IL COLUMNIST di Luca Russo / IL COMPLOTTISMO ROVINA IL CALCIO

luca russo 06 01 2020(Luca Russo) – Povero calcio, che pena mi fai! Stretto nella morsa di professionisti senza scrupoli e complottisti attivi h24, il gioco più amato dagli italiani ha ormai smarrito le sembianze del gioco e assunto quelle, piuttosto inquietanti, di terra di nessuno, in cui chiunque si arroga la libertà di fare esattamente ciò che gli passa per la testa. Qualcuno di curare i suoi interessi in barba al benché minimo senso di decenza e al rispetto del proprio datore di lavoro, dei propri compagni di squadra e dei propri tifosi; altri di screditare, nelle vesti di opinionista o addirittura di “paron”, i successi sportivi altrui senza che chi di dovere prenda provvedimenti adeguati e commisurati alle manipolazioni più o meno grottesche dei fatti. Non è più calcio, è una giungla. Con una differenza non trascurabile: se nella giungla vale tutto e il contrario di tutto, nel calcio, che è uno spaccato della vita reale, certi limiti non andrebbero mai oltrepassati. Né da chi ci sta dentro nei panni di attore protagonista o non protagonista né da chi ci ruota attorno nel ruolo di opinionista/giornalista. Lo imporrebbero il buon senso nel primo caso e la deontologia non scritta (e quella scritta) nel secondo. Ma la settimana scorsa, che ci ha regalato finalmente la chiusura della sessione invernale di calciomercato e accompagnati verso un turno di campionato infiammato da inutili e infondate polemiche originate dall’immancabile dietrologia in salsa italica, ci ha dimostrato che il calcio nostrano è un habitat ostile per quei valori positivi che pure dovrebbero contraddistinguerlo in maniera netta e farne un modello da proporre alle giovani generazioni che vi si avvicinano. Il buon senso è mancato a chi, nonostante una carriera assai generosa in termini di compensi percepiti, ha fatto i capricci per ottenere un contratto migliore ad altre latitudini e in nome di qualche zero in più si è reso sostanzialmente disponibile a mettere da parte la riconoscenza nei confronti di coloro che, confidando sinceramente nelle sue capacità a fronte dell’oblio calcistico nel quale le aveva relegate, ha creduto e puntato su di lui, ricavandone indubbiamente benefici ma garantendogliene come minimo altrettanti in termini di visibilità e rigenerazione mediatica. La deontologia è stata minima, o forse del tutto assente, in quelli che nemmeno in presenza del “nulla assoluto” sono riusciti a resistere alla tentazione di giustificare i propri insuccessi, o spiegare quelli altrui, con oscure e contorte trame di palazzo. I dubbi e i sospetti andrebbero cavalcati, e diffusi a mezzo stampa, prove alla mano, altrimenti restano confinati alla dimensione delle allusioni figlie del mai costruttivo pressapochismo, e da qui alla diffamazione il passo è assai breve. E lo è pure in relazione all’interrogativo che immediatamente sorge al cospetto delle narrazioni distorte della realtà tipiche di chi illustra il marcio anche quando il marcio non c’è: se non credete alla trasparenza dello spettacolo che va in onda in campo, che senso ha continuare a seguire o ad alimentare economicamente il fenomeno calcio? Chi ha la pretesa di farne parte nei panni di “paron” dovrebbe contribuire fattivamente allo sviluppo di una cultura realmente improntata alla sportività, non pontificare sul fair play e poi alla prima occasione utile avvelenarne ulteriormente il clima con dichiarazioni incaute e inopportune. Chi invece vuole interessarsene facendo opinione, divulgazione e qualsiasi altra attività di carattere giornalistico dovrebbe modellare le sue riflessioni in funzione dei fatti cui assiste, non alterarne il racconto per dar forza alle proprie convinzioni. Utopia? Sì, in Italia. E allora non resta che invitare i professionisti senza scrupoli e i complottisti h24 a farsi un esame di coscienza. Ma forse non gli basterebbe un intero corso di laurea. Luca Russo

2 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / IL COMPLOTTISMO ROVINA IL CALCIO

  • 8 Febbraio 2020 in 00:44
    Permalink

    Ok, nomi e cognomi, quindi. Così altrimenti è una cosa generica.

    • 8 Febbraio 2020 in 00:56
      Permalink

      Credo che le polemiche di inizio settimana siano abbastanza sulla bocca di tutti…

I commenti sono chiusi.