L’ULTIMA BANDIERA, reportage dall’Ipogeo di Luca Tegoni

tegoni 2(Luca Tegoni) – “Arrivo prima così mi trovo un posto”. No, la festa era già cominciata un bel po’ prima. Berkel o similari affettavano a pieno regime, bottiglie stappate, calici pieni, volti sorridenti e dirigenti raggianti, vecchi compagni, amici e fidanzate festeggiavano nell’ampio salone all’ingresso della Sala Ipogeo sottostante, omen nomen, l’Auditorium Paganini. Prima finiva il ricco buffet per gli invitati in lista e poi spazio anche per gli imbucati, anzi no tifosi e curiosi sprovvisti dell’invito. Faccio finta di salutare un pezzo grosso per farmi entrare, ma il solerte giovinotto con solerti giovinette, cerberi inesperti, con gentile solerzia mi impediscono l’accesso. Insomma attendiamo volentieri, tutto sommato è la festa del Capitano e siam qui per battergli le mani.

Poi s’accede ma i posti sono pochi, perlopiù riservati e così ci sistema in un canto per non dar fastidio ma invece si, una giovane e graziosa arpia (ossimoro) fa presente agli astanti che non si può e quindi se non c’è posto a sedere, per motivi di sicurezza si deve uscire. Protesto garbatamente il mio ruolo di inviato speciale ma tant’è e m’accomodo con il sorriso, al di là della vetrata. Sempre son qua per applaudire il Capitano.

Finalmente si materializza il Bravo Presentatore sul palco, Alessandro Bonan, noto presentatore di Sky Sport. Suvvia si parla del Primo Bacio, si carica l’atmosfera per far posto al protagonista. Durante una vita, sportiva o meno, ci sono episodi fondamentali e quando s’è bimbetti l’orgoglio di indossare la maglia della tua squadra del cuore accende una passione inestinguibile, un Primo Bacio che non si dimentica mai e che per sempre t’accompagna. Entri l’Ultima Bandiera, Alessandro Lucarelli!

Cori in loggione accompagnano l’ingresso di Ale “Un Capitano, c’è solo un Capitano, Un Capitano!”. Poi lui si scusa con quelli che non hanno potuto entrare e sedersi, avendo sottostimato l’affetto, con un sorriso di stima.

Inizia di fatto la festa, bimbi scatenati scorrazzano nell’ampio salone, su e giù per l’ampia pedata delle scale che sembrano fatte per farci passare i cavalli, Lauria accompagna i propri figli, Guazzo occhieggia la sala stracolma, Giorgino e Coly, timidamente si affacciano mentre Baraye si intrattiene con i tifosi.

fabris libro lucarelliUna lunga serie di ospiti promette Bonan e son già le nove e mezza. Ma siam qua per battere le mani. L’ultima Bandiera è il titolo della biografia scritta a sei mani, già stretta tra le numerose dita di tifosi a caccia di dedica autografata. Salgano gli autori, Mattia Fontana, Nicolò Fabris e Guglielmo Trupo. Un trio di giovani giornalisti appassionati che si ritrovano insieme una notte di qualche anno fa alle soglie di Collecchio e da lì inizieranno un percorso, a volte Calvario (sportivamente) che li porterà a conoscere gli uomini e i fatti e con la giusta curiosità e dedizione convinceranno Ale a raccontarsi. Il racconto si protrae in modo inatteso per alcuni anni e così ha modo di diventare leggenda. Tre promozioni in fila e marcatore in quattro campionati di diversa categoria con la stessa maglia, la Crociata. Mi ricordo la festa a Lumezzane quando di testa fece gioire la tribuna assiepata da tifosi che attendevano quell’evento ed esibì, felice, la maglia che celebrava l’impresa.

La lunga serie di ospiti prevedeva la partecipazione da spalla del fratello Cristiano e la serata si snoda piacevolmente tra aneddoti e sfottò sul complesso di Caino, lo scontro di personalità, meglio incontro, tra fratelli che rivaleggiano nella contesa della palla, ma anche il maggiore che protegge il minore (fine carriera di Vierchwood) che lo esorta a partire (“testa di cazzo prendi quel volo” – verso RC) che consiglia la dirigenza a portarlo a Parma ( verso l’apice della Storia) e così appaiono lunga la serata due Abele tra cui il più giovane, Ale si emancipa attraverso le difficoltà e l’assunzione di responsabilità da i fatti dell’ultimo fallimento ad oggi.

l'origine del mondoSul palco, attraverso la presenza di vecchi compagni sfilano anche alcune delle maglie indossate a partire da quella di Piacenza con Luca Matteassi, per passare al Livorno con Igor Protti per arrivare a Reggio Calabria con Luca (non capto il cognome) della Reggina. Si arriva finalmente all’era dell’Ultima Bandiera e sale Sandro Melli poi, Giovinco, Galloppa, Valiani e Gobbi. Ognuno di loro con un ricordo, un aneddoto, un’imitazione di Donadoni, la superstizione di Guidolin (Dio Mio il viola no! Il numero 4 no! Ma soprattutto, cruccio di Melli, le Subaru no!) oppure le argomentazioni convincenti di Sonetti che si produce in una replica, un po’ rozza, de L’origine del mondo (G. Courbet) per stimolare la circolazione sanguigna in giocatori particolarmente esanimi in quel di Palermo, e, soprattutto con affetto, baci e carezze.

Salgono Apolloni, primo allenatore vincitore e bandiera crociata e quindi D’Aversa che rivela un’insolita simpatia sfidato da Bonan, per prossime interviste, sulla possibilità di usare gli stessi strumenti di Sonetti per stimolare i propri giocatori.

tegoni 1Per non dimenticare l’era della rinascita, determinante per generare entusiasmo in una città afflitta (sportivamente ma non solo) da personaggi in cerca di gloria e senza autore (Ghirardi, Kodra, Taci e Manenti su tutti) salgono i protagonisti sul campo del Nuovo Inizio, indimenticati e indimenticabili giocatori che non saranno mai campioni ma che hanno interpretato il loro ruolo a Parma come se lo fossero. Avanti Longobardi, Giorgino, Lauria e Coly in rappresentanza di tutti gli altri.

Si stringono i tempi, si svuota il palcoscenico e si abbassano le luci. Bonan sfoglia con Lucarelli il libro per cercare un episodio significativo da leggere. Si era a Firenze nello spogliatoio prima del fischio di inizio della finale per andare in serie B.

“OGGI, mi dovete portare in serie B! Uno per tutti, tutti per uno”

Il discorso del Capitano senza balbuzie apre la strada alla leggenda dell’Ultima Bandiera. Per me la serata termina, esco nel freddo della sera a rimirar le stelle e

io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.”

Con Milano alle porte

“Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Stadio Tardini

Stadio Tardini

One thought on “L’ULTIMA BANDIERA, reportage dall’Ipogeo di Luca Tegoni

  • 1 Dicembre 2018 in 23:01
    Permalink

    Grazie per aver postato il video di Firenze! Brividi!

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