venerdì, Luglio 19, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / L’ascesa di Andrea Berta, dal Carpenedolo al tetto del mondo

russo 1(Luca Russo) – Dal Carpenedolo al tetto del mondo. L’ascesa di Andrea Berta nel gotha del calcio internazionale ormai non conosce più limiti. Ai Globe Soccer Awards 2019 il dirigente di punta dell’Atletico Madrid si è guadagnato, con merito, il titolo di direttore sportivo dell’anno, superando l’agguerrita concorrenza di Eric Abidal (Barcellona), Igli Tare (Lazio) e Marc Overmars (Ajax). Sì, gli stessi Globe Soccer Awards che hanno premiato: il Liverpool quale miglior squadra dell’anno; Cristiano Ronaldo quale miglior calciatore dell’anno; Jurgen Klopp quale miglior allenatore dell’anno; Alisson Becker quale miglior portiere dell’anno; Joao Felix quale miglior calciatore rivelazione dell’anno; Lucy Bronze quale miglior calciatrice dell’anno; Stephanie Frappart quale miglior arbitro dell’anno; Ryan Giggs e Miralem Pjanic col premio alla carriera per calciatori; Achraf Hakimi quale miglior giovane giocatore arabo dell’anno; Jorge Mendes quale miglior agente dell’anno; e, appunto, l’ex diesse Crociato. Se non fosse passato dalle nostre parti, ora ci limiteremmo a dire che Berta ha mosso i primi passi nella galassia del pallone al Carpenedolo, si è imposto al Parma, si è fatto apprezzare ancor di più al Genoa e si è consacrato all’Atletico Madrid. Ma lo sviluppo della sua carriera, meno lineare e molto più “ruvido” di quanto non ci dica il semplice elenco dei club per i quali ha lavorato, merita una narrazione un attimino più articolata. La sintesi, per capirci, mal si concilierebbe con le imprese di carattere sportivo e gestionale di un professionista che in pochissimi anni è riuscito a trasformarsi da parafulmine delle malefatte ghirardiane a dirigente di successo ambito e conteso dalle più grandi potenze calcistiche del pianeta. Una conversione in senso positivo favorita dai risultati di assoluto prestigio e valore che è riuscito a inanellare in ognuno dei club che si è avvalso delle sue indubbie abilità. Se il Carpenedolo diventa il Carpenedolo lo deve a lui. Rinforza il Genoa con calciatori del calibro di Kucka – che di fatto fu una sua scoperta: se ne innamorò vedendolo all’opera in un match di Europa League e per portarlo alla corte di Gasperini dovette avere la meglio sul corteggiamento serrato del Palermo – Birsa, Veloso, Granqvist e Antonelli. Entra nelle grazie di Jorge Mendes e da suo uomo di fiducia approda all’Atletico Madrid, laddove fa incetta di bilanci record, tra plusvalenze mostruose (Diego Costa e Filipe) e ricavi in costante crescita; mette a segno i colpi Gimenez, Oblak e Griezmann; e conquista uno Scudetto, una Supercoppa e due finali di Champions League. Nel mezzo l’esperienza vissuta all’ombra del Battistero. Al Parma, per via del suo carattere particolarmente introverso, non brilla in materia di gestione dei rapporti: sbaglia Ghirardi a farne il diesse e a consegnargli uno spogliatoio pieno di insidie e di trappole che avrebbe richiesto un domatore con altre caratteristiche. Ma dimostra che di calcio se ne intende: si oppone all’arrivo di Cristiano Lucarelli (che non casualmente verrà accolto da Di Taranto e non da lui, che si rifiutò), prende Troest e sconsiglia l’ingaggio di Reginaldo, il cui acquisto viene infatti condotto e portato a termine da Ghirardi stesso, anche per motivi di audience, dal momento che si era in piena love story con la Canalis e Tom era particolarmente affascinato dalla luce dei riflettori. Il rapporto col Parma si esaurisce all’alba della stagione 2009/2010, quando cioè la mamma dell’imprenditore bresciano comincia ad esercitare pressioni affinché il club Ducale si affidi a Pietro Leonardi, in barba alla riconoscenza e alle svariate circostanze in cui Berta fa da “parafulmine” delle malefatte BERTA SLIDE 2ghirardiane e da capro espiatorio per la stampa locale e i tifosi che non avevano il coraggio di “sparare” al bersaglio grosso, ovvero al presidente. Quelle stesse persone che accolgono il futuro Plenipotenziario come il salvatore della patria (salvo rinnegarlo ai primi sintomi fallimentari), ignorando un dettaglio non trascurabile: Leonardi nasce diesse, diventa dirigente a 360° e pratica l’arte della plusvalenza più per necessità che per voglia (coi risultati che purtroppo conosciamo bene); Berta, al contrario, si afferma come talent scout – per cui ricercava e ricerca tutt’ora giovani promettenti da valorizzare con lo scopo di permettere al club per il quale agisce di autofinanziarsi – e diesse lo diventa in seguito. Con risultati eccellenti, come ci dimostrano il suo ottimo lavoro all’Atletico Madrid e il premio quale miglior direttore sportivo dell’anno ai Globe Soccer Awards 2019. Luca Russo

2 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / L’ascesa di Andrea Berta, dal Carpenedolo al tetto del mondo

  • Chi l’avrebbe mai detto che Berta avrebbe fatto una carriera del genere? Complimenti davvero.

  • La Berta filava

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