Ciao Azeglio. Quando gli azzurri erano Vicini e non divisi e lontani come oggi

Luca Savarese(Luca Savarese) – I gabbiani, silenziosi e signorili abitanti di Cesenatico, questa sera garriranno un po’ meno. Azeglio Vicini, cesenate e che nella cittadina marittima amava andare ed aveva una residenza, se n’è andato in quel di Brescia. Ha scelto una giornata di fine gennaio, l’ultimo giorno del primo mese dell’anno, giorni della merla dove il freddo picchia. San Giovanni Bosco, che oggi si celebra, lo aiuti nel transito da questo stadio a quello dei piani superiori. Ci lascia Azeglio, due giorni dopo le fumate nere per i vertici della Figc. Forse il giocattolo non piaceva più neanche a lui. Dici Vicini e pensi al casotto vivifico di Italia 90, quando il bel paese si scopriva mecca: stadi ultimati, salti mortali, tutto pronto per il mondiale tutto nostro. Calma, Azeglio non fu e non era solo questo accostamento, questa equazione mondiale. Nasce il 20 marzo del 1933. Dopo le giovanili col Cesena, capisce che il calcio è la sua strada. Professione attaccante. E’ a Vicenza che incrocia il binario giusto: esordio in A contro l’Inter al Menti. Qui, si fa sul serio. Già, la serietà, assieme alla serenità, cifre umane pregnanti, nel suo percorso. Spicca il volo a Genova, sponda Samp. Sette stagioni di A, la prima quella in cui la Doria festeggia la sua prima decade di vita. Va a Brescia, in B. Lo riporta in A. Appende gli scarpini al chiodo con le rondinelle, per iniziare a vivere il mestiere di allenatore. Inizia alla guida dei bresciani ma è nel 1968, anno di rivoluzioni, che Azeglio scopre cosa farà da grande: ha 35 anni, entra a far parte del settore tecnico della nazionale. Nel mezzo del cammin di sua vita si ritrova per una selva azzurra. Fiuta, valorizza, mette in piedi il futuro. Si fa le ossa con l’Italia Under-23 e nel 1976 eccolo alla guida dell’Under-21. Saranno dieci anni di azzurrini: ne ha visti tanti, ne ha cresciuti alcuni (Zenga, Donadoni, Giannini su tutti) ha dato a molti una possibilità. Nel 1986 va in finale dell’Europeo di categoria. Vince a Roma per 2 a 1. Perde a Valladolid ai rigori, quasi una prefigurazione che un domani una spada, dal dischetto, gli trafiggerà l’anima. Gradualmente sale, senza insuperbire o cambiare. Bearzot lascia la nazionale maggiore al termine del mondiale messicano del 1986. Ora tocca a Vicini. Si prende la nazionale e il compito di portarla al mondiale italiano e di viverlo alla grande. Auguri. Come regalargli un puzzle da mille pezzi e dirgli, montacelo. Dirà Gainni Agnelli “Pretendiamo la botte piena e la moglie ubriaca”. Lui i pezzi li mette insieme, ha una colla naturale: la simpatia, cerca di unire sempre anche attraverso spassose barzellette, rigorosamente in romagnolo. Gli occhi spiritati di Schillaci e le giocate di un giovane Baggio tracceranno rotte forti ma saranno in semifinale la testa del pajaro Caniggia e le mani non proprio pronte nell’occasione del suo fido Zenga assieme ai rigori maldestri a fazeglio vicini gabriele majoargli pubblicare l’opera mondiale con un non finito, la finale mancata. “Sbagliò con l’Argentina per eccesso di amore nei confronti dei suoi rabicani, non sbagliò con i sovietici agli europei del 1988: sbagliarono i suoi rabicani in condizione di segnare”. Ebbe a dire Gianni Brera. Arrivò comunque il bronzo mundial, miraggio per molti suoi epigoni: Maldini, Trapattoni, Prandelli e Ventura. Vicini amava unire, non ci riuscì con tutti. Mancini, non riuscì mai a convincerlo, del resto ogni cittì hai le sue delizie e le sue croci. Chi scrive, lo vide a Cesenatico, stava passeggiando per viale Carducci, nell’estate del 2016, in mano un sacchetto del salumiere. Un autografo, su un pezzo di Gazzetta, in fondo come un carezza, ad un sogno azzurro. Nelle notti magiche inseguendo un gol, sotto il cielo di un’estate italiana. Ciao Azeglio. Sopra il cielo di un calcio diviso ed incapace di guardare davvero avanti. Cosa che lui, nella sua normalità, non aveva lesinato di fare. Non andava a Zanzibar, gli bastava Cesenatico. Luca Savarese

2 pensieri riguardo “Ciao Azeglio. Quando gli azzurri erano Vicini e non divisi e lontani come oggi

  • 31 Gennaio 2018 in 19:01
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    Quella Nazionale meritava di vincere il Mondiale. Mai ci fu una squadra così forte e ricca di talento in tutti i reparti (forse addirittura più forte di quella del 1982).

  • 1 Febbraio 2018 in 21:17
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    Come se dice en España ….que Descansa en Paz …..or in Inglese may he rest in peace ….
    Con todo el respeto del mundo para este Señor …. unica problema che aveo con Lui …..
    Italia 90 ….
    I was living in New York City …. a friend of mine got tickets to see Italia – Argentina in San Paolo , Napoli …. il giorno prima del partido Maradonna ha detto che Napoli vuole che vince Argentina …. Io como tifoso di Italia , no mi ho piaciuto questo declarazione …, niente ho preso un volo per Italia …a Napoli per vedere la partita ..
    Che no ho capito ….. de Azelgio …era perche …cuando Schilacci e Baggio erano una ” Societá ” dei gol ….. ha meso Vialle in cambio di Baggio …..Bo …. nunca ho capito ….. siamo tutti alenatore il giorno dopo ….. pero sempre un misterio per me ..
    Forza Italia
    Forza Parma

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