IL COLUMNIST di Luca Russo / PER ME, TRIESTINO ADOTTIVO, IL MATCH CONTRO L’UDINESE È UN DERBY

FVG022282(Luca Russo) – Vi scrivo da Trieste, capoluogo giuliano, non friulano come spesso ripetono, erronamente, le tv nazionali quando ci narrano le vicende di questa città, che io considero incredibilmente meravigliosa e allo stesso tempo inspiegabilmente snobbata. E dal grande circo mediatico, che raramente se ne occupa e se succede lo fa con troppa superficialità e senza la benché minima intenzione di approfondire e divulgare; e dal turismo di massa, che la vive semplicemente come tappa di passaggio, intermedia nel cammino verso Venezia. Il disinteresse che la circonda, però, è, dal mio punto di vista, anche la sua fortuna. Io stesso, prima di scoprirla direi “fortuitamente” 8 anni fa durante un viaggio treno-autobus-treno che da Napoli mi portò, in vacanza, a Sarajevo – altro posto mozzafiato che, alla stregua di Trieste, ha preso schiaffi a ripetizione dalla Storia -, la ritenevo un puntino lontano lì in alto a destra sulla cartina geografica. E nulla più. Non so perché, ma non ne sapevo niente, se non ciò che ne avevo appreso a scuola, e mai mi era capitata la possibilità di vederne foto o immagini. Poi, quel giorno, sul treno Venezia Mestre-Trieste, dopo esserci lasciati alle spalle Monfalcone, la città dei cantierini e dell’U.F.M., Sistiana, Costa dei Barbari, Canovella degli Zoppoli, il Bivio d’Aurisina e il successivo tunnel, la meraviglia mi piombò negli occhi senza preavviso. In rapida e piacevole sequenza: la costiera, Sorgenti di Aurisina, Santa Croce a mare, la baia di Grignano, il Castello di Miramare, la Riviera di Barcola, il Faro della Vittoria (attraente tanto quanto la Lanterna a due passi dall’ex sede del quotidiano locale Il Piccolo, ora location di un ipermercato), in lontananza il centro cittadino, l’istroveneta Muggia, Punta Sottile e, ancor più in là, in territorio sloveno, Punta Grossa, Capodistria, la sagoma di Pirano e, in quello croato, il profilo di Salvore. Quel giorno dovetti ricredermi sul 12191conto di Trieste. E me ne innamorai. Merito della sua indiscutibile bellezza e però pure del cosiddetto effetto sorpresa. Certe località vengono edulcorate ed esposte sotto la luce dei riflettori così tanto che quando vai a visitarle, non puoi restarne sorpreso, perché ti sembra di conoscerne già tutto, e rischi addirittura di restarne deluso, visto che te ne hanno sempre magnificato il racconto e ti aspetti esattamente l’avvenenza che ti hanno anticipato, non una virgola di meno. Trieste, invece, ha finito con l’incantarmi proprio perché mi ha sorpreso. E mi ha sorpreso proprio perché pochi avevano saputo dirmene qualcosa e tra quei pochi, tanti mi segnalavano che “a Trieste non c’è niente”. Ovvio, dunque, che al cospetto del fascino che vi ho illustrato qualche riga più su, quel niente sia diventato per me tutto. E adesso io mi sento a pieno titolo un triestino adottivo, perché di Trieste ne ho assimilitato certe abitudini e ne capisco perfino il dialetto, circostanza inevitabile e a cui ci si deve rassegnare perché qui si parla prevalentemente in triestino e quando si ricorre all’italiano, si dice che si parla “in lingua”. Non ho mai interpretato questo uso sistematico del dialetto alla stregua di chiusura nei riguardi di chi arriva da fuori, ma come strumento per integrarlo meglio e più velocemente. Così, perlomeno, è accaduto col sottoscritto. Vi state chiedendo cosa c’entri tutto questo col nostro Parma? Da triestino d’adozione, la partita contro l’Udinese, in programma domani con calcio di inizio alle ore 15, per me di fatto è un derby. Una rivalità, quella tra Trieste e Udine, che non è solo sportiva, ma si proietta anche in altri ambiti, dallo stile di vita all’alimentazione. Il friulano sempre al lavoro, il triestino un pochettino più propenso alla dolce vita: del resto “noi gavemo Barcola e il Carso, 26804335_488868001506890_6453420970897249955_ncari furlani”. Da loro il frico e il Tocai; qui, all’ombra di San Giusto, cotto in crosta di pane con senape e kren, jota, pinza, presnitz, putizza, capo in B e, come dicono Massimiliamo “Maxino” Cernecca e Flavio Furian, due comici famosissimi da queste parti e autori della divertentissima rubrica Macete in onda sull’emittente cittadina Telequattro, prima o poi pure Udinese in C. Ipotesi piuttosto remota, al momento. La classifica di Serie A parla chiaro: se il Parma naviga in acque tranquille dall’alto dei suoi 28 punti, l’Udinese non è da meno a quota 24 e con 9 lunghezze di vantaggio sulla Spal terz’ultima. Al duello del Tardini noi ci arriveremo nel nostro consueto assetto d’emergenza, e cioè dovendo rinunciare ad Adorante, Barillà, Gervinho, Karamoh e Inglese; i bianconeri diretti dall’ottimo Gotti, al contrario, si presenteranno al gran completo, col solo Samir indisponibile. D’Aversa è intenzionato a riproporre il 4-2-3-1 esibito con risultati incoraggianti contro Lecce e Juventus. I friulani, in evidente ripresa nelle ultime settimane dopo un avvio di stagione così così, cercheranno di cancellare la batosta di Milano. Inutile nascondersi, sarà una partita scontrosa come la grazia che Umberto Saba, ne Il Canzoniere, attribuì a Trieste, descrivendola “come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore”. Ma dovessimo vincerla, la salvezza per noi assumerà le sembianze di una rosa senza spine. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / PER ME, TRIESTINO ADOTTIVO, IL MATCH CONTRO L’UDINESE È UN DERBY

  • 25 Gennaio 2020 in 15:21
    Permalink

    Intanto il Misero giustamente ha evidenziato che è dal 13 novembre che Faggiano sa che c’è bisogno di giocatori. Altro che passi lunghi corti di lato o indietro. Smummiarsi.

  • 25 Gennaio 2020 in 16:49
    Permalink

    Domanda ma se Bonifazi parole di D’Aversa è fuori “baget” come ha fatto a prenderlo la Spal che ha mezzo piede in B e non ha un soldo per far ballare una scimmia? Non è andato al Real ma alla Spal. Quindi a questo punto o abbiamo meno soldi della Spal è sarebbe un problema e non è così o non è vero che era fuori “baget”. Delle due l’una.

  • 25 Gennaio 2020 in 23:14
    Permalink

    Speremo de non far i moni, come ei dise a Trieste. Domani dovemo vinzer a tutti i costi.

  • 26 Gennaio 2020 in 13:34
    Permalink

    Un monito: viva la Mona, mica sono monaco, tanto meno di Baviera

I commenti sono chiusi.