CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Tra Sarrismo e Cholismo ecco s’insinua il Frammentarismo

gianni barone(Gianni Barone) – Sembrava che tutto fosse superato, che la diatriba fosse morta e sepolta quand’ecco che la Rosea, per penna del suo solerte nonché zelante Andrea Schianchi – inviato nella sua Parma, come se io fossi inviato nella “mia” Casatico –  s’insinua con la mitologia del catenaccio, l’estetismo del bel gioco, e la letteratura dell’ispirazione. In mezzo alla normale – e pure un po’ ritardata – intervista celebrativa all’allenatore che al suo primo anno di serie A, è riuscito ad evitare la retrocessione per sé e per la sua squadra neopromossa, il riferimento alla querelle del catenacciaro fa andare su tutte le furie Roberto D’Avers: “Non mi ha fatto per niente piacere – ha affermato – quando ti appiccicano un’etichetta (quella di catenacciaro, per l’appunto, n.d.v.d.v.), è difficile levarsela. Una cosa è certa il mio PARMA – ha concluso – in contropiede, ha segnato 4 gol, gli altri sono venuti da azione manovrata (molti di essi da palla inattiva n.d.a.).  Poi se la qual cosa non bastasse ecco che arriva la solita sterilità del bel gioco, che secondo lo stesso D’AVERSA non si d'aversa gds titolo 16 06 2019esplicita nel fare possesso palla nella propria metà campo, ci vuol ben altro, a detta del tecnico che poi, s’immerge – non lo aveva mai fatto prima d’ora, Bravo Schianchi! – nel racconto di chi è stato per lui un esempio dal punto di vita tecnico, umano e tattica, e allora ecco che spuntano i nomi illustri e nobili di quelli che sono stati i suoi maestri: Radice, Simoni e Capello, nessuno dei quali è stato considerato un catenacciaro puro, s’intende, però nessuno dei tre è mai stato sacchiano, guardiolista o se attualizzati ad oggi sarrista. Niente tiki taka, soprattutto adesso che il calcio iberico – vedi l’ultima stecca delle furie rosse Under 21 contro i nostri pari età azzurri – sembra non raccogliere più tanti consensi tra tifosi e spettatori, e adepti fra i tecnici di casa nostra. I modelli suindicati rappresentano un calcio cosiddetto di mezzo, non integralista alla Zeman, ma neanche eccessivamente difensivistico sulla scorta degli insegnamenti anni 60 del Paron e del MAGO. Un calcio pratico, concreto, e vivace, un po’ olandese quello di RADICE, più conservativo quello di Simoni, molto portato al risultato quello propugnato dal tenace CAPELLO. Però, ed esiste sempre un però, se ben andiamo a sondare nel vissuto calcistico di D’AVERSA, e nel suo passato da calciatore non si può ignorare, che oltre agli esempi citati, il suo bagaglio tecnico si è potuto ampliare anche galeonegrazie agli insegnamenti di altri maestri alcuni dei quali iper propositivi nel gioco, citiamo Adriano Cadregari (CASARANO 96/97), Giovanni GALEONE (Pescara 2000/01), Luca Gotti (Treviso 2008/09 e Triestina 2009/10), altri ipercatenacciari (si può dire) tipo Bruno Bolchi (Monza 97/98), Tarcisio Burgnich (Pescara 2000/01), Bortolo Mutti (Cosenza 99/2000), Gigi Cagni (Sampdoria 2000/01), Giuseppe PAPADOPULO (Siena 2004/05), Luigi De CANIO (Siena 2005/06) ed infine quelli medi, il giusto mezzo alla Mario Beretta (Siena 2006/07), Mario Somma (Mantova 2008/09) Giuseppe Giannini (Gallipoli 2009/10), Carmine Gautieri (Lanciano 2011/12). Esempi quelli citati che fanno capire quanto siano state utili le lezioni di tutti alla formazione del tecnico, che considera alla stregua di un epiteto, la definizione di catenacciaro, ma che anche nella stagione del difensivismo più denso, ha potuto cogliere quel qualcosa che in situazioni limite, gli è servito anche nella sua prima stagione in A, alla guida di PARMA, che, a tratti, si è fatto anche paolo grossi chievo verona parma 28 04 2019ammirare dalla critica. La quale critica, non è mai stata lieve, quando si trattava di commentare i numeri legati al campionato del PARMA, che evidenziavano pochi tiri effettuati, molti tiri subiti e percentuali molto basse di possesso palla. Purtroppo la critica non è mai piaciuta a nessuno, pensate che anche il conterraneo di D’AVERSA, Gabriele (troppo casssino) D’ANNUNZIO, nel corso della sua vita, ha dovuto subire gli strali della critica impersonata, addirittura da Benedetto Croce, che lo definì, nelle sua poesia: Dilettante di sensazioni, e per lui forgiò, il  termine, con chiari  intenti polemici, di dannunzianesimo, che stava a significare qualcosa di peggio di poeta decadente, una sorta di catenacciaro della stagione letteraria dell’epoca. Ma lo stesso vate, protagonista della tanto controversa Impresa di FIUME, dovette fare i conti con l’etichetta di decadente, d'annunzionell’accezione meno nobile del termine, quando invece tutta la sua poetica era ruotata attorno a varie altre tendenze letterarie, dal classicismo parnassiano all’estetismo, passando per il primitivismo preraffaelita fino a giungere a suo massimo cioè al superomismo. Si consoli quindi D’AVERSA, quando si mostra critico con la critica che (a suo dire) non lo comprende e che confonde il suo calcio, ritenuto da lui offensivo, troppo conservativo, direi quasi decadente, sempre se si può dire. Da quando esiste la critica, in ogni campo, sia esso musicale, letterario, cinematografico e anche calcistico, esistono le etichette, i generi, le correnti, e non sempre gli interessati – gli artisti, i tecnici – hanno l’agio di riconoscersi nelle categorie in cui vengono catalogati (o etichettati). Il vissuto di chi è stato d'aversa cagliaricalciatore ed è diventato allenatore, è un vantaggio rispetto a chi nella vita ha fatto una sola cosa – ad esempio scrivere – perché ha avuto la fortuna, in più di vent’anni di carriera, di aver tanti maestri, quanti quelli citati in precedenza, che non è roba da poco e non è roba da tutti. Quindi se uno è diventato quello che è, e cioè allenatore di serie A, parte del merito va anche a chi non era tra i suoi preferiti e praticava un credo da lui non riconosciuto oggi come allora. Cosicché, proprio ora, che dopo l’annunciato valzer delle panchine che si sta concludendo, si delineano quelle che saranno le correnti calcistiche del prossimo campionato: salutiamo il ritorno di Sarri, e del suo sarrismo da coniugare in salsa juventina, e l’affermazione della scuola abruzzese che oltre a D’Aversa, annovera i sempre ben accolti dalla critica (chissà perché, poi) Giampaolo, prossimo al Milan, e di Di Francesco (sebbene ancora inviso a quella capitolina, ma chi non lo è e chi non lo sarà ancora, dopo le ultime bandiere, vergognosamente, ammainate?), prossimo alla Samp. Non procediamo per categorie, ognuno ha sempre qualcosa di buono di sé da esibire, in questo mondo, e chissenefrega della critica: tanto Croce è belle che andato, e gli altri seguiranno, resterà solo la storia, e le storie, quelle belle e quelle meno belle quelle decadenti, e quelle che all’integralismo, mai positivo, preferiranno, ad ogni vincolo costrittivo e logico, una nuova sensibilità frutto del frantumarsi di analisi minutissime di pensiero. Il frammentarismo di chi è catenacciaro e non vorrebbe mai esserlo o esserlo stato… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

8 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Tra Sarrismo e Cholismo ecco s’insinua il Frammentarismo

    • 18 Giugno 2019 in 22:33
      Permalink

      Insomma, Stepinsky sarebbe stato perfetto già a gennaio per far rifiatare Inglese. Ciano invece proprio no.

  • 18 Giugno 2019 in 14:06
    Permalink

    Famo ‘o stadio!

  • 18 Giugno 2019 in 15:17
    Permalink

    O perchè no?Magari Evacuo. A parte che Ciano non è una punta solo Rugolotto e Balestrazzi nei servizi trasmessi dall’ emittente confindustriale mettono Ciano in alternativa a Inglese.

  • 18 Giugno 2019 in 16:08
    Permalink

    De canio perlomeno nei medi dai, piu propositivo che catenacciaro secondo me.
    tutte etichette che reputo comunque banali, riconducibili, in molti casi, al non saper fare analisi un po piu approfondite.
    D’aversa probabilmente piu che non accettare le critiche si infastidisce per le stupidaggini, le critiche ha dimostrato di sapersele far scivolare addosso abbastanza bene.
    Io ricordo guidolin, un signore che difficilmente va sopra le righe ma che qui esultò e rimarcò per la salvezza anticipata proprio per rispondere a certe critiche assurde e rivendicare di aver fatto un buon lavoro

  • 18 Giugno 2019 in 17:01
    Permalink

    San Faggiano io lo reputo un grande,
    sa il fatto suo, è uno dei migliori
    direttori sportivi italiani e con i pochi
    soldi che ha avuto a disposizione ha
    fatto veramente il mago Houdini.
    Ha portato a casa l’impensabile
    e per questo un sentito
    CHAPEAU
    Ha però un grosso difetto che è
    il suo tallone D’achille.
    Non sa scegliere i giovani.
    Finora sono arrivati solo giovani
    che non avranno mai un futuro e
    come Machin Schiappacasse
    Da Cruz e altri, nemmeno
    un risicato presente.
    La Società dovrebbe attivarsi e affiancargli
    qualcuno infatti ci vorrebbe un tecnico
    specializzato nello scoprire giovani talenti
    perché lo scovare giovani di proprietà
    dal futuro radioso e dalle plusvalenze atomiche
    alla Barella o alla Chiesa per San Faggiano
    per lui è una cosa che non sta né in cielo né in terra
    È PURA UTOPIA
    non è nel suo DNA.

  • 18 Giugno 2019 in 20:53
    Permalink

    Caro Davide, evaquo te lo consiglio caldamente

  • 18 Giugno 2019 in 20:55
    Permalink

    Magari a frammenti eh, mica tutta in una volta veh Davide

I commenti sono chiusi.

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