IL COLUMNIST di Luca Russo / KULUSEVSKI E’ IL TOP PLAYER DEL PARMA IN CAMPO, D’AVERSA IN PANCHINA

bologns parma luca russo 24 11 2019BOLOGNA – nostro servizio – (Luca Russo) – Non è vero, ma ci credo. Da buon napoletano, la superstizione è una mia compagna di viaggio fissa. Figurarsi quando c’è di mezzo il pallone, che con la scaramanzia spesso ci va sotto braccio. Non sarà esemplare sul piano giornalstico, ma…appunto…ci credo. A Bologna, stadio Dall’Ara, curva San Luca, con al fianco un altro infiltrato speciale gialloblu conosciuto lì sui “gradoni”, derby della via Emilia, poteva mancare? No. Vi si è manifestata nel modo più subdolo possibile, con una rimonta dal retrogusto, per noi agrodolce, di Smorfia. Che spiega questo pareggio ingiusto meglio di mille analisi tecnico-tattiche. Il Parma ha trovato il vantaggio, meritato, al minuto 17 del primo tempo con una pennellata, elegante e decisa, di quella forza della natura che risponde al nome di Kulusevski. Il nuovo sorpasso, altrettanto meritato, lo ha infilato, grazie all’imbucata di Iacoponi su invito al bacio di Kucka, dopo l’intervallo al minuto 71. Che è un 17 al contrario, a cifre invertite rispetto a un numero di per sé già poco collaborativo con la Dea Bendata. Preludio al peggio? Esattamente. L’inversione numerica delle due nostre realizzazioni si è trasformata in una bruciante inversione cromatica quando ormai pensavamo di averla portata a casa. A tempo di fatto scaduto e a maglie invertite – visto che pochi anni orsono si batteva per la causa Ducale – Dzemaili ha pescato, nel nulla più assoluto in termini di occasioni e combattività della ripresa rossoblu, la rete del 2-2 con uno spettacolare tiro al volo di quelli che lasciano ben pochi margini di intervento al portiere avversario. Nel mezzo, oltre il colpo di testa per il provvisorio 1-1 siglato dal sempreverde Palacio, un legno colto da Kulusevski con un altro dei suoi sinistri dispettosi e carichi di veleno. A proposito di sfiga, scaramanzia e chi più ne ha più ne metta. Comprensibile la pazza gioia dei bolognesi al triplice fischio: strappare un punto così non fa molta classifica, perché è vero che la formazione di Mihajlovic non sprofonda nelle tenebre di una crisi senza via d’uscita, ma nemmeno dà una svolta alla propria annata; tuttavia è un punto che fa morale, parecchio morale, proprio per averlo ottenuto in questo D'AVERSA bologna-parmamodo. Di contro si può solo lontanamente immaginare la delusione nello spogliatoio gialloblu. C’è poco da girarci intorno: questa è una vittoria buttata via, non un pareggio guadagnato. Il 2-2 premia eccessivamente i padroni di casa, mai realmente convinti di potercela fare, e punisce oltremodo il Parma, comunque convincente e avvincente a dispetto delle tante, troppe defezioni. Un Parma sempre reattivo sulle seconde palle, abbastanza ordinato e lucido in fase difensiva e camaleontico in attacco, capace come è stato sia di avanzare progressivamente e manovrare, specie per vie centrali, a difesa schierata che di squarciarla agendo in contropiede. Un Parma tatticamente quasi perfetto, con ottima lettura del gioco e al quale il 2-2 sta strettissimo. Lo sviluppo della gara, in tal senso, non mente. Nella prima frazione di gioco, una volta raggiunto il vantaggio, i Crociati hanno sfiorato immediatamente il raddoppio, mancato per un non niente da Sprocati che ha sciupato una ripartenza condotta ed orchestrata con maestria dall’incontenibile Kulusevski. Poi si sono via via abbassati, lasciando terreno e consegnandosi al rivale che, crossa una volta, crossa due volte, crossa tre volte, alla fine il muro eretto da Bruno Alves e soci è riuscito a tirarlo giù con un’incornata insospettabile: quella di Palacio, non un gigante nel panorama calcistico italiano. Sepe? Inoperoso, tranne che al minuto 25, quando si esibisce in una superparata su Orsolini che se fossimo nei panni del CT Mancini, ci penseremmo un paio di volte prima di non prenderlo in considerazione nemmeno come terzo in vista di Euro 2020. Nella ripresa sul rettangolo verde si è visto “solo” il Parma. dejan kulusevski bologna parma 24 11 2019Detto del palo su cui si è infranto il sogno doppieta del talentuoso mediano/incursore di proprietà dell’Atalanta di Percassi e del contropiede vincente lungo l’asse Iacoponi-Kucka-Iacoponi, col difensore bravissimo ad avviare e a concludere egregiamente la manovra di sorpasso, il Bologna si è fatto notare, ahinoi, solo per il 2-2 di Dzemaili in pieno recupero. E niente altro. Una doccia fredda per come si era sviluppata la partita. Sotto 2-1, i rossoblu di Mihajlovic non hanno mai messo alle corde i ragazzi di D’Aversa né prodotto quell’assedio che in qualche modo avevano timidamente abbozzato, con successo, prima del giro di boa per scarabocchiare sul capolavoro tracciato da Kulusevski. E che ti aspetteresti da chi è con l’acqua alla gola. Se, insomma, il primo pareggio se lo sono meritato, il secondo ci è parso francamente eccessivo. Nemmeno il Dall’Ara è riuscito a farsi bolgia e a trascinare i propri beniamini, pareva anzi che si aspettasse il novantesimo per ricoprirli di fischi. Il 2-2, in sostanza, si è abbattutto sui Crociati come un fulmine a ciel sereno a giochi praticamente fatti. Certo, il calo di concentrazione nei minuti di recupero ci ha messo lo zampino, ma il Parma meritava l’intera posta in palio. La meritava Kulusevski per il colpo delizioso in occasione dello 0-1. La meritava Kucka per essil-columnist-luca-russo.jpgere stato uomo ovunque e ovunque di quantità e qualità, di sciabola e fioretto. La meritava Sepe per quel volo alla Benji che per pochi istanti ci ha fatto ritornare bambini davanti alla tv incantati dalle acrobazie di quella formazione giapponese quasi invincibile. La meritava la squadra tutta perché non è così scontato fare la voce grossa col Bologna a casa del Bologna. La meritava D’Aversa perché invece di lamentarsi della lunga lista di indisponibili, ha saputo far rendere da titolari coloro che titolari non sempre lo sono. Senza Inglese, Karamoh, Gervinho, Cornelius e Grassi stavamo per fare il colpo grosso al Dall’Ara. Kulusevski sarà anche il nostro top player in campo, ma Bobby lo è in panchina. Non ci stupiremmo se un giorno qualche big o la Nazionale venisse da noi per portarcelo via. Luca Russo

9 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / KULUSEVSKI E’ IL TOP PLAYER DEL PARMA IN CAMPO, D’AVERSA IN PANCHINA

  • 24 Novembre 2019 in 21:21
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    Kuluseski e Kucka i migliori in campo ma tanto di capello a Simone Iacoponi. A Kucka oggi è mancato solo il gol. Ora pensiamo a domenica che arriva il Milan, non pensiamo ai numeri alla continua emergenza infortuni( purtroppo continua il periodo…)pensiamo di giocarcela di portare a casa quella maglia sudata come oggi, come contro la Roma, insomma come ultimamente si vede e si deve fare.

  • 24 Novembre 2019 in 21:28
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    Davvero un peccato. è dalla gara contro la Spal che la crescita dei nostri e del mister è costante. Piano piano stiamo ottenendo quel salto di qualità tanto reclamato.

  • 24 Novembre 2019 in 21:53
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    Bravo D’AversA ; Giocatori , Faggiano , Parma Calcio 1913

  • 24 Novembre 2019 in 22:05
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    Però lavoriamo a testa bassa facendo passo dopo passo e con continuità…

  • 25 Novembre 2019 in 00:04
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    Via D’Aversa vogliamo De Zerbi e Andreazzoli che fanno giocare bene. Diceva il popolo bove (non il popolino a cui mi onoro di appartenere).

    • 25 Novembre 2019 in 01:24
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      A onor del vero ho sempre fatto parte del popolino! Soprattutto quando le cose non andavano bene! E lo difenderò sempre il Mister!

    • 25 Novembre 2019 in 07:04
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      Populista!!!!! Del menga!!!!

    • 25 Novembre 2019 in 14:55
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      Hai un supremo talento per creare polemiche sul nulla, Davide.
      Avere una buona opinione su allenatori che non ti piacciono è del tutto ammissibile. Qui tutti tifiamo Parma, non importa chi sieda in panchina. D’Aversa è un allenatore in crescita che ha saputo imparare strada facendo dagli errori del passato. Quest’anno ha a disposizione una rosa migliore rispetto alla scorsa stagione e riesce a fare giocare la squadra ad un livello decisamente più alto. Emblematico è il goal di Iacoponi, che non nasce per caso, ma è il frutto di una giocata preparata molto bene.

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