INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (10^ Puntata)

la distanzaLuca Tegoni, apprezzato autore di StadioTardini.it, la scorsa estate ha pubblicato in proprio (www.lulu.com) un romanzo corto “La Distanza”  che dal 6 Gennaio 2018, a puntate, ci accompagnerà ogni giorno, allo scoccare delle 12.

Il volume è acquistabile su amazon.it

Ecco la decima puntata:

Armi puntate. Sotto il cielo che minacciava pioggia, i soldati erano schierati su due fronti contrapposti. In mezzo giaceva una terra di nessuno da conquistare.

Attesa. Il momento propizio. Killgore attendeva il momento propizio secondo i suoi schemi mentali che si richiamavano all’astrologia, a Von Klausewitz, Napoleone, Patton, John Wayne, alla meteorologia, l’uomo giusto per ogni occasione. Forse, però, attendeva che piovesse per avere un poco di sollievo. La sua testa era pesante di whisky e delusione. Anzi di insoddisfazione. Non concepiva il sentimento della soddisfazione perché era come fermarsi ed aveva una paura inconfessabile di farlo. Killgore manteneva se stesso insoddisfatto e quindi sempre pronto ad avanzare nella ricerca del nulla, che non riuscirà mai a trovare. Se ci si ferma si perde, si perde se stessi. Gli risulterebbe insopportabile non vestire una divisa, non dormire sotto una tenda, non dare ordini, per qualsiasi cosa, evento, avvenimento che gli girasse intorno.

Stava così, con il volto teso nell’attesa che la voce impartisse anche l’ordine dell’attacco. Acqua, ecco forse piove, rumore di tuono, il cielo che combatte, bagliori, fulmini come razzi, scoppi come bombe. La tensione dei soldati rivolta al cielo, pronta ad esplodere. Da tutte e due le parti, pronti ad attaccare in una battaglia che non aveva difensori, tutti all’attacco a conquistare la terra di mezzo, la terra di nessuno, la terra da coltivare, da scavare, da costruire, la terra nuova, la terra promessa, la terra che non respinge, che germoglia e accoglie.

:- Avanti!

Non fu Killgore a dare l’attacco, nessuno dei suoi soldati udì la sua voce e tutti rimasero sorpresi nel vedere che era il nemico ad attaccare. Una linea di uomini avanzava e, dietro, un’altra linea. Dietro, un’altra ancora. Soldati che partivano all’attacco. Non stava ancora piovendo. Killgore rimase fermo, immobile ad osservare il movimento del nemico. Chi, in questo momento aveva vantaggio? Le linee del nemico cambiavano posizione avanzando e restringendo così il campo di battaglia. Stavano conquistando una parte della terra di nessuno. Dietro di loro lo spazio  aumentava e davanti si restringeva. Killgore disegnò mentalmente un muro davanti al nemico. La distanza che non potevano ridurre. Il muro era lì davanti che resisteva imprendibile. Cominciò a piovere, le truppe nemiche si fermarono e si attestarono nella nuova posizione guadagnata. Fango, erba, sabbia, pietre. Terra calpestata dietro, davanti la terra di mezzo. Nessuno ancora aveva sparato, nessuno aveva ancora attaccato, solo il frastuono del cielo e il silenzio degli uomini. Un vento freddo cominciava a sbattere tra le bandiere infisse a terra.

:- Perché rimane zitto? cosa pensa? perché stiamo fermi? ho paura. Mi cago addosso. Mi pulisco il naso con le mani. Mi viene da piangere, andiamo dai! che poi non penso più a nulla, che poi sparo soltanto. Muori, muori, muori.

Dai l’ordine Generale! Morire o vincere è uguale in questo momento, fammi fare il soldato, non farmi stare fermo.

Il nemico era schierato un’altra volta. Più vicino, con meno spazio davanti e con più fango dietro. Lo spazio davanti era lo stesso anche per Killgore. Silenzio e pioggia.

:- La partita si rinvia? Ho freddo, ci vogliamo muovere? Non possiamo aspettare, cazzo, aspettare cosa? Loro si sono già mossi, sono in vantaggio. Se devi farlo, fallo prima, me lo diceva sempre mio nonno. Paura. Il mio amico si è cagato addosso e piange. Silenzio. E’ umiliazione o paura? Ho fretta Generale fammi sparare … questa partita bisogna giocarla …-

Immobili i soldati pensavano da una parte e dall’altra le stesse cose, con la stessa paura la stessa umiliazione, la stessa tensione. Tutto si generava con gli stessi dubbi. Solo i Generali non pensavano, avevano tempo, senza odore, senza sapore, senza memoria. Avevano cancellato tutto la notte prima, l’ultimo riposo, l’ultima sbronza, l’ultima troia, l’ultima lettera. Tutto quanto avrebbe potuto essere l’ultima volta. Il nulla prima del risultato.

:- Parliamo un po’?

:- Taci e stai attento.

:- Quanti ne vuoi uccidere? Eh? Dimmi quanti! … Rispondi!

:- Taci e guarda avanti. Non pensare …

:- Conta le pallottole se vuoi distrarti, prepara la baionetta, tocca la lama senza guanti … senti che sapore ha il sangue, potrebbe essere l’ultima.

:- Non dire stronzate, guarda la foto della tua donna, se ce l’hai ancora!

:- Tocca la lama … tocca la lama, sarai già pronto … e lascia stare quella troia della mia fidanzata … ormai  anche la tua ti avrà fatto cornuto …

:- State zitti, tacete, non fumate, non guardate, zitti e ascoltate, zitti !

La scena si riempie progressivamente di nebbia, smette di piovere. E adesso chi vedrà il nemico? Il pensiero che si rivolge al passato, per scoprire dei momenti di gioia e serenità, e l’ansia di dormire e non svegliarsi più per non soffrire. Tutto questo in quello spazio di mezzo che i due generali si contendono. Nella cecità della nebbia si comincia a sparare. Molti colpi, da una parte all’altra, a ripetizione, senza distinzione, senza urla, senza strazio. Nessuno avanza, tutti che sparano e cercano di uccidere prima di essere uccisi. Tutti uccidono per difendersi, uno di fronte all’altro, non c’è differenza nella fissità dell’immagine. E’ come se nessuno sparasse. Immobili come morti.

:- Sparate, sparate, sparate! Soldati sparate!

Killgore combatteva con la sciabola rivolta verso l’alto e sparava con la pistola chiusa nell’altro pugno, come un soldato eroico, come un generale senza paura. Un vero esempio.

Qualche soldato, senza munizioni, con l’arma incandescente e la pelle delle mani cotta, stava perdendo coraggio. Si sentiva disarmato, senza difesa. E i suoi compagni a sparare e prima o poi avrebbero terminato le munizioni anche loro. Tutti fermi nella nebbia che il fumo degli spari rende un muro invalicabile dalla vista.

:- Generale, Generale! La radio, venga presto! Il comando chiama.

Killgore si girò lentamente. Fissò il caporale e gli fece segno di precederlo. Con il volto sporco di fango e la divisa macchiata di guerra, con la pistola in pugno, il generale camminava alla volta della radio infastidito dai possibili nuovi ordini. Ah Ah! Ordini a lui, adesso! In battaglia! A Lui! Ma chi voleva dargli degli ordini? Un ministro, il presidente, un testa di cazzo qualsiasi di sottosegretario portaborse. Mah!

:– Caporale allunga il passo non ho tempo da perdere. Coglione! vai avanti!

Cominciava a spazientirsi. Killgore cominciava a straparlare e non aveva ancora bevuto. Il caporale aumentò la frequenza dei passi ed era ormai arrivato davanti alla tenda della radio quando si sentì prendere con forza le spalle. Provò paura in quel momento rimanendo sorpreso. Una mano lo fermò. Era Kllgore che come la furia gli passò davanti ed entrò nella tenda con la pistola. Il caporale rimase paralizzato davanti all’ingresso e vide la figura di Killgore entrare come se fosse lui la violenza. Tutta la violenza del mondo. Non credeva ai propri occhi e le orecchie non sentivano il frastuono. Il caporale si cagò letteralmente nei pantaloni quando, appena dopo entrato, Killgore affacciò il volto dall’apertura della tenda e gli intimò di entrare. Il suo volto era quanto di più spaventoso avesse mai potuto immaginare e con le gambe tremanti si avvicinò all’ingresso della tenda. Entrò finalmente e vide Killgore, il suo generale, con la pistola puntata alla radio che gli urlava

:- Guarda Caporale il tuo generale. Guarda il tuo eroe che non conosce la paura. Che non conosce un cazzo di superiori, cani vigliacchi!

Dalla radio si sentiva un sibilo leggero forse la voce che voleva parlare con il generale. E il generale sparò alla radio urlando Muori! Scaricò il caricatore e uccise la radio.

Il fumo di piombo accecava gli occhi, e lo sguardo di Killgore, sempre più iniettato dalla follia del potere, improvvisamente si spense. Chiuse gli occhi rimise la pistola nella fondina e barcollò senza cadere, come colpito, ma non a morte. Con un gesto rimise la pistola nella fondina e con un altro prese la sciabola. Sempre ad occhi chiusi nel mezzo di un silenzio assurdo ed inverosimile e alla presenza del povero caporale alzò la sciabola sulla radio e con un colpo da destra verso sinistra la decapitò come un avversario condannato a morte. Uccise la radio e tutte le voci che portava dentro due volte. Esecuzione con testimone.

:– Caporale hai visto tutto. Io ho vinto, Io comando. Nessun altro!

Il caporale annuì e poi d’improvviso riuscì anche a gridare

:- Signorsì! Signor Generale!

Killgore rimise la sciabola nel fodero  e con passo deciso uscì dalla tenda lasciando il povero caporale solo, a puzzare di merda.

:- Il sole mi sorride. Andiamo a fare la guerra!

La pioggia aveva cessato di scendere e il sole aveva preso il posto delle nuvole. Killgore non poteva che interpretarlo come un auspicio degli dei che lo proteggevano.

Gli ufficiali di Killgore attendevano disposizioni. Non sapevano che fare e avvertivano un notevole nervosismo generarsi tra le prime file. Ordini, avevano bisogno di ordini. Erano nelle mani degli ordini. Che non arrivavano mentre il nemico era alle porte. Lo vedevano contro luce avanzare, e i bagliori delle armi offendevano la vista dei soldati impauriti ed ansiosi. I soldati più anziani ed esperti gridavano :- Capitano che cazzo facciamo? Non c’è quasi più tempo! –

Il sole infieriva sui loro elmetti cuocendo le loro teste, vuote di iniziativa e di spirito. Il capitano si guardava intorno alla ricerca di qualcuno a cui rimbalzare la domanda disperata. Finalmente arrivò l’ordine. Killgore era rientrato in prima linea e si apprestava a dare disposizioni. Finalmente era giunto il momento che tanto attendeva. Lo scontro frontale dove vince il più coraggioso e poi il più forte.

:- Non si attende più il nemico, lo si sconfigge! Capitani preparatevi all’attacco. Li ammazziamo tutti!

Si stava creando una situazione paradossale dove i soldati sapevano che, in un modo o in un altro, sarebbero morti, senza speranza. Killgore balzò in prima linea, in piedi sulle trincee incurante dei nemici che avanzavano. E farneticava, farneticava. Parlava al sole, agli dei alla madre e alla moglie  e all’amante e agitava la sciabola. I nemici erano ormai a poche decine di metri. Uno sparo, il primo, colpì la sciabola brandita da Killgore e la fece volare sui poveri soldati del generale. Killgore urlante iniziò così, d’improvviso, la sua corsa verso il nemico. Uno sparo si arrestò contro di lui e lui cadde a terra. La battaglia era persa.

Stadio Tardini

Stadio Tardini

7 pensieri riguardo “INTERMEZZO LETTERARIO / LA DISTANZA di Luca Tegoni (10^ Puntata)

  • 15 Gennaio 2018 in 13:32
    Permalink

    Killgore ricorda i generali italiani della Prima Guerra Mondiale. Un branco di inetti totale.

  • 15 Gennaio 2018 in 13:55
    Permalink

    La figura di Killgore è presa da Apocalypse Now. Una figura grottesca con un fascino indiscreto

  • 15 Gennaio 2018 in 15:47
    Permalink

    Ma la PUNTA arriva il 30 alle 23.57?

  • 15 Gennaio 2018 in 16:36
    Permalink

    No il 31 alle 23.59…….. e sarà sicuramente un prima scelta….

    • 15 Gennaio 2018 in 20:37
      Permalink

      No il 31 alle 23.59 e 59 secondi.

  • 15 Gennaio 2018 in 17:36
    Permalink

    ..se il Sassuolo trova il sostituto per Matri

  • 18 Gennaio 2018 in 23:20
    Permalink

    di Kilgore ce ne sono ancora…

I commenti sono chiusi.

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