IL COLUMNIST di Luca Russo / NON E’ CONVENIENTE ACCEDERE ALL’EUROPA LEAGUE

russo 1(Luca Russo) – Il Parma è settimo con 25 punti, a 4 e 6 lunghezze rispettivamente da Cagliari e Atalanta che sarebbero in Europa League, se il campionato finisse oggi. Una classifica del genere dovrebbe suggerirci di pensare in grande e alla società di rivolgersi al mercato e consegnare a D’Aversa quei calciatori necessari per fare il salto di qualità e tentare l’assalto a un piazzamento europeo. Uso il condizionale perché in proposito io ho idee diametralmente opposte: credo, cioè, che la partecipazione ad una manifestazione europea sia un’aspirazione da mettere in cantiere nella prossima stagione o in quella successiva, sì da non tradire la logica per cui è meglio fare “un passo alla volta” che “il passo più lungo della gamba” che anima il Parma dal giorno della sua rinascita. Non si tratta di scarso coraggio o mancanza di entusiasmo, ma di razionalità. E una società ambiziosa non è detto che ne abbia e che quindi sappia capire quando compiere certe mosse e quando, al contrario, occorre temporeggiare. Quattro anni fa eravamo in D, tre anni fa in Lega Pro, due anni fa in B e insomma ce n’è abbastanza per immaginare di essere ancora giovani e inesperti per affrontare gli impegni, di ogni tipo e livello, cui andremmo incontro nel caso di accesso alla meno prestigiosa delle rassegne europee per club. Secondo qualcuno, però, ne varrebbe la pena, perché esibirci sul palcoscenico dei giovedì di coppa ci garantirebbe linfa vitale sia in termini di “brand” che economici. Non sono d’accordo: se l’Atalanta è abbastanza conosciuta all’estero è per merito delle sue gesta in Champions League, mica per le sue imprese più o meno recenti in Europa League. E il perché è facilmente intuibile: mentre la fu Coppa Uefa “ospitava” il meglio dei tornei nazionali (ad eccezione dei relativi campioni) – anche le seconde, le terze e le quarte che ora invece vengono spedite in Champions – e in questo modo risultava torneo assai competitivo, nobile e affascinante, con tutti i riflessi del caso quanto ad esposizione mediatica e valore commerciale, la sua rivisitazione in chiave moderna, riservata come è a formazioni di seconda e terza fascia (per usare il vocabolario dei sorteggi), non gode della medesima caratura e non offre gli stessi ritorni di immagine. Quanto a quelli economici, che l’impresa non valga la spesa lo si capisce dalle dimensioni del montepremi messo a disposizione dall’Europa League ai 48 club qualificati – circa 560 milioni di euro tra quote di partenza (25%), importi fissi relativi alle prestazioni (30%), ranking storico (15%) e market pool (30%) – e dalla sua ripartizione. Partecipare al torneo garantisce: un gettone di presenza pari a 2,92 milioni; 570.000 euro per ogni vittoria e 190.000 euro per ogni pareggio nella fase a gironi; 1 milione per chi vince il gruppo e 500.000 euro per le seconde; 500.000 euro europa leagueper la qualificazione ai sedicesimi di finale; poco più di un milione per il passaggio agli ottavi; un milione e mezzo per l’accesso ai quarti; 2,4 milioni per le semifinali; 4,5 milioni per la finale; e un bonus supplementare di 4 milioni per chi alza la Coppa. L’anno scorso l’Arsenal, finalista perdente, si è portato a casa circa 32 milioni di euro. Il Chelsea, vincitore, 42 circa. Quest’anno la Roma, già proiettata ai sedicesimi, finora ha incassato 4,96 milioni; la Lazio, fresca di eliminazione, 3,89. Insomma, l’Europa League diventa realmente “conveniente” solo dalle semifinali in avanti. Motivo per cui, almeno per ora, dobbiamo tifare per un Parma attento a non fare passi più lunghi delle proprie gambe, con buona pace di chi, in nome di ambizioni un pochino precoci, lo vorrebbe più spericolato. Luca Russo

20 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / NON E’ CONVENIENTE ACCEDERE ALL’EUROPA LEAGUE

  • 29 Dicembre 2019 in 11:09
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    Ha ragione è meglio retrocedere e prendere il paracadute. Ma dai su certe cose non si possono leggere.

  • 29 Dicembre 2019 in 11:19
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    Le società lottano strenuamente per un campionato intero per qualificarsi alla Europa League e poi, dopo averla raggiunta, diventa immediatamente un peso. A chi arriva sesto (o settimo) toccano gli estenuanti preliminati che costringono ad iniziare la stagione a luglio con ben immaginabili conseguenze (vedi Torino). Nel corso dei gironi le partite al giovedì, disputate magari nelle più sperdute località dell’Europa dell’est, vengono viste come una scocciatura e un peso facendo ampio ricorso alle riserve. Inoltre l’interesse che suscita in Italia l’EL è prossimo allo zero, basta vedere le presenze allo stadio. Per quanto riguarda l’interesse che suscita a Parma mi ricordo molto bene certe partite disputate nell’ultima occasione a cui abbiamo partecipato: Tardini deserto con 2.000 spettatori infreddoliti. Ne vale la pena?

  • 29 Dicembre 2019 in 11:22
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    Richiamiamo Ceravolo Ciciretti Da Cruz Schiappa e Machin così il passo lo facciamo con le gambe di Yoda

  • 29 Dicembre 2019 in 12:33
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    Non mi sembra di aver scritto che è meglio retrocedere, ma semplicemente che non siamo ancora pronti né strutturarati per affrontare l’impegno europeo. Che poi, detto tra noi, le società fanno a gara per qualificarsi in EL, salvo lamentarsi l’anno successivo per le tre partite in sette giorni, per il doppio impegno che toglie energie e per la rosa corta per affrontare campionato e coppa.

    Guardi cosa sta costando al Torino la qualificazione all’Europa League in luogo del Milan: la formazione con uno degli attaccanti titolari della Nazionale non riesce a star davanti al piccolo (grande) Parma…un affare, no?

  • 29 Dicembre 2019 in 14:22
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    Invece sì, altrimenti si raccontano le favole dei fratelli Grimm

  • 29 Dicembre 2019 in 15:15
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    No ha ragione ….. troppo logica …inutile ….lo sento di dire …pero questa posizione no e’ di Parma ..
    e’ come giochiamo una partita per pareggiare ””’
    no …no…. no …
    niente e’ logico in Calcio …. mi fatica scrivere che ha fatto Parma in questi anni ….. per carita’ …. ” Think Big ” ..
    che arriva in Maggio ….. vediamo ….tutto e’ posible …
    no se puo’ fare …il posizione in classifica piu’ razionale ..
    e’ ” La Zona Straje’ ” i 50 punti di Mauro e il mio sesto posto ”
    tutto il resto son ……https://www.youtube.com/watch?v=BXzXLc4dVsY

  • 29 Dicembre 2019 in 15:30
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    Caro Luca Russo è UTOPIA pensare all’Europa Leagle.
    Su questo sono perfettamente,d’accordo.
    NON SIAMO PRONTI
    Tra 5 anni forse se ne riparlerà
    L’ho detto e lo ripeto specialmente per i duri di comprendonio.
    Non dobbiamo mirare né alla salvezzza che se rimane Kulusevsky è in cassaforte, né all’Europa Leagle che ora non è per noi ma dobbiamo arrivare a fine campionato nella parte sinistra della classifica.
    Dalla serie D al decimo posto in serie 🅰
    È difficile ma con Kulusevsky ce la potremmo fare.
    Quella sarebbe la nostra.EUROPA LEAGLE
    Quello sarebbe il nostro SCUDETTO.
    Tutto il resto è noia.

  • 29 Dicembre 2019 in 15:36
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    Sono.piu’ che d’accordo con Luca Russo.
    L’anno scorso l’Atalanta causa l’Europa Leagle. partì in campionato malissimo. dopo 8 giornate era in zona retrocessione poi è stata eliminata ed è arrivata addirittura in Champions Leagle.
    Questo per dirvi che l’Atalanta l’anno scorso non era ancora pronta a fare 3 partite in 8 giorni. quest’anno lo è.
    immaginatevi noi…..
    L’ho detto e lo ripeto per noi quest’anno arrivare decimi è
    GRASSO CHE COLA.

  • 30 Dicembre 2019 in 08:54
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    Il problema di molti tifosi del Parma, ossia quelli che hanno cominciato per esigenze anagrafiche o per “moda” o per altro a tifare il Parma dopo il 1990 è che si sono abituati per anni a partite in Europa ed in svariate competizioni. Ora,fermo restando che quegli anni sono stati unici e difficilmente ripetibili vorrei che ci si soffermasse invece su quella che è la dimensione attuale del Parma ossia di una squadra che prima di tutto deve salvarsi e poi può pensare ad altro. Non è più come negli anni 90 dove c’era più spensieratezza anche se una stagione non era a livello delle aspettative. Ora le squadre sono delle S.p.A e devono rendere conto dei bilanci e raccogliere più soldi possibili. Per questo ora sbagliare una stagione è tragico.
    L’Europa ora come ora è appannaggio di corazzate in termini economici e di una parentesi di squadre più piccole. Per arrivare a livello di queste più piccole (esempio Atalanta) occorrono anni ed anni di investimenti e di pazienza. Ora come ora siamo al secondo anno di A e credo sia corretta l’interpretazione societaria di un assestamento lento ma progressivo. L’Europa League lasciamola alle “quasi big”, tanto nessuna di loro come al solito riuscirà a portarla a termine. Ricordo che siamo stati gli ultimi in Italia a vincerla. Qualcosa vorrà dire.

  • 30 Dicembre 2019 in 10:59
    Permalink

    Che problema c’è? Tanto non ci finiremo mai. Mi basta finire tra l’ottavo e il decimo posto, cioè nella parte sinistra della classifica.

  • 30 Dicembre 2019 in 11:01
    Permalink

    Mancano ormai meno di 36 ore a Parma 2020. Mentre noi del popolino seguiamo con terrore le gesta di Ausilio, Marotta e Conte che in modo lubrico guardano a Collecchio (fossi in loro e avessi il loro – per ora – pieno portafoglio cercherei di meglio rispetto a scarti del Manutd e giovani di belle speranze), negli ovattati ambienti confindustriali, tra un sobrio brindisi con vestito grigio (la crisi, Tramp, i dazi sul parsùt, l’ecsport in calo) ci si prepara già alla visita in pompa magna del Capo dello Stato. Industrialoni/otti/ini per la maggio parte di fede strisciata, dottoroni, avvocatoni, notai, fiamme gialle, presuli (per la par condicio verso le zone di Via San Leoanardo e limitrofe bisognerebbe però invitare anche imam e muftì) ci diranno che pioverà manna dal cielo, che la Parma avrà sempre acqua e non sarà mai sciutta nè voladòra, che la tomacca e il parsùt insieme ai bussolotti fanno un baffo alla Silicon valley, che un numero illimitato di eventi, eventini, eventoni, mostre e degustazioni renderanno Parma meglio di Londra.
    Ma come ha detto però un geniale ascoltatore di fede giallorossa di una radio romana mentre in trasmissione si parlava di massimi sistemi, di aumenti di capitale e prestiti obbligazionari (argomenti da dottoroni serissimi teste grige o pelate col vestito e le scarpe di cuoio), del passaggio da Pallotta a Friedkin: a noi di borgata non ci frega un c…o di tutte quste cose, basta che cacciano i soldi e ci comprano dei giocatori. Quoto in toto e invio il messaggio al Ponte Caprazucca (che per altro avendo abolito i cesti di Natale e le agende per via della crisi e di Tramp hanno risparmiato qualche spiccio) sperando in qualche sponsorizzazione che avda oltre le micragnose elemosine in stile UPI.

  • 30 Dicembre 2019 in 11:41
    Permalink

    suoni sempre la stessa canzone, come Guccini faceva ai concerti aprendo con la “Locomotiva” e chiudendo con “Canzone per un’amica”.
    Nei tuoi “scritti” (che poi è praticamente uno solo copiato e ricopiato col taglia-incolla) usi molti “oni” (dottoroni, avvocatoni ecc…) per descrivere l’umanità che partecipa agli eventi UPI, ma scusa, non c’è neanche una “ona”?
    Dicci anche qualcosa sulle femmine che frequentano le occasioni UPI cui immancabilmente partecipi. O forse anche lì c’è silicon e qualche push-up? Dai ,conta su mentre io penso alla mia compagna bassa, larga e pelosa, con le caviglie grosse. Sob…

    • 30 Dicembre 2019 in 15:05
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      Ciao Pen …volevo appoggiare il tuo discurso …. con questo link ..https://www.youtube.com/watch?v=-5VuOakcqNI ..
      niente personale Davide …. solo per fare un poco ” Tiki – Taka ” di parole a la Guardiola …. pero con parole … but …brother if the shoe fits wear it …..
      Unica mente ….
      Il Vostro y Unico Straje’

  • 30 Dicembre 2019 in 12:17
    Permalink

    Amico mio purtroppo la dottorona/avvocatona/notaia non è gran che attrattiva, essendo l’equivalente femminile (si fa perd rie) del testa grigia/pelata maschio in vestito grigio 365 giorni l’anno e scarpe di cuoio. Qualcosa di meglio c’è fra le hostess che offrono le tartine, ma anche lì il braccio corto upino è calato come una mannaia, riducendone il numero e la qualità rispetto agli anni d’oro di Palazzo Soragna.

  • 30 Dicembre 2019 in 17:49
    Permalink

    Il calcio è cambiato. La UEFA non è più quella di una volta, il miracolo lo abbiamo fatto 30 anni fa e restiamo l’unica neo-promossa che ha centrato l’Europa subito.
    Ma era un altro mondo, altri interessi, altre cose. Diverse.

    Chi adesso ha 20 anni non potrà mai capire fino in fondo cosa siamo adesso e cosa siamo stati prima e che differenze ci sono.

    La UEL adesso è una fregatura con turni preliminari assurdi in piena estate.

    Pensiamo a salvarci che sarà durissima, questo deve essere il nostro unico obiettivo.

  • 30 Dicembre 2019 in 20:08
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    Non c’è più l’UEFA di una volta, non c’è più il Parma di una volta e nemmeno io sono quello di una volta. Mancano anche le mezze stagioni, si passa dal freddo-freddo al caldo-caldo (cit.).
    I tempi cambiano, cantava Bob Dylan cento anni fa…

  • 30 Dicembre 2019 in 21:20
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    Ricordarsi sempre dello scorso campionato. A questo punto qualcuno vaneggiava di europa e poi ci siamo salvati alla penultima. Se partono sia kulusevski che Darmian si fa complicata anche quest’anno.

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