CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Quando non si riesce a vincere l’importante è non perdere. Ma quanto è difficile proporre gioco…

gianni barone(Gianni Barone) – Nell’era in cui tutti si professano amanti del calcio giocato, quello da proporre con manovre che partono dal basso, con una fitta rete di passaggi, con il fraseggio che assurge a ragione di vita, ci si rende conto quanto sia difficile praticare questo tipo di calcio, e soprattutto quanto sia arduo riuscire a vincere con l’arma del possesso palla sempre e comunque, e quanto sia  impossibile arrivare al tiro e di conseguenza al gol quando dall’altra parte ci si chiude a riccio, secondo i dettami del calcio di un volta, che a parole, tutti abiurano e rinnegano ben più di tre volte prima che canti il gallo… E quando il gallo ha cantato ecco che si scoprono le pecche, le inadempienze strutturali, la mancanza di vocazione e di mezzi utili a praticare il benedetto calcio propositivo, che dobbiamo mettercelo bene nella mente, non ci appartiene per niente. E non mi riferisco solo al Parma, che noi trattiamo con assiduità, ma a tante altre squadre, al momento, anche più nobili di quella Ducale, e abbiamo e hanno tutti un bel dire che il catenaccio fa schifo, e che avvocato johnny stecchinobisogna aborrire (Mughini) questo tipo di mentalità, ormai desueta e che ,quando viene attribuita alle prestazioni delle varie squadre, fa incazzare gli allenatori. I quali non vorrebbe esserlo catenacciari, ma per necessità, lo sono diventati, e mentre anche la Rosea con il suo inviato de noantri, scopre, dopo una vita, che gli allenatori, e in particolare quello di casa nostra non ci stanno ad essere tacciati di italianismo duro e puro per non dire di peggio (o di meglio…), assistiamo allo spettacolo di un PARMA che è costretto fare la partita contro un roccioso ed asserragliato Bologna. Tutti vorrebbero essere paladini del bel gioco e del calcio offensivo, ma a conti fatti, quando ci si scontra con la realtà, ci si rende conto quanto sia difficile, se non impossibile, proporre gioco, durante tutto l’arco della gara, e riuscire ad ottenere il risultato pieno andreazzoli empoliproprio attraverso questo tipo di atteggiamento. Molti sconfinano nella presunzione, vedi coloro che hanno affrontato, quest’anno il PARMA, a viso aperto, proponendo ed attaccando, e ci hanno lasciato, puntualmente, le penne, citiamo  fra tutte l’Empoli, il Cagliari, il Torino, altre invece che si sono accontentati del catennaciarismo di casa nostra, non dico che l’abbiamo spuntata, ma per lo meno non sono usciti scornati e sconfitti al cospetto dei Crociati, e ci riferiamo al Frosinone, al Chievo e buon ultimo il Bologna di un Pippo Inzaghi più realista del re quando afferma “ Lo stile delle ripartenze  (che stile nell’evitare la parolaccia, quasi bestemma, che vi lascio intendere) è l’unico (si badi bene) che ci permette, al momento, di portare a casa punti. Anche nelle prossime partite ci comporteremo così”. Sante parole del buon Pippo, che dopo i fasti iniziali, sulla panchina del Milan, è sceso sulla terra italica della mentalità sparagnina, già nei due anni di Purgatorio a Venezia in C e in B, ancor di più, quest’anno a Bologna, quando ha dovuto smettere il panni del bravo allenatore moderno tutto attacchi e tiki taka, per indossare quelli meno INZAGHInobili, non diciamo del catenacciaro, perché come la Rosea ha scoperto con due mesi di ritardo rispetto a noi, quest’etichetta risulta indigesta ai nostri giovani tecnici, ma quelli dell’allenatore che specula sul possesso palla avversario, e che mette in atto un tipo di atteggiamento che definire sparagnino credo sia appropriato. Nessuna vergogna perché quando non si riesce a vincere, come molti affermano – lasciando perdere il luogo comune del brodo e del brodino senza cappelletti (ormai da tutti chiamati anolini) – l’importante è non perdere, e senza scomodare direttamente Mandela, oseremo dire che quando non si vince occorre imparare attraverso le sconfitte e meglio ancora attraverso il penalizzato – da qualche anno, dopo l’introduzione dei tre punti per vittoria – pareggio, quali sono sono i propri limiti tecnici e strutturali, per non dire, esagerando, quelli filosofici o culturali. Noi questi siamo, e di più non possiamo chiun brodino senza anoliniedere e domandare, chi lo fa forse, secondo la prassi di pensiero imperante, si umilia, ma per lo meno salva se stesso, la sua squadra e la panchina sulla quale continua a sedersi. Il Parma, contro il Bologna, è stato chiamato, come nei precedenti già citati, a praticare un gioco non suo, con un possesso palla quasi innaturale oltre il 60%, e non è riuscito nell’impresa di sfruttare le sue potenzialità, non arrivando a conclusioni e di conseguenza  alla vittoria, ma è riuscito comunque a non perdere pur capendo quanto sia difficile vincere, Mister, a questi livelli, attraverso il gioco, manovrato e propositivo. Tutti vorrebbero essere belli, puliti, pieni di stile, aggraziati, tutti vorrebbero essere cigni e non brutti anatroccoli, ma la grande bellezza di una vittoria, passa spesso e volentieri, attraverso la grande bruttezza del non gioco, delle  belle ripartenze, come sostiene sofisticamente Inzaghi, peggio ancora, attraverso ciò che è definito contropiede, che poi in sostanza è la stessa cosa, come zuppa o pan bagnato (nel brodino senza anulen). Il cassano-e-pardo-slide.jpgcalcio di oggi è questo: quando non si hanno spazi, e gli stessi sono ben presidiati dagli avversari di turno, convertiti alla vecchia mentalità, non si riesce ad ottenere niente di più che un pareggio, che fa classifica, in ogni modo, e che tiene a distanza chi segue e chi ha gli stessi identici obiettivi. Il Sarrismo si allontana sempre più man mano che si ci avvicina al girone decisivo, quello di ritorno, per non parlare del guardiolismo, ormai retrò e solo per pochi intimi, e per tacere del tutto del tiki taka assurto, ora, a solo avanspettacolo televisivo, con guitti, ballerine, saltimbanchi, pardi ghepardi e wande nare di turno (Primo Bocchi). Il Parma che chiude l’anno con due incontri per nulla banali, ha bisogno di spazio e di spazi per innescare i suoi giocatori migliori e per mettere in  dottor faggianomostra il calcio che  è più congeniale, quello che fa storcere il naso a molti, ma che finora le ha permesso di ottenere 22 punti, mettendosi alle spalle ben otto squadre, tutte quelle, in pratica, che hanno da raggiungere il suo stesso obiettivo. Però attenzione per il primato di essere la prima fra le ultime delle classifica, occorre, da qui alla fine dell’anno, e prima dell’inizio della fiera delle vanità rappresentata dal mercato invernale di riparazione, fare un sforzo di umiltà in più e accantonare, non sappiamo se momentaneamente o meno, le velleità di bel gioco propositivo e di possesso palla oltre la norma, che non si addicono al Parma e non gli appartengono per niente. O no? Eh o no? Per il resto andiamo con forza, grinta e cativeria, che penso sia stato scoperto, oltre che da noi, anche da qualche altro esponente del professionismo e gianni-brerapubblicismo sportivo: l’importante è arrivarci, anche se con qualche colpevole ritardo, però per favore, per queste due ultime due gare del 2018, prima della sosta, cerchiamo, e faccio un appello a tutti quelli che seguono il Parma, e inventatevi qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, che non abbia a che fare con le trite e ritrite tradizioni gastronomiche delle nostra terra o di NATALE. Gianni Brera direbbe Ma voi di dove siete? Rivolto a me, a MAJO, come tanti anni fa, sulla tribuna di S.Siro. “Di Parma? Allora turtlein” . Tanto per rimanere in tema di brodini e affini, da evitare, però, nei commenti tecnici e non solo, di qui alla fine dell’anno e non solo. Si spera. Alla prossima. Bon Nadel (ala pramzana). Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Quando non si riesce a vincere l’importante è non perdere. Ma quanto è difficile proporre gioco…

  • 24 Dicembre 2018 in 19:42
    Permalink

    Nulla da eccepire. Il problema è che ora anche quando ripartiamo in contropiede non siamo più pericolosi come un mese fa.

  • 25 Dicembre 2018 in 11:04
    Permalink

    Buon Natale! (IN CONTROPIEDE)

I commenti sono chiusi.

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