IL COLUMNIST / L’IDEA DI GOZZI, NEO VICE PRESIDENTE DELLA B: LA CADETTERIA DIVENTI IL SERBATOIO DELLA NAZIONALE

il columnist luca russo(Luca Russo) – Rifondare il calcio italiano si può? Sì, secondo l’opinione dei tanti che hanno visto nella disfatta contro la Svezia – che ci è costata il mondiale russo – qualcosa di molto peggio della Corea del Nord 1966 e della Corea del Sud 2002, ovvero una sorta di punto di non ritorno, da cui però bisogna necessariamente ripartire per riportare il pallone nostrano ai fasti di un tempo. La mia speranza è che questa rifondazione, tanto desiderata quanto (pare) realizzabile, non si traduca in un azzeramento totale, perché resto della convinzione che se tutto cambia alla fine niente cambia. Ecco perché vedo bene la proposta che mi è balzata all’occhio questa mattina nello sfogliare la rassegna stampa. Un’idea che, se accolta e attuata, darebbe il la all’unica rivoluzione di cui il nostro calcio ha bisogno in questo momento: una rivoluzione silenziosa, che cambiando i metodi finisce per cambiare anche le abitudini, trasformandole da pessime a buone, e infine i risultati. Non un reset di tutto il sistema, che si risolverebbe in un nulla di fatto. Piuttosto un cambiamento graduale, progressivo, magari anche un pelino lento, ma deciso. Che punti sempre a fare un passo avanti, anche a costo di dover farne due indietro (per poi farne tre avanti), invece che a GOZZI VICE PRES LEGA Brestare fermo sul posto. La proposta di cui sopra, porta la firma di Antonio Gozzi, neo vice presidente della Lega B (presidente è stato eletto ieri Mauro Balata) e patron della Virtus Entella, formazione che come il Parma milita in serie B. Ed è proprio la Cadetteria il centro nevralgico dell’idea lanciata dal presidente dei liguri, che dalle pagine de La Repubblica Genova afferma che “in serie A c’è un’incompatibilità tra i club, che per mantenere alta l’attrattività del prodotto devono far giocare più stranieri e penalizzano i giovani italiani, e la Nazionale. In Inghilterra è peggio: nel campionato più internazionalizzato del mondo il Manchester United chiude l’anno con 30 milioni di utili, ma la Nazionale non combina più niente. La serie B potrebbe diventare il campionato in cui si lanciano e crescono i talenti italiani. Gli Orsolini, i Favilli, i Zaniolo. Una distinzione di funzioni farebbe bene ad entrambe”. Badate bene alla terminologia estremamente elegante e indovinata del presidente Gozzi: a proposito della A, parla di prodotto; quanto alla B, lascia intendere che secondo il suo parere potrebbe diventare un ottimo serbatoio da cui attingere per trasferire giocatori già rodati, pur se giovani, alla Nazionale Azzurra; e infine pone in risalto la possibilità di distinguere le funzioni tra le due categorie. Idee che a me in prospettiva paiono potenzialmente vincenti, e che nell’immediato risultano sicuramente accattivanti. Che la serie A sia ormai equiparabile a un prodotto, è un dato di fatto. Come tale l’affrontano e ne preservano la qualità e il fascino coloro che vi partecipano, i quali ricercano il risultato attraverso il gioco, o una parvenza di gioco, ancor prima che con le invenzioni dei singoli, talvolta mostrandosi perfino insoddisfatti se i punti arrivano a margine di prestazioni poco convincenti. Quante Napoli, Sassuolo, Sampdoria, Roma, Lazio e Atalanta abbiamo visto negli anni novanta? Poche: Parma, Foggia e Chievo, le uniche che mi vengono in mente. È vero: a quei tempi, altro calcio, difese più solide – che indubbiamente concedevano meno di quelle attuali -, alta specializzazione tattica in ogni reparto e maggiore maniacalità nella ricerca della strategia da opporre all’avversaria di giornata. Era un calcio più pratico, orientato al fine e abbastanza incurante del mezzo. Oggi invece al mezzo viene riconosciuta una dignità simile a quella del fine. Ecco da dove nascono le favole Napoli, Sassuolo, Sampdoria, Roma, Lazio e Atalanta, oltre che da un modo di concepire il soccer più caraibico e meno teutonico che in passato. Anche i direttori di gara stanno imparando ad arbitrare lo show, e non solo il match, rendendolo così più scorrevole e avvincente per chi lo guarda dal vivo o dalla tv. E la A potrebbe addirittura diventare un marchio, un brand, in perfetto stile NBA, se la Lega che la governa avesse ben altre capacità manageriali. Ma questo è un orizzonte purtroppo ancora lontano, al lume dei rimpalli di responsabilità e della caccia alle poltrone delle ultime ore. Dunque, dato che la massima serie – un po’ per scelta, un po’ perché costretta dai tempi che cambiano a modificare la sua mission – non è più la scuola (o per meglio dire l’università) di qualche anno fa, perché non lasciamo che sia la B ad esercitare questa funzione e, di riflesso, ad assumersi l’onere e l’onore di risollevare le sorti del calcio italiano? In fondo si tratta di un campionato con diverse vecchie volpi sparse qua e là, per cui abbastanza allenante, in termini tecnici e di esperienza. Almeno tanto quanto basta per arrivare in Nazionale ed essere pronti ad affrontare le sfide, impegnative, che derivano dall’indossare la maglia dell’Italia. Meglio mezza stagione tra i cadetti, per crescere, piuttosto che in primavera. Si dia ascolto alle parole, sagge, illuminate e lungimiranti, del patron Gozzi: è già accaduto che in provincia venisse piantato il seme della rinascita del nostro pallone. Si pensi al Sacchi di Parma, e a quanto quel Sacchi abbia inciso nei successi delle italiane e dell’Italia in giro per l’Europa e per il mondo tra la fine degli anni ottanta e la metà degli anni novanta. Luca Russo

12 pensieri riguardo “IL COLUMNIST / L’IDEA DI GOZZI, NEO VICE PRESIDENTE DELLA B: LA CADETTERIA DIVENTI IL SERBATOIO DELLA NAZIONALE

  • 24 Novembre 2017 in 09:10
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    Basterebbe invece far giocare meno stranieri in A.
    Qualcuno potrebbe dire
    “Ma cosi facendo in campo Europeo verremmo sempre bastonati”
    Sarebbe per questo impensabile.
    Ma se noi in campo europeo facciamo giocare in una squadra che fa le coppe tutti gli stranieri che vuole ma obblighiamo però la stessa squadra e come le altre che partecipano al campionato italiano, in poche parole in Serie A a giocare con non più di quattro stranieri.
    Concludendo, in Europa le nostre squadre giocano con tutti gli stranieri che vogliono, in Italia NO.
    SOLO UN MASSIMO DI 4 STRANIERI
    Vedrete che facendo così i vivai rifiorirebbero.
    A volte in certe squadre del campionato così detto ITALIANO, i titolari sono tutti stranieri.
    NON C’È UN ITALIANO CHE PARTE TITOLARE DAL PRIMO MINUTO.
    BASTA!
    In quanto ad attingere giovani in serie B per la Nazionale, come dice Gozzi più che una proposta mi sembra una provocazione.Penso ci sia già l’ under 21 chevtutti chiamano anche ITALIA B e poi se un giovane è bravo emigra SEMPRE in serie,A dove quasi sempre è riserva e non gioca mai a discalpito degli stranieri che anche se balordi hanno sempre il posto assicurato
    In serie,A ci sono tantissimi stranieri, certi molto buoni ma la maggioranza è pattume.
    Così con squadre piene di stranieri non si va come Nazionale da nessuna parte.
    SI RESTA A CASA
    APPUNTO.

  • 24 Novembre 2017 in 09:33
    Permalink

    Ciao Luca buongiorno,
    di fatto DEVONO GIOCARE I MIGLIORI: detto questo le leghe e la Figc si devono dare una mossa, se da un lato vogliono i soldini delle Tv ( che pagano e gestiscono il calendario ), le società si devono adeguare alle sorti-gestione anche della Nazionale ( della quale non frega un ca$$o a nessuno se non in occasione dei mondiali o degli europei ):

    DEVONO GIOCARE I MIGLIORI, serie A, Serie B ( negli anni 85-90, Collovati e Baresi, in cadetteria col Milan retrocesso per squalifica, giocavano al sabato in nazionale e, la domenica, con la loro squadra di club ) e MEGLIO-UTILE ancora di più, UNDER 21 che, nel tempo, spesso giocava meglio dei colleghi + grandi !!

    Oggi come oggi FUORICLASSE non ne abbiamo, ci sono ottimi giocatori, fatti e pronti e ci sono numerosi giovani, molto promettenti ed interessanti, sui quali lavorare e costruire..
    RIPETO, DELLA NAZIONALE, NON GLIENE FREGA UN PIFFERO A NESSUNO: le società lamentano il fatto che il giocatore sta via tutta la settimana e non partecipa al lavoro della propria squadra, sempre le medesime, pagando di fatto il calciatore, lo condizionano a tirare indietro la gamba, a non rischiare, quando, tutti gli altri, vedi svedesi, islandesi ..ecc ecc ..giocano alla morte fino al 98° ..danno e prendono, corrono e faticano…mettono tutto ciò che hanno per limitare quello che è, sulla carta, il loro gap tecnico rispetto ai “ns. professionisti”.

    Si deve solo lavorare per arricchire la tecnica e la qualità, in campo e nelle sedi competenti, quelle gestionali dirigenziali e organizzative:
    le persone adeguate ci sono, le risorse umane pure, FUORI DALLE SCATOLE POLITICA, NANI, BALLERINE, INTRALLAZZI E AMICI DEGLI AMICI CON LE POLTRONE “abbullonate” nel sedere ,,,
    o la, ci siamo capiti ?
    e non solo nel calcio ma..in tutti i settori …
    MERITOCRAZIA e non raccomandati, nepotismo e figli degli amici dei parenti ed to sorella !!

    poi, voi, pensatela come volete !!!!
    morosky

  • 24 Novembre 2017 in 09:35
    Permalink

    Per quale motivo in Lega Pro e i serie B bisogna viene imposto il numero degli over e degli under mentre in serie,A no?
    Semplice, ci vuole un presidente di Lega che non sia forte con la serie B e la serie C e debole con la serie A.
    Un presidente di lega deve privilegiare la Nazionale.
    Tavecchio aveva paura di andare contro le squadre più blasonate, preferiva ferire la nazionale solo che,questa volta l’ha amnazzata.
    Tavecchio È STATO IL BOIA DELLA NAZIONALE e
    VENTURA IL BECCHINO.
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  • 24 Novembre 2017 in 09:37
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    Per quale motivo in Lega Pro e i serie B viene imposto il numero degli over e degli under mentre in serie A no?
    Semplice, ci vuole un presidente di Lega che non sia forte con la serie B e la serie C e debole con la serie A.
    Un presidente di lega deve privilegiare la Nazionale.
    NON DEVE AVERE PAURA
    Tavecchio aveva paura di andare contro le squadre più blasonate, preferiva ferire la nazionale piuttosto che le squadre di club solo che,questa volta la Nazionale l’ha addirittura ammazzata.
    Tavecchio È STATO IL BOIA DELLA NAZIONALE e
    VENTURA IL BECCHINO.
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  • 24 Novembre 2017 in 10:00
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    Non ho mai capito come un giocatore come Insigne che è il miglior talento d’Italia, quando Ventura sentiva l’avvicinarsi del tanto temuto APOCALISSE non abbia voluto buttarlo in squadra.
    S’è fatto karakiri da solo eppure vedeva che senza di lui non avremmo mai segnato nemmeno se giocavamo tutta la notte e……forse anche la mattina.
    De Rossi che è un centrocampista s’è rifiutato di entrare, c’era bisogno di Insigne come l’aria che si respira
    NON C’È SPIEGAZIONE logica ad un atteggiamento assurdo avuto preferendo la modesta riserva di Insigne come Gabbiadini a Lorenzo il magnifico, titolarissimo nel Napoli, primo in classifica anche grazie ai suoi gol.
    Forse però una ragione c’è per questa S-VENTURA.
    Forse certi atteggiamenti racchiudano una galoppante
    DEMENZA SENILE.

    • 24 Novembre 2017 in 10:36
      Permalink

      Si ricordi, signor Velenoso, che parecchi allenatori per far gruppo scelgono in maniera quasi scientifica di tener fuori i giocatori di maggior talento. Giusto o sbagliato che sia, molti tecnici operano questo tipo di scelta.

      • 24 Novembre 2017 in 15:08
        Permalink

        Ma signor Luca Russo ma cosa dice?
        È come avere in squadra Messi e Ronaldo e far giocare le riserve per fare gruppo.
        Non è per caso lei l’ex mister Ventura sotto mentite spoglie intruffolatosi in questo sito?
        Se invece signor Russo lei è proprio Russo me lo lasci dire
        ” Piccoli Ventura crescono….”

  • 24 Novembre 2017 in 11:11
    Permalink

    Morosky, le tue parole e idee sono molto belle, ma credo valide in un mondo perfetto. Ricordati che siamo in Italia, il paese delle parole e zero fatti.

    • 24 Novembre 2017 in 14:30
      Permalink

      Questo avviene solo nell’apparato pubblico: enti, istituzioni, regioni, comuni, sanità, scuola …ecc ecc .

      Nel privato funziona leggermente in modo diverso: i fatti, concreti, ed i numeri, positivi, hanno un grosso valore per il commerciante, l’artiigano, il piccolo e/o medio imprenditore e/o la grande industria, azienda, raggruppamento: l’ultima cifra in fondo a destra , leggasi UTILE DI ESERCIZIO, è curata sempre molto attentamente, valutandone, anche ogni semestre, ogni leggero o minuscolo scostamento : su un fatturato di 100 milioni di euro, anche un insignificante 0,5 % ha un certo valore ..o sbaglio ?
      ..
      questo è quanto ….
      ma prima o poi, oltre a quello del calcio, spero che implodano pure altri sistemi, quello politico, economico, sociale …..
      anche perchè ormai, la gente, è stanca di vedere, ascoltare o leggere di continue ingiustizie, sperequazioni, ruberie, magna magna, impunità e altre vicente truffaldine che sono ll’ordine del giorno !!!
      quello del calcio è solo una piccola goccia nell’oceano dei problemi ….

  • 24 Novembre 2017 in 11:47
    Permalink

    Se uno ha una squadra di a e una di b è senz’altro una buona idea. dopo mesi di sotterfugi per arrivare al traguardo mi aspettavo qualcosa di meglio.
    Piu in generale valgono le solite considerazioni: legge sugli impianti sportivi e riforma dei campionati.. da dove fanno saltare fuori i soldi? chi va a dire alle società aumentiamo le retrocessioni per arrivare al format?

  • 24 Novembre 2017 in 23:32
    Permalink

    Meglio le squadre B come in Spagna e in Germania da far competere dalla B fino ai dilettanti.

I commenti sono chiusi.

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