CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / MANDRAKATA 2.0

gianni barone(Gianni Barone) – C’era molta attesa e indecisione, alla vigilia, su come Roberto D’Aversa decidesse di risolvere il rebus formazione al lume dell’assenza di quattro attaccanti su sei, facciamo 5 visto che il giovane Adorante, non si capisce bene perché, o forse lo si può solo intuire, veniva mandato, nonostante la penuria, a giocare con la Primavera al sabato, senza poi manco portarlo in panchina il dì seguente. Tutti a dire che il tecnico doveva per forza cambiare modulo – anche se sarebbe stato più corretto dire sistema di gioco, vero Coach 6100? – perché il modulo, da trent’anni a questa parte è sempre il solito, cioè quello a zona, e ciò che cambia con i numeri che tutti conoscono alla perfezione è solo il sistema; del modulo a uomo, del WM, del metodo, è da tempi immemorabili che non se ne vede traccia sui nostri campi di gioco (ancora: vero Coach 6100? O uomo di calcio che dir si voglia?) Tutti a dividersi su quello che avrebbe schierato D’Aversa in assenza di attaccanti di ruolo visto che l’unico superstite della batteria degli attaccanti in rosa restava Sprocati, mai modulo_animationtitolare dal primo minuto e comunque inadatto a ricoprire il ruolo di prima punta o di punta centrale. L’amletico dubbio 3-5-2 o 4-4-2, accendeva la curiosità  di tutti gli esperti, espertini e espertoni del pre-gra, tutti ad arrovellarsi, sul perché e per come di una scelta invece che dell’altra. Tutti bravi, sulla carta, a trovare la soluzione ideale per un Parma incerottato dalla cintola in su. Poi, al calcio d’avvio, finalmente la soluzione: qualcuno ci arriva subito, dopo trenta secondi, nonostante sia a tavola a gustarsi un prelibato savarin di riso superbo, qualcun altro stenta a capire le posizioni iniziali di Kulu e Kuku, altri rimangono interdetti, e qualcuno, infine, addirittura, getta la spugna e chiede in giro. Ma come cavolo gioca oggi il Parma? Elementare Watson (o Houston, come avrebbe detto Clemente Mastella se si interessasse anche di calcio). Il Parma è schierato come al solito, si fa per dire: D’AVERSA, ha messo in campo la squadra con il 4-3-3, alla faccia di chi sosteneva il contrario o l’impossibilità assoluta di poter presentare il suo sistema preferito. Un 4-3-3, che una volta scoperto, qualcuno definirà anomalo, perché Kucka, potrà fare il falso nueve (che do bali questa ossessiva kucka bologna parma 24 11 2019ibericizzazione del football), invece poi lo slovacco si batterà e bene nel ruolo di 9 vero, quasi alla Inglese (Roberto), o alla Cornelius (son), non facendo rimpiangere la loro assenza, e risultando se non il migliore in campo, quasi. Quindi 4-3-3, per semplificare ? Piano 4-3-3 in fase di possesso. Ma in fase di non possesso ecco sì che cambia! Eccome! Ciò che ai tempi della C, sempre parlando di D’AVERSA, noi avevamo definito mandrakata, lo si vede anche al Dall’Ara: in fase di non possesso Darmian diventa il quinto di destra, Gagliolo quello di sinistra (e la Quinta resta a Fano), e Dermaku, Alves, e Iacoponi – che si rivelerà libero di proiettarsi in avanti per la transizione in occasione del 2-1 – centrali. Di più non poteva fare il tecnico per complicare la vita dei presenti al Dall’Ara, e di chi seguendo da tavola, non poteva gustarsi in pace costine di suino e patate (il tutto sempre molto prelibato poiché preparato da cuoca pubblicista) come secondo, perché intento a cannonau 14 5scoprire il vero volto tattico della squadra, coadiuvato da un Cannoanu 14,5° un po’ da Giampiero. No: sbagliato! Di più poteva fare, perché, dopo l’inizio convincente con il goal alla Ibra di Kulusevski – che qualcuno molto, ingenerosamente (per Kulu s’intende), ha paragonato a Preben Elkjaer Larsen – il Parma aveva sfiorato il raddoppio, ma poi aveva subito il ritorno del Bologna, il quale dopo l’ennesimo fatal corner, aveva siglato il pareggio. Quindi, altra idea daversiana: come documentato da Paolo Grossi della Gazzetta di Parma, ed etichettato persino come svolta dell’incontro, si passa al 4-4-2. Anche se per poco, o anche se a noi è forse sfuggito, complice quel Cannonau – 14 gradi e mezzo alla Giampiero – di cui sopra e a lato, che nel frattempo stavamo ingurgitando. 4-4-2, con Darmian improvvisato interno fino a quando, con l’ingresso di Laurini in luogo di Sprocati, unico attaccante di ruolo di partenza, dirottato a inizio ripresa come quarto a sinistra di centrocampo (ironia della sorte), si è tornati al 5-3-2 finale che, come lo stesso D’AVERSA, alla fine si è rammaricato di dire, non è stato in grado di far morire la partita sul vantaggio di 2-1. Al fatal 95°/96 minuto°, quasi come contro l’Inter, con il secondo fatal corner, ben calciato, ben spizzato e ben concluso, si è spezzato il sogno di una squadra che avrebbe meritato la vittoria, come del resto era successo contro i nerazzurri di Conte. Un Parma convincente, che aldilà di tutte le mosse tattiche, D'AVERSA bologna-parmasopra descritte, ha dimostrato come dovrebbero essere tutti giocatori  di calcio e tutti gli allenatori: polivalenti, duttili, flessibili, e non ingessati in ruolo specifico e prediletto, non integralisti, ma capaci, e qui parliamo dell’allenatore, non tanto di cambiare modulo (sic) o sistema che dir si voglia (bisognerebbe dire così, ma fate pure con comodo…), ma superare la dicotomia che si debba cambiare tatticamente in funzione delle caratteristiche dei singoli o viceversa. Si è dimostrato che nel calcio, scienza inesatta per definizione, si può fare e disfare tutto, anche nel corso di una sola partita, facendo sdoppiare in più ruoli e in più compiti, i giocatori, adattandoli ad ogni fase ad ogni situazione possibile e impossibile: cosi si cresce e si migliora tutti, e tutto: gioco collettivo e dejan kulusevski bologna parma 24 11 2019prestazioni dei singoli. Bravi tutti, D’Aversa in testa, che pur avendo a PARMA molti detrattori, che con il suo fare un po’ burbero e risentito per le critiche – talvolta immeritate – ci ha fatto capire che bisogna non piangersi addosso, perché si è sfortunati per le assenze o perché non si ha nell’organico gente come Cristiano Ronaldo, che da soli possono risolvere le partite (cit). Il Parma, ha dimostrato che si può andare avanti anche senza nomi e senza campioni: quelli si possono anche costruire per strada, vedi Kulusevsky, che l’importante è – mi verrebbe da fare un gesto che con le parole non si riesce a descrivere – l’importante è, dicevo, saper rendere importanti tutti, anche quelli senza nome o senza fama, quelli che lottano, che stringono i denti, che si adattano, che sbagliano e poi si gianni barone covercianorialzano. E questo lo affermo, proprio nella settimana della mia visita a Coverciano, tempio del calcio e delle nazionali italiane, che documenterò, in un altro pezzo, se mi sarà consentito, in cui ho potuto constatare il lavoro svolto per scovare non tanto i talenti quanto i giocatori, veri, di calcio, da parte di tecnici, osservatori e dirigenti federali, che mio padre, se fosse ancora tra noi, definirebbe affettuosamente, mangiafranchi, ai quali una partita come quella fatta dal PARMA contro il Bologna, potrebbe indurre a rivedere qualcosa nel metodo (o sistema?) adottato per svolgere la loro attività. Non si è vinto, lo so, e non si è in grado di trovare giocatori del passato da accostare a KULUSEVSKI, mi asterrò in questa sede. da esprimere giudizi di natura tecnica, per non scatenare l’ira dei frainteinditori (se…. ciao…) che si annidano nelle pieghe del nostro spazio commenti, però l’accostamento fatto, da uno che credo sia anche direttore di giornale oltre che opinionista tv, del giovane svedese del PARMA, con l’ex attaccante danese del Verona di BAGNOLI (Schopenhauer come lo definì Brera) ora commentatore tv, non mi sembra opportuno e pertinente. Kulu è molto, ma molto, di più: non è ala, non è mezzala, non è centravanti, ma è tutte e tre le cose messe insieme; ma lui e tutti gli altri giocatori, nonostante la mancata vittoria con il  Bologna, non mi hanno fatto andare di traverso il ricco pranzo che ho consumato guardando la partita; anzi, come credo che anche il panino con la mortadella Bologna, mangiato dall’onnipresente Majo al Dall’Ara, non sia stato indigesto, di fronte la prestazione di Crociati. Vero? Ma noi, come qualcuno afferma, siamo solo splendidamente esauritiGianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

8 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO, di Gianni Barone / MANDRAKATA 2.0

  • 25 Novembre 2019 in 14:28
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    Ieri sono tornato dopo almeno 8 anni allo stadio dietro al Cimitero (al Dallara) e devo dire a malincuore che il lucano/canadese Saputo insieme con il sindaco (che probabilmente a Bologna si occupa d’altro oltre a sanzionare qualche sparuto vecchio nostalgico dell’olio di ricino e a andare in radio la mattina) stanno facendo un bel lavoro. Rispetto a 8 anni fa ho notato tantissime migliorie, la struttura è stata ampiamente ristrutturata e sono solo all’inizio. Ho sperimentato anche i cessi e devo dire che hanno meritato una sufficienza piena. Tutto questo nonostante sia ancora incazzato nero per quel gol che bastava perdere 30 secondi e saremmo a 20 punti.

  • 25 Novembre 2019 in 14:46
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    Pur firmando per un pari alla vigilia, il gol beccato al quinto dei 4 minuti di recupero mi fa bruciacchiare assai. Si poteva perdere un po’ più di tempo? Probabilmente si. Ma si poteva probabilmente anche “congelare” un po’ meglio la partita, pur di fronte ad un bel pressing avversario, dettato alla fine più che altro dalla disperazione. Peccato, perchè in uno scontro diretto, la vittoria in trasferta sarebbe stata davvero importante. Bravi tutti, ma un encomio – oltre al “solito” Kulu – vada anche al tanto bistrattato e spesso criticato Iacoponi che sta infilando una serie di partite (ormai da più che inizio stagione) una meglio dell’altra.

  • 25 Novembre 2019 in 18:17
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    Per certi versi la mancanza di una punta si è sentita di più nella fase difensiva che in quella offensiva. Con la Roma il vichingo ha tenuto su una quantità enorme di palloni facendo rifiatare e salire la difesa e guadagnando minuti preziosi.
    Come ho già scritto Kulusevski diventerà un giocatore da top club però in alcune circostanze deve migliorare come nel gestire meglio qualche ripartenza o fare la fase difensiva non perdendo le marcature sui corner.
    Sempre e solo forza Parma

  • 25 Novembre 2019 in 21:07
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    L’elemento più rilevante per giudicare uno stadio sono i cessi? Può essere, non dico di no, ma io non sono mai andato al cesso in uno stadio. Fatela a casa o in albergo cavolo! Tranne coloro che soffrono di prostrata o che hanno la cistite, gli altri possono pisciare in altri luoghi.
    D’altra parte quando ho avuto bisogno della pipì girovagando in Inghilterra, Francia o Germania, ho sempre trovato bagni pubblici lì, nel giro di poche decine di metri, e porche miseria anche in ordine! Allora il problema non è del tardini, ma dell’italica nazione. Avete mai pisciato in un autogrill? Da vomitare. Gli italiani, ne deduco, non sanno pisciare. Mangiano bene ma cagano male. Eppure tutte le rezdore del bel Paese mostrano con orgoglio i propri bagni marmorei. Virtù private e pubblici difetti. Pizzarotti non ha tutte le colpe, siamo fatti così.

  • 25 Novembre 2019 in 21:43
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    Quanta retorica, faccio 50 k km\anno, da almeno 1 decennio non ricordo bagni degli autogrill anche solo un po’ sporchini
    Chiusa la parentesi, il Tardini urge essere risistemato pesantemente

  • 25 Novembre 2019 in 22:56
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    Kulusevski è il prototipo del giocatore di Guardiola: può giocare in tutti i ruoli senza sfigurare da nessuna parte. Quando se ne andrà lo vorrei vedere proprio al City.

  • 26 Novembre 2019 in 06:52
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    Rivogliamo i vespasiano ahah!!!!

  • 26 Novembre 2019 in 11:45
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    Ci sono i vespasiani amico mio a Parma e di questo non dobbiamo nemmeno ringraziere l’UPI: la Pilotta è un gigantesco vespasiano, così come le scale dei parcheggi del DUC e del DUS, per non parlare dei muri di Via Corso Corsi, Via Dalmazia e strade limitrofe, laddove gli avventori delle numerose professioniste che esercitano il Mestiere in zona (evidentemente il primo cittadino non tollera qualche povero nostalgico dell’olio di ricino, dei podestà e dei Balilla, ma del ventennio apprezza le case di tolleranza) mingono una volta scesi in strada terminata la mezz’oretta di su e giù a pagamento.

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