BUON 59° COMPLEANNO, TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO! / EMANUELE DOTTO: “SIAMO COME CARLO MAGNO…”

luca-savarese-stadio-marassi-genova.jpg(Luca Savarese) – 10 gennaio 1960 – 10 gennaio 2019: 59 anni. Auguri a “Tutto il calcio minuto per minuto”, espressione coniata da Sergio Zavoli, uno dei fondatori, assieme a Guglielmo Moretti e Roberto Bortoluzzi della fortunata trasmissione radiofonica sulle frequenze di Radio 1 Rai. Voci, espressioni, minuti raccontati che sono diventati ore, giornate, epoche. Perché c’è il macrocosmo del campo e delle sue partite e poi c’è quel microcosmo dei suoi radiocronisti.

Emanuele Dotto, in questa storia, è un caleidoscopio. Se fosse un personaggio di Mary Poppins sarebbe, senza dubbio, l’acciarino, quello che accendeva i lampioni a gas all’alba e che, ai piedi emanuele-dotto-benactiv-16-02-2014-slide.jpgdella sua bicicletta, creava fascino, magia, delicatezza. Dall’inizio degli anni ’80 ai nostri giorni, uno dei primi e dei pochi ad accendere luci nuove, a cercare di far conoscere al popolare mondo del calcio il delizioso universo della cultura. Sulla scia della lectio magistralis dei vari Bortoluzzi e soci certo, ma creandosi un suo intrigante bagaglio che volentieri ha dispensato e dispensa. Come già accaduto in passato per noi, lo ha fatto ancora: infatti, in occasione delle 59 primavere di Tutto il Calcio, lo abbiamo sentito, in esclusiva, sulle nostre colonne. Come suo stile, disponibile e per nulla frettoloso, ecco cosa ci ha raccontato

Gennaio, da Ianua, porta ed una porta, Emanuele, si aprì per te il 17 gennaio del 1982. Dentro la nebbia del Franco Ossola di Varese, fai il tuo debutto all’interno di Tutto il Calcio e racconti Varese-Lazio, diciottesima giornata del campionato cadetto. Arbitro è Bergamo di Livorno, i varesini sono allenati da Fascetti mentre i laziali da Castagner. Ma, forse, la vera partita inizia alla fine quando ricostruisci il puzzle della gara, finita uno a uno con reti di Vagheggi e Bongiorni, negli spogliatoi, con un giovane Beppe Marotta allora segretario del Varese Calcio?

In quella partita, non si vedeva davvero nulla. Le nebbie di una volta, non esistono più… Ricordo che si faticava a trovare l’accesso allo stadio Ossola nel rione di Masnago. Si percepiva solo qualche rumore, dai pochi spettatori presenti. Alle 14.30 ci fu il fischio d’inizio. Non si riusciva a distinguere neanche il colore delle maglie. Così, al termine, incontrai Beppe Marotta, allora era anche un giovane capellone, con lui andammo materialmente negli spogliatoi chiamando anche l’arbitro e ricostruimmo tutta la pellicola della partita, che finì uno a uno con reti del laziale Vagheggi e del varesotto Bongiorni, giocatori che conoscevo perché avevano militato, entrambi, nella mia Alessandria. Un’ora dopo attraversai il piazzale dello sport di Varese ed andai a fare il basket, dove raccontai una partita della Cagiva Varese. La mia prima partita in assoluto fu invece il 6 gennaio 1982 a Torino, al parco Ruffini. Fui chiamato da Massimo De Luca che ideò Tuttobasket. L’incontro iniziava alle 18.15 della domenica, fu per me un bel trampolino quel contesto, una palestra dove imparai molto. Feci la radiocronaca della Torino Berloni, che aveva tra le proprie fila Meo Sacchetti e Charlie Caglieris, che avrebbero poi fatto un’ ottima carriera di giocatori ed allenatori, contro la Scavolini Pesaro, all’epoca una macchina da guerra, dove c’era il forte slavo Dragan Kicanovic, che mise a referto 39 punti, ma alla fine vinse Torino per 86 ad 83”.

Invece, ecco un fatto curioso: 7 novembre 1982, allo stadio di San Siro è in programma Milan-Cavese, gara di B. I microfoni di Tutto il Calcio, all’epoca ventiduenne, annunciano “Ed ora per Milan-Cavese ci colleghiamo con Emanuele Dotto”. Tu però non sei a Milano, ma a casa che ascolti la trasmissione e per poco non ti prende un colpo…

Direi di si perché non mi avevano avvisato, si erano sostanzialmente dimenticati, io avevo già fatto qualche gara di basket e di pallavolo e quel Varese-Lazio. Il Milan era in B, la Cavese finì addirittura per vincere a San Siro, io non immaginavo di essere a Milano. Fu una disavventura fortunatamente non grave. Poi si avviò un’indagine interna e uno si assunse la responsabilità di non avermi avvisato perché se ne era dimenticato, la cosa andò senza polemiche e fui provato le domeniche successive. Però è curioso, io ero a casa, con mia moglie e fui estremamente sorpreso ed anche un po’ sbalordito perché pensavo di essermi dimenticato io di andare allo stadio”.

Papà di fede torinista, tu che invece scegli di seguire le sorti dell’orso grigio alessandrino, il tuo primo ricordo di Tutto il calcio?

Negli Anni Sessanta, quando apriva i battenti Tutto il Calcio, mio papà era un grande appassionato. Quindi Schedina in mano, partite, campo principale ben sottolineato. E via con le voci: Ameri, Ciotti, Provenzali, Boscione da Torino, tutta la sagrada famiglia come avrebbero detto a Barcellona. Di ricordi ne ho tanti: si giocava tutti alla stessa ora, 14.30 in inverno, 15 in primavera, 16 a maggio, quando finiva il campionato, c’era un grande rimescolio, ne parlo con nostalgia. I ricordi non sono solo tanti, ma anche belli: queste voci, così impostate, le riconoscevi in un attimo. C’è un aneddoto curioso: Bortoluzzi, un signore, ti avvisava quando la squadra in casa stesse perdendo o meno, diceva: “A Milano, Milan 0 Roma 1”, se la squadra di casa perdeva, diceva così, riportando il luogo prima del risultato, se invece diceva Milan 1 Roma 0, non aveva bisogno di specificare dove; aveva questa capacità di suggestionare l’ascoltatore. Una volta glielo chiesi, mi disse, soddisfatto, che ero uno dei pochi ad avere capito quella finezza”.

L’oratore latino Quintiliano era solito dire: non multa sed multum, non molte cose, ma in profondità. Oggi il calcio alla radio segue giocoforza la frammentazione spasmodica architettata dai signori del calcio-business, quindi scorpacciata di partite, tutti i giorni quasi a tutte le ore. Tu invece hai avuto il privilegio di vivere la radio di fine anni 70 inizio 80, dove con poche partite era però in grado di raccontare tanto e con somma sapienza, grazie a veri e propri maestri…

Era una storia di uno stesso volume, di un grande libro, che si dipanava per capitoli; oggi, invece, ci sono solo dispense analitiche, una partita che diventa subito importante anche quando in effetti lo è meno, era un mondo magico diverso. Certo, sono stato molto contento di averlo vissuto come ascoltatore, cronista poi non dico protagonista, ma, insomma, 37 anni, non sono pochi! Da quel Varese-Lazio, di tempo ne è passato. Il calcio è cambiato, ma temo non in meglio, ma davvero si stava meglio quando si stava peggio, è un vecchio adagio, che mi sembra di poter rispolverare. Oggi c’è troppo ed il troppo stroppia. Sai quando sei abituato a mangiare pane e salame tutto ciò che ti viene dato sembra una leccornia, ma se tu sei abituato a mangiare il caviale qualunque cosa che ti possano proporre risulta di qualità inferiore”.

Oggi le porte per chi vorrebbe fare il tuo lavoro non sono chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare di Vendittiana memoria: cosa deve accadere perché qualcuno sia di nuovo capace di accogliere il sano sogno di ragazzi che vorrebbero iniziare anche loro quel tipo di viaggio? Insomma, sono cambiati i binari, l’alta velocità ha messo un po’ fuorigioco la qualità, ma quel treno si può ancora prendere o bisogna rassegnarsi ad andare in macchina?

Credo che si debba andare in corriera, in queste corriere ultimo modello che girano l’Italia ed il mondo, con pullman un po’ raccogliticci, visto l’incidente che ci è stato recentemente sulla linea Genova-Dusseldorf, della quale ignoravo l’esistenza. E’ tutto virtuale, tutto su internet, non c’è neanche la palina dove aspettare l’autobus. La stessa cosa col calcio, fuori di metafora: tanti mezzi, ma poche paline. Dovrebbero cambiare troppe cose: c’è una proliferazione di offerta assolutamente amplia ed ampia, il passato glorioso è come una ruota di mulino che ha macinato. Basta pensare che solo tre partite giocano alle 15 alla domenica, si è rovesciato il mondo. Poi sento proposte bizzarre, tipo un mondiale a 48 squadre. Se sacrifichi tutto al dio denaro, e succede anche negli altri sport, alla fine poi ti si presenta il conto: una disaffezione sempre più profonda, bande criminali che tengono in ostaggio il mondo del calcio, ben lieto di di essere in ostaggio per altro. La vedo grigia, come il colore delle maglie della mia squadra…”

Sappiamo che sei laureato in storia medievale ed un grande appassionato della materia: se Tutto il calcio fosse un personaggio del Medioevo chi sarebbe?

Senza dubbio Carlo Magno, perché come lui ha unificato l’Europa , così Tutto il Calcio ha unificato il modo di vivere la domenica degli italiani. Ore 11 messa, ore 12 sfilata in pasticceria a prendere qualche bignè e dolcetto, poi il sacro rito del pranzo e nel primo pomeriggio via alla liturgia del campionato: stadio, oppure radiolina di famiglia e via andare. Tutto il calcio, grazie alla potenza immaginifica della radio, ha reso tutto questo una cosa sola. Carlo Magno, che si autoproclamò imperatore nella notte di Natale dell’800 dopo Cristo. Tutto il Calcio lo vedo come Carlo Magno: credo che Bortoluzzi e soci abbiano di che pensare dal paradiso, dove saranno alloggiati”. Luca Savarese

2 pensieri riguardo “BUON 59° COMPLEANNO, TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO! / EMANUELE DOTTO: “SIAMO COME CARLO MAGNO…”

  • 10 Gennaio 2019 in 23:00
    Permalink

    Bella intervista. Dotto un vero signore.

  • 12 Gennaio 2019 in 20:45
    Permalink

    Complimenti Luca per l’interessante intervista a Dotto, grande giornalista….e buon compleanno a Tutto il calcio!

    Maria Teresa

I commenti sono chiusi.

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