CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / E’ ora di cambiare. Metti Capodistria…

gianni barone(Gianni Barone) – Cosa succede a questo Parma?, ci si chiede, nessuno lo sa. Neanche i protagonisti, nelle dichiarazioni post partita, sono stati in grado di spiegarci il perché non si sono e non ci siamo divertiti. Nessuno è in grado di capire cosa effettivamente frulla nella testa di alcuni giocatori e dell’allenatore dopo una sconfitta così severa. E soprattutto come mai si è arrivati dopo un buon nuovo inizio, a giocarsi contro un avversario, forte ma non impossibile, una partita, in maniera così molle ed arrendevole. Perché, parliamoci chiaro, la prestazione del Perugia è stata esaltata dall’atteggiamento, sbagliato, degli uomini di D’Aversa, il quale comunque non si deve considerare esente da colpe, nonostante abbia cercato nell’intervallo di scuotere, invano, i suoi. Una partita giocata male, senza mordente, senza roberto d'aversa novara parmacapacità di reazione importante, al netto di qualche timido tentativo di conclusione verso la porta avversaria, subito lo svantaggio. E’ mancata la concentrazione nei momenti decisivi, è mancata l’attenzione in occasione del primo gol, sono mancate le tanto sbandierate coperture preventive in occasioni delle transizioni negative che hanno portato ai due gol di Bonaiuto, eroe inaspettato per un giorno, schierato da Giunti, in una posizione ibrida che ha dato parecchio fastidio a tutta la fase federico-giuntidifensiva dei crociati. Una volta si chiamava centravanti di manovra, alla Hideguti, nel jurassico del calcio, che molti non vogliono nemmeno sentir nominare, ora si chiama falso nueve, in onore al calcio iberico che tante scoppole sta assestando al nostro calcio, piccolo, piccolo a livello internazionale, ma non divaghiamo, per carità… Ciò che è mancato è sotto gli occhi di tutti ed è contenuto nelle dichiarazioni del tecnico, che tralasciamo di riportare testualmente, volte a ricordare, in più passaggi, almeno quattro, quanto sia venuta meno la determinazione. Ecco la parolina magica del giorno per motivare un mezzo disastro tattico, tecnico, motivazionale e psicologico. IMG-20170915-WA0018Al di là di tutto, al di là delle scelte di uomini e tattiche, è mancato ciò che tutti credono sia imprescindibile nell’affrontare una gara importante in un campionato altrettanto importante e combattuto. Se viene meno la determinazione, unita alla forza, alla grinta e alla cattiveria (per rendere omaggio al credo dei vecchi santoni di Via Montanara, sempre molto attuale o da attualizzare di continuo) ecco che si assiste al crollo delle certezze maturate in passato e pronte per essere utilizzate al presente. Una squadra formata per sette undicesimi, come afferma lo stesso D’Aversa, come può lasciare solo davanti al portiere un  giocatore, e farsi infilare due volte in contropiede? Senza porsi degli interrogativi, è solo questione di mancanza di determinazione o c’è dell’altro, come ribadito più volte da queste colonne? Il discorso sulla incapacità, certificata, di sapersi difendere, imputata a molte altre squadre del torneo, ora ricade, a maggior ragione anche sul Parma. Sembra quasi che lo si faccia apposta a voler rinnegare, coi fatti e i risultati la mentalità difensivistica e io aggiungerei catenacciara bolchidel nostro calcio, del nostro passato calcistico, del nostro dna, a tutti i costi in nome di un concetto di calcio propositivo che trova radici in un altrove ancora troppo distante da noi, dalla nostra indole sportiva, dalla nostra abitudine, dalla nostra tendenza ad un calcio di marcatura stretta e di rimessa. I tanti gol fatti in campionato e di conseguenza subiti nelle varie partite, sono figli di questa sorta di abiura di pensiero calcistico, una volta dominante, e ora affrettatamente, accantonato solo per non  essere tacciati di antichismo e per non essere considerati squadra piccola, nel senso dell’incapacità d’imporre il proprio gioco nei confronti dell’avversario. Nel calcio contano i fatti, contano i gol fatti e soprattutto quelli non presi, quindi con buona pace di tutti, salutiamo con piacere, in questo preciso frangente, in attesa anche di essere alla lunga smentiti, le performance dei fratelli Inzaghi, Simone alla LAZIO in A, e Filippo (Pippo) nel Venezia in B, ancora imbattuto, dopo filippo e simon inzaghiquattro giornate. I puristi inorridiranno, i santoni di via Montanara e non solo, invece tributeranno un’ovazione a questi due nuovi epigoni di un calcio che non rinnega, in nome del pragmatismo e dell’efficacia, la tradizione che molti vorrebbero cancellata. Per chi ha visto le partite del Venezia, e non si è divertito per la mancanza di gol e di spettacolo, occorre far presente che raramente la squadra di PIPPO subisce ripartenze e soprattutto in area i vari Modolo, Domizzi, Andelkovic, Cernuto, quasi mai perdono, su azione manovrata o su calcio piazzato, finora, la marcatura che deve per forza essere individuale quando si agisce nelle propria area di rigore o peggio ancora di porta come successo in occasione del gol del coreano HAN del Perugia contro il PARMA. Le ribattute, gli intercetti, gli anticipi, le scivolate a volte nell’economia di una gara Sandreanivalgono di più dei dribbling, dei colpi di tacco, delle giocate di fino, questo è sotto i nostri occhi, quindi lasciando da parte presunzione e supponenza, su questo occorrerebbe lavorare per non rischiare di perdere partite o di fare altre brutte figure. Poi ci si potrebbe attaccare anche ad altre cose. A proposito: quali, a questo punto? La mancanza di soluzioni offensive, il costringere gli attaccanti ad un lavoro di rientro, troppo insistito, oppure cosa? Il dover cambiare modulo, come dicono erroneamente tutti, e interpreti a centrocampo e in attacco? Può anche darsi, però resta la consapevolezza che non ci si può attaccare sempre a queste cose come non è altrettanto giusto logico e producente attaccare sempre qualcuno, sia esso il singolo, il tecnico, chi ha fatto il mercato, la società che c’è , che verrà o che non verrà più. Allora cosa resta e cosa ci resta da fare e dire tv koperse non affermare “E’ ora di cambiare!” ricordando le parole di una striscia di cartoon, anni 70, in cui il figlio stanco delle cose sbagliate della società si rivolgeva al distratto genitore, intento a leggere la pagina sportiva e degli spettacoli, che per tutta risposta, non sollevando lo sguardo dal giornale affermava “Ah si è ora di cambiare metti CAPODISTRIA”, inteso come canale televisivo dell’epoca. Cambiare tutto per non cambiare niente, (Gattopardo) attaccare chi e attaccarsi a che cosa. Non è dato sapere sempre per non fare la fine e la figura di quell’anziana signora, emigrata all’estero, e presentatasi all’Ufficio del catasto per fare la scoperta dei suoi beni immobiliari alienati, in sua assenza, per usucapione ventennale, che chiede all’addetto “ E io adesso a cosa mi attacco” per ricevere la seguente perentoria risposta da parte del solerte impiegato “ Al c… Signora mia”…  Ecco prima di non saper più chi attaccare o a cosa attaccarsi sarebbe meglio cambiare per ritrovare subito quella grande determinazione perduta per strada o chissà dove. Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

10 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / E’ ora di cambiare. Metti Capodistria…

  • 18 Settembre 2017 in 17:06
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    Il resto l’ho scritto sotto l’articolo di moroni, qua volevo solo aggiungere che è dall’inizio che soffriamo il trequartista, questo è un problema da risolvere in fretta perchè se capita con munari mediano figuriamoci con scozzarella

    • 18 Settembre 2017 in 17:10
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      questo qua ne sa piu’ di d’aversa e apolloni messi insieme ,poi sono io il tuttologo

      • 19 Settembre 2017 in 12:04
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        Sono articoli interessanti, vanno oltre le solite banalità, poi sulle opinioni si puo essere d’accordo o meno

  • 18 Settembre 2017 in 17:07
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    bella Capodistria guardavo le partite della stella rossa contro il partizan e non solo ……

    • 18 Settembre 2017 in 17:22
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      Io preferivo la Svizzera

      C’era Albertini

      • 18 Settembre 2017 in 20:14
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        ti aspettavo al varco,per albertini dico ahaha

        a me piaceva scacciapensieri i cartoni animati sulla svissera ahahah

    • 18 Settembre 2017 in 18:00
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      MAMMA MIA CHE ESPERIENZA. TELECRONACHE DI SERGIO TAUCAR CHE FACEVA PURE LO SCI. E IL SABATO SERA…

  • 18 Settembre 2017 in 17:24
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    Ma Baroni, dice davvero che inzaghi è un catenacciaro? Io me lo ricordo come un grande attaccante che giocava sul filoi del fuorigioco… Non è che nel prossimo articolo scrive che Apolloni è molto bravo nel gioco offensivo?

  • 18 Settembre 2017 in 18:59
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    Barone ha ragione: le squadre italiane non sanno difendere. Chiudendoci e ripartendo abbiamo vinto dei mondiali, ma a voler fare il verso alla spagna si rimediano pessime figure.

    Venerdì ho visto in televisione il doppio anticipo di serie B: se noi ci fossimo chiusi come il Venezia, rimasto in dieci, e tutti e dieci dietro la linea del pallone (in casa), avremmo finito per prender gol, perdendo un punto. E’ anche vero, però, che nella partita successiva l’Avellino di Novellino, rimasto in dieci, non ha smesso di giocare la sua partita, senza chiudersi dietro. Però stava perdendo e ha continuato a perdere.

  • 18 Settembre 2017 in 23:55
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    C’è un abisso tra Simone e Pippo: il primo fa giocare la Lazio anche bene, non è solo catenacciaro, mentre il secondo si.

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