CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG SIAMO NOI E IL NOSTRO ITALICO CATENACCIO, CHE NON E’ APPARENZA, MA ORDINE, RIGORE TATTICO E DISCIPLINA

gianni-barone1.jpg(Gianni Barone) – Non vergogniamoci poi tanto , cerchiamo di non aver paura di essere derisi o umiliati, perché come diceva l’Avvocato Agnelli “L’unica materia che noi italiani abbiamo divulgato è stato il catenaccio”, quindi sarà anche brutto, sarà anche un oltraggio all’anima del calcio che celebra i campioni che vanno o che restano, sarà che non appaga il senso di chi vuole a tutti costi lo spettacolo nel calcio invece che andare cercarlo al circo, al cinema o a teatro, ma poche cose sono più nobili di chi si mette dietro la linea della palla (locuzione non bellissima, ma molto usata dagli esperti, anche di casa nostra, D’Aversa in primis) e aspetta, spera e prega e poi colpisce. Si tratta anche di una forma di rispetto nei confronti dell’avversario, umiltà e accettazione dei propri limiti, non c’è niente di male ad AGNELLIessere catenacciari, anzi. E’ una questione di ordine, rigore tattico, disciplina certo, ma anche soprattutto questione di testa, capire l’avversario, aspettarlo per ricercare pazientemente lo spazio e il tempo per ripartire in contropiede. Nasce dalla paura dei deboli e diventa arma dei forti perché l’unica cosa che riesce a dare un senso al calcio è vincere o per lo meno non perdere.  Sarà anche cinismo il nostro, però il coraggio di dimostrare orgoglio attraverso questo tipo di atteggiamento che può far discutere, e inorridire la maggior parte degli appassionati, ma restituisce la consapevolezza di far sostanza e non apparenza RAPPANin uno sport in cui tutti hanno la forza e la determinazione di esprimere la propria opinione. Siamo tutti opinionisti, siamo tutti esperti, e siamo tutti pronti a condannare il nostro difensivismo, eppure la storia ci restituisce il merito di aver, non inventato, perché tale onore spetta al tecnico austriaco KARL RAPPAN, ma usato questa mentalità per tanti anni nei nostri campionati. Infatti dopo Rappan, che propose questo schema per la prima volta nel 1932, quando allenava il Servette, il catenaccio (ciocolaté tenetevi perché ci stiamo ergendo sopra di voi) è stato usato, in ITALIA, dagli anni 40  fino agli anni 70. Il primo ad usarlo, nella stagione 1941-42 fu l’allenatore nereo_roccodella Triestina MARIO VILLINI, fu poi riproposto con successo da Ottavio Barbieri con lo SPEZIA nel Campionato Alta Italia 1944, e da Gipo Viani con la Salernitana nel 1947-48 e successivamente da ALFREDO FONI, tecnico vincente con l’Inter nel 1952-53. Tuttavia gli esponenti di maggior spicco furono Nereo Rocco ed Helenio Herrera. Il CATENACCIO è ritenuto lo schema che diede inizio al cosiddetto calcio all’italiana, una dottrina di gioco basata sulla fisicità, sulle coperture arcigne e sulle ripartenze efficaci. Fin qui la storia poi esiste la letteratura che si è sviluppata negli anni successivi e che ha dato la possibilità a molti allenatori di ottenere, fino all’avvento della zona, risultati invidiabili sia a livello di club che di Nazionale, vedi i successi di Trapattoni con la bearzot pertini partita a carteJUVE e di Bearzot col Mondiale di  Spagna 82. Ma tutto si è interrotto e si è dissolto all’improvviso, è la storia la conosciamo tutti. Da quel preciso momento tutti catenacciari grandi e piccoli sono stati messi al bando, si è sviluppata una nuova mentalità, una nuova scuola di pensiero, tutti innamorati di un nuovo calcio (sic), una nuova frontiera che tutti hanno varcato, per affrancarsi, per continuare a vivere nel cambiamento di stile e di abitudini calcistiche. Essere catenacciari è diventata prima una colpa e poi un’offesa, tutti interpretano in questo modo la tendenza ad essere prudenti, sparagnini, capaci di attendere e sviluppare il proprio gioco in funzione di quello dell’avversario. Essere difensivisti, o meglio capaci di arrigo-sacchidifendere, a parole, come si accennava prima, e anche nei fatti, è diventato un oltraggio, una vergogna, una colpa. Chissà perché? Le nuove mode hanno imposto, nuovi modelli, però come nella letteratura che una classe culturale dominante ha escluso, per anni, autori tipo D’Annunzio o Giovannino Guareschi, nel calcio certi autori-allenatori sono stati esclusi per non dire dimenticati, al punto che, tranne qualche raro caso di tecnico che opera in regime di semi clandestinità, molti allenatori minori si sono trovati ai margini, fuori da ogni giro e da ogni circuito. Perché vengono ricordati i più famosi, mentre altri sono stati letteralmente rimossi dalla memoria? Dove sono finiti nel nostro senso storico e nelle nostre considerazioni Bolchi, Mazzia, Mondonico, Mazzone stesso, per non parlare di Toneatto, Giammarinaro e tanti altri che non mi vengono? E poi perché quando si tratta di difendere un risultato, come è capitato anche ad una squadra mazzone-brescia-atalantaa noi vicina, in questa stagione, si fatica tremendamente e si subisce? In nome di non ben identificato senso dello spettacolo si sono sacrificati modelli e tradizione in modo da rendere, per forza, tutto inattuale, comprese alcune lezioni di ordine tattico che farebbero ancora molto comodo, soprattutto quando si affrontato partite secche da dentro o fuori , come nel caso di quelle valide per il Play off in Lega Pro (finalmente tornerà la dizione Serie C) o Serie B. E a proposito di Serie B, a parte qualche obiezione sul regolamento Play off che andrebbe rivisto, abbiamo assistito al trionfo del difensivismo del CARPI, vittorioso in nove contro uno leonardi-marino-presentazione2.jpgspocchioso Frosinone il cui allenatore, Pasquale MARINO, è l’emblema di una nuova frontiera del calcio moderno, tutto fronzoli e svolazzi, da contrapporre al pragmatismo operaio di Castori, ultimo epigono di una tradizione catenacciara, da rilanciare in nuove e più aggiornate versioni che mettano insieme sostanza, combattività, sudore e anche un pochino di tattica individuale. Il nuovo manifesto rilanciato dal CARPI, e in altri termini dall’altra finalista per la promozione in A il Benevento di Baroni, che il calcio all’italiana lo ha sfiorato nella sua carriera da difensore, deve però far riflettere e deve essere propedeutico ad una riscoperta saggia e ragionata di quei valori fondanti della nostra tradizione calcistica da non disperdere. Sono discorsi, non molto popolari, lo ammetto, trovare il consenso in questa lucchesediscussione è impresa alquanto ardua, perché ci si scontra di continuo con pregiudizi e falsi miti che popolano il nostro orizzonte ancora troppo avvezzo ai romanticismi e alle celebrazioni di campioni o presunti tali. Troppa idolatria a volte stona con una realtà intenta a migliorare i rapporti e a migliorarsi in termini di riforme e di nuove intuizioni in un movimento, quello calcistico, ancora in difetto di cultura e in ritardo di idee e di pensiero. E tutto questo quando il PARMA, tra poche ore, si gioca il suo futuro prossimo contro un avversario, la Lucchese, che aldilà di tutti i discorsi legati bigbenalla determinazione dei giocatori e all’imprevedibilità delle partite, nel campionato regolare ha ottenuto 51 punti quasi venti di meno dei Crociati. Incredibile, in ogni caso consoliamoci con quello che è il più grande spettacolo dopo il big bang (o Big Ben?): che siamo noi e il nostro italico catenaccio, da rivedere, correggere, ma non da distruggere nel nostro immaginario che si deve sforzare di non considerare più offensivo esserlo, cioè catenacciaro nel senso di essere capace di difendere risultato, partita e dignità. Alla prossima. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

14 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG SIAMO NOI E IL NOSTRO ITALICO CATENACCIO, CHE NON E’ APPARENZA, MA ORDINE, RIGORE TATTICO E DISCIPLINA

  • 31 Maggio 2017 in 17:46
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    Si tengano forte i Ciocolatè, l’articolo è scopiazzato da qui https://it.wikipedia.org/wiki/Catenaccio

    andatelo a leggere, su Karl Rappan ha solo sostituito “che propose per la prima volta tale schema nel 1932 quando allenava il Servette” con “che propose questo schema per la prima volta nel 1932, quando allenava il Servette”

    Una cultura mostruosa.

    • 31 Maggio 2017 in 17:49
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      E molte altre parti sono copia incollate da quella pagina di wikipedia, direi un ottimo ricercatore, ci vuole un po’ più di impegno per ergersi a dare dei ciocolatè agli altri.

      della pagina ho fatto tutti gli screenshot del caso, a testimonianza futura della sua impareggiabile cultura calcistica…da wikipedia…

  • 31 Maggio 2017 in 19:50
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    La gente va allo stadio per vedere la propria squadra vincere, ma anche per assistere a un bello spettacolo. Altrimenti se tutti giocassero solo per difendersi come prima cosa gli stadi resterebbero tutti vuoti.

  • 31 Maggio 2017 in 20:35
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    es igual donde han encontrado el información ,,, de mi parte lo digo ” Chapeau ” Gianni Barone ,,,Complimennte di questo articulo ..
    Voi vivete a Parma ( que invidia ) Io vivo in España ( que mi piace pero bisogna Italia anche )…..como amo il calcio …el futbol etc etc…. devo difendere la storia e i nostri …. de le volte in situazione …… si puó dire ostile …. pero…. Yo ” no tengo pelos en la lingua ” …la historia tien muchas vueltas ….tarde temprano la rueda va in nostro favore ..como ..en aquel epoca de la Sette Sorelle ….etc. etc etc….
    Forza Parma

    • 1 Giugno 2017 in 07:47
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      “es igual donde han encontrado el infomacion”

      Vero, ma quando fai copia/incolla è d’obbligo citare le fonti, ti piacerebbe se io pubblicassi su un mio blog un tuo quadro e mi vantassi di averlo fatto io?

      Se poi non parlando il parmigiano ti sfugge il significato di: “ciocolaté tenetevi perché ci stiamo ergendo sopra di voi”, significa che oltre ad aver copia/incollato wikipedia insulta preventivamente gli altri dandogli degli ignoranti.

      • 1 Giugno 2017 in 10:49
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        é vero Sandro M. ….hay ragione tema copiare ….
        Como scultore in mi 70 anni …quelcuno mi ha copiato … In New York City con mi avocato ho sempre vinto ..puo darse …dovevo pensare de piú …meglio sempre dare credito concetti dei altri ..
        Mi fa un gran piacere mandare a Ti quelque pdf , pagina webs etc. del mio lavoro per conoscere … se intersa idea mandame un saluto a questa direzione …
        douglasabdell@gmail.com

  • 31 Maggio 2017 in 23:01
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    Potessi, abiterei anch’io in Spagna, terra più grande, più varia è più bella della stretta ed incasinata Italia. Anche più moderna in tante aree, basta vedere Barcellona ed i suoi trasporti pubblici. Poi il calcio spagnolo gioca all’attacco e non sparagnino in difesa come il nostro che aspetta le iniziative dell’avversario. Un calcio maschio e sanguigno contro uno femmina, che attende e, com tale, spesso vince. Tattica da sfigati, da scugnizzi furbi. Mal riporto in questo 3D, ciò che scriveva Gianni Brera

    • 1 Giugno 2017 in 10:56
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      Caro Pencroff ….
      Il calcio Spagnolo no é tutto del atacco …Cé di tutto qui . La scuadra di Attacco par excelance é il Barca ….. quasi tutti quando giocano incontra Barca fa il ” Autobus ” 11 difendono e con molto legno …
      Un Saludo ,
      Douglas

  • 1 Giugno 2017 in 11:25
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    In Spagna as magna mèl

  • 1 Giugno 2017 in 12:19
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    Majo, mo da bò lasci pubblicare sul tuo sito cose copiate da wikipedia? In più invece di citare la fonte si insulta e si scrive nero su bianco che ci si erge sopra gli altri? Vaco cà dove siamo finiti…

    • 1 Giugno 2017 in 16:27
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      Caro Paolo Esse
      Così come io la vedo…. non è un problema di Gabriele Majo.
      Conosco wikipedia perché in questi anni sono sorti diversi articoli sul mio lavoro di scultore:
      https://es.wikipedia.org/wiki/Douglas_Abdell
      https://en.wikipedia.org/wiki/Douglas_Abdell
      Però, la gente, le gallerie d’arte e i musei tuttora mi interpellano per riscontrare notizie e dati di wikipedia (nomi di opere, anni e date esatte, esposizioni ecc.).
      In wikipedia qualsiasi persona può apportare informazione e referenze di terzi sulle informazioni. In seguito, altre persone verificano e migliorano ogni articolo.
      Questo processo è lungo e coinvolge tanta gente… non può solo avere a che vedere con Gabriele Majo.
      Un saluto
      Douglas

  • 1 Giugno 2017 in 19:52
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    veh Davide, i g’an al parsut pù bò che l’nostor, ghe poc da fer al mè ragas.
    Mi in Spagna ag son ste bè bombè. Barcelona, sa fis giovon, la saris la me citè.

    • 1 Giugno 2017 in 21:01
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      É bueno el Jamón de pata negra que come bellotas. ..pero Caro Pencroff. …no hanno Culatello https://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_cool.gif

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