L’insostenibile leggerezza del pallone, anno secondo / LA BELLEZZA DELLA VITTORIA ALATA

vittoria alata

(Luca Tegoni) – La Bellezza si identifica nella Vittoria come la statua alta e quasi invisibile che si erge su Viale Toschi. Talmente alta da sembrare irraggiungibile per quelle ali che la portano lontano. Così questi tre punti sudatissimi conquistati nello stadio di Genova potevano sembrare irraggiungibili fino alla fine. La tensione ti prende e non puoi stare né in piedi, né seduto, deambuli nervosamente attorno al divano, ti abbandoni dopo lo scampato pericolo, inveisci per quei piccoli errori che potrebbero (e hanno già potuto) generare disastri e poi alzi le braccia già dopo il secondo fischio che prelude al terzo.

Bello così, bellissimi tutti. Ma, si c’è un ma, come no. La voglia di guardare, godendo, la classifica però lo supera, porta ad altri ragionamenti, piccole deviazioni della ragione, istintive simpatie per i nostri che sanno, anche quest’anno, offrire soddisfazioni. Nonostante gli affanni, gli acciacchi, i dolori degli infortuni tutto deve essere sopportato perché, come in un patto, c’è un bene superiore da raggiungere, una maglia da proteggere.

C’era una volta un Parma con Kuçka poi un Parma senza. E cambia la partita.

Fino all’infortunio al polpaccio è stato anima e randello di questo Parma combattivo e organizzato. Trentacinque minuti dominati senza timori. Poi, quello che alla sua età fa ancora i salti mortali all’indietro per festeggiare, rallenta, si inceppa. Il polpaccio sofferente lo blocca e la fine del tempo vede la Doria prendere il sopravvento cominciando ad impensierire il Parma.

Si prospetta un secondo tempo più contrastato con più Doria che deve anche pareggiare dopo che, finalmente, il Parma va in vantaggio con un gran colpo di testa di Kuçka da calcio d’angolo, favorito da una sequenza di blocchi e controblocchi, degni di schema di pallacanestro, che lo portano a colpire imparabilmente il bel pallone calciato da Hernani, utile anche lui.

L’animus pugnandi di Kuko ha effettivamente caratterisiche tali che non sono riproducibili, non in questo momento, da chiunque altro suo compagno, cosicché la sua assenza porta anche allo spegnimento di Kulusevski che non trova compagni idonei alle sue giocate che comunque non è che ieri fossero all’altezza della fama acquisita (e valutatissima). Considerato anche il fatto che Cornelius non doveva giocare così come Barillà la fase d’attacco del Parma diventa prevedibile. Così solo Gervinho si inventa qualche giocata delle sue arrivando a seminare avversari prima di concludere malamente l’azione. Ma almeno gli avversari sanno che non possono lasciarlo smarcato.

Poi dietro a tutti c’è Sepe che sopperisce con il VAR alle pochissime defezioni dei nostri difensori. Domina naturalmente l’area di rigore, poi para un calcio di rigore a Quagliarella e impedisce a Colley di realizzare il pareggio volando con grande tempismo alla propria destra per parare il tiro ravvicinato del difensore doriano.

Poi, come detto, la tensione che dilata il tempo, l’impazienza di esultare e finalmente la Bellezza della Vittoria che si concretizza.

Parma vince a Marassi in Genova per uno a zero. Luca Tegoni

Stadio Tardini

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One thought on “L’insostenibile leggerezza del pallone, anno secondo / LA BELLEZZA DELLA VITTORIA ALATA

  • 10 Dicembre 2019 in 01:05
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    Anch’io ho seguito l’ultima mezz’ora facendo il girotondo del mio divano ahahah. Che sofferenza! http://www.stadiotardini.it/emoticons/wpml_good.gif

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