QUANDO BRUNO BENECK GIOCO’ NEL PARMA…

schiroli-slide(Riccardo Schiroli) – Il baseball è uno degli sport di maggior successo a Parma e Bruno Beneck (1915-2003) è certamente il Presidente della Federazione Baseball e Softball (FIBS; in carica dal 1969 al 1984) che ha visto il baseball arrivare al suo massimo di popolarità. Il successore di Bruno Beneck è stato il parmigiano Aldo Notari (1932-2006; è stato in carica dal 1985 al 2000). Il legame di Bruno Beneck con Parma è quindi evidente. Ma non molti sanno del legame che Beneck ebbe con il Parma calcio.

Lo si deve al campionato di Serie C e agli anni 1940 e 1941. Beneck era stato Ufficiale di complemento durante a Campagna d’Africa e nel 1940 era stato appena assunto all’Ufficio Concorsi della EIAR, la futura RAI. Per dirla con le sue stesse parole, gli arrivò “una solenne fregatura”:  la promozione a Ufficiale Effettivo. La “fregatura” stava nel fatto che il suo grado passava da Tenente a Sottotenente. Convinto che l’entrata in guerra dell’Italia fosse inevitabile e che sarebbe stato meglio trovarsi nell’esercito da effettivo, Beneck accettò e venne destinato alla Scuola di Applicazione di Parma (fondata nel 1865) per completare l’addestramento.

Bruno Beneck e Raf Vallone003Beneck raccontava di essere “piuttosto bravino” come calciatore. Non a caso, nel 1928 (a soli 13 anni) giocava in Promozione. L’Ingegner Sella, noto osservatore del Torino, era rimasto impressionato da un suo gol e lo aveva voluto per i Balon Boys, squadra minore del Torino che deteneva il titolo nazionale Ragazzi. Beneck confesserà che in quel periodo dormiva con la maglia del Torino sotto il cuscino, ennesima delusione per suo padre Stefano, un artista bohemian inadatto alla vita famigliare e che, quando la moglie Anna lo aveva abbandonato (1917), aveva lanciato un anatema sul piccolo Bruno: “Crescerà come una femminuccia”. Stefano aveva infatti contributo con la somma di 2 lire all’affitto dei locali nei quali (1897) alcuni studenti del ‘Massimo D’Azeglio’ di Torino avevano fondato lo Sport Club Juventus, divenuto nel 1899 Juventus Football Club.

Meritatosi il soprannome di Baloncieri (Adolfo Baloncieri, 1897-1986, era stato il centravanti del Torino dal 1925 al 1932, segnando 97 reti in 192 partite) nei Balon Boys, Beneck venne convinto dal suo ex compagno di scuola Felice Placido Borel a passare alla Juventus, squadra con la quale giocherà fino al 1933 nel settore giovanile.

Beneck era un atleta provetto. Aveva ottenuto il cosiddetto Brevetto Atletico del Partito Fascista (era iscritto, visto che la madre Anna nel 1922 aveva contribuito a fondare il primo Fascio femminile), il che significava che era competitivo in corsa veloce, salto in alto, salto in lungo e getto del peso. Era anche (sono parole sue) “ruspante e istintivo”, non tanto incline alla disciplina. Il calcio non gli bastava e si cimentò nel basket (presto ribattezzato pallacanestro dal Regime), arrivando a far parte della prima selezione azzurra per un Europeo (Ginevra 1933) e nell’atletica (in semifinale al campionato italiano nei 400 ostacoli).

A quel punto, sentendosi “un ciondolone perditempo e irresponsabile”, visto che non contribuiva al bilancio famigliare e mamma Anna e nonna Silvia lo trattavano come “accattone molesto”, si arruolò tra i Bersaglieri.
Come Ufficiale di Complemento, in Africa entrò casualmente in contatto con il Generale Vittorio Morelli Di Popolo, che aveva giocato nel Torino (e in nazionale alle Olimpiadi del 1912) e aveva allenato i granata (settimo nella stagione 1930-31). L’Alto Ufficiale riconobbe Beneck e lo selezionò per partecipare a un torneo contro soldati di Francia e Gran Bretagna. L’Italia (che era Campione del Mondo in carica) vinse il torneo.

A Parma fu inevitabile che Beneck venisse notato dall’allenatore magiaro Jozsef Wereb, che lo fece esordire in Serie C. Beneck segnò anche un gol, prima di essere trasferito al dodicesimo Bersaglieri di Bolzano, dove stava nascendo la celebre Divisione Folgore del Corpo dei Paracadutisti. Durante l’addestramento conoscerà il futuro grande del giornalismo Gianni Brera.

Beneck combatté la seconda guerra mondiale nella decima flottiglia MAS. Dopo l’armistizio del 1943, si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò: “Avevo giurato fedeltà alla Patria, al Re e ai suoi fottuti, reali successori”. Funse da collegamento tra l’esercito regolare anglo americano e i Partigiani (si definiva più “anti tedesco” che “anti fascista”) e conobbe così il baseball.

Ebbe poi una vita professionale vivacissima, che lo portò prima alla SIPRA (raccoglieva pubblicità per EIAR e Gazzetta dello Sport), poi a fondare l’agenzia Aerworth con la moglie Maria Teresa, detta Gegia, quindi a essere il rappresentante della Metro Goldwin Mayer in Italia (è suo lo slogan “La più grande storia d’amore di tutti i tempi”, con cui ‘Via col Vento’ venne pubblicizzato da noi). Fu regista cinematografico (‘Follie sul Tigullio’ nel 1956; aiuto di Luigi Comencini per ‘Mariti in città’ nel 1957) e televisivo (i profili degli atleti azzurri per le Olimpiadi del 1960; la serie didattica sul gioco del calcio condotta dall’ex stella della Juve Gioanin Ferrari, 1907-1982. Campione del Mondo 1934 e 1938; ‘La Domenica Sportiva’ dal 1970 al 1972). Nello sport, fu pioniere anche del football americano, organizzando (1979) il primo campionato.

La sua carriera di dirigente sportivo lo aveva portato molto in alto. Era stato eletto Presidente della Federazione Europea di baseball nel 1971 e Vice Presidente della Federazione Mondiale nel 1976. Nel 1984 però tutto crollò. Un dossier di 176 pagine, raccolto dal giornalista romano Renato Corsini, condannava apertamente un bilancio FIBS con spese per pubblicità pari al 50% del budget e l’abuso della delibera d’urgenza da parte di Beneck. Le dimissioni di larga parte del Consiglio Federale obbligarono il CONI a Commissariare la FIBS. Beneck verrà addirittura processato per peculato, accusa infamante dalla quale sarà per altro prosciolto.

E’ a questo punto che il legame di Beneck con Parma si fa meno felice. La figlia Daniela (classe 1946, ex campionessa di nuoto) pensa che contro il padre nel 1984 “sia stato ordito il classico colpo di stato…aveva trasformato il baseball: da una caramella ne aveva fatto un cioccolatino ripieno…mio padre non si meritava questo. Capisco la lotta per la Presidenza, ma non tollero che qualcuno abbia cercato di sporcare il nome di Beneck”.

Alla figura di Aldo Notari Daniela Beneck non può ancora associare il concetto di perdono: “…mi è impossibile dimenticare il male che ha fatto. Che riposi in pace, comunque…”.

Nel 2003 Daniela Beneck decise di far svolgere i funerali di Bruno Beneck in forma privata: “L’ho privato del mondo del baseball al suo funerale” mi disse in una intervista “E oggi accolgo lei, perché non credo che lui avrebbe voluto così. Però ogni volta che metterò piede nel palazzo delle Federazioni, il mio cuore resterà fuori dalla porta”.
Dal 1984 Daniela Beneck non fa più ritorno a Parma. Riccardo Schiroli

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Stadio Tardini

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One thought on “QUANDO BRUNO BENECK GIOCO’ NEL PARMA…

  • 25 Febbraio 2017 in 00:43
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    Da ragazzino ho praticato un po’ il baseball. Mi piaceva anche come sport, poi l’ho abbandonato perchè ero proprio negato 😀

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