IL COLUMNIST di Luca Russo / UNA BUGIA RIPETUTA MILLE VOLTE NON DIVENTA VERITA’…

il-columnist-luca-russo.jpg(Luca Russo) – “Per i giornalisti, la lettura dei giornali è un’attività indispensabile e la rassegna stampa uno strumento di lavoro: per sapere cosa dire occorre sapere cosa hanno detto gli altri. E’ questo uno dei meccanismi attraverso i quali si genera l’omogeneità dei prodotti proposti”, sosteneva Pierre Bourdieu, sociologo francese teorizzatore del concetto di violenza simbolica quale particolare forma di violenza esercitata attraverso l’imposizione di una visione del mondo. Se dovessimo illustrare il giornalismo italiano d’oggi, le parole di Bourdieu sarebbero estremamente attuali. E lo sarebbero ancor di più se il nostro primo contatto col giornalismo del Bel Paese si fosse consumato in corrispondenza della deflagrazione del WhatsApp Gate involontariamente innescato da Calaiò. Nei giorni intercorsi tra le richieste formulate dalla Procura Federale e le conclusioni cor sport parma in btratte dal Tribunale Nazionale Federale, sui media grossomodo l’unica opinione che si è vista riconoscere diritto d’asilo è stata la seguente: al Parma andrebbe di lusso se riuscisse a conservare la massima serie pur con la zavorra di qualche punto di penalizzazione. Qualcuno, pochi per la verità – e tra questi ci metto il nostro Direttore Gabriele Majo – ha provato a divulgare un punto di vista differente rispetto a quello superficiale e giustizialista dominante e urlato a gran voce da chi, fedele al meccanismo ben tratteggiato da Bourdieu, per sapere cosa scrivere o peggio cosa pensare ha bisogno di sapere cosa hanno scritto o parma shock gaz sportpensato gli altri. Ma senza riscuotere successo. E cosi per uno che si affrettava a dire che il Parma avrebbe dovuto ritenersi miracolato nel caso di permanenza in A con penalizzazione sul groppone, ce n’erano almeno altri dieci pronti a fargli da megafono, in una sorta di circolo vizioso per cui una bugia ripetuta mille volte prima o dopo diventa verità. E alla fine quella bugia è stata contrabbandata per verità: a sentenza impiattata, in tanti hanno esclamato “mano leggera per il Parma, stangata su Calaiò”, anche se un’analisi intellettualmente onesta avrebbe dovuto suscitare una lettura esattamente contraria dei fatti rispetto a quella che è stata diffusa dai più, perché mentre Calaio si è visto dimezzare la punizione richiesta dalla Procura, il Parma ha ottenuto uno sconto di appena un punticino rispetto ai sei dettati dalla subordinata di Pecoraro, sebbene lo stesso Tribunale abbia riconosciuto la sua totale estrainetà in relazione alle whatsappate dell’Arciere. Che un tale processo si instauri per un eccesso di pigrizia, per scarsa indipendenza di pensiero o per poco coraggio, non ci è dato saperlo. Però, intanto, diventa sempre più difficile dar torto a chi afferma che il giornalismo dello Stivale sia stato ormai appaltato a giornalisti che nella maggioranza dei casi sanno perfettamente distinguere il vero dal falso, ma finiscono quasi sistematicamente col pubblicare il falso. E questo non è nemmeno l’unico male da cui è afflitto il mestiere. Pensate, per esempio, a quanti professionisti o pubblicisti si smarcano da quello che in linea teorica sarebbe il loro primo dovere: far capire le cor sera a a rischiocose. Una pratica ormai considerata vintage. Desueta. O peIMG-20180716-WA0008ggio ancora demodè. Come lo è il giornalismo orientato alla divulgazione, messo alle corde, se non proprio al tappeto, dalla dittatura dello spazio, che tiranneggia sulla carta stampata come sul web e in televisione. Essere sintetici: ecco la prima mission del giornalista dei nostri tempi. Non far capire le cose, non fare una sana e corretta opera di divulgazione, ma raccontarle nel modo più sintetico possibile. E pazienza se poi si innescano controcircuiti mediatici che allontanano dalla verità. Capiamoci: un pezzo lungo non è detto che sia anche divulgativo. Ma è fuor di dubbio che non può esserci divulgazione in spazi stretti o senza la necessaria lunghezza. Però, oggi, è cosi che va: bisogna parlare un poco di tutto, e alla fine non si parla di un bel niente. Non si approfondisce la notizia, se ne producono in serie – specie quando non ve ne sono gli estremi – come se fossimo in una catena di montaggio. Il giornalismo è diventato isterico e sta creando lettori isterici. E bulimici. I quali ancor prima di essere lettori, sono consumatori. Soprattutto di notizie che non sono notizie. Più ne mangiano, più ne vorrebbero. Con buona pace di quei giornalisti che invece vorrebbero andare oltre un titolo sensazionale o un catenaccio ad effetto. No, contro la loro voglia di approfondire ci sarà sempre una pausa commerciale o l’intasatissima scaletta di un conduttore televisivo pronte a entrare a gamba tesa… Luca Russo

14 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / UNA BUGIA RIPETUTA MILLE VOLTE NON DIVENTA VERITA’…

  • 28 Luglio 2018 in 01:22
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    L’analfabetismo funzionale in Italia è in continuo aumento e non c’è da stupirsi della superficialità che hanno avuto molti organi di informazione nel trattare la vicenda che ha coinvolto il Parma. Si sono adeguati al livello del lettore medio che si beve qualsiasi balla, basta fare ricerche mirate sui vari social networks e leggere i commenti. Uno spettacolo sconcertante dove logica e grammatica rischiano la vita

    • 28 Luglio 2018 in 09:04
      Permalink

      Io non credo che siano stati i media ad adeguarsi al livello del lettore medio. Credo sia accaduto l’esatto contrario, ovvero son stati i media, con un lavoro sporco costante effettuato negli anni addietro, ad aver creato un lettore che fosse disposto ad accontentarsi di notizie superficiali e nella maggioranza dei casi non troppo prossime alla realtà. Una volta portato a termine questo processo, quei media ci han fatto credere che fossero i lettori a pretendere un modo di fare informazione poco orientato alla divulgazione e governato dalla tirannia dello spazio e della sintesi. In realtà son stati proprio quei media a “disabituarci” all’approfondimento. Un esempio? Fino a qualche tempo fa – adesso non so se sia ancora così – quando cliccavi su un articolo di Corriere.it ti si apriva una pagina con le prime righe del pezzo e al termine il tempo che avresti impiegato a leggerlo tutto…come a voler rassicurare il lettore che “no, non si preoccupi, non dovrà buttar via più di tre o quattro minuti per leggere”. Nel momento in cui detti i tempi della lettura dei tuoi stessi pezzi, ti stai implicitamente smarcando dal primo dovere di un giornalista: spiegare e far capire le cose…perché non può esserci divulgazione in presenza di scalette intasatissime o dell’esigenza di parlare di tutto tutto tutto. E quindi di niente…

  • 28 Luglio 2018 in 08:59
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    Sul caso watsup, penso che ci sia anche da considerare la linea editoriale del giornale per cui il giornalista scrive : la gazzetta mi sembra abbia assunto una linea tendenzialmente colpevolista, mentre tuttosport del direttore Jacobelli ha optato per una difesa del Parma e Calaiò. In mezzo, tanti siti che seguono l’onda

  • 28 Luglio 2018 in 09:20
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    Fichi Siber,
    quanto ti godo quando mi esci con queste perle ” ed conission”,
    mai banale, mai scontato, lucido, concreto, razionale…
    sul pezzo ma, soprattutto …capace di vedere con la tua testa, senza condizionamenti di sorta, proprio come nel pezzo che hai commentato: di fatto il giornalismo” moderno” spesso è creato ed influenzato da BABALANI, VENDITORI DI FUMO, e GIORNALER DA EDICOLA DEI BASSIFONDI …..
    ma, ovviamente, chi vuole essere capace di leggere, senza condizionamenti partitici o di comodo, trova ancora degli onesti propositori di notizie, approfondite, esaminate, valutate sulla base dei fatti, delle realtà e contesti, OGGETTIVI E non campati per aria, FATTI NON PUGNETTE…

    mi sento pure onorato di scrivere su questo sito ( che mi consente ampia libertà di espressione, a volte colorita, spesso dialettale, a tratti pungente, autoironica, sdrammatizzante TUTTO QUESTO NELLA CONSAPEVOLEZZA DI NON ESSERE UN GIORNALISTA ma un semplice COPIA INCOLLATORE DI ARTICOLI CICLOSTILATI ..in proprio..chiaramente ),
    sito diretto da uno di quei GIORNALISTI PROFESSIONISTI di vecchio stampo, penna a volte scomoda, ex grillo parlante coadiuvato, nella veste di VICE DIRETTORE, dall’altro satanasso old style, pure lui vecchia scuola con TESSERINO VERDE…professionisti che, PRIMA DI SCRIVERE, …PENSANO …
    e non come me che scrivo alla CARLONA, CARLOTTA, BURLESQUE…

    beh dai, ci sta anche questo ..un po’ di buonumore, qualche dato statistico, pensieri in linertà, previsioni, meteo, colore e calore nostrano..pramszan ..

    ABBONATI a quota….6.528

    at salut Siber
    moro

    • 28 Luglio 2018 in 15:25
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      Sei troppo buono Morosky. Una sera della prossima settimana ci facciamo una birra da Angelo. Fammi sapere

      • 28 Luglio 2018 in 20:51
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        Dammi una mail che ci scambiamo il numero di tel.

        se no fattelo dare dai ragazzi della tabaccheria …
        diglielo ….che non ci sono problemi

  • 28 Luglio 2018 in 09:21
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    mi scordavo …adesso vado a Trento …partima un po’ bonora….per metar avanti i lavor…

  • 28 Luglio 2018 in 12:30
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    la bugia quale sarebbe,”!abbiamo letto i messaggi e uh uh hi hi ho ho siamo qui per i pink Floyd ? ” a volte rasentate l’incredibile

  • 28 Luglio 2018 in 17:55
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    Vedrete che non molleranno. Ora ci faranno passare come i nuovi gobbi -.-”. L’aria che tira è questa.

  • 28 Luglio 2018 in 19:35
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    Più che per i Pink Floyd siamo qui per le mazurche, Zumpappa ed il ballo del qua qua, etor che the dark side of the moon ed anorher matò in tal mur. C’al lesa lì va’ sior Jdm ed fer al siftò con la mediocritè ed nuetor

    • 29 Luglio 2018 in 12:24
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      citavo i pitura freska ,mi sono abbassato al vostro livello 😀

  • 28 Luglio 2018 in 21:17
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    Parliamo di calcio ora?? Dopo oggi c é tanto da fare direi…ma poi perché gobbi e Rigoni non giocano? Specie il secondo?

  • 28 Luglio 2018 in 21:28
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    At ghe ragiò Manuel!http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

  • 29 Luglio 2018 in 12:25
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    parliamo di calcio adesso ? parliamo di eufemismi vala’

I commenti sono chiusi.

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