CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / Vincere aiuta a vincere, senza il tanto agognato bel gioco, etichette o citazioni…

gianni-barone.jpg(Gianni Barone) – E’ arrivato il giorno delle conferme: i valori tecnici emergono proprio nel momento in cui servono per ristabilire le gerarchie in un torneo, interminabile, che sembra voler ridare alla squadra, alla società, all’ambiente tutto – finalmente! – quella fiducia, quella serenità, quell’abitudine a voler risolvere pragmaticamente le partite anche quelle più complicate, quelle decisive, quelle, in poche parole, che sono da dentro o fuori. Per rimanere dentro occorre ripetere a Lucca, per intensità di gioco, voglia di vincere, coraggio, quello che al Tardini gli uomini di D’Aversa hanno saputo, con molta semplicità, esprimere al cospetto di una formazione, la Lucchese, quadrata, ben messa in campo, capace di difendersi con dignità senza ricorrere ad una tattica ostruzionistica. Hanno difeso con ingresso squadre in campo parma luccheseordine fino al vantaggio cercando di uscire dalle situazioni delicate sempre con la palla al piede e senza buttare via il pallone alla garibaldina, un atteggiamento che fa onore a chi si è presentato a giocarsi l’andata dei quarti contro un avversario, che nel campionato regolare, seppur in gironi differenti,  è stato capace di totalizzare ben 19 punti di più. Storture di un regolamento sui ripescaggi, su cui nessuno vuole ironizzare, come lamentato dal Presidente di Lega Gravina, ma che dovrebbe subire qualche aggiustamento, in futuro, affinché non si ripetano situazioni in cui vi sia troppa differenza di rendimento fra le squadre che si affrontano nei vari i turni del nadia giannetti estrae il ParmaPlay off. Perché – eh diciamocelo –  affidare ad un sorteggio beffardo le sorti di un’intera stagione non è che sia il massimo, a Lecce e ad Alessandria, ancora qualcuno si lamenta, mentre a Lucca e Cosenza, molti si considerano ancora dei miracolati dal regolamento, appunto. Nessuna ironia, per carità, ma un po’ di buon senso non guasterebbe. Parlando della gara di andata non si può non sottolineare, quanto la squadra del Parma, sia apparsa, meno frenetica quando era in parità, e molto paziente quando si è trovata, inaspettatamente e immeritatamente, in svantaggio, in poche parole una squadra più equilibrata e più matura, anche grazie alla buona coesione tra i vari reparti: difesa capace di seguire con attenzione la parma lucchese 0-1 gol di fannucchi su rigorefase offensiva, centrocampo raccolto e ben amalgamato in grado di accompagnare con tranquillità la fase difensiva, in più un attacco finalmente capace di buoni movimenti in grado di liberare, in occasione dei goal, un uomo solo, lo stesso, davanti al portiere, e quell’uomo anche se non ha maglia azzurra, ha permesso a tutta la squadra di ritrovarsi e mettere le cose al proprio posto. L’unico merito della Lucchese è stato quello di limitare il passivo perché, dal punto di vista offensivo, è parsa non in grado d’impensierire, parma lucchese undici crociatominimamente, il Parma, cosa che fa ben sperare, anche in vista della decisiva gara di ritorno. Unica notazione da aggiungere, dal punto di vista tattico, è quella della tendenza della squadra toscana di voler uscire sempre con disimpegni manovrati senza sparare lontano palloni improbabili dalla propria area anche nelle situazioni più complicate. Una ricerca quasi ossessiva, anche da parte del portiere, di trovare la prima impostazione partendo sempre dal basso, una forma di coraggio che sconfina nel rischio che rende onore ad una squadra, che aldilà dei valori tecnici, cerca la via del gioco sempre e RAPPANovunque in luogo di un più comodo e più agevole atteggiamento ostruzionistico o prettamente difensivo da contrapporre ad una avversaria tecnicamente superiore. Una squadra che non fa le barricate e che non le farà nemmeno al ritorno, questa è l’impressione che si può trarre, nessun tipo di catenaccio, in poche parole. E a proposito di catenaccio, visto che a qualcuno quello che si è in scritto su queste colonne l’altro giorno, ha dato fastidio al punto che è stata addirittura intentata una polemica con accusa neppure tanto velata di plagio, vorrei precisare alcune cose: primo la storia non s’inventa, quindi quando si fa cenno ad un periodo storico calcistico, è ovvio che si fa riferimento a notizie che il-metodista.jpgvengono da testi anche enciclopedici, e non sempre è obbligatorio citare la fonte. In secondo luogo vorrei precisare, come già qualcuno ha fatto sullo spazio commenti, che quello che le enciclopedie virtuali propongono è frutto di continui aggiornamenti di articoli scritti sul tema, e tal proposito vorrei ricordare, anche se di solito, rifuggo dall’autoreferenzialità, e riportare in tema di catenaccio quanto scritto nel libro “Il Metodista” (Storia della tattica calcistica) edito nel 2006, di cui sono coautore insieme all’amico Paolo Corsanici, e cioè “La parola  verrou  in francese e  riegel  in tedesco significano catenaccio. Si tratta dello stesso modulo applicato per la prima volta in Svizzera dall’allenatore austriaco Karl Rappan che lo utilizza con la sua squadra di club……… Il primo allenatore che vede il catenaccio un motivo di orgoglio è Giuseppe VIANI – già inventore del Vianema nel 47-48 con la Salernitana – che lo applica con profitto in alcune sue squadre (Bologna, Milan)… Comunque la prima squadra italiana a vincere il Campionato con il catenaccio, nell’annata 52-53 è l’Inter allenata da Alfredo Foni”. Tutto alle pagine 70 e 71 del libro, di cui sopra, che tra l’altro nelle pagine successive presenta schemi e commenti sulle squadre italiane che hanno applicato tale modulo, con varie scalfarodefinizioni, tipo: catenaccio elastico della Fiorentina di Bernardini del 55-56, catenaccio puro del Padova di Rocco del 57-58, catenaccio di classe del Milan 58-59 in cui giocava Liedholm, e infine catenaccio spettacolo della JUVE 59-60 con interpreti del calibro di Sivori, Boniperti, Charles. E potrei continuare, ma non mi sembra il caso, anche perché dopo aver fatto tante ricerche sulla materia tattica per poter scrivere il libro penso di non aver bisogno di copiare, o di  fare copia incolla come qualcuno, sempre il solito peraltro, mi accusa, da Wikipedia. Semmai se io copio Wikipedia, Wikipedia in precedenza qualcosa avrà attinto anche dal mio libro… Stop alla polemica, come diceva l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro “Io a questo gioco al massacro non ci sto”.  Perdonatemi, ma io non voglio far sfoggio di cultura quando non ne ho,  cito sempre l’autore delle frasi che riporto, sia esso uno scrittore, un cantante o uno sportivo e non voglio prendere in giro NESSUNO nemmeno quando mi rivolgo alla categoria di pensiero dei ciocolaté, con ironia e con il sorriso sulle labbra il quale fare bene anche a chi, con tanta acredine e cattiveria, critica e sbotta sulla sezione commenti. Sdrammatizzare fa bene a tutti dirigenluca-carra-daniele-faggiano-marco-ferrariti, giornalisti, allenatori, tifosi, non prendiamo tutto molto sul serio, il calcio è anche divertimento, dicono i moralisti, quindi se lo dicono loro siamo obbligati a crederci. Senza rancore, con amicizia, con passione, seguiamo il Parma in queste sue ultime avventure stagionali e se ne vogliamo saperne di più della storia del calcio e della tattica scegliamo i testi giusti, visto che ne esistono tanti, sul tema, anche in forma cartacea. Però cerchiamo di essere un po’ più rilassati… Buona grigliata di inizio giugno con carne alle braci mentre noi corriamo come dei dannati, e buona partita a tutti ovviamente. Gianni Barone  

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

One thought on “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / Vincere aiuta a vincere, senza il tanto agognato bel gioco, etichette o citazioni…

  • 3 Giugno 2017 in 14:25
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    Tutti che continuano a “lodare” la Lucchese. A me ha fatto una cattiva impressione. O forse siamo noi che abbiamo giocato davvero bene?

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