 23:13
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    Io continuo a vedere una squadra senza senso, che vive di episodi. Con apolloni il Parma non ha mai giocato bene. C’è da dire che abbiamo un centrocampo assurdo, è parere mio calaio ed evacuo non possono giocare assieme. Possiamo sperare solo di trovare un grande centrocampista a gennaio e magari anche un allenatore….

  • 2 Ottobre 2016 in 00:11
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    Però guardando la classifica
    Pordenone 16 punti
    Sambenedettese16 punti virtuali
    Una cosa balza all’occhio.
    Con le due capoliste fuori casa abbiamo fatto 4 punti e se pensiamo che dovranno venire a giocare a Parma al rltorno..
    Peccato, se in panchina ci fosse qualcuno che ne capisse qualcosa di più di Apollo…..

  • 2 Ottobre 2016 in 03:30
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    Questo è un punto d’oro

  • 2 Ottobre 2016 in 07:18
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    Comunque la media deve essere quella di due punti a partita per vincere il campionato ad oggi nonostante tutto quello successo siamo a -2. Continuo a pensare che alla fine l’unica squadra da temere sarà il Venezia quindi ieri abbiamo guadagnato un punto. È se non avessimo perso lo scontro diretto saremmo a + 1. Se resistiamo in classifica fino all’apertura del mercato di gennaio e prendiamo almeno due bei centrocampisti vinciamo il campionato a mani basse… diversamente la differenza la farebbe il cambio di allenatore…

  • 2 Ottobre 2016 in 10:02
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    Ah ah ah ah ah ah chiedi a Minotti&Galassi quando arrivano i due o forse tre dai siamo abbondanti centrocampisti.

  • 2 Ottobre 2016 in 14:34
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    Non è un caso o che manca qualcosa, è una scelta quella di fare lanci lunghi e basta, questo si evince da tre cose, uno: dall’intervista di quel giocatore del Sant’arcangelo che ha detto che hanno preparato la partita per difendersi da questo e basta, due: ieri al primo pallone manovrato dal Parma senza pensare Corapi ha lanciato il pallone lungo. tre: è dalla partita col Modena che non si fa altro.

    E’ interessante notare che ci vuole il calcio corale, l’amalgama, l’atteggiamento giusto e cose puramente filosofiche di questa portata.

    Qui, in concreto, ci vuole che arrivino più di due palloni puliti a partita lì davanti, il centro campo viene penetrato come il burro e quando c’è da salire viene scavalcato dai lanci lunghi, la fascia destra ieri è stata in balia di quei due esterni per 90′ minuti senza nemmeno tentare una contromossa, Nocciolini era sempre troppo avanti in impostazione e troppo arretrato in copertura restando avulso dal gioco (si può imparare a 27 anni a fare il terzino in una manciata di allenamenti e quattro partite?), questi sono alcuni argomenti concreti di cui discutere oppure parliamo di calcio corale, amalgama, filosofia di gioco ed altre cose inconsistenti del genere.

    TEOREMI NON SISTEMI ASSIOMATICI

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