CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / MORIREMO ZEMANIANI (E/O DEMOCRISTIANI)

gianni-barone.jpg(Gianni Barone) – Chi nella vita almeno una volta non ha detto o solo pensato, “Come sarebbe bello il calcio se fosse, sempre, come quello praticato dalle squadre allenate da Zeman”? Anche se qualcuno non lo ammetterà mai, ma il calcio di Zeman, lo Zemanismo, ha contagiato molti appassionati, molti tecnici, molti addetti ai lavori. Giornalisti inclusi. Eppure oltre agli ammiratori esistono anche molti detrattori che non esitano a sparare addosso al tipo di mentalità, tutt’altro che sparagnina, tutt’altro che speculativa, che ha contraddistinto la carriera del Boemo. Un epigono che avuto seguito e proselitismo, ma che non ha avuto nessuno capace, in quelle ottiche determinate di calcio iper offensivo, che sia stato in grado di fare di più e meglio: molti i seguaci, gli adepti, ma nessuno che sia in grado di riceverne il testimone, di sostituirlo nel panorama calcistico, Molti ci hanno provato, molti sono stati accostati a lui, ma mai nessuno è riuscito a superarlo, nel bene e nel male, nelle sue iperboli, nelle sue esagerazioni, nel suo stare sempre sul filo del logico e del zeman castorirazionale applicato al calcio, mai nessuno come e quanto lui. In ogni categoria ha avuto emuli, allenatori famosi o sconosciuti che si sono accostati a lui, per seguirlo, ammirarlo, imitarlo, sempre pronti ad esaltarne il Verbo, e l’approccio mentale e tecnico, però tra tutti questi suoi nipotini, nessuno è mai riuscito a scalzarlo, nessuno lo ha mai spodestato dal trono di Re del calcio offensivo, a tratti dissennato, secondo i suoi detrattori, quorum ego, ma ora, nonostante la longevità calcistica e tecnica, qualcosa sembra scricchiolare. Infatti in questo campionato di B, Zeman non è parso più, tanto, Zeman, qualcosa si è offuscato, nel suo orizzonte, troppe partite senza segnare gol, troppe partite senza subirne di gol, incredibile!, lui che non soddisfa più i palati esigenti del calcio spettacolo, lui che non costruisce più palle gol, a livello industriale, lui che finisce per essere uno che dimostra solidità difensiva, ancora doppiamente incredibile, la situazione che lo porta ad una sorta di sconforto e incongruenza con il grande apparato delle sue idee in questo mondo del calcio. Non è più lui, qualcuno ha dapprima sussurrato, sta stravolgendo tutti i suoi principi, qualcun altro, ha con forza, ribadito, è da cambiare, ha pensato il suo ultimo Presidente, quello del Pescara, Sebastiani. Si è stato cambiato, perché non è più lui, perché si lamenta, cosa che non sebastiani zemanaveva mai fatto in passato, non della carenza dell’organico, ma dell’abbondanza dello stesso, fuori dal coro e dalle righe, non c’è dubbio, ma per qualcosa di anomalo e di inatteso. Zeman se ne va, alla vigilia, della gara con il Parma, che all’andata era riuscito a battere, perché ha perso contatto con la sua unica e vera identità di tecnico integralista al massimo, tutto di un pezzo, rinchiuso a riccio nel suo universo di tattiche sempre uguali, se ne va non perché mandato via o perché si dimette, se ne va perché si autoesonera, secondo quanto affermato dallo stesso Presidente Sebastiani. Ma come si autoesonera? Gli allenatori o vengono esonerati dalla dirigenza, dalla proprietà, o si dimettono per ragioni loro, cosa che viene sempre sconsigliata a Coverciano dai docenti del Corso MASTER per Tecnici, come ribadito anche da D’Aversa, in una recente conferenza in cui è stato sfiorato il tema con un d aversa repubblicapizzico di irrisione o dileggio, secondo i benpensanti di Repubblica. Ma nel nostro caso queste due opzioni sono state travolte dall’interessato che, non presentandosi ad una riunione, ad un faccia a faccia col il suo massimo dirigente, ha di fatto certificato la sua estraneità al progetto, la sua volontà di uscire di scena, in silenzio, lo stesso silenzio che ha sempre caratterizzato la sua vita di allenatore, e non solo. Silenzio nell’affrontare, ultimamente orfano delle sue sigarette, le gare dalla panchina, silenzio nelle sue conferenze e nelle interviste, dove le parole, poche, pronunciate facevano da sfondo, o poco più, alle lunghe pause, alle lunghe attese, tra un pensiero e l’altro espresso con sintesi espressa alla massima potenza. Chi ha avuto l’onere di intervistarlo lo sa, quanto sia stato difficile trovare compiacenza nelle sua risposte, quanto sia stato duro trovarlo disponibile al dialogo zeman 30 anni dopo Gazzetta di Parmaprofondo e prolungato, tutto un batti e ribatti, di mezze frasi, di mezze verità, di mezze idee, il tutto frantumato e confuso nel caos, di un silenzio ingombrante e imbarazzante. Zeman se ne va , in silenzio, è ovvio, senza spiegare a sé e agli altri il perché e il per come questo mondo, che ha in passato, a tratti in maniera scomoda per gli altri, ha percorso con dignità, originalità e orgoglio, non fa più per lui. Si è autoesonerato pur lasciando di sé l’esempio, a molti altri, suoi giovani colleghi, che per lui il calcio è uno, non è flessibilità, come molti verrebbero e pretenderebbero, il suo modo di vedere il calcio, ancorato ad un unico modulo, ad unico sistema di gioco, ci porta ad un parallelo con un pensiero unico, che in altri ambiti, è risultato, storicamente, pericoloso, ma che  in questo sport, rivendica spesso e volentieri cittadinanza, nei confronti di chi vorrebbe cambiamenti di zemanitamentalità, di assetto, di sistema, di modulo ad ogni piè sospinto. Ci ha insegnato che cambiare, tanto per cambiare, idea di gioco, non serve se si crede fortemente nella propria, e lui lo ha fatto e sostenuto per tutto il suo percorso personale e sportivo. Fuori dalle mode, e fuori dagli schemi, contro tutto e contro tutti, per affermare il suo credo, questo il messaggio che molti hanno già recepito e che seguiteranno a ripetere in futuro. Il suo 4-3-3 integralista che gli ha prodotto successi e sconfitte, ammirazione ed esoneri, continuerà ad essere praticato, con qualche briciolo di flessibilità in più, da tanti altri, e noi qui a Parma, ne abbiamo un esempio vivido, senza che nessuno si senta offeso e umiliato se tacciato di zemanismo. Perché in fin dei conti come diceva il maestro Indro Montanelli, riferito ad un certo tipo di politica che ritorna, e non muore mai, ad ogni tornata elettorale, “ Moriremo Democristiani”, monito attuale più che mai vero anche adesso che si paragona il maggior partito (movimento) uscito dalla urne alla vecchia e sempiterna balena bianca (DC), noi senza zeman sigarettaaccorgercene, nel calcio “Moriremo Zemaniani”, anche se, il boemo, lo abbiamo denigrato, criticato e offeso visto che la sua antitesi, storica, il catenaccio, rende meno in termini di onorabilità sportiva. Meglio Zemaniani che Catenacciari, meglio democristiani che populisti, meglio che il mercato del calcio finisca prima dell’inizio del campionato, nelle due sessioni, meglio che sia il boxing day, e meglio che il PARMA affronti il Pescara orfano di ZEMAN, con alla guida il carneade Epifani, il quale ha già sconfessato il suo predecessore, in quanto cambierà assetto, via il tridente zemaniano, arrugginito in zona gol, e spazio ad una difesa a cinque (o tre) e un attacco a due punte centrali (forse), che noi a Parma, chissà quando vedremo, visto che l’alternanza Calaiò, Ceravolo, continuerà, speriamo non all’infinito, anche sabato allo Stadio Adriatico di Pescara. Io all’idea di morire Zemaniano e/o Democristiano, cerco di non arrendermi, per il momento. E voi? Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

14 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / MORIREMO ZEMANIANI (E/O DEMOCRISTIANI)

  • 8 Marzo 2018 in 00:20
    Permalink

    A me non Zeman non ha mai particolarmente entusiasmato. Sono per un calcio propositivo, ma non stupido.

  • 8 Marzo 2018 in 08:09
    Permalink

    Zeman vinse un campionato di B con Immobile Verratti ed Insigne.
    Anch’io avrei vinto quel campionato.
    ZEMAN con VENTURA devononandare in pensione.

  • 8 Marzo 2018 in 11:30
    Permalink

    Attenzione però…erano solo 3 giovani primavera che avevano rispettivamente 21, 19 e 20 anni…semi sconosciuti..bravi ma ancora da sbocciare

    • 8 Marzo 2018 in 12:49
      Permalink

      Se hai classe , puoi avere anche,16 anni ma puoi trascinare la squadra

  • 8 Marzo 2018 in 13:32
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    Fuori tema:
    Qualcuno ha visto il video dell’imbarazzante prestazione di Zommers contro la Viterbese?
    Meno male che è andato!

  • 8 Marzo 2018 in 13:40
    Permalink

    Io c’ero la sera in cui al Tardini abbiamo sconfitto in amichevole il Real Madrid con sulla panchina Zeman. E con lui quella sera è stato bello sognora…

    • 8 Marzo 2018 in 22:46
      Permalink

      Si ma dopo qualche giornata abbiamo preso una goleada a Bologna e Zeman l’abbiamo tolto dai piedi

  • 8 Marzo 2018 in 16:24
    Permalink

    Buongiorno a tutti,
    devo, DEVO ASSOLUTAMENTE, intervenire, non pro-Zeman ( non ne ha bisogno ) ma pro un sistema pulito, trasparente e umano;

    Zeman non ha vinto nulla ? Bene !
    Zeman non ha un palmares da allenatore vincente ? Bene !

    Secondo me, per LUI, parlano i risultati ottenuti col FOGGIA ANNI 90, COL PESCARA ANNO 2012 e, in genere, in tutti quei campionati e stagioni nei quali ha fatto vedere buon calcio e lanciato, SEMPRE, GIOVANI EMERGENTI anche se SCONOSCIUTI …
    …vi faccio un esempio: Simone ROMAGNOLI, giovanili al Milan, classe ’90, lo prende 20 enne al Foggia in Serie C, lo valorizza e se lo porta al Pescara, 2011-2013, gioca una 30ina di partite, contribuisce a vincere il campionato, debutta pure in Serie A, e di li…si sviluppa la sua carriera ….Spezia, Carpi, ancora Serie A, Empoli e, di nuovo Serie A a gennaio 2018 col Bologna…
    ..
    io sono arci convinto che gli attuali 20/22 enni del Pescara..il prox anno …in tanti saranno in Serie A ….
    Capone, Valzania, Carraro, Del Sole, Pettinari ( 26), Coulibaly ..
    vedremo

  • 8 Marzo 2018 in 16:35
    Permalink

    Mi piacerebbe rivederlo sulla panchina del Parma!

  • 8 Marzo 2018 in 17:50
    Permalink

    Zeman è sempre stato ipercriticato per la posizione che ha assunto verso determinati poteri forti.
    Come tecnico è un integralista, puo piacere o no ma di certo necessita di un gruppo compatibile con le sue idee e giocatori disposti a fare tanta fatica, entrambe le cose sono sempre più rare e se succede avviene coi giovani perchè hanno fame
    Questo suo pescara non è mai decollato, mi spiace molto

  • 8 Marzo 2018 in 20:11
    Permalink

    Uno come Zeman deve necessariamente lavorare coi suoi fidi collaboratori: il Direttore Sportivo Pavone, uno che vede avanti, che conosce i giovani di prospettiva e che, in carriera ne ha visti, slumati, presi e valorizzati tanti:
    sicuramente non deve trovarsi la squadra fatta, non con troppi senatori, a lui serve materia fresca, pronta da forgiare, che abbia voglia di sacrificarsi e di sudare: il lavoro, alla fine, paga…sempre..!!
    Se poi sei un fenomeno meglio per te…ma il lavoro aiuta molto….

  • 8 Marzo 2018 in 21:45
    Permalink

    Zeman Va in pensio ‘

  • 9 Marzo 2018 in 19:23
    Permalink

    Benni, va’ in alberog

I commenti sono chiusi.

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