24 ANNI SENZA BRERA. MA CI RESTA IL PATRIMONIO DELLE SUE ESPRESSIONI

gianni-brera(Paola) – Dicembre, il mese che stiamo per lasciare, ha visto ricorrere il 24esimo anniversario della morte di un grande giornalista-scrittore italiano, molto noto agli appassionati di calcio. Sto parlando di Gianni Brera. Gianni Brera, “il principe della zolla”, nato a San Zenone Po nel 1919 e legato per la vita alla Bassa pavese, morì in un incidente stradale il 19 dicembre del 1992. Aveva tre grandi passioni: il calcio, il cibo e la letteratura. Era amante di giochi di parole, mescolava maiettied amalgamava fra di loro parole italiane con parole straniere o dialettali, coniò persino il toponimo Padania (a indicare la Pianura padana o il Nord Italia in generale). Famosa una sua frase “Io non penso in italiano, penso in dialetto perché sono un popolano.” Vorrei ricordarlo quindi, non solo perché lo merita, ma anche perché gli siamo tutti “debitori” della creazione di veri “neologismi” calcistici come “Essere alla frutta”, “centrocampista”, “libero”, che ora usiamo tranquillamente, ma senza sapere, probabilmente, come sono nati. Grazie anche ad un libro di ANDREA MAIETTI, pubblicato nel 1976 dalla casa editrice Lodigraf, il cui titolo è “Il calciolinguaggio di Gianni Brera”, e grazie anche al WEB, ho scoperto e riscoperto molti vocaboli e molte espressioni “patrimonio” del nostro calcio, ma anche del linguaggio comune. Eccone una parte: non è mia intenzione metterli tutti, chissà quanti altri ne ho dimenticati: ho cercato di raccogliere il possibile…

ABATINO: “si potrebbe definire il proto-conio di Brera”, come scrive Andrea Maietti, studioso e cultore del linguaggio di Gianni Brera. Abatino rappresenta l’invenzione linguistica che ha dato popolarità al grande giornalista-scrittore. Il primo Abatino della storia è stato Livio Berruti (campione olimpico, Roma, 1960), ma Abatino per antonomasia è Gianni Rivera. Si riferisce ad un atleta delicato, lezioso nello stile, con scarsa forza atletica.

ATIPICO: Si riferisce generalmente a un giocatore estroso, tatticamente indisciplinato, che è difficile collocare in un ruolo ben definito. Spesso si tratta di un trequartista, di una mezza punta o di un “rifinitore” (altro brerismo).Attributo riservato agli attaccanti che non hanno caratteristiche ben definite e che non rientrano nei normali schemi di gioco. il termine fu affibbiato al solito Rivera che Brera considerava privo di sufficienti polmoni per essere vero centrocampista, e ancor meno di coraggio per essere attaccante puro. Altri famosi atipici furono Sivori della Juve e Corso dell’Inter, che sapevano fare tutto con la palla, ma soffrivano se venivano ancorati ad un ruolo preciso.

CENTROCAMPISTA: Gianni Brera coniò questo termine negli anni ’50. All’inizio veniva scritto con un trattino a cui rinunciò dal 1960 in poi. Si tratta del giocatore che occupa la zona centrale del campo, sia con compiti di costruzione che di interdizione. Mutuato dall’inglese “midfielder” e dal francese “milieu de terrain”. Il centrocampista è un lavoratore indifferenziato: se ha dei compiti precisi diventa, ad esempio, regista o incontrista.

CURSORE: Dal latino medioevale “cursor”. Indica il centrocampista di fatica e quantità. Cursore, per antonomasia, fu Domenghini. Grandi cursori del calcio sono stati anche Oriali, Benetti, Furino, Tardelli, per cui da questi esempi è facile arguire che si tratta di gregari del centrocampo che hanno compiti di sostegno, copertura e propulsione.

DISIMPEGNARE: Indica l’azione di liberare la palla in favore di un compagno meglio piazzato.

EUCLIDEO: invenzione semantica immaginifica, sinonimo di “geometrico”. Avere senso euclideo significa per un centrocampista avere senso delle geometrie, dell’ordine tattico e della manovra fluida. Giocatori “euclidei” sono stati Capello, Di Bartolomei, De Sisti e, oggi, Pirlo.

EUPALLA: La dea che presiede alle vicende del calcio, ma soprattutto, del bel gioco (dal greco “Eu”=bene). Divinità benevola che assiste pazientemente alle goffe scarponerie dei bipedi.

FORCING: Termine mutuato dal gergo pugilistico americano, indica una prolungata azione d’attacco che punta a rinchiudere l’avversario nella sua metà campo senza concedergli spazio e respiro.

GOL: così amava scriverlo come si pronuncia

GOLEADOR: Dall’inglese “goal” e dallo spagnolo “matador” nasce questo termine che ha avuto grande fortuna. L’attaccante che segna di destrezza, così come suole fare il toreador. Come sinonimo di goleador, Brera inventa anche “fromboliere”, da frombola, che significa fionda. Dal gergo brasiliano, Brera inventa anche “goleada” che significa gragnuola di gol e “goleare” (segnare una rete).

INCORNARE: Colpire di testa in modo perentorio, come fa il toro che aggredisce il torero con le corna. Brera spesso evoca immagini dalla corrida spagnola (vedasi anche il termine goleador). Incornare rende l’immagine del toro che si avventa a corna spianate contro la mantilla. Es. “Sul cross da sinistra Peppiniello Massa ha incornato fuori dandosi furibondi e pulcinelleschi pugni sulla capa, che indubbiamente teneva stonata” (Il Giorno 1/ 12/ 1975 ).

LIBERO: Difensore libero da compiti di marcatura. Di questo termine Brera era orgoglioso perché viene usato in tutto il mondo. L’espressione originaria era “libero da incombenze di marcature” che poi Brera ha abbreviato usando il solo termine “libero”. Data di nascita del neologismo: 1949, dopo un Juventus-Milan 1-7, una delle partite che allora suggerì l’idea di una diversa disposizione delle difese.

MELINA: Manovra prolungata di possesso palla volta a sottrarre l’iniziativa all’avversario ma anche a perdere tempo. “Trattenere a lungo la palla passandola o ripassandola da un giocatore all’altro della stessa squadra allo scopo di perdere tempo e talvolta con l’intenzione di umiliare l’avversario”. Termine mutuato da Brera dal gergo del Basket.

DISIMPEGNARE: Liberarsi della palla passandola ad un compagno meglio posizionato.

PALLA-GOL: Chiara occasione da rete, palla nitida da “insaccare” (altro brerismo)

PRETATTICA: Dissimulare le proprie intenzioni mediante dichiarazioni fallaci e ingannevoli alla stampa con cui si intende ingannare l’avversario. Fare pretattica significa comunicare ai giornalisti elementi fuorvianti che creano incertezza sulle reali intenzioni dell’allenatore.

RAID: Brera si diverte a mutuare dal linguaggio bellico il termine raid come sinonimo di “incursione”.

RIFINITURA (e RIFINITORE): si tratta della zona cruciale del campo, la cosiddetta tre-quarti, in cui avviene l’ultimo passaggio, l’ “assist” (altro brerismo). Rifinitore è il giocatore abile nell’ispirare, nell’ “imbeccare” (brerismo) il compagno in zona-gol. Il rifinitore, di solito, è un grande “stilista” che sa servire gli attaccanti facendoli andare in gol con passaggi “invitanti”.

ACCIACCAPESTA: situazione di gioco di grande caos e di interventi al limite del regolamento. In area di rigore avvengono grandi “acciaccapesta”, termine immaginifico con cui vengono rappresentati i pestoni, le botte, le scorrettezze fra giocatori.

AMMOINA: mutuato dal dialetto napoletano, indica il gioco scadente dovuto all’abulia dei giocatori oppure alla reciproca paura delle squadre che, per paura di perdere, rinunciano a giocare.

BRADIPSICHICO: Si tratta di un termine coniato da Brera per identificare un giocatore o un allenatore poco intuitivo nel capire la partita.

CICCARE: mancare la palla in modo clamoroso com’è tipico di un giocatore “brocco” (brerismo per eccellenza).

GNAGNERA: gioco lento, noioso, tipico delle partite di fine campionato in cui le squadre sono logore.

MANFRINA: azione confusa, spezzata, ma significa anche comportamento astuto e, talora, un po’ codardo.

MISIRIZZI: giocatore vivace, brioso, le cui azioni sono composte da scatti e da movenze imprevedibili.

MUSCOLARE: giocatore poderoso sul piano fisico la cui forza atletica è superiore al “cerebro”, al cervello.

PALABRATICO: dallo spagnolo palabra, parola, Brera inventa questo aggettivo come sinonimo di comportamento fatto più di parole che di fatti.

PEDATA: sinonimo di “gioco del calcio”. Da pedata, Brera inventa “pedatore”, “pedatorio”, “pedatare”.

PENNELLARE: produrre una giocata incantevole per precisione ed eleganza.

PODOMACHIA: partita in cui prevale l’aspetto agonistico che degenera in scontri fisici e in risse.

POSAGLUTEI: Termine immaginifico, identifica il tifoso abituato a credersi sportivo per il solo fatto di assistere ad un evento sportivo semplicemente stando seduto.

PRESTIPEDATORE: giocatore di grande tecnica abile nel dribbling e nella capacità di “nascondere” la palla grazie alla sua destrezza.

SBIROLENTO: atleta fuori forma oppure azione conclusasi infelicemente o, anche, tiro in porta o passaggio maldestro.

STAMINA: “Nerbo, resistenza, ginger, zenzero, pepe”, sono le parole di Brera per spiegare un termine che serve a identificare un gioco, o una squadra, che hanno forza, orgoglio fisico e grande spessore atletico.

APALLICO: si tratta di un’invenzione arguta e geniale che identifica un giocatore pavido, senza nerbo, cioè, “senza palle”. L’opposto di apallico è “tripallico” che identifica un giocatore coraggioso e sprezzante del pericolo.

UCCELLARE: trarre in inganno, beffare l’avversario, superarlo con astuzia e abilità. Recuperato dal Boccaccio e tradotto dal francese “oisleur”.

SMANACCIARE: gesto del portiere che d’istinto colpisce la palla alla meno peggio per sventare un pericolo.

DIOSCURI: coppia di gemelli, espressione usata per i grandi dualismi e per i grandi tandem: es. Mazzola e Rivera, Pulici e Graziani

ARRAFFARE CALCIO: giocare in modo disordinato, confuso e frammentario. Brera usa anche le espressioni “balbettare calcio”, “cianciugliare calcio”. Invece, l’espressione “ruminare calcio” significa fare un gioco scontato, lento e prevedibile.

BALLARE NEL MANICO: atteggiamento del giocatore che cerca astutamente di defilarsi dalla partita per pigrizia o per paura di prendere botte.

CANTARE E PORTARE LA CROCE: si dice del giocatore generoso che è presente in ogni azione offensiva e difensiva.

GIOCARE IN FOLLE: giocare al risparmio, specialmente quando le forze sono ridotte al lumicino.

INCIAMPARE NELLE PRIMULE: espressione ironica per identificare un giocatore fragile che al minimo contatto fisico con l’avversario non riesce a stare in piedi, spesso per paura o timidezza.

MENARE IL TORRONE: significa “traccheggiare”, tergiversare, fare possesso palla senza affondare il colpo, giocare in modo cauto senza volere rischiare nulla. Come sinonimo, Brera suole utilizzare anche l’espressione “portare a spasso il cane”.

MOLLARE I PAPPAFICHI: Espressione gergale che indica arrendersi, cedere, rassegnarsi. Una squadra che “molla i pappafichi” vuol dire che non crede più nella vittoria o nella rimonta.  Paola (Video in apertura: “SenzaBrera” di Claudio Sanfilippo)

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18 pensieri riguardo “24 ANNI SENZA BRERA. MA CI RESTA IL PATRIMONIO DELLE SUE ESPRESSIONI

  • 29 Dicembre 2016 in 17:17
    Permalink

    Tanto di cappello “popolano”, i grandi insegnano come stare al mondo

    Ciao Gian

  • 29 Dicembre 2016 in 19:20
    Permalink

    Mi ricordo il termina melina venne coniato per l Olanda e l ayax anni 70 che in pratica e’ un tirello collettivo per far passare il tempo in questo anche il Bruges di happel era famoso e arrivo in finale col Liverpool anno 78 elimino la Juve in semifinale

    • 29 Dicembre 2016 in 19:27
      Permalink

      ma sai che sono andata a vedere ed ho trovato che c’era un gioco a Bologna (diffuso anche altrove) consistente nel passarsi un cappello lanciandolo sopra la testa del suo proprietario, senza farglielo prendere, e lo chiamavano melina.
      Brera attingeva molto dai detti e dalle usanze popolari..

  • 29 Dicembre 2016 in 20:11
    Permalink

    Ricordo anche l’azzeccatissimo “Il Pelè Bianco”.

    • 29 Dicembre 2016 in 20:24
      Permalink

      siiii. è vero.. bravo..
      era Cruyff

  • 29 Dicembre 2016 in 20:13
    Permalink

    …e Bonimba? Boninsegna

  • 29 Dicembre 2016 in 20:13
    Permalink

    .. rombo di tuono…Riva

  • 29 Dicembre 2016 in 21:01
    Permalink

    È stato uno dei miei scrittori preferiti. Peccato per questa sua ossessione provnciale per tutto ciò che era pavese o almeno lombardo. Non era proprio il caso e Pavia, a parte l’unversità all’avanguardia, non ha espresso nulla d’altro, sia cucina, sia in atmosfere, sia in atleciticità “lombarde” chissà dove nascoste

  • 29 Dicembre 2016 in 22:36
    Permalink

    Scusa cosa vuol dire peccato per qs sua ossessione provinciale pavese???? Era legato alla sua TERRA da cui ha imparato tanto. Io sono pavese e molto spesso uso frasi dialettali senza rendermene conto perché mi piace e vorrei che anche mio figlio nn dimenticasse le origini.
    GRANDE GIANNI
    GRANDE PARMA

    • 29 Dicembre 2016 in 22:50
      Permalink

      Andrea, io sono stata a Pavia, ho visitato la certosa, splendida, so che Pavia è stata capitale dell’impero longobardo e che ha tanti monumenti che spero un giorno di vedere
      mi piacciono anche i vini dell’oltrepò pavese 😉 Il dialetto poi è una risorsa, anche noi parmigiani lo “coltiviamo” amorevolmente..

  • 30 Dicembre 2016 in 00:05
    Permalink

    Brera dai suoi articoli GIORNALISTICI sul Guerino e sul Corriere ha scritto la storia dello sport e della filosofia moderna, quella applicata al pallone.
    Io posso come tanti dichiararmi suo discepolo e son convinto che solo i giornalai che scrivono vagamente e in modo scoordinato non siano debitori al grande Gianni per le innovazioni linguistiche e per lo stile diretto che ha portato allo sport (anche l’atletica fu sua grande passione).
    Ringrazio Paola per averlo narrato ma forse non vissuto come noi che abbiamo goduto dei suoi scritti e poi della sua immagine.

    • 30 Dicembre 2016 in 00:12
      Permalink

      😉 grazie mi è piaciuto molto farlo..
      e grazie anche perchè mi fai molto più giovane di quello che sono

  • 30 Dicembre 2016 in 00:55
    Permalink

    quello che mi colpisce è che continueremo a parlare di forcing, di centrocampisti, di portieri che smanacciano , di pretattica, di cursori , e mentre lo faremo mi piace immaginare che saremo più consapevoli che un certo Gianni Brera ci sta fornendo ancora e ancora questi suoi vocaboli che resteranno suoi testimoni eterni

  • 30 Dicembre 2016 in 14:23
    Permalink

    Io prima di cantar vittoria aspetterei la partita di oggi, perché se dovessimo perdere i commenti cambierebbero radicalmente…

  • 30 Dicembre 2016 in 14:46
    Permalink

    scambi di cartoline? no eh ragazzi, possibile formulare qualche opinione non perfettamente allineata che si scatenano gli anatemi e le certose?

  • 30 Dicembre 2016 in 16:40
    Permalink

    scusa pencroff perchè non posso parlare con Andrea della sua città? E se speravo che mi invitasse? 😉

    perchè te la prendi così. in fondo se si parlasse non bene di parma ce la prenderemmo pure noi

    non mi pare che si sia scatenato niente, dai 😉

  • 30 Dicembre 2016 in 16:45
    Permalink

    Ecco.. sono geloso…. è sempre l’ora dei pavesini

I commenti sono chiusi.

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