CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / DEL BEL GIOCO

gianni barone(Gianni Barone) – Il gioco o è divertimento libero (in inglese play) o è competizione agonistica (in inglese game): il calcio dovrebbe essere la sintesi di entrambi i termini (o concetti), o almeno dovrebbe essere bello a prescindere, invece nelle sua varie declinazioni (o accezioni) non sempre soddisfa tutti sotto l’aspetto estetico, anzi il più delle volte si è portati a credere – essendo il risultato la cosa più importante una sorta di sacralità – che i veri valori di questo sport/gioco (play + game) siano altri, E quali? Ci si chiede spesso, anche se la risposta la conosciamo bene tutti quanti. La solita storia mister, è difficile vincere, (Gfb rip) e quando si riesce a farlo ed ottenerlo anche con prestazioni così così, sul piano delle bellezza pura, ma chi se ne frega, se qualcuno ha sempre qualcosa da obiettare. Ma poi, e su queste colonne, e nello spazio commenti, si è sempre cercato di sviluppare il tema, cosa cavolo s’intende per gioco, per bel gioco, e quant’altro, quando il risultato e il solo risultato è quello che conta, che serve, che appaga. E’ solo un discorso sterile, che in passato, nereo_rocconon importava, a nessuno, o per lo meno a pochi, ma che dopo le varie intemperie post moderne legate a schemi, tattiche e mentalità, alle quali abbiamo assistito, e alle quali siamo, vivaddio, sopravvissuti, che ha dato la stura a costanti dialoghi e riflessioni fra contrapposti partiti e linee di pensiero, le quali non sempre sono state in grado di risolvere più che gli enigmi le questioni stesse. E ora ci troviamo a dovere dire e fare, e ridire sempre le stesse cose. Eppure qualcuno, di abbastanza importante e di rilevo, ci ammonisce dicendo che tirare in ballo il passato, le tradizioni di un calcio che non c’è più (ma che però c’è stato, eccome!), sia fuorviante o quanto meno fuori luogo. Quindi scacciamo i fantasmi del passato una volta per tutte, liberiamo la mente e la memoria da ciò che ci opprime: i ricordi di calcio (brutto), stantio, obsoleto, catenacciaro, speculativo, sparagnino, e immerfrancesca devincenzi roberto d'aversagiamoci nel mare tranquillo della modernità, una volta per tutte, e lasciamo a chi vuole criticare, sempre su ogni cosa, lo spazio che merita, cioè il minimo tendente al niente, alla nicchia dei nostalgici fuori luogo, fuori tempo, e fuori condizione. Il calcio non è solo schemi prestabiliti, è anche lavoro: dovrebbe essere fantasia (ma dove sono finiti i fantasisti di una volta?), e dai, ma è soprattutto (non ditemi che è solo un gioco perché a questo, anche se tutti lo sostengono, nessunoancelotti ci crede più…) qualcosa essenzialmente semplice, che tutti noi, nessuno escluso tendiamo a complicare. Ed è proprio questo che emerge dall’intervista esclusiva a Roberto D’Aversa di Francesca Devincenzi, pubblicata giorni fa anche sul nostro sito, nella quale il tecnico, oltre a ricordarci da dove siamo venuti e dove abbiamo intenzione di andare, ha rifiutato paragoni con il passato, ovviamente, e si premurato di affermare dove, a suo dire, risiede il bel gioco nel nostro campionato: a Napoli, dove si risente ancora del sarrismo mitigato dal buon senso ancelottiano, a Bergamo con l’Atalanta di Gasperini che gioca uomo contro uomo a tutto campo, con ritmi elevatissimi, A Genova con la Sampdoria di Giampaolo, tecnico sempre di successo della critica, perdente o vincente che sia non importa. Tutto il resto fa volume, e non sembra essere degno di nota, anche perché le tre squadre tirate in ballo, finora, sono state quelle (Lazio esclusa), che hanno fatto girare la testa al suo Parma, e le palle ai tifosi, che si sarebbero aspettati qualcosa di più e di meglio. Quando si parla di bel gioco, è ovvio, che si escludono dal lotto, anche quei tecnici che vincono, ma che non soddisfano il gusto estetico dei palati più esigenti, tipo Allegri, dimenticato sempre anche da chi stila classifichetrapattoni degli allenatori migliori, non diciamo del secolo, ma degli ultimi anni dell’era moderna. Infatti, la rivista francese France Football, non paga di stilare graduatorie di palloni d’oro tra i calciatori, ora si è avventurata pure sugli allenatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del calcio, incoronando Rinus Michels il santone del calcio totale olandese, primo davanti al monumento dello UNITED, Sir Ferguson, e al rivoluzionario Arrigo Sacchi, sempre indimenticato, soprattutto fuori confine. Nei primi dieci figura un altro solo italiano, Ancelotti, ottavo, mentre completano la schiera dei tecnici di casa nostra, Trapattoni (12°), Lippi (16°), Rocco (17°), Capello (21°), Conte (49°). Come si può ben vedere non c’è spazio in questo Olimpo per Allegri, dove figurano anche dei catenacciari illustri come il Paron Rocco, il mago HERRERA, e il buon TRAP, che qualcuno – noi no, noi. Noi no – ha voluto accostare proprio a vianello noi noiD’AVERSA. Il quale non ha condiviso questo tipo di paragone, rispendendo al mittente ogni tipo di etichetta a lui attribuita. Siamo d’accordo con il suo rifiuto ad apparentamenti, con tecnici difensivisti del passato, perché altrimenti non si spigherebbero gli ultimi rovesci subiti in campionato – vedi Napoli, e Lazio – frutto di una fase difensiva non certo degna della migliore tradizione catenacciara. Basta con questo tipo di discorsi, e questo tipo di affinità che, a detta del tecnico del PARMA, non esistono e non hanno senso, piuttosto tra le righe dell’intervista, accolta nel nostro spazio commenti solo con pareri sulle doti fisiche e professionali dell’intervistatrice, traspaiono sfumature e dettagli che ci fanno credere che, l’intervistato, possa condividere il decalogo che ci permettiamo di offrire di seguito.

  • Non avere un pensiero e saperlo esprimere. È questo che fa di uno un giornalista
  • Il giornalista è talmente spudorato di essere convinto di poter insegnare a un batteriologo, ad un astronauta e magari ad un parroco (e persino ad un allenatore oserei aggiungere…)
  • I giornalisti scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono
  • Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo
  • La critica dei giornali riesce sempre a esprimere in quali rapporti è col critico chi è criticato
  • I giornalisti hanno con la vita lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica
  • Il giornalista è esperto in tutte le cose e in qualcun’altra (il calcio) lo è di più
  • Le buone opinioni non hanno valore. Ciò che conta è chi le ha
  • La cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono, pochi hanno
  • Non appena un’idea alla moda viene demolita, subito se ne genera un’altra

sabrina salerno jo squilloForse abbiamo letto un po’ troppo profondamente tra le righe di un pensiero che voleva solo spiegarci che ci stiamo sbagliando, però l’autore del decalogo, che non era un tecnico, ma era un giornalista, Karl Krauss (1874-1936), aveva condiviso, con anticipo, ciò che ci assilla a distanza di anni e che invece di parlare della Nazionale a PARMA, e della Primavera Crociata, che ha sfiorato ancora una volta, la finale del Viareggio, ci ha spinto ad affrontare temi che, in attesa dell’Atalanta, possano interessare chi finora si è limitato a disquisire sulle doti fisiche e professionali di una nota giornalista locale. Come cantavano (SanRemo 1991) Joe Squillo e Sabrina Salerno,“oltre le gambe c’è più…”. O almeno si spera… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / DEL BEL GIOCO

  • 27 Marzo 2019 in 20:21
    Permalink

    Bel gioco può essere anche quello di Simeone, se uno apprezza tenacia, grinta e spirito di sacrificio. Il problema è che noi siamo il non-gioco in persona. Siamo semplicemente il niente in persona con D’Aversa.

  • 28 Marzo 2019 in 11:04
    Permalink

    Ormai sei una causa persa. Il tuo “NON GIOCO” ci ha fruttato 33 punti. No dico 33. Mi dici che cavolo vuoi di più? Ma il primo anno in A volevi spettacolo, salvezza e quant’altro? O preferiresti giocare bene (a tuo modo di vedere si intende) ed avere i punti dell’Empoli o del Bologna? Ma vuoi ragionare o no! Ma cosa ti avrà mai fatto D’Aversa? E’ uscito con tua sorella e non te l’ha detto? Io certi tifosi non li capisco…

I commenti sono chiusi.

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