IL COLUMNIST di Luca Russo / PER IL BOLOGNA IL DERBY DELLA PAURA, PER IL PARMA IL DERBY DEI BUONI PROPOSITI

russo 1(Luca Russo) – Per loro sarà il derby della paura. Per noi sarà il derby dei buoni propositi, ovvero del tentativo di legittimare ulteriormente la nostra presenza ai piani alti della massima serie. Superata la sosta per gli impegni delle nazionali, Bologna e Parma affilano le armi in vista dell’incrocio a ruoli invertiti di domenica prossima. Già, il mercato estivo e le ambizioni dei felsinei lasciavano immaginare che a questo punto del campionato fossero loro la squadra da battere e noi quella che non avrebbe avuto nulla da perdere. Non è andata così. L’avvio di stagione ha sovvertito i pronostici e scambiato le parti. Il Bologna arriva male al derby. Forse malissimo: distratto dal sogno Ibrahimovic, intristito dal passivo di bilancio (non il primo della gestione Saputo), reduce da tre sconfitte consecutive, appesantito nel morale da una classifica per niente allineata al salto di qualità richiesto dalla proprietà a stelle e strisce. Ma sono altre le questioni che destano vera preoccupazione a Casteldebole e dintorni: Destro, Dijks, Santander e Soriano in infermeria per noie muscolari o guai di natura articolare; e la squalifica di Bani e Danilo. Mihajlovic, oltre che confidare nella salute di ferro di Palacio per l’attacco, dovrà giocoforza inventarsi una nuova coppia di centrali difensivi, con tutte le difficoltà di affiatamento e d’intesa tra i due che inevitabilmente ne conseguiranno. Non l’ideale quando si affronta una formazione come quella gialloblu che fa dell’imprevedibilità offensiva uno dei suoi cavalli di battaglia e che proprio per questa ragione mal si concilia con un pacchetto arretrato assolutamente sperimentale. Tuttavia, se il Bologna è a corto di difensori, il Parma cerca attaccanti disperatamente. Cornelius, infortunatosi durante Irlanda-Danimarca, gara di qualificazione a Euro 2020, ne avrà per almeno due settimane: gli esami strumentali cui si è sottoposto hanno evidenziato una lesione di primo grado della giunzione miotendinea del bicipite femorale destro. L’indisponibilità del Vichingo si aggiunge a quelle di Inglese e Karamoh. In avanti, dunque, ci restano i soli Sprocati, Adorante e Gervinho. L’ivoriano, però, è uscito malconcio all’intervallo della vittoriosa gara contro la Roma, pertanto bisognerà capire quanto sia praticabile l’ipotesi di schierarlo al Dall’Ara. La contemporanea assenza dei suoi tre colleghi di reparto di cui sopra potrebbe indurre lo staff tecnico/sanitario Crociato a forzare le valutazioni a proposito delle condizioni fisiche dell’ex giallorosso. Vedremo. Nell’attesa non possiamo che affidarci alle intuizioni tattiche di D’Aversa, piuttosto abile a escogitare soluzioni efficaci in situazioni contorte; e a una certezza: il rendimento del Parma decimato dagli infortuni è buono tanto quanto quello del Parma a ranghi completi. Luca Russo

11 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / PER IL BOLOGNA IL DERBY DELLA PAURA, PER IL PARMA IL DERBY DEI BUONI PROPOSITI

  • 22 Novembre 2019 in 07:25
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    Per i motivi da lei elencati questa è una gara ad alto rischio. Mai fidarsi di una squadra in crisi nera.

  • 22 Novembre 2019 in 09:16
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    A me se c’è una squadra che sta sulle palle (tralasciando le strisciate, ormai ridotte a due) è insieme al Brescia di Ghirardi e Cellino, il Bologna. Quello che mi fa incazzare è andare a casa loro in condizioni di indigenza ed essere un anno dopo sempre con i soliti problemi e guarda caso sempre coi soliti soggetti.

  • 22 Novembre 2019 in 09:30
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    Tutto giusto, ma questa partita non e mai stata né è un “derby”

    • 22 Novembre 2019 in 10:25
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      Per me lo è, non quanto il Derby, ma lo è. Come Parma-Piacenza e Parma-Modena. Già faccio più fatica a considerare derby le sfide contro Spal, Cesena, Rimini e via dicendo per la scarsa prossimità geografica.

      • 22 Novembre 2019 in 20:28
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        L’unico derby è quello con i reggiani, non siamo nel campo delle opinioni tipo: “per me lo è”. Le altre sono partite sentite perchè sono città vicine e ci sono precedenti per cui le partite sono molto sentite, io posso anche dire che con il Licata per me è un derby ma non lo è, Cesena e Rimini non è che non sono derby per la distanza, sfuggono anche alla logica della regionalitâ perchè l’Emilia sta alla Romagna come il Trentino sta al Sud Tirolo, sono solo burocraticamente unite ma sono regioni diverse, gli eventi storici fanno un derby, non la regionalitâ o le scelte personali.

        • 23 Novembre 2019 in 00:43
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          Per me c’è derby in presenza di prossimità geografica. Se poi vogliamo spostare la questione sul terreno degli eventi storici, ricordo che grazie a un doppio Parma-Bologna, il Parma ha spedito in B i rossoblu. Parlo dello spareggio del 2005. Il gusto che provo nello sconfiggere chi dista da me poche decine di chilometri è sinonimo di derby. Se poi chi dista da me poche decine di chilometri è anche capitale d’area, il gusto è ancora più accentuato.

  • 22 Novembre 2019 in 10:35
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    E aggiungo, caro Pencroff, io godrei tantissimo un torneo emiliano in stile Coppa Angloitaliana di un tempo: una sfida a 5 tra Parma, Bologna, Reggiana, Piacenza e Modena con cadenza annuale e con tanto di coppa in palio. Però il calcio moderno, e il suo calendario ingolfato, mal si presta ad una tale esaltazione del campanilismo.

  • 22 Novembre 2019 in 11:10
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    Io credo fortemente alla sfiga, alla scaramanzia, all’effetto negativo dei cornacioni neri, delle maglie nere, dei siftoni neri e mi viene detto che sono cazzate, che la sfortuna non esiste, che non è vero che la penna d’oro della Rosea porta scalògna, etc..
    Poi all’inverso quando ti trovi senza attacco per la n volta in due anni e metti in dubbio il lavoro del DS, unico vero responsabile di questo scempio che si trascina da almeno due anni e mezzo, viene fuori che siamo sfigati, che gli infortuni capitano per caso, etc.
    Allora però mettiamoci d’accordo. Il cornacione nero non porta sfiga ma invece se si rompono Inglese, Cornelius e Gervinho è sfiga e non era preventivabile?

  • 22 Novembre 2019 in 14:58
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    Caro Luca io piuttosto che rimettere piede al Garilli in terra contadina-piacentina (struttura degna di un paese dell’area sub sahariana) o sentire i ruggiti di guerra dei presidentucoli imprenditorucoli delle varie Piacenza, Modena e Reggiana (ricordiamo il mitico Gatti del Piacenza ed i suoi bellicosi , ridicoli ed inutili propositi prima della inguardabile partita dei play off di lega pro – ricordo un pelatone impresentabile dei cugini di campagna a centrocampo che era capace solo di randellare) leggo tutti gli articoli di Schianchi dalle orgini ad oggi.

  • 22 Novembre 2019 in 22:37
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    Caro Luca Russo, non a caso usi la D maiuscola per il vero Derby, la d minuscola per i vari supposti derby con altre squadre emiliane. Il Derby non è un semplice concetto geografico (è forse Derby Inter – Atalanta o Milan – Como?) ma trattasi di partire sentite in modo particolare dalla “gente”. Allora c’è un unico vero Derby (un idem sentire): quello con la Reggiana. Una contrapposizione atavica con i nostri amati avversari di una vita. Cui vogliamo, in fondo, più bene che ad altri. Ci intrigano i reggiani, più “quadrati” di noi, che ci diamo un sacco di arie per presunta maggior nobiltà che pensiamo, a torto, di avere. D’altra parte, quando sfottò i granata, quanti tifosi ha la Reggiana a Traversetolo o a San Prospero? Manco uno. Mentre invece a Sant’Ilario o a Montecchio si incontra qualche tifoso del Parma. Non siamo più avanti dei RE ma abbiamo più, seppur infondato, fascino. E loro s’incazzano. Tu chiamalo, se vuoi, campanilismo d’antan, ma è divertente.
    Altri

    • 23 Novembre 2019 in 15:10
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      Per me il derby è anche questione di prossimità geografica, nel precedente commento non ho espresso completamente e correttamente questo concetto: anche prossimità geografica, il che vuol dire pure tutto quello che illustri tu. Inter-Como e Milan-Atalanta sono derby forse da parte lariana e orobica, specie perché Milan e Inter, come la Juventus, sono di fatto squadre di respiro (e tifo) nazionale, che vanno ben oltre i confini delle città che rappresentano.

I commenti sono chiusi.

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