giovedì, Luglio 25, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / LA LEZIONE DELL’ULTIMA STAGIONE

il-columnist-luca-russo.jpg(Luca Russo) – Questa stagione, e segnatamente la sua parte finale, ci sta insegnando molto di più di quanto siano riuscite a fare le due o tre precedenti. Lezioni significative, per i contenuti che esprimono e i messaggi che lanciano; e di cui anche una realtà ancora in ricostruzione come il Parma dovrebbe prendere nota e fare tesoro. Lezioni che ci stanno arrivando praticamente da ogni angolo del Vecchio Continente.

L’Atalanta sta dimostrandoci che nel calcio di oggi la condizione fisica premia di più del tatticismo elevato (o esasperato) all’ennesima potenza. Gli orobici, telecomandati da un Gasperini evidentemente più a suo agio col nerazzuro “operaio” della Dea che non quello “borghese” dell’Inter, hanno smentito il ben noto luogo comune in forza del quale si sostiene che chi affronta i preliminari di Europa League (o Champions League), in primavera ci arriva con le gambe in riserva se non addirittura a secco. Spesso è andata esattamente così, ma non è stato il caso dei bergamaschi che ad oggi, dopo una stagione tiratissima e cominciata a luglio dell’anno passato per via dei preliminari appena citati, sono in finale di Coppa Italia e favoriti nella corsa ad un posto nella prossima Champions League. Il tutto arricchito da un gioco delizioso, avvincente ed emozionante. Niente male, no?

L’Ajax, fresco di batosta con l’irriducibile Tottenham ma ormai prossimo alla vittoria dello scudetto, sta invece insegnandoci che si possono realizzare imprese da grandi anche se si è nati…l’altro ieri. I Lancieri hanno ammutolito il Bernabeu, fatto saltare il banco dello Juventus Stadium e spaventato il popolo degli Spurs. Come l’Atalanta, anche i ragazzini di Amsterdam ricercano il risultato attraverso la voglia di giocarsela invece che quella di non prenderle. A conferma del fatto che, calcisticamente parlando, in questo momento l’incoscienza dei giovani è la benzina migliore per superare quegli ostacoli che la saggezza dei veterani suggerirebbe solo di eludere.

L’ultima lezione ce l’ha impartita la Premier League, conclusasi ieri col trionfo del City, laureatosi campione solo all’ultima giornata e con un solo punto di vantaggio (98 a 97) su un Liverpool mai domo. La squadra di Guardiola ha conquistato il titolo a dispetto delle 4 sconfitte complessive; i Reds hanno chiuso al secondo posto sebbene di partite ne abbiano persa solo una, proprio all’Etihad nello scontro diretto: la differenza l’hanno fatta le 32 vittorie e i 2 pareggi dei Citizens rispetto ai 30 successi e 7 pareggi degli uomini di Klopp. Fossimo stati nell’epoca dei 2 punti per vittoria, l’avrebbe spuntata il Liverpool con 67 punti, mentre il Manchester City sarebbe terminato immediatamente dietro a quota 66. È il calcio moderno, signori e signore. Un calcio che sorride a chi va a caccia del bersaglio grosso piuttosto che del semplice ma talvolta inutile risultato utile. E che incorona non chi specula o fa calcoli, ma chi non smette mai di giocare, attaccare e segnare e prova sempre e comunque a vincere. Anche a rischio di perdere. Luca Russo

8 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / LA LEZIONE DELL’ULTIMA STAGIONE

  • Questo mi è piaciuto.
    Faccio solo un appunto e una domanda.
    L’ajax ha stupito e divertito molto anche me, però tra i tanti pregi ha messo in mostra anche un difetto enorme, che le è costato la finale: sono condannati a dover sempre attaccare, non sanno gestire la partita. Al di là del fatto che un conto è lottare per vincere trofei un altro per non retrocedere, il calcio offensivo paga ma non basta (vedi ajax). Io penso che ci voglia equilibrio e che a livello di gioco ci siano tante strade percorribili (la serie a ad esempio 9su10 la vince chi prende meno goal).
    la domanda invece è questa: gasperini a bergamo ha esordito perdendo le prime 5 partite, fosse stato a parma come avrebbe reagito la piazza?

  • Palermo retrocesso in C…. alla faccia di Zampa….

  • Il pubblico dell’Atalanta è molto diverso dal nostro (a parte l’aggressivitá). A Berghem sono decine e decine di anni che vedono la loro squadra a buoni livelli, conquistando si posizioni vicino al vertice e lanciando ottimi giocatori. Bergamo non è, fortuna dei tifosi, cittá “ducale” quindi sono meno viziati, meno lamentosi, meno infantili.
    Anche se, purtroppo, più violenti.

  • Beh direi che è dal 2002 che non siamo viziati..di merda ne abbiamo mangiata ben più noi che i cottimisti bergamaschi. Loro ad Arzignano non ci sono stati e un bresciano ce lo siamo beccati noi. Anche sta storia dei viziati ha fiaccato.

    • Annalisa Nell'Ano

      E io ho paura che un’altra bella mer.. ce la scodellano stasera a ora di cena!

  • Articolo da far leggere a D’Aversa e alla maggior parte dei mister italiani, che giocano solo ed unicamente per non prenderle.

    • E è proprio così che invece si perde

  • SavoMilosevic

    bell’articolo Luca.
    condivido e sottoscrivo in toto.

    http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

I commenti sono chiusi.