CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Paura di vincere o i soliti luoghi comuni su “il MIO gioco, la MIA squadra, il MIO calcio”?

gianni barone(Gianni Barone) – Messe da parte tutte le maledizioni del caso, emerge il solito interrogativo dopo una sconfitta che solo pochi avevano previsto. Rilassatezza, mancanza di cattiveria (ci siamo, ecco il rituale cavallo di battaglia che quando si vince tutti dimenticano) oppure c’è, come al solito, dell’altro? E’ stato detto dal tecnico del PARMA, che ci sono partite fisiche e ci sono partite tattiche, e molte volte la sua squadra finisce per perdere solo quelle che prevedono l’affermarsi del primo fattore rispetto al secondo. Quindi cosa è successo a CARPI? Avversari più motivati o squadra del PARMA che non è riuscita al praticare il suo gioco o forse è stata battuta sul proprio terreno, non quello di gioco, ma quello tattico, in poche parole in quello difensivo e del gioco di rimessa? Tutti quesiti irrisolti e d'aversa dopo carpi parmairrisolvibili, parrebbe, ma se si va ad analizzare il tutto, viene fuori che il mio gioco, la mia squadra, il mio calcio, intesi come luoghi comuni, sono visitati e attraversati, un po’ da tutti coloro che intendono, grazie ad un calcio un po’ speculativo, uscire da situazioni difficili (come nel caso del CARPI, dopo un pesante ko per 5-0) o che cercano di affermarsi per trovare continuità, come nel caso del Parma, ancora alla ricerca della maturità piena e compiuta, sotto ogni profilo, e non solo in quello della classifica. Sofismi qualcuno direbbe, però, il concetto di difesa e di calcio improntato sulla difesa, lo carpi parma undici gialooblùandiamo ripetendo da diverso tempo, paga. Eccome se paga! E i fatti sono li a dimostrarlo. E allora cos’è mai successo a questo nostro Parma, privo del suo gioco (di rimessa) e del suo calcio (non sappiamo ancora contornato di che cosa di preciso), per aver subito ad opera di un’altra squadra, non annoverata tra le grandi e quindi tra le favorite, una sconfitta? Se ben guardiamo al cammino dei Crociati, notiamo che delle sei sconfitte subite (forse un po’ troppe per una grande squadra), ben quattro sono arrivate con avversari che le stanno dietro in classifica (Perugia, Brescia, Pescara, Carpi, che diventano cinque se aggiungiamo l’Empoli, che pur essendo alla spalle dei nostri, nutre ancora ambizioni di caputo empoliprimato, in virtù del suo attacco stratosferico (il migliore della categoria) a fronte di una difesa tutt’altro che impermeabile. Quindi si deduce che, in maniera un po’, se vogliamo semplicistica, la squadra di D’Aversa, si trova in difficoltà, e quindi perde, quando è chiamata a fare gioco, ad imporre il proprio gioco. Quale? Direte voi. Semplice: quando si trova di fronte una squadra che per dirla alla Pesaola, le ha rubato l’idea, nel senso che le ha copiato il modo di difendere e per poi ripartire. Anche se a CARPI, non è che sia andata propriamente così: ma il dover attaccare, per rimontare e poi pareggiare, una squadra chiusa per non dire chiusissima, non è certo il mestiere prediletto del Parma, di questo preciso momento. Il PARMA sta insigne maglia dopo golvivendo del grande periodo di grazia d’Insigne, che ha trovato la posizione e i movimenti giusti, e tratti anche l’intesa con BARAYE, ma tutto ciò, in pratica, non si traduce in risultati concreti, leggi vittorie, quando si affrontano avversari chiusi come il CARPI, che il suo tecnico, Calabro, dice di aver schierato nelle ripresa con un solido 5-4-1 che di fatto era, a tratti, un ermetico 3-6-1 se non addirittura, paradossalmente un 9-0-1 con spazi, concessi all’avversario davvero esigui. Ne consegue che, in quest’ottica, i discorsi legati al gioco di cui sopra e al calcio di cui sopra, si vanno tutti a fare benedire, lasciando poco spazio alla logica, e alle nereo_roccointerpretazioni dotte di chi se ne intende (pochi), o all’immaginazione dei tifosi che già pregustavano lo scatto in avanti della stagione. Partite difficili e strane ve ne saranno ancora, ma questa volta l’affermarsi dell’arte del catenaccio, che ogni tanto qualcuno dimostra di essere in grado di rispolverare, ci portano ad affermare che i luoghi comuni legati, al mio gioco, al mio calcio, che molti sbandierano, alla fine conti, servano a poco, anzi come dice l’amato-odiato Fabio Caressa, al momento per molti re dei telecronisti, “Il calcio non è di nessuno perché è di tutti”, e tutti e nessuno lo devono praticare, in libertà, senza ideologismi di sorta, senza presunzioni, senza rivendicarne diritti d’invenzione e di primogenitura (non so se si può dire ma non riesco a trovare un termine migliore o più calzante). arrigo-sacchiQuindi , quando nessuno inventa più niente, parlare del calcio di Sacchi di una volta, che molti hanno voluto, quasi per moda imitare, o quello di Sarri, di oggi che molti vorrebbero ad ogni costo praticare, alla luce dei risultati (catastrofici) del nostro (e daglie con i possessivi!) calcio a livello internazionale, mi chiedo che senso abbia? Ma non divaghiamo oltre, e concentrandoci sulla prestazione del PARMA: oltre al positivo dell’intesa tra Insigne e Baraye, in occasione del gol, cos’altro si riesce a salvare? Non molto direi, quindi occorre rivedere alcuni parametri di rendimento e di inserimento di qualche escluso eccellente (Dezi, Scaglia) e soprattutto occorre capire cosa studiare per le prossime gare, perché di sicuro qualcun altro, tra gli avversari, e cioè Pro Vercelli, Ternana e Cesena, più l’ultima, piuttosto che le prime due, attuerà una tattica molto difensiva, precludendo ai crociati l’attuazione del suo gioco prediletto e più funzionale, catenacciaroquello di rimessa o in contropiede, che dir si voglia, che finora ha garantito gran parte delle affermazioni. Siamo ben lieti di affermare ciò, perché aldilà delle mode e delle scuole di pensiero, il nostro calcio ancorato all’idea di gioco con difensori non eleganti, come gli attuali tipo Rugani, su tutti, ma ruvidi che sappiano fare il loro mestiere cioè marcare, e non quello per il loro innaturale d’impostare il gioco, con centrocampisti che corrano e conquistino palloni e non belle statuine, che facciano mostra di sé e della loro tecnica, tipo Verratti, uno su tutti, e di attaccanti alla Toni, tanto per intenderci, che lottino e che facciano WP_20171124_13_10_46_Rich__highressoprattutto gol e non che servano solo per la squadra o che pestino la poccia (come si usa dire dalla nostre parti), il tutto unito alla solita grinta e la solita cativeria (agonistica e di temperamento), che mai dovrebbe essere lasciate a casa. Le cosiddette palle, che devono entrare a far parte dell’equipaggiamento di un calciatore già nei settori giovanili, per far sì che un uomo navigato e preparato come SANDREANI, attuale tecnico supervisore nelle nazionali giovanili, alla domanda: – Come ha visto il tal giovane difensore? -, possa rispondere non con la solita frase “Mah… E’ ben strutturato….”, ma con un demodè “ha le palle”… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

5 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Paura di vincere o i soliti luoghi comuni su “il MIO gioco, la MIA squadra, il MIO calcio”?

  • 27 Novembre 2017 in 21:15
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    O forse arroganza di sentirsi già i favoriti della B?

  • 27 Novembre 2017 in 21:37
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    Un buon allenatore deve essere un buon motivatore.
    Deve far diventare brocchi campioni.
    Conte è l’esempio di quello che dico
    Con una Nazionale pessima per poco non vinceva l’Europeo.
    D’Aversa invece fa diventare brocchi un poco tutti.

  • 28 Novembre 2017 in 08:37
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    A proposito di trasformazioni..

    BROCCHI cosa ha fatto diventare i milanisti ?
    e INZAGHI ?

    ora è la volta di GATTUSO …almeno quest’ultimo ci mette faccia, palle, grinta e cuore…..e se non lo seguono lui è capace pure di prenderli per il bavero ma pure a calci ..nel di dietro ( in tal k$ul )

    • 28 Novembre 2017 in 11:19
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      Quello che ho sempre detto io.
      L’allenatore o il suo vice o chi per lui, deve essere “un figlio di buona donna” , non dico ” figlio di puttana ” altrimenti verrei cestinato.
      I giocatori che in partita svernano non solo nella partita dopo vanno in panchina ma devono essere atraccati simbolicamente al chiodo dei ganci che ci sono negli spogliatoicome
      TRADITORI.
      Prendiamo tanto per fare un nome a caso visto che sabato ad eccezione di Bardi, Baraye e Insigne sono stati tutti a dir poco PENOSI, prendiamo uno degli ammutinati di sabato MAZZOCCHI, uno dei giocatori di cui io ho caldeggiato quando lui era in panchina fortemente l’utilizzo fin dal primo minuto.
      Sabato ha giocato da schifo e per questo deve accomodarsi in panchina.
      Il suo sostituto se non farà rimpiangere il”vero” Mazzocchi rimarrà come titolare fino a quando anche lui giocherà in modo insufficiente e allora subentrera’ nuovamente Mazzocchi e così via.
      Anche Lucarelli comincia a tirare i remi in barca, forse si sente appagato, non è più il trascinatore della difesa.
      Anche lui, stesso discorso fatto per Mazzocchi.
      La panchina e il digiuno devono essere per lui uno stimolovper fargli venire nuovamente fame penso che tutto ciò sia inevitabile, da un paio di partite fa solo passaggi orizzontali e,quelli verticali li sbaglia tutti.
      Forse simbolicamente è ancora seduto su quella poltrona dorata….
      Sembra che con gli ultimi festeggiamenti la fame gli sia andata via.
      In quanto a,Nocciolini Dezi Siligardi e Di Gaudio
      BASTA. ! ! ! !
      Possibilità per dimostrare quanto valgono ne hanno avute ( a differenza di CORAPI)
      Le hanno tutte “ciccate” ALLA GRANDE dando l’impressione o di essere scarsi DA PAURA o non aver voglia d’indossare la maglia che portano.
      Ora panchina fino a gennaio e poi o accettano la destinazione che la società gli consigliera’ o TRIBUNA PERENNE.
      Con certi mestieranti svernatori basta carota, ci vuole il bastone

  • 28 Novembre 2017 in 18:29
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    Le partite si vincono se hai un forte centrocampo altrimenti le perdi e la Nazionale di Sventura con 4 attaccanti lo dimostra

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