CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CORONAVIRUS: OCCORRE TROVARE LA MANIERA PER USCIRNE, MA INTANTO #RESTATEACASA

barone covid 19(Gianni Barone) – Credo sia inutile, arrivati a questo punto, cercare ad ogni costo un colpevole, per tutto ciò che ci è capitato e che ci sta capitando. Capire e dire se il virus è naturale o creato e sfuggito da un laboratorio (tesi del gatto scappato) non serve una benedetta mazza (come ama scrivere Majo) a niente e a nessuno. Non siamo in un romanzo giallo in cui non vediamo l’ora di scoprire chi è l’assassino (assassino! come nella famosa scena del teatro e delle banane in Johnny Stecchino di Benigni, quello del Dante Day). Io, che non sono un appassionato del genere, non mi ostino a cercare sempre e solo di scoprire, nelle varie cose della vita, di chi sia la colpa: tanto lo sappiamo che alla fine si tratta sempre del maggiordomo (per lo meno statisticamente) in guanti bianchi o in camice bianco (nel caso in ispecie) o in divisa militare con stellette e alamari… Cosa importa, sempre restando nell’avvincente trama degli indizi (tre) che fanno una prova (Agatha Christie docet), delle coincidenze strampalate, del caso che fa le bizze e si prende sempre gioco di noi lettori, cittadini (cattivi o meno), popolo, pubblico avvolti in sentimenti misti di tristezza, interesse, dubbi e incomprensioni. E coraggio, aggiungerei. Propendiamo, quindi, per il corso naturale delle cose, per la realtà dipinta di mistero, per la voglia di sapere e di reagire con quel briciolo di ragione che ci rimane e che per fortuna ancora non ci manca. Chiediamo il permesso di pensare per avere qualche articolo 2 majo equilibrio coronaviruscertezza in più: questo ci è consentito, ma per favore scacciamo dalla mente tutti i fantasmi del sospetto, lasciamo alla fervida fantasia di chi ancora s’indigna per le cose non dette, o piene di niente, comunque dette bene, la possibilità di farlo. Colpevoli e complotti allontaniamoli dalle nostre riflessioni e facciamo letture più concrete dei fenomeni, finora mai vissuti, ma presenti adesso, con gli occhi di chi fa inventari giornalieri di dolori, mali e mostri ora nostri, di nostro dominio (sic) e di nostra incertezza che vorremmo al più presto scacciare per sempre. Il mondo non finirà, stiamo facendo pace con la civiltà digitale, mancano i rapporti umani, la paura di morire ci prende la mano e la testa, la realtà è fluida e complessa, occorre rimanere a casa, con l’occasione che c’è tanto da leggere, e che ci sarà un dopo, (almeno per i superstiti) sono tutti temi che ci toccano e che baricco repubblicanel saccheggio, a cui accennava il nostro direttore ieri, liberano il mio tentativo di trovare appiglio nell’intelligenza, di chi scrive non per terrorizzare, ma per guidarci con ragionevole spirito in questa impresa quotidiana di resistere. Quindi oltre a virologi divenuti opinionisti (un po’ come i cavalli del pallone), cerchiamo conforto e non sconforto nelle parole di autori come Baricco, con cui condividiamo non tanto le idee politiche quanto una passione per gli stessi scrittori (Gadda in primis), che ci dice “Ci stiamo accorgendo che solo nelle situazioni di emergenza il sistema torna a funzionare”. Qualcuno potrebbe anche non essere d’accordo con questo assunto, e obiettare, però aldilà dei fastidi, dei problemi, e dell’infinita serie di auto dichiarazioni che cambiano ogni minuto, qualcosa in termini di utilità pratica generale si sta, eppur, muovendo. Non tutti saranno d’accordo e ricompensati a dovere o come vorrebbero o avrebbero voluto, però potrebbe essere questo il momento per riportare la diseguaglianza sociale a livelli sopportabili e degni, sempre citando Baricco, di cui consigliamo la lettura di “Castelli di rabbia” e “Oceano mare”, le sue prime opere, le migliori. E’ ovvio che esistono priorità, ma il sostegno dovrà essere totale e generale, perché se è vero come è vero, che il virus è democratico e non guarda in faccia nessuno e non fa distinzioni di classe, di specie, fra ricchi e poveri, belli e brutti, destra e sinistra (dritto?), è achille mezzadri italia unitapur vero anche che le ricette per curare la crisi economica già presente, dovranno essere indirizzate verso una platea più ampia possible. Le parole di Mario Draghi (il cui spettro aleggia sulle spalle di qualcuno) che invoca il debito pubblico per arginare la crisi, suonano come musica e come carica per compiere i passi giusti verso la direzione dell’equità dei trattamenti, e per la ricerca dello choc che permetta di cambiare registro eliminando burocrazia, limiti, cappi e nodi scorsoi di sorta (vedi Mes). Ciò che ci unisce nelle privazioni di oggi, deve farci trovare l’Unità di nazione e azione, che non c’è mai stata negli ultimi cinquant’anni. E la parola Patria che si addice ad un regime di guerra dovrebbe angela merkelriecheggiare come spinta evocatrice di forza e volontà per reagire e per riprendersi più in fretta possibile. In questo clima di unione di forze e d’intenti, stona e latita l’Europa più che mai sconfitta degli egoismi di bottega nordici, teutonici e qualunquisti, sarebbe dovuta essere l’occasione per rinsaldare il tutto, ma così non è stato o non sarà più (speriamo ci ripensino). Invece chi ha i conti pubblici quasi a posto o ha poco deficit, non ci sta a dividere ansie o apprensioni con chi sta peggio sotto questo profilo: peccato il grande progetto dei fondatori dell’Unione rischia di naufragare per qualche euro (e non dollaro da western spaghetti sempre graditi i primi) in più. Lo Stato, invece, dovrebbe procedere unito, come ai tempi di guerre e di dopoguerra, senza spaccature, mettendo da parte istanze lotito vaccinodi parte (scusate il bisticcio, mai come in questo caso da bandire), perché non esistono più parti in questo nostro isolamento giornaliero, ma una sola grande Italia. E dovrebbe esistere un tutt’uno anche nel calcio, che noi solitamente trattiamo, che dovrebbe apprendere in fretta questo tipo di lezione invece di pensare a chi sarà assegnato lo Scudetto se non si dovesse riprendere il campionato. Dobbiamo, devono, trovare, tutti, la maniera per uscirne con le ossa meno rotte possibili: questo è indiscutibile, tutti dovranno cedere qualcosa in termini d’interessi personali, per la causa comune e per potere continuare tutti quanti ad esistere. L’individuo da solo, può farpreghiera-con-Papa-Francesco-27-marzoe file, ritrovare il calore perduto degli affetti, la gentilezza mai avuta, può riscoprire letture dimenticate nella frenesia della routine, può riconoscere meglio se stesso, ma non può arrivare a scollinare senza l’aiuto della Comunità e sconfiggere, sempre da solo, oltre alla paura di morire quella di non potercela fare. I rischi reali sono tanti e il diritto alla salute nessuno può assicurarcelo: le misure adottate possono anche dare fastidio, avendoci limitato molto, ma sono indispensabili. Però l’ottimismo della nostra ragione deve sconfiggere l’ansia e l’angoscia del momento e deve condurci, tra le pieghe di un dolore che ci tocca e ci lambisce di continuo verso l’ottimismo della nostra volontà di continuare a crederci. E a tal proposito perché chi crede veramente c’è l’indulgenza plenaria del Papa (anche sine confessione) e le benedizioni Urbi et Orbi: per tutti gli altri un bel libro di 400 pagine da leggere di Celine, Rilke o Lermontov, come se fosse la notte dell’ultimo dell’anno o l’ultima notte dell’anno. A voi la scelta. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CORONAVIRUS: OCCORRE TROVARE LA MANIERA PER USCIRNE, MA INTANTO #RESTATEACASA

  • 27 Marzo 2020 in 20:50
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    In questi giorni si capisce che per come è concepita l’UE non ha senso di esistere.

  • 27 Marzo 2020 in 22:09
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    Adesso gli industrialotti hanno un altro asso nella manica per giustificare la piocionèra che faranno valere per i prossimi lustri. La crisi causata dal virus cinese (io rammento sempre che ogni cosa provenga dalla Cina fa schifo dai finanzieri – noi e il Milan ne sappiamo qualcosa- ai vestiti ai virus). Tutto ciò nonostante scatolame, parsùt e tomachi stiano tirando il Pil del Territorio.

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