IL COLUMNIST / LA CESSIONE DEL MARCHIO, L’ANELLO DI CONGIUNZIONE DEI FALLIMENTI (PASSATI E VENTURI) NEL CALCIO…

il-columnist-luca-russo.jpg(Luca Russo) – Quando il Parma conobbe l’onta del fallimento, chiunque avesse all’epoca un ruolo del mondo calcio italiano, si affrettò a promettere e prometterci che “no, non ci saranno mai più casi Parma”. Correva l’anno 2015, ora siamo nel 2017, di acqua ne è passata sotto i ponti, ma le cose non mi paiono granché cambiate da allora, se nel mentre sotto quei ponti oltre all’acqua ci son passati anche diversi fallimenti (e altri potrebbero transitarvi da qui a breve). L’ultimo, in ordine cronologico, a meno che nel frattempo non mi sia perso qualcosa, è stato quello del Modena. Sì, dopo il Parma, un’altra emiliana che chiude baracca e burattini. Il copione dell’ingloriosa fine? Il solito: stipendi non pagati, inadempienze fiscali e un passaggio di proprietà, da Caliendo a Taddeo, che avrebbe dovuto essere la panacea di tutti i mali sofferti dalle casse dei canarini, e che invece ha finito con l’accelerare il processo di decomposizione del sodalizio modenese: 100 anni di storia e ben 28 stagioni trascorse in massima serie svaniti così…un giorno all’improvviso. Un destino, quello della scomparsa dal calcio di livello, che presto potrebbe toccare pure al Palermo. Il club di Zamparini, a dispetto di una classifica di B che lo vede a un solo punto dalla vetta occupata a pari merito da Bari e Parma, non se la passa benissimo. Di più, direi che se la passa molto male. Nei giorni scorsi, infatti, la Procura di Palermo ha presentato istanza di fallimento per la società siciliana (prima udienza fissata per il 7 dicembre). Come emerge dalla ricostruzione di Nino Amadore de Il Sole 24 Ore, i magistrati isolani hanno quantificato in 70 milioni circa il buco nel bilancio del Palermo. 70 milioni così ripartiti: 21 milioni di pendenze con procuratori o società di intermediazione per l’acquisto di giocatori del calibro di Javier Pastore e Paulo Dybala; altri 49 milioni che verrebbero in gran parte dalla cessione del marchio (un attivo che secondo gli inquirenti sarebbe fittizio). Ed è proprio su questo fronte che per la Procura i conti non quadrano. Non me ne abbiano a male gli amici di Palermo, ma ho la sensazione che il club di Zamparini rischi di scivolare su una buccia di banana simile, se non identica, a quella che fece cascare il Parma, ovvero la cessione del marchio, operazione molto in voga nel mondo del pallone italico. Ed effettuata, per l’appunto, anche dal Parma durante la gestione Ghirardi. A chi necessita di una ripassata in materia, ricordo che nel giugno 2013 il Parma cedette il marchio alla società correlata Parma FC Brand srl per 31 milioni e una plusvalenza di 22,7 milioni (essendo iscritto a bilancio per 8,3 milioni). Un’operazione a proposito della quale il nostro Luca Marotta sottolineò un aspetto di novità rispetto ad analoghi interventi così di moda tra i club italiani, e cioè il fatto che per la cessione del proprio marchio il Parma non ricorse a un ente creditizio, come avvenne nel caso di Inter, del Siena e in minima parte del Bari. Questa operazione, un maquillage finanziario a tutti gli effetti, venne seguite da un’altra manovra altrettanto sospetta: Eventi Sportivi (controllante al 90% del Parma) incorporò per fusione Parma FC Brand, in questo modo le partite creditorie vantate dalla società nei confronti di Parma FC Brand per circa 47 milioni, sorte a seguito della cessione del marchio e del contratto sottoscritto con la concessionaria di pubblicità, andarono a consolidarsi nell’incorporante, la quale portò a compensazione le sopra menzionate parti creditorie con le parti debitorie della società nei confronti di Eventi Sportivi spa, pari a 26,6 milioni. Compensazione che ridusse a circa 20 milioni di euro il credito residuo vantato dalla società nei confronti della controllante Eventi Sportivi. Ci fu chiaro relativamente presto che si trattò di un tentativo estremo di salvare capra e cavoli, ma allestito male e messo in pratica peggio perché il Parma scampasse al fallimento. Temo, per i tifosi palermitani, che la squadra per cui fanno il tifo rischi di ripercorrere le nostre orme, dal momento che la società che ne è a capo ha messo in campo “iniziative” pericolosamente somiglianti a quelle intraprese dal Parma di Ghirardi prima che implodesse. Troppe le similitudini tra noi e loro per credere che i rosanero sopravvivano alle richieste della Procura. Però agli amici che vivono all’ombra di Santa Rosalia mi piace ricordare che, se game over dovesse essere, non c’è alcun fallimento da cui non si possa rinascere. Ne sa qualcosa Carra, amministratore del Parma post 2015, che oggi in un’intervista a Davide Setti de Il Resto del Carlino ha spiegato come è possibile ripartire a seguito di un crac finanziario: “Dopo un campionato tragicomico come quello di allora, non era facile. Ma c’è stato un lavoro all’unisono di tre componenti che ritengo decisive: l’imprenditoria di Parma che ha scommesso sulla rinascita, i tifosi che hanno fatto 10mila abbonamenti in D e il Comune che ha remato con noi. Una ricetta per ripartire? Non ce n’è una. Bisogna programmare con lungimiranza e sostenibilità: una stagione è fattibile, ma bisogna guardare oltre. Noi non pensavamo di arrivare in B in 2 anni, ma nemmeno in 5. Abbiamo bruciato le tappe, ma ci stiamo facendo trovare pronti”. Imprenditoria locale, tifosi, comune, lungimiranza, sostenibilità e la voglia di far gruppo e quindi sistema: ricostruire si può, se non manca nessuno di questi ingredienti. Il Parma di oggi ne è una prova. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / LA CESSIONE DEL MARCHIO, L’ANELLO DI CONGIUNZIONE DEI FALLIMENTI (PASSATI E VENTURI) NEL CALCIO…

  • 25 Novembre 2017 in 10:41
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    Zamparini netor presidente che ne sa di calcio( si sosteneva se non ricordo male non tanto tempo fà) più che di calcio al ni sà ad magia(a far sparir i sold) a parte tutto la recente storia nostra non ha insegnato niente. chiedere ha stravecchio opss forse a lui ha insegnato qualcosa ha fare al valisi, chi toca a leva. cambiando discorso se oggi ha vinsoma a foma un bel pas . oggi attacco inedito INSIGNE BARAYE SINIGARDI(e speroma che i cornacion tacciano ancora che andoma ben). FORZA CROCIATI TUTTI A CARPI PER VINCERE (speroma) un saluto a tutti e buona partita.

  • 25 Novembre 2017 in 12:57
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    Con le “gabole” non si va da nessuna parte: noi ,popolo italico, quello dei furbi, siamo specialisti nel cercare la scorciatoia, il giochino truffaldino, giusto per il nostro tornaconto personale:
    il rigore autoprocurato, il lavoro nero, la fattura + bassa, l’evasione delle tasse, la richiesta di fondi – finanziamenti senza le necessarie credenziali o titoli…insomma, dove c’è il magna magna, si aguzza l’ingegno e si moltiplicano sforzi e idee per INC…..re …qualcun altro…lo stato …il fisco….ecc ecc …
    NON CI DOBBIAMO STUPIRE né del fu parma, né del Modena, né del prossimo fallimento ( magari fosse il Palermo…sportivamente parlando retrocederanno spero )..
    ..
    il marcio comincia molto prima, a monte, in tutti i campi, politica, industria, commercio, tangenti…mazzette …spettacolo….IN TUTTI I CAMPI DOVE GIRA IL DIO DENARO ….

    è un sistema che parte da lontano, dalla cultura, dalla scuola:
    chi frega qualcosa o qualcun altro viene additato come furbo …
    come ganzo, dritto, vincente ….quindi ….che dire ancora …
    o si cambia radicalmente tutto, dalle basi …oppure si continuerà a fare i furbi, a usare mezzi ed espedienti per ….guadagnare senza lavorare ….
    è una triste realtà ma ..questo è …così funziona..così fan tutti ..o sbaglio ?

  • 25 Novembre 2017 in 13:37
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    Non è che nel crack quasi prossimo del Palermo c’entrano anche i troppi allenatori esonerati e ancora a libro paga? 😀

  • 25 Novembre 2017 in 14:53
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    No caro luca sono i deca che si portano in sacoccia i presiden esentasse secon me o spaglio. Questa e la cruda realta o no. FORZA CROCIATI dai che avinsoma.

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