IL COLUMNIST / NEL CALCIO MODERNO AFFIDARSI SEMPRE AL SOLITO SPARTITO E’ UNA SCELTA CHE DISTRIBUISCE POCHISSIMI DIVIDENDI

(Luca Russo) – La due giorni di Champions League è stata un lungo inno alla versatilità tattica e ha rappresentato una sonora bocciatura per l’integralismo tipico di certo allenatori. In altre parole ci ha confermato che nel calcio moderno affidarsi sempre al solito spartito è una scelta che distribuisce pochissimi dividendi. Prendete la Juventus: ad oggi non si è ancora capito quale sia il suo modulo di riferimento. Una volta indossa il 3-5-2, la settimana dopo tira fuori dall’armadio il 4-3-1-2, senza che i suoi eroi accusino particolari scompensi nel trasloco da un copione all’altro. I bianconeri, insomma, sono in grado di interpretare più parti. Compito, questo, nel quale si disimpegnano magnificamente perfino nell’arco della stessa partita. La mano di Allegri, che nelle ultime stagioni ha tradito l’idea per cui s’ha da fare calcio spettacolo ad ogni costo e in qualsiasi circostanza, si vede, si sente. Il tecnico livornese ha deciso di incamminarsi lungo il sentiero della duttilità, e il suo addestramento sta sortendo gli effetti desiderati: la Juventus è indecifrabile per gli avversari, che delle disposizioni bianconere finiscono per capirci ben poco pure dopo averla affrontata. Ed è proprio in virtù di tanta adattabilità che vince regolarmente in campionato e in Champions League. Mica del bel gioco, che non s’è ravvisato nemmeno a Lione, laddove i piemontesi come al solito l’hanno spuntata grazie a quella cosuccia che a una grande squadra non può far difetto: la capacità di farsi concava di fronte ad un ostacolo convesso, e viceversa. Ora prendete il Napoli: Sarri ci ha lasciato intendere che non concepisce altro verbo che non sia il 4-3-3. La conseguenza più immediata e visibile è che dopo un anno e mezzo di gestione del coach toscano, quasi tutti, sassi compresi, hanno capito quale è il modo di proporsi dei partenopei. E così anche avversarie non particolarmente dotate sotto il profilo tecnico sanno a quali armi ricorrere per disinnescarli e renderli parzialmente innocui. Le tre sconfitte in serie contro Atalanta, Roma e Besiktas, sommate ai passi falsi di Pescara e Genova, non sono arrivate per caso. Se la Juventus è un rebus, un cubo di Rubik difficile da maneggiare (che finora solo l’Inter ha saputo risolvere), gli azzurri son fin troppo leggibili. Sarri farebbe bene a dotarsi di un piano B, alternativo al piano A di cui gli altri conoscono ormai ogni dettaglio; diversamente, pure la trasferta di Crotone, apparentemente abbordabile, rischia di diventare scivolosa come una buccia di banana.

E il Parma dove ce lo piazziamo in un discorso del genere? Semplice: è dall’inizio della stagione che la squadra Crociata viene legittimamente accusata di non saper esibire un gioco differente da quello che prevede il lancio lungo a mo’ di preghiera per i terminali d’attacco. L’amichevole disputata ieri contro la Casalgrandese, formazione che milita nel campionato d’Eccellenza, fatta la tara alla modestia dei rivali di giornata, ci ha però dimostrato che i gialloblù conoscono anche un altro modo di attaccare. Guardate (CLICCA QUI PER I VIDEO) i primi due gol messi a segno da Emanuele Calaiò: il Parma fa viaggiare la palla rasoterra, disorienta la difesa avversaria, le fa perdere l’equilibrio con triangolazioni veloci e rapidi scambi nello stretto, la costringe a scoprirsi un fianco o l’altro e poi, zac!, proprio da quel lato la punisce. Perché in amichevole sì e in partita ufficiale no? Certo, un conto è avere a che fare con compagini di quinta o sesta serie, un altro è dover vedersela con formazioni di Lega Pro magari attrezzate per la promozione in cadetteria, ci mancherebbe. Però il Parma visto all’opera ventiquattro ore fa è la dimostrazione pratica che se si ha la volontà di cambiare, si può cambiare. O almeno ci si può tentare. Per capirci, al cospetto della Casalgrandese si è avuta la prova, ove mai ce ne fosse bisogno, che sappiamo giocare anche palla a terra, se ne abbiamo l’intenzione. Strategia che, dunque, è alla nostra portata. E che quindi può e deve essere replicata pure in campionato. Il raffronto tra i risultati della poliedrica Juventus e quelli del monotono Napoli sbarra la strada a qualsiasi dubbio: chi fa sua l’arte del piano B fattura mediamente più successi di coloro che non cambiano mai disco. Luca Russo

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29 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / NEL CALCIO MODERNO AFFIDARSI SEMPRE AL SOLITO SPARTITO E’ UNA SCELTA CHE DISTRIBUISCE POCHISSIMI DIVIDENDI

  • 20 Ottobre 2016 in 23:25
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    Appunto, mi sono sempre rifiutato di credere che Apolloni non conoscesse le basi del calcio. Allora che le metta in pratica.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:02
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    Discorso pienamente condivisibile (a parte il punto sulla vittoria della rubentus con il Lione, che più che un discorso di concavi o convessi diciamo che hanno vinto grazie a quel ragazzino che di cognome fa Buffon. Alle volte ci vuole anche del culo).
    Per il resto sono pienamente d’accordo. Chi va in campo come mestiere fa il calciatore e l’allenatore è quello che deve dare un’impronta alla sua squadra. Io penso che calciatori professionisti, che campano e anche molto bene facendo questo mestiere, e l’allenatore debbano essere in grado di interpretare più moduli all’interno della stessa partita, credo sia un dovere più che un pregio. Perciò quando li vediamo lanciare lunghi e affidarsi al caso fa incazzare di brutto noi tifosi, perchè denota un’incapacità incomprensibile di applicare le basi di qualsiasi modulo, perchè quello non è calcio ma improvvisazione! Di chi è la colpa?In questi casi la principale responsabilità ce l’ha allenatore a mio avviso, che o non provain allenamento(ma questo non lo posso sostenere dal momento che gli allenamenti non li seguo) o non riesci a farsi seguire dai suoi calciatori, poi vengono i calciatori, ma non mi sembrano così scarsi e privi di esperienza per capire come fare certi movimenti.

    • 21 Ottobre 2016 in 13:19
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      Io ho visto sia la gara della Juventus, in Francia, che quella del Napoli coi turchi. I bianconeri, nell’arco della stessa partita, dapprima sono stati padroni del campo, con un atteggiamento più europeo di quello che normalmente adottano in Champions, poi, specie nel finale, si sono affidati a una sorta di catenaccio che a momenti fruttava il raddoppio.

      Il Napoli, al contrario, ha giocato nello stesso modo dal principio alla fine del match, e cioè stazionando stabilmente nella metà campo avversaria, con la conseguenza che quando avrebbe dovuto frenare e accontentarsi finanche di un pareggio casalingo, ha cercato di farlo sì, ma essendo abituato a stare sempre e solo alto, in realtà ha solo frenato senza arretrare.

      Sul resto, sono d’accordo: tocca al manico dare un’impronta. Peraltro il calcio è molto più semplice di quello che vogliono farci credere: se si allena seminando concetti e atteggiamenti, non serve nemmeno parlare di schemi. Il Barca di Guardiola, e scusatemi se azzardo sempre un certo tipo di paragoni, a mio avviso non aveva un modulo di riferimento, bensì dei principi base di riferimento, attorno ai quali ha costruito un determinato modo di giocare e stare in campo.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:09
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    Parlando del Napoli però sottolinerei di non dimenticare che hanno ceduto un certo pacchetto gol , tipo 25 barra 30 reti regalate alla juve così come ha regalato ai bianconeri medesimi il talento e le giocate di Pianic ..
    certamente tu parlavi del gioco e del modo di proporsi, a volte camaleontico, della squadra che sa cambiare, in campo, modo di giocare , anche a seconda di tempistiche, avversari, situazioni tattiche contingenti ecc ecc
    ..
    sai comè, fra l’altro, al napoli oltre al suddetto bottino reti di Higuain gli è venuto pure a mancare il terminale offensivo che era partito molto bene in questo campionato..Milik
    togli uomini importanti e perdi in tutto, gol, cifra tecnica, peso nell’economia anche del gioco…
    giusto Luca ??

    p.s. a proposito, i miei sinceri complimenti per le tue approfondite e competenti disamine della materia, quando passi al profondo nord, fatti sentire, pizza party col direttore ??
    morosky c’è !!!

    ciao ragazzo
    mauro

    • 21 Ottobre 2016 in 13:31
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      Che al Napoli sia mancato prima il bottino di reti assicurato da Higuain, poi quello che stava iniziando a garantire Milik, l’ho scritto in un precedente articolo a proposito dell’incompletezza che accomuna le grandi di A al nostro piccolo Parma.

      E però proprio sul Napoli è sempre stato detto, dalla stampa nel suo complesso e dai tifosi che evidentemente se ne fanno condizionare, che grazie al gioco voluto e imposto da Sarri in attacco ci sarebbe potuto stare chiunque, anche il sottoscritto, e avrebbe segnato caterve di reti. Evidentemente non è così, e non è così esattamente perché il Napoli non sa cambiare abito. E quando uno non cambia abito, diventa prevedeibile, facilmente leggibile. Pure per avversari che non dovrebbero suscitare preoccupazioni particolari.

      Quanto ai complimenti, ti ringrazio profondamente e sinceramente 🙂 e quanto alla pizza, o qualsiasi altra cosa che sia commestibile, sai che non marco mai visita 🙂

      • 21 Ottobre 2016 in 13:55
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        Puo anke essere ke bisogna cambiare abito e calzini

        Ma i giocatori di Napule e Juvve NON sono parenti

        Cominciando dal portiere x arrivare alla pankina

        Metti Sarri alla Juvve e Allegri al Napule cosa cambia

        Personalmente nulla

        • 21 Ottobre 2016 in 14:00
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          Io invece credo che qualcosa cambierebbe: a panchine invertite, vedremmo un Napoli non troppo spensierato e una Juventus meno solida.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:38
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    L’amichevole è stata giocata contro:

    muratori, idraulici…..disoccupati…suvvia..

    la prova di maturità ci sarà sabato col Mantova.

    Mi chiedo come mai Sig. Russo in tutti i suoi interessanti

    articoli cita sempre squadre blasonate come la Rubetus,

    il Napoli…ma a noi cosa interessa?

    E’ come paragonare la Mazzamauro alla Belen.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:39
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    Russo la differenza è che la juve quando cambia modulo manda in confusione gli avversari, noi quando cambiamo modulo mandiamo in confusione noi stessi.
    Che non puoi giocare con un modulo solo è un dato di fatto, che dopo 11 partite ufficiali non ne hai ancora trovato uno che ti dia un minimo di sicurezza è un problema.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:47
    Permalink

    Capisco che il Napoli e la Giuventus in certi posti sono il confine del mondo e se loro cambiano sempre modulo nell’ultimo periodo è legge, ma che dire del Mp Tazembe e Al-Ahly che immutabili con lo stesso modulo negli ultimi 10 anni hanno vinto 8 volte in totale la Champions league africana?

    Ah scusa, mi era sfuggito che il fine dell’articolo era dire che Apolloni, Minotti, Scala e Galassi hanno ragione.

  • 21 Ottobre 2016 in 09:54
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    Tante volte, spesso, in presenza di gare equilibrate, + che il modulo o i numeri, contano le prodezze di un singolo, il tiro che sbatte contro il palo e va fuori oppure torna nelle braccia del portiere piuttosto che verso il rinvio di un difensore: attacchi che si sgagnano l’impensabile, difese chiuse ed arcigne poi, come con un colpo di bacchetta magica, il gol del sabato sera ( un pò come la febbre ) il tiro della domenica, l’euro mondo gol interplanetario e così via, a seguire !!
    oppure il gollonzo da paperino contro qui quo e qua ( o là quando si “và in trasfertà” )

    • 21 Ottobre 2016 in 13:34
      Permalink

      Ok, ma questo vale per la singola partita. In un torneo di 38 o 34, e magari col supplemento dei playoff, difficilmente si impone chi non lo merita o chi è solo fortunato. Per essere primo in classifica o giù di lì alla fine del campionato, qualche cosa devi averla seminata.

  • 21 Ottobre 2016 in 10:03
    Permalink

    Cosa volete che vi dica uno spettatore deluso ma fiducioso ?
    Che attende non più un modulo o un giocatore ma alcune risposte.
    Dalla squadra o dall’allenatore. Intanto coi lanci lunghi ci siamo quasi. E anche coi cross da metà campo.
    Ora vorremmo vedere azioni manovrate e passaggi filtranti.
    Qualche tiro da fuori area. Qualche cross radente dal fondo. Una difesa che non prende tre gol ogni partita.
    Ma abbiamo tempo. Mi sa che, aspettando il domani, ci accontenteremo di portare a casa il risultato, in qualsiasi modo, per il tanto agognato bel gioco (che andrebbe bene anche solo il gioco), servirà tanta pazienza e che per il modulo giusto se ne parlerà con calma.
    Lo spettatore del Gardini è un esteta ma non è mica demo e ha capito che bisogna fare di necessità virtù.
    Questa squadra a tratti è uno schiacciasassi ma lo è quando butta il cuore oltre l’ostacolo. E se continua a buttare la palla oltre il centrocampo un motivo ci sarà pure.
    Forza e coraggio. Continuiamo a vincere e facciamo di necessità virtù. Perché l’erba del vicino è sempre più verde e, manco a dirlo, qui una volta era tutta campagna.

  • 21 Ottobre 2016 in 10:52
    Permalink

    In lega pro il bel gioco non esiste.

    L’importante è vincere anche con una rete di scarto

    e restare nelle prime posizioni.

    A gennaio se si vorrà acquistare un calciatore,

    probabilmente SVINCOLATO, perchè come dice Minotti

    non ci possiamo permettere di acquistare il CARTELLINO,

    che sia un centrocampista coi maroni,

    mica un pistapuci…..

    • 21 Ottobre 2016 in 17:02
      Permalink

      Io credo che minotti intendesse che il mercato è chiuso e non si possono acquistare giocatori comprando il cartellino…ma possono solo comprare svincolati! Non credo intendesse che mancano i soldi!

  • 21 Ottobre 2016 in 13:14
    Permalink

    Ma co ghentra svincolè o no ? basta chi sien bon ed szugher al balon e miga a ciapano’ …

    Rammento che la rubentus, 3 an fa “soffiò'” Pogba 19 enne al Manchester United e glelo rivendette quest anno alla modica cifra di oltre 100 milioni di euro

    Se mi spiegate chi ha fatto l’affare ????? ( oltre al mediatore pizzaiolo procuratore Rajola, second mi von di pu svelt a magner la foja in do ghe da ciaper ed la pila ) ne sarei profondamente grato .

    E visto che tutti coloro presi dal Parma quest anno ” mi pare ” che I nostri li abbiano fatti svincolare dalle società precedenti per poi acquisirli al solo costo dell’ingaggio e della mensa in foresteria a colecc , ancora con sta fola di svincolè…
    tutt american coi sold ed chietar..

  • 21 Ottobre 2016 in 14:41
    Permalink

    E dai con sta Rubentus….ma basta…paragoni senza senso!

    Ma l’Alessandria ha un budjet milionario?

    Dico Alessandria, come Cremonese, come Venezia,

    come Pordenone o la stessa Reggiana????

    Su dai mauro moroni “morosky”

    a Parma abbiamo la fortuna di avere

    una proprietà solida, mi parli di americani coi soldi

    di altri….cerca di essere obbiettivo na bela volta!!!!

    • 21 Ottobre 2016 in 15:03
      Permalink

      Se l’intenzione è quella di crescere e migliorarsi, e non ho dubbi a giudicare dai primi passi compiuti dal Parma Calcio 1913, bisogna confrontarsi coi migliori, non con chi sta messo peggio. Altro che paragoni senza senso: quando le cose vanno male o semplicemente si vuole accrescere il proprio status, una delle mosse più logiche e redditizie per provare a risollevarsi è copiare quelle adottate, evidentemente con successo, dai più bravi.

  • 21 Ottobre 2016 in 15:28
    Permalink

    si bell’esempio la Juventus uhuhuhuhuh

  • 21 Ottobre 2016 in 15:59
    Permalink

    Bene! Allora iniziamo a copiarli acquistando giocatori buoni.

    • 21 Ottobre 2016 in 16:49
      Permalink

      cominciamo a copiarli portando la barilla a detroit e magari la sede in lussemburgo uhuhuhuhuh ,poi facciamo su lo stadio coi soldi di pantalone e speriamo che gazzoni frascara muoia prima uhuhuhuhhu

      • 21 Ottobre 2016 in 22:06
        Permalink

        Ce la si fa a fare un passo avanti e a svincolarsi da modi di pensare e agire perlomeno arcaici? Comunque, confido nella compattezza, soprattutto societaria, del nuovo Parma e nella sua capacità di provare continuamente a cambiare metodi per sradicare certe cattive abitudini.

  • 21 Ottobre 2016 in 16:01
    Permalink

    Dico a centrocampo e in difesa.

  • 21 Ottobre 2016 in 16:10
    Permalink

    Troppo severo con Sarri secondo me, io lo stimo molto, purtroppo ora il napoli è una squadra “monca”, senza centravanti e con una rosa che fatica a gestire il doppio impegno. Le responsabilità sono di una società che parla tanto ma vende tutto quello che può vendere e non è neppure brava a sostituire. Ok milik è sfortuna ma gabbiadini andava venduto perchè non hai mai legato e serviva un rinforzo vero anche negli altri reparti mentre sono arrivati solo (si fa per dire) giovani promettenti.
    Sul discorso generale sono abbastanza in sintonia, contano i concetti di gioco, il modulo si può adattare alle circostanze, in alcuni casi si deve.

    • 21 Ottobre 2016 in 16:57
      Permalink

      Però a Bergamo ha perso con Milik. E a Pescara e a Genova ha pareggiato con Milik. Non discuto la qualità, spesso sublime, della proposta tecnico-tattica di Sarri. Gli contesto solo una certa monotonia. Mentre Allegri si è costruito diverse soluzioni per arrivare alla vittoria, Sarri ne conosce solo una.

  • 21 Ottobre 2016 in 18:00
    Permalink

    Il paragone col la signora torinese ( va bene così ? ) sta proprio nel fatto che ha preso un giocatore giovane, potenzialmente bravissimo, a parametro zero, quindi SVINCOLATO, e poi dopo averlo tirato su e lanciato, sia in serie A che popi, di riflesso, nella sua nazionale ed in campo europeo, LO HA RIVENDUTO AGLI STESSI FURBONI CHE SE LO SONO LASCIATI ANDARE VIA ALLA MODICA CIFRA DI 102, CENTODUE MILIONI DI EURO
    ..
    il mio era un voler sorridere a chi contesta ai dirigenti crociati di acquistare solo giocatori svincolati e questo era un esempio ECLATANTE per chi lo vuole apprezzare

    la frase , tutti americani coi soldi degli altri , si riferisce a quei lettori che contestano ed ironizzano sugli gli acquisti a parametro zero
    secon mi a nes sema miga capì o sbaglio ?
    ad ogni modo fi e pensì cmè ni voja
    e mi anca, ovviament

    bon nadel

  • 21 Ottobre 2016 in 18:06
    Permalink

    io del budget degli altri non so niente, nè serie A ne serie B nè lega pro loco:
    so solo che se porto a casa qualcosa senza pagare, posto che sia in ordine, efficiente e funzionale, adatto alla mia bisogna, possibilemnte non T.d.C. che non è la tessera del centrocampista , io penso di fare un buon affare a costo zero ( parliamo di calciatori non di impianti industriali o di autovetture )
    ergo, se ci sono le possibilità di spendere poco, meno o , addirittura zero, ben vengano !!!
    è ancora incomprensibile ed io NON sono obiettivo ??
    ah ah ah ah ah ah

    • 21 Ottobre 2016 in 22:04
      Permalink

      Basta guardare il Milan, che è al secondo posto in Serie A con un undici titolare che è costato la metà di quel che è costato il solo Higuain alla Juventus. Speravo che il nuovo corso del Parma facesse capire ai tifosi che son finiti i tempi per cui se spendi di più, vinci di più. Ora come ora, considerata una serie di cose, è importante spendere bene, meglio ancora se allo spendere bene si unisce lo spendere non troppo.

      Però è un peccato doverlo ripetere ogni volta…se non ci è bastato nemmeno un fallimento, e che fallimento!, per afferrare certi concetti, stiamo freschi…

  • 21 Ottobre 2016 in 21:31
    Permalink

    Siamo tutti svininculati…

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