IL DIFFICILE MESTIERE DI RADIOCRONISTA / SCHIROLI RICORDA: “QUANDO PALEARI MI DISSE: COSA NE SAI TU DI COME SI GIOCA PORTIERE IN SICILIA?”

schiroli-slide(Riccardo Schiroli) – La seconda telecronaca di Lega Pro che ho visto quest’anno (la prima era stata Reggiana-Parma a dicembre) ha portato la mia memoria a ricordare le telecronache di EuroParma TV di fine anni ’70. Visto che a Guido Orlandini ho già chiesto perdono, vorrei chiarire che secondo me una telecronaca non si fa come le faceva lui. Io resto vecchia scuola: il cronista non è il protagonista. Deve solo raccontare meglio che può quello che fanno i protagonisti, ovvero i calciatori. Non possono diventare protagonisti né l’arbitro (soprattutto se sbaglia) e nemmeno gli allenatori (chissenefrega, se si agitano ai limiti dell’area tecnica).

Il cronista non è nemmeno un tifoso.

IMG-20170226-WA0025Tornando alla telecronaca su TV Parma di domenica scorsa, inizialmente l’avevo considerata eroica, perché in questi anni d’oro del titictitoc, del centrocampista centrale che arretra in mezzo ai difensori centrali per impostare l’azione, un liberatorio “butta via ‘sta palla” (citazione da Alessandro Nesta, che così si rivolse ad Antonini in un Barcellona-Milan) ci sta. Però continuando a seguire mi sono detto che non è che la palla si può sempre buttare via (se no, si finisce con il regalarla agli avversari: era vero anche nelle interminabili partite della mia adolescenza in via Sant’Anna). Ma la cosa che mi ha fatto più specie domenica è sentire i cronisti usare espressioni tipo “stiamo soffrendo” o “dobbiamo gestire meglio la palla”.

L’accusa di essere tifoso per un tele o radio cronista è talmente in agguato che bisognerebbe ben guardarsi da comportamenti che potrebbero confermare questo sospetto.

Vi racconto un’esperienza personale tutt’altro che piacevole. Nel 2011 collaboravo alle telecronache di Rai Sport per le finali del campionato di baseball. Si giocavano il titolo il San Marino (che poi vinse) e il Nettuno (che si era portato sul 2-0 in trasferta). Dopo le 2 partite giocate a San Marino, venni accusato di essere contro il San Marino. Durante le partite di Nettuno (la serie era al meglio delle 7 partite) venni accusato di essere tifoso del Nettuno. Voi direte “ma che bravo, questo”. Perché sì, teoricamente la doppia accusa dovrebbe dare vita a un nulla di fatto. Ma in pratica, accadde che qualcuno si introdusse nella cabina stampa e mi  lanciò una secchiata d’acqua.

foto.pngEssere un cronista tifoso, oltre che indecente dal punto di vista professionale, non conviene mai. La squadra di cui vi mostrerete tifoso non vi perdonerà nulla. Sempre attingendo all’album dei ricordi, di ritorno da Licata (campionato di Serie B 1988-1989), all’aeroporto di Catania venni affrontato a muso duro dal portiere del Parma Franco Paleari, arrabbiato perché gli avevo dato 5 in pagella. Il mio giudizio era motivato dal fatto che Paleari aveva sbagliato diverse uscite. Al culmine della discussione, Paleari mi disse: “Cosa ne sai tu di come si gioca portiere in Sicilia?”. E’ vero che non ne so molto di come si gioca in porta (in Sicilia o in qualsiasi altro posto), ma se uno non prende la palla, penso di potermene comunque accorgere. Paleari si infervorò: “Con la pressione che c’è qui, devi comunque uscire. Non importa, se non prendi la palla”.
Mah! Lo pensai allora e lo penso anche adesso.

SCAN_20150120_203213393.jpgEscludendo che Paleari avesse ascoltato il mio servizio con le pagelle (Onda Emilia non si riceveva a Licata e in quegli anni lo streaming non era ancora stato inventato), emerge un altro nemico del cronista che, se non tifoso, è comunque embedded (termine coniato dai corrispondenti di guerra per definire i colleghi che si muovevano con un esercito e quindi avevano accesso a un solo punto di vista): parenti e amici dei protagonisti. Questi saranno i critici più spietati che un cronista possa mai incontrare. Avranno oltretutto la caratteristica di riportare all’interessato solo una parte di quel che direte. Tipo: se la vostra frase in diretta è stata “Tizio ha giocato una buona partita, ma l’intervento con cui ha regalato palla all’avversario al decimo della ripresa è stato terribile”, ci vuole un attimo perché la nonna (o la fidanzata, che è anche più feroce, e oggi ha in mano strumenti pericolosissimi come Facebook e Twitter) di Tizio gli riferisca che “per radio han detto che hai giocato una partita terribile”.

minotti al tg teleducatoAdesso che mi ricordo, da cronista embedded (nel vero senso della parola: per non perdere l’aereo, ero salito sul pullman della squadra nel tragitto dallo stadio all’aeroporto di Lamezia Terme) ne ho combinata una mica male l’anno prima in Catanzaro-Parma. Avevo definito un fallo di mano da rigore di Minotti “intervento demente”. Era stato un intervento assurdo, quasi una schiacciata da giocatore di volley, ma non mi sarei dovuto permettere di usare quel termine. Dire “intervento demenziale” sarebbe stato già abbastanza duro. Me lo fecero notare e, come reazione, feci anche di peggio. Minotti segnò il gol del pareggio con un tiro dal limite dell’area e io descrissi il tutto come “gol da antologia del calcio”.

C’è da dire che chi ascoltava Onda Emilia non aveva il conforto delle immagini (mi venne perdonato per questo il fatto che in un Foggia-Parma di Coppa Italia confusi Sciacca con Di Biagio per un tempo buono…). I telespettatori possono invece distinguere una iperbole esagerata, quando la sentono. Un gol su tiro al volo di un professionista non può essere “un capolavoro” tutte le volte. Di gol tirando al volo ne ho segnati anch’io per l’Arsenal (di Marore, non di Londra) nella prima metà degli anni ’70 e ho continuato a farlo a fine carriera (seconda metà degli anni ’90) a calcetto. E per giocare a calcio ho sempre pagato io.

caressa slideConcludo dicendo che, a meno che il commento tecnico non aggiunga davvero qualcosa (come succede con Adani o Marchegiani di Sky) o la coppia non sia davvero affiatata (come Caressa e Bergomi, sempre di Sky), non è per niente una vergogna affidarsi a un telecronista solo. Che a quel modo ha la possibilità di dare alla trasmissione il suo ritmo, sarà meno stimolato a gigioneggiare o fare lo spiritoso (una delle controindicazioni dell’affiatamento della coppia Caressa-Bergomi…) e non si perderà in chiacchiere, descrivendo quel che vede. E non quel che vorrebbe veder succedere. Riccardo Schiroli

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5 pensieri riguardo “IL DIFFICILE MESTIERE DI RADIOCRONISTA / SCHIROLI RICORDA: “QUANDO PALEARI MI DISSE: COSA NE SAI TU DI COME SI GIOCA PORTIERE IN SICILIA?”

  • 4 Marzo 2017 in 15:32
    Permalink

    “L’accusa di essere tifoso per un tele o radio cronista è talmente in agguato che bisognerebbe ben guardarsi da comportamenti che potrebbero confermare questo sospetto.”

    “Essere un cronista tifoso, oltre che indecente dal punto di vista professionale, non conviene mai.”

    Non è il mio mestiere e non posso che giudicare dall’esterno senza nessuna certezza, io ho sempre creduto che ogni squadra a livello locale ha radiocronache e telecronache volutamente faziose, penso siano precise linee editoriali, sia di scegliere giornalisti che tifano la squadra locale o farglielo interpretare, come ad esempio nel caso di Angella che è di La Spezia e non tifoso del Parma ma conduce una trasmissione sul Parma faziosa rivolta ai tifosi di quella squadra, poi se un giornalista punta a voler fare le telecronache alla RAI della nazionale o lavorare per mediaset in programmi neutri è naturale che non fai le telecronache di Chiesa o solo che dichiari di tifare una squadra altrimenti in quel contesto perde di credibilità.

  • 4 Marzo 2017 in 15:36
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    E’ stato un piacere leggere questa pagina ricca di aneddoti e ricordi…

  • 4 Marzo 2017 in 18:50
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    mo mama…a me invece van benissimo i carlo chiesa telecronisti tifosissimi ator che bali schiroli

  • 4 Marzo 2017 in 20:25
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    Riccardo, un piacere ritrovarti e leggerti!

  • 5 Marzo 2017 in 00:44
    Permalink

    Un articolo da far leggere ai telecronisti della RAI, che quando gioca la Nazionale se ne fregano di ogni dovere di eticà professionale ed equilibrio.

I commenti sono chiusi.

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