CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / WA(R)TERLOO

gianni barone(Gianni Barone) – E tre. L’insostenibile leggerezza dell’essere salvi, (o per lo meno la sensazione di  credere di esserlo già a parole), gioca brutti scherzi a chi annaspa, arranca, a chi, pur tra discorsi che richiamano al normale, e alla normalità, ha perso quella tranquillità,  che, in casi come questo, diventa più che mai indispensabile. E tre, nel senso che perdere tre partite di fila potrebbe anche non contare nulla, o per lo meno poco, nella corsa alla salvezza, ma che deve indurre un po’ a serie, caute e necessarie riflessioni. Se i ragazzi hanno dato il massimo, come va ripetendo di continuo l’allenatore, pure iersera, se si poteva gestire meglio il finale di gara, sempre con le parole non allarmate del tecnico, se su certi errori bisogna sempre fare i conti, se (dubitativo Barone, sottolineerebbe Morosky) le cose non miglioreranno, abbiamo tutti un bel dire Veniamo da tre promozioni consecutive, siamo una neo promossa, cali di questo genere possono capitare a tutti, ma affrontare l’emergenza infortuni (eccellenti) non è roba da poco e non è roba con cui dormire sonni tranquilli. fabio ceravolo frosinone parmaAnche se da qui alla fine del Campionato non sentiremo dire altro, e il ritornello ronzerà ossessivo nelle nostre orecchie, tutte queste dicerie, belle o brutte che siano, legittime o meno, alla fine incideranno tutte sull’esito finale, che, arrivati, a questo punto non sarà poi tanto scontato, in termini positivi, come poteva apparire fino a ieri. Ora serve ben altro, e quel ben altro lo devono garantire quei giocatori, fino a questo momento, poco utilizzati, poco chiacchierati (o chiacchierati troppo), poco considerati, da stampa e tifosi, poco tutto, che dovranno surrogare chi non c’è, chi non ci sarà, e chi avrebbe dovuto esserci, e chi c’è stato poco o poco ha dato o poco ha influito sull’andamento delle ultime partite che andavano chiuse in maniera differente. Servirà capire quanto questi poco di tutto potranno incidere, potranno essere decisivi, potranno dare la svolta che tutti hanno atteso, invano, fino alla gara critica di Frosinone. Critica perché rocambolesca, fin che luigi sepe frosinone parmasi vuole nei suoi sviluppi e nei suoi esiti, ma emblematica, di uno stato di leggerezza di spirito, e pesantezza di pensieri che attanaglia tutta la squadra e non le permette di fare quel salto risolutivo in avanti, vanamente atteso, da troppo tempo, cioè nel corso di tutto il girone di ritorno fin qui disputato. Dovranno essere gli Sprocati, i Sierralta, i Ceravolo, gli Schiappacasse (gli Scasciamacchia), i Gazzola e forse anche qualche millennials della Primavera (Kasa, Camara, chissà, finora chiamati ad allenarsi coi grandi e non rischiati), a fare laddove  i titolati titolari, ora assenti, non sono riusciti ad ottenere, fino in fondo, in termini di tranquillità di posizioni, di classifica e di pensiero. Ma forse il punto è questo, la mancata e la mancanza di tranquillità hanno generato tutto questo, eppure a PARMA, ciò non è mancato (parlo di tranquillità), con una tifoseria, ora indignata, ma sempre civile e una stampa, non diciamo inesistente per non offendere nessuno, ma di tifosi a frosinonesicuro poco propensa alla critica perché espressione di un’unica matrice, a volte autoreferenziale quando si tratta di fare previsioni sullo schieramento che verrà presentato nelle varie gare, o quando si tratta di fare appelli all’unità d’intenti. Una tranquillità che è venuta meno senza apparenti motivi, e che non è sgorgata naturalmente partita dopo partita, settimana dopo settimana, per l’assenza di stimoli e di motivazioni, qualcuno ha sentenziato, dopo un girone di andata di sazietà di appetiti e d’intenzioni, ora dopo aver santificato la prima vittoria interna del Frosinone, e dopo aver sancito il record di durata del meccanismo (infernale e necessario) del Var o War che ha , a sua volta, generato un Wa(r)terloo inattesa quanto, non meritatissima, visto l’andamento del secondo tempo, in cui pur tra qualche ombra, era emerso, timido, qualche bagliore, che aveva illuso per merito di certi singoli, tra cui il tanto vituperato (dai tifosi più strenui) Ceravolo, il sempre apprezzato Siligardi KUCKA PIZZAROTTI(che qualcuno, temporibus illis, aveva silurato tra gli over schierabili e che era stato reintegrato in lista grazie al futuro presidente Pizzarotti che ai tempi non si era ancora seduto sullo scranno presidenziale), e l’emergente Sprocati, promosso a pieni voti dal giudizio del suo allenatore. Il quale allenatore, sta vivendo un momento, che si sicuro non avrebbe voluto vivere, che pur non essendo tranquillo, come tutta la squadra del resto, sembra non voler, a nessun costo perdere la calma, a parole, nelle dichiarazioni sofferte, e stentate, del fine gara, sempre improntate ad un imperituro, quanto azzardato per molti, ottimismo. Un tecnico che ricorre alla tattica, da lui considerata, sempre a parole, ininfluente, rispetto alle motivazioni e all’atteggiamento che ultimamente, venendo meno, stanno tradendo le sue aspettative, e stanno minando, in maniera impercettibile, e of course non dichiarata, le sue convinzioni. Chi come noi ha seguito lo stillicidio di emozioni a suon di War di Frosinone, distllato moldavoattraverso l’incerta piattaforma di DAZN, oltre a non aver visto all’opera l’avvenente (non aggiungiamo brava, ché tanto perfino che le cura l’immagine spinge sul lato sexy, con immancabili post con titoli ammiccanti su reggiseni dimenticati o vestitini attillati, Diletta Leotta, per l’occasione messa, improvvidamente, in congelatore come una qualsiasi bottiglia di distillato moldavo, ha potuto, attraverso la variopinta cronaca di Borghi (mitica la sua espressione ectoplasmatica riferita alla prestazione sottotono di Schiappacasse) e per tramite del commento tecnico (un po’ efebico alla Aldo Serena) dell’ex crociato Massimo Donati, capire quanto sia, a questo punto della stagione, difficile vincere per la compagine gialloblù e quanto sia doloroso accettare verdetti di questo genere anche a fronte (segnatamente al secondo tempo, beninteso) di una prestazione non certo da buttare. Ora i miei critici, che affollano lo spazio commenti di questo sito, avranno motivi per attaccarmi e per contestarmi, infondatamente, tirando in ballo un mio presunto (inesistente, peraltro, dal punto di vista oggettivo) appoggio al gioco di D’AVERSA,  e al suo modo di condurre e d’interpretare le partite. Chiariamo una volta per tutte e sgombriamo il campo dagli equivoci: qui si è scritto che il Parma quando ha mantenuto la sua vocazione italianista, capace di attuare una fase difensiva accettabile, i risultati sono arrivati; quando questa tendenza è venuta meno, per ragioni all’apparenza ignote, ecco che sono arrivate le grane che si sono evidenziate nei frequenti errori e nelle ricorrenti amnesie culminate con la mano galeotta di Gobbi che, come un refolo di brezza, si è appoggiata sul corpo ballerino di raffaele paganiniPAGANINI (figlio del famoso danzatore e coreografo Raffaele: buon sangue non mente) che crollando a terra sul limitare dell’area di rigore, ha scatenato l’estenuante putiferio della decisione Var o War, che ha punito il PARMA con un rigorino, non dico oltre i suoi demeriti, perché non vorrei, con questo, urtare la suscettibilità dei più pasionari sostenitori che hanno realmente sofferto (o almeno immagino sia stato così) allo scoccare del 115° minuto, il cui dolore non sarà, certo, stato lenito nemmeno dal più forte brandy dell’est, che possa esistere, da non mettere giammai in fresco o al fresco. Ma ora cosa succede? Inizia la bagarre un po’ per tutti. PARMA compreso, o come sarebbe auspicabile, qualcuno crollerà prima dei Crociati e prima della meta? Non è che dopo il Bologna, Empoli, Frosinone, si rianimi, anche qualcun altro tipo il Chievo, in una lotta per la salvezza, senza fine.  Il bello di questo torneo scontato in vetta, un po’ meno nella zona Europa, ma avvincente più che mai  nelle parti basse, anche per merito di chi risale e di chi non vorrebbe discendere. A questo punto serve la sterzata (sdong), serve l’unità della piazza (arisdong), serve la compattezza del gruppo (gli spifferi, ora, sono diventati tempesta impetuosa), forse, più saggiamente servirebbe chiudere la porta (in ogni senso), al momento un po’ spalancata sia per quanto riguarda i gol presi (troppi) e sia per quanto riguarda le banalità e luoghi comuni che seguiranno (mai abbastanza contenuti da parte di stampa e tifosi) dopo questa imprevista, e si spera irripetibile Wa(r)terlooGianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

6 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / WA(R)TERLOO

  • 4 Aprile 2019 in 13:43
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    bell’articolo, come sempre, complimenti.

    che aggiungere..

    purtroppo riusciamo a rianimare chiunque.

    il motivo è che abbiamo una squadra costruita SENZA un gioco, puntando SOLO sulle individualità, quando queste ultime vengono meno per assenze/infortuni o periodo di flessione diventiamo una squadra che subisce anche dall’ultima squadra in classifica.

    questo (con lo stesso mister) è avvenuto sia in B che in Lega Pro, quindi che si fà?

    poi aggiungiamo che la ROSA giocatori è stata MAL ritoccata nel mercato di gennaio, non abbiamo potuto sfruttare l’entusiasmo dei nuovi innesti.

    a Firenze Muriel è arrivato portando punti.
    la stessa cosa è successa a Bologna o Cagliari o Empoli con ritocchi alla panchina e giocatori.

    NOI IMMOBILI.

    purtroppo, società e stampa/tv locali si sono sedute sui 25 punti dell’andata e poco disponibili a prendere sul serio le nostre critiche da loggionisti o “fenomeni da tastiera” come ci hanno descritti.

    RISPETTO per PARMA e tutti i suoi tifosi.
    RISPETTO per NOI che amiamo il PARMA.
    RISPETTO per chi ieri è andato a FROSINONE.

    NOI RESTIAMO.
    i direttori sportivi e gli allenatori sono SOLO di passaggio.

    FORZA |+| PARMA
    http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_bye.gif

  • 4 Aprile 2019 in 18:44
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    Mi scusi sig. Barone, ma se guarda le partite e i cambi nel 2019 sono sempre stati improntati allìultradifensivismo. è dura da capire che ormai il nostro gioco è conosciuto anche dai sassi?

  • 4 Aprile 2019 in 21:27
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    EI FU…. spero di dirlo presto a proposito di Daversa, vero e proprio responsabile di questo disastro….

  • 4 Aprile 2019 in 21:30
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    Ieri Ceravolo ha dimostrato tutta l’incomptenza, presunzione ed incapacità tecnica del mister…. lo ha sempre schierato come vice-Inglese, ma lui non le ha queste caratteristiche. Ieri è entrato al posto di Schiappacasse (nomen omen) e da seconda punta – attaccante laterale ha dimostrato di meritare la A, impegnandosi molto. Daversa non ci capisce proprio una mazza, come quando all’inizio ha messo fuori lista Siligardi, rivelatosi poi uno dei migliori…. ma va a cag….

  • 4 Aprile 2019 in 21:52
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    Non sono D’accordo sulla sua difesa del gioco di Daversa “quando si giocava all’italiana i risultati sono arrivati”.
    I risultati sono arrivati all’inizio per le seguenti ragioni:
    fortuna e sorpresa (abbiamo battuto di fortuna formazioni che ci hanno con presunzione sottovalutato ,vedi genoa, torino, fiorentina.
    Adesso la statistica rimette a posto le cose, e per la legge dei grandi numeri adesso il culo dell’andata si compensa. Gli avversari adesso ci conoscono, hanno capito qui due poveri schemini di Daversa…
    A lei sig. Barone sicuramente non sarà sfuggito come non riusciamo più ad uscire dall’area, e quand orecuperiamo palla la perdiamo subito… secondo lei perchè questo adesso accade sempre più di frequente?
    Non si sarà forse accorto che appena prendiamo palla mella nostra metà campo il portatore di palle viene immediatamente aggredito da almeno due avversari? Non ha notato che Gervinho e Inglese adesso sono sempre ingabbiati da 3 avversari?
    E dal momento che non abbiamo un gioco, non abbiamo schemi ed è ormai più che evidente che i nostri giocatori quando hanno la palla non sanno cosa farne, la palla viene persa subito….
    Non le saranno certo sfuggiti ieri sera i nostri 3 contropiedi 2 contro due, falliti miseramente perchè i giocatori non erano coordinati e non sapevano muoversi per aprirsi il campo o tagliare il difensore?
    Per cortesia, lei difende Daversa con espedienti retorici “Ora i miei critici, che affollano lo spazio commenti di questo sito, avranno motivi per attaccarmi e per contestarmi, infondatamente, tirando in ballo un mio presunto (inesistente, peraltro, dal punto di vista oggettivo) appoggio al gioco di D’AVERSA”. Si lei lo difende e difende l’indifendibile.
    Non ha forse notato che sono 100 partite che il mister utilizza lo stesso modulo? lo stesso schema, gli stessi cambi? Negli anni sono cambiati gli interpreti, migliorando la qualità (grazie alla società!!!) e fornendogli giocatori che con le loro individualità hanno levato le castagne dal fuoco in più di una occasione, ma Daversa è sempre questo, NON CRESCE E NON IMPARA.
    Per questo, come abbiamo salutato nel nostro percorso di crescita i vari Musetti, Melandri, Nocciolini, Corapi, Scavone etc… adesso per crescere ancora bisogna liberarsi della zavorr Daversa e ingaggiare un mister con esperienza e meno presunzione che ci faccia crescere ancora

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