CARMINA PARMA / Al Tardini una versione originale delle nozze di Cana: la testa di Munari e la giravolta di Calaiò che trasformano l’acqua in vino buono…

luca savarese slide(Luca Savarese, foto slide di Alessandro Filoramo, Wire Studio per www.parmacalcio1913.com) – E così quando gli spettatori crociati stavano intonando la solita solfa amara, che recitava più o meno così: “Capita spesso al Parma, non solo a questo di mister Roberto D’Aversa, è una sorta di male atavico. Passare in rassegna i vari Parma per credere: quando bisogna sferrare il colpo per saltare il fosso, invece al fosso ci si finisce dentro e addio bel salto, addio dimostrazione di forza, addio occhi della tigre e benvenuta, quasi incurabile, sindrome del gambero”, arrivano loro Gianni ed Emanuele, i due pezzi da novanta di questa squadra aspettano proprio il novantesimo per regalare al Parma una vittoria pesante come una pepita d’oro trovata nell’oceano quando avevi quasi dismesso i remi della navigazione. Il Parma, come nel Vangelo di Giovanni, tiene per la fine della festa il vino buono, proprio quando i palati fini in fatto di vino pordenonesi stavano facendo la bocca ai tre punti. Niente Messia e nessun, miracolo, ma Gianni ed Emanuele prosaicamente e sportivamente si prendono la briga di trasformare l’acqua di una gara mesta in due calici di vino saporito e salutare, versati, quando alla fine della contesa mancava pochissimo e che stupiscono tutti, ridanno gusto all’ambiente e permettono alla truppa targata D’Aversa (ancora imbattuto) di continuare la sua sospirata salita verso la B. Ma che buono questo vino, sa di serie A, e serve per apparecchiare la tavola alla cadetteria. Un bicchiere di rosso nato a Sassuolo ed una coppa di Nero D’Avola Frappata made in Caltagirone. Solo alla fine delle danze, il Parma stappa le sue bottiglie pregiate e ciao ciao Pordenone. Vittoria più vitale della vita e decisa dalle viti prescelte dell’azienda Munari & Calaiò. Vittoria tra il cielo delle mura amiche, come, tra lo stesso cielo di casa, arrivò il pareggio in extremis sulla Sammaurese lo scorso anno, firmato Melandri, a dicembre 2015, che fu la spinta decisiva per andare a vincere il campionato di serie D. Stessa portata, stesso altissimo valore euristico potrebbe avere questo scalpo, sul fotofinish, ai ramarri. A proposito, complimenti ai ragazzi neroverdi di mister munari foto filoramo wire studioBruno Tedino, per niente intirizziti, ma molto preparati per la sfida del Tardini, e disposti a giocarsela, fino alla fine. Si, da quello che hanno mostrato, per la corsa alla B, sono iscritti anche loro. Forse però è anche scritto che tra Parma e Pordenone si debba come andare su una giostra impazzita: 7 a 4 per i ducali tra andata e ritorno, due round infiniti, pieni di sali scendi, emozionanti e tesi, insomma, sei punti più sudati di questi gli emiliani gialloblù non potevano coglierli.

Ha tolto tante energie quel ring di lotta e sudore dello stadio Penzo di sette giorni fa, specie quel secondo tempo: i due pugni assestati prima da Moreo e poi da Geijo hanno ferito. Le cicatrici D’Aversa le apporta e infatti, al cospetto dei ramarri neroverdi, passano solo dieci minuti e il Parma è già in vantaggio, quasi con la stessa combinazione vincente che aveva permesso di sbloccare la gara in laguna: Nocciolini scende sulla destra e via un cross disegnato quasi con un’app specifica: a Venezia fu pronto Baraye, al Tardini, ecco Scavone. Ma, una volta messa la partita sui propri binari, senza percorrere altre stazioni del gol, ecco che improvvisamente e quasi inspiegabilmente si deraglia, si concede la rotta del percorso agli avversari, che non ci mettono poi tanto a leggere la cartina e a scendere alla fermata del pareggio, anzi guidano loro fino ad arrivare addirittura alla stazione del vantaggio. Ma menomale che la partita del mercato l’ha vinta il Parma. Certo, non vale l’equazione, più giocatori bravi prendi uguale tre punti garanti, altrimenti il Psg, negli ultimi anni, avrebbe in bacheca un paio di coppe campioni, ma i talenti è bene averli, e le prime scelte, in terza serie, fanno la differenza e, come l’Alfier Nero di Arrigo Boito, alla fine sovvertono le logiche, propongono ed afferrano lo scacco matto. E così Gianni Munari, che poco più di un mesetto fa stava consumando la sua ultima partita col Cagliari facendo panchina nella sconfitta degli isolani a San Siro contro il Milan, inizia a risolvere le cose, s’inventa un colpo di testa, buca l’orgoglio dei veneti, convertendolo in paura. Il pareggio è una benedizione per il Parma, una condanna per il Pordenone. I minuti che scorrono hanno un solo mittente: il desiderio di buttarla dentro e scrivere, mentre la partita va a morire, la sua vera vita. “Date una palla all’Arciere e lui vi solleverà la partita”, grida qualche tifoso amico d’Archimede. Dopo essere già salita di tono, la partita sale ascensionalmente. Calaiò si getta nel vuoto dei punti di domanda e li battezza tutti alle spalle di Tomei. Quando si alza dalla sua piroetta, lui stesso e tutta Parma, si accorgono che sono diventati punti esclamativi. La brutta paura per un’ennesima sindrome da gambero è diventata una gioia bella come quando pensi di essere ammalato e invece trovi la forza per correre come un pazzo. Quella solita sinfonia da Parma gamberetto invece che leone i tifosi la devono rimettere in gola per gustarsi invece il vino finale di Gianni ed Emanuele, che hanno trasformato l’acqua melmosa di un brusco passo falso nel vino intenso e verace della rimonta. Certo, addormentare le partite invece che rilassarsi e poi far svegliare gli avversari sarebbe auspicabile, come non sottovalutare nessuno, ma per ora si si mette in archivio questo: che una domenica pomeriggio di inizio febbraio divenne il tempo perfetto per inscenare la Cana crociata, dove il Parma, dopo il pari di Venezia, celebra le nozze con la vittoria. E adesso tutti a fare i complimenti allo sposo in tinta crociata perché non ha servito subito il vino buono, ma ha aspettato la fine. Molti altri “miracoli” ha fatto e farà il Parma ma questo, architettato da Gianni ed Emanuele, è stato realizzato ed ora scritto perché crediate di cosa sia capace di fare questa squadra, tutta sorprese e risposte. Un bicchiere di rosso di Munari, una coppa di Nero D’Avola di Calaiò, il vino di spessore servito alla fine. Prosit Parma. Luca Savarese (foto slide di Alessandro Filoramo, Wire Studio per www.parmacalcio1913.com)

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3 pensieri riguardo “CARMINA PARMA / Al Tardini una versione originale delle nozze di Cana: la testa di Munari e la giravolta di Calaiò che trasformano l’acqua in vino buono…

  • 6 Febbraio 2017 in 02:12
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    Mo cara al Me Luca. I tuoi voli pindarici con l’occhio di Falco che piomba ad alta velocità sulla preda stavolta mi Han toccato nel vivo. Quel brindisi col vino buono lo faccio volentieri e anche gli intimiditi diecimila (anche meno) del Tardini.

  • 6 Febbraio 2017 in 07:29
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    Spero che questa vittoria ci dia la spinta necessaria per vincere il campionato. Mai più partite come le ultime 2 in cui smettiamo di giocare dopo il vantaggio.

  • 6 Febbraio 2017 in 09:53
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    i friulani 🙂

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