CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Ha da passà ‘a nuttata. A casa… Ma di chi ?

eduardo addà passa

gianni barone vecchio cronista(Gianni Barone) – Quello che non manca in questo periodo sono i punti interrogativi: c’è n’è uno in ogni angolo, in ogni millimetro, della nostra giornata, della nostra vita. Punti interrogativi che rendono il tutto sempre più oscuro, sempre più complicato. Nessuno sa di preciso chi deve fare cosa, o cosa non deve fare, e chi deve andare dove o non ci deve andare. Ma è possibile? In questo teatro dell’assurdo, di sicurezze fittizie e simulate e di precauzioni che, per decreto, per editto, per grida, sono valide fino a mezzogiorno o giù di li, e poi non valgono e non contano più niente, tanto si poteva e non si doveva, ma si è fatto quindi aspettiamo gli sviluppi e che le cose siano più chiare o si chiariranno. Decisioni governative del tipo se non sarà sereno si rasserenerà, che non garantiscono nessuno e che non proteggono nessuno, o solo alcune categorie, alcuni individui alcune comunità, a scapito di altre o di chi è più altro non si sa di chi. Fughe, puerili, di notizie che gettano nel panico e nell’incertezza la moltitudine di cittadini senza potere e senza sapere e senza capire che diventano cattivi, cattivissimi, quanto o forse anche più di noi che lo siamo da tempo per vocazione e per rubrica. Indecifrabilità di norme incredibili e fin pure indecenti, che mettono al riparo alcuni, e che gettano nello sconcerto e nello sconforto altri. Da un lato mille attenzioni, mille precauzioni, a fare o non fare, e dall’altro una pervicace apertura verso la normalità, prossima ventura, che grazie a personale sanitarioarriverà, di sicuro, anche se non si sa quando, però arriverà; nel frattempo, i più cauti, i più ottimisti, e anche i più istituzionalmente in vista, suggeriscono, attenzione non impongono, di pensare ad altro, di non drammatizzare, per carità, perché tanto ne usciremo perché siamo forti, o no? Eh? O no? O perché esclusi i presenti siamo sempre più forti, anche se adesso siamo tutti presenti e nessuno è nella condizione di essere forte o sicuro di se e per altri. Quindi al momento, esclusi i più forti, siamo sempre presenti, nostro malgrado, per assistere in casa e dal video e non assistere dal vivo per chiusure di porte e di menti, agli spettacoli fin che gli stessi andranno in scena. Anche il calcio non può sottrarsi a questa danza, a questo ignominioso balletto, e manda in onda, non mandando in video niente anzi mandando in onda il vuoto cioè il nulla, non poteva essere da meno, dopo giorni e settimane in cui  l’incertezza e l’ignoto, avevano spadroneggiato, ecco che la ripresa, la ripartenza col catenaccio alle porte viene condita dal ridicolo, dalla vergogna, di responsabilità palleggiate da una parte all’altra, in evidente e stridente contrasto tra loro, per dar uno spettacolo di pessimo gusto fatto di sospensioni e ritardi, nel nome supremo di una salute pubblica, tutelata perfettamente solo a parole e per niente nei fatti, se non dal vero personale sanitario cui è giusto rendere grazie come una mano anoSPAL TUNNELLnima ha fatto davanti al nosocomio fidentino di Vaio (applausi), magari nelle stesse ore in cui c’era l’esodo vigliacco verso il Sud con l’assalto alla stazione ferroviaria di Milano Centrale per salire sul treno affollato che potrebbe fungere da moltiplicatore del Covid 19. Indignazione che impera che avvolge lo stupore per un qualcosa che non si compie, solo per un po’ per un piccola frazione di tempo, in cui tutto tace, tutto sorvola, tutto si svapora, tutto si sospende, per poi apparire più confuso e inspiegabile che pria. Come ci risaneremo? Come potremo ritornare quelli di una volta? Quando? Si chiede Gennaro Iovine personaggio (di Napoli Milionaria) nato dal genio di Eduardo (De Filippo) che intuendo risponde con il suo tono di pronta saggezza “S’ha da aspettà, Ha da passà a nuttata”. Ma qui, genio a parte, quante nottate avemo ancora da aspettà? Per tornare a quella famigerata normalità, che tutti invocano, ma che tutti, noi compresi, concorriamo ad allontanare sempre di più. Si deve rinviare e sospendere tutto, qualcuno urla da una parte, intanto si rinvia e si sospende solo qualcosa, flebilmente; qualcuno dice e qualcun’altro attua dalla parte, che definire opposta sarebbe improprio e controproducente, perché mai come in questa occasione, si è portati a credere di essere tutti dalla medesima parte. Si ma quale? Per fare e non fare cosa? Per dire e non dire cosa? Per giocare o non gadda passà a nuttataiocare? Anche se alla fine si è giocato, anche se non si sa quando lo si potrà fare ancora e fino a quando, forse fino al prossimo decreto, la cui bozza sarà alla portata di tutti (e questo è un vero scandalo: è uno schifo che mani irresponsabili con la colpevole complicità di mezzi di comunicazione senza scrupoli rendano virali testi che dovrebbero essere divulgati in modo più professionale), per essere manipolata e confutata nei pensieri e negli intenti, prima della stesura definitiva e della relativa approvazione e in attesa di ciò, che governativamente e rigorino di petagna foto gazzetta di parmalegislativamente arriverà, o avverrà dopo, in seguito, per correggere e per aggiornare il tutto, in meglio, per il bene comune di tutti, nessuno escluso. Questa grande abilità formale, per quanto inorgoglisca molti, non soddisfa tutti: anzi, alcuni si aspetterebbero ben altro dal punto di vista pratico. Qua tutti impongono, tutti deliberano, tutti promulgano, ma nessuno decide. Tranne chi dopo, motivato e prolungato consulto, tra lo spettrale silenzio del TARDINI, assegna un rigore, o meglio un rigorino – (e qui urge una specifica: la foto a lato la spigoliamo dalla Gazzetta di Parma come parziale risarcimento per il loro utilizzo di “rigorino”, gazzetta di parma rigorinoespressione rilanciata spesso dal Cattivo Cittadino, per definire una massima di punizione che sì, ci può stare facendo gli Azzeccagarbugli – ora che in tempi pestilenziali il Manzoni è tornato di moda – ma che si potrebbe anche non dare; espressione che noi vecchi cronisti miagolanti (gatto & gatto) sentivamo già negli anni 70, forse ancor prima che la sdoganasse l’Avvocato Agnelli, ma sì quello che somigliava ad Alberto Sordi e viceversa, perché la si sentiva sui campetti di periferia pronunziata dagli allenatori d’antan. All’epoca rigorincrodinoo era quasi un luogo comune come dire ti sei fatto bere come un Crodino al proprio calciatore fattosi superare in dribbling dall’avversario) – se non di meno di un rigorino, quindi dubbio, alla Spal, e nessuno ha il coraggio o la voce, perché quella manca per decreto, di protestare e dissentire minimamente, anche chi è in campo dopo le manfrine del posticipato inizio, non ha per niente, neanche la forza di reagire, alla decisione, alla successiva trasformazione del penalty, e a tutto il resto per riequilibrare le sorti di un incontro, che maledizione e bestismo nero spallino a parte, avrebbe dovuto finire in altro modo. Una partita giocata in punta di fioretto da entrambe, senza tantissimo ardore, agonismo o pathos, degni note, in cui chi aveva più bisogno ha vinto, riuscendo anche con la tattica a limitare le potenzialità altrui, e chi di bisogno e motivazione ne aveva meno, ha dovuto accettare una sconfitta, che non fa scalpore, ma che accende l’animo di statistici, scettici e pessimisti di ogni sorta. Un rigorino che non ti può cambiare la vita, di sicuro, né da una parte e nemmeno dall’altra, ma che in una giornata, da contorni incongrui, restituisce vigore e speranza al fronte spallino, e impone attenzione e attivazione più densa, in vista dei futuri incontri, se mai ci saranno o se saranno ravvicinati e diradati nel tempo, sulla sponda Crociata che con un D’Aversa, nell’acquario insieme al fido capitano, Lucarelli, di illustri e passate battaglie, assente in campo, dovrà cercare di meditare sulla sconfitta e sul percome e perché il prode ex c.t febo contigiovanile azzurro, Di Biagio (Gino, famo casino… Cierra la puerta y vamos), sia riuscito ad imbrigliare al meglio tutte le bocche da fuoco a disposizione degli avversari, ieri apparse, alquanto inoffensive e dalle polveri più che bagnate. E Giggi, non Gino questa volta, di casino, per i pochi presenti tenuti a debita distanza in tribuna, ne ha creato, visto che chi non visto la partita e ha letto i giornali, il giorno dopo, non ha certo capito che sistema di gioco (il modulo, su là) abbia adottato la Spal: in due Rosea e CorSport (che forse hanno visto bene o meglio) scrivono 4-2-3-1, Tuttosport dice 4-3-3 e la Gazzetta di Parma 4-5-1. Chissà chi lo sa? Come Febo Conti, declamava, nella sua trasmissione cult, per la Tv dei ragazzi dal 61 al 72. Ma tant’è: ogni tanto, dopo tanto attendere, rimandare, posticipare e post giungere, può sicuramente capitare. E ora con quest’aria di stay behind (rimanere indietro) di guerra freddica memoria, ci si attende da parte di tutti – governanti, amministratori, estensori e formalisti pubblici – un balzo in avanti in termini di chiarezza, di strategia e di provvedimenti seri, per evitare tentennamenti e amnesie che, in tempi come questi, di conflitti contro invisibili e spietati invasori, sarebbero come minimo auspicabili. O no? E per finire, visto che abbiamo parlato poco di calcio, e poco di Parma, un saluto e un omaggio a chi ci ha lasciato: Massimo Zannoni, un gran tifoso crociato, una grandissima persona, ciò che ha fatto, che ha detto, che ha scritto, ciò che lui alla radio vedeva, non sarà sicuramente dimenticato. Gianni Barone

massimo zannoni

 

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

6 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / Ha da passà ‘a nuttata. A casa… Ma di chi ?

  • 9 Marzo 2020 in 14:45
    Permalink

    Risulta difficile parlare di calcio in momenti delicati come questo.
    Per la quarta volta su 4, contro la Spal abbiamo fatto pena. Come all’andata, prima conclusione nello specchio dopo l’80°!! Davanti ad una delle peggiori difese della seria A!! Perchè solo i nostri soffrono così tanto le soste, i momenti incerti? E’ peraltro vero che, in assenza di quel rigore a dir poco discutibile, staremmo parlando di pareggio che muove la classifica…
    Ma probabilmente questo è un campionato da sospendere. In un provocatorio “whatsappino” nella chat degli amici, chiedevo come si sarebbero dovuti comportare i difensori di fronte ad un avversario in area colpito da attacco di tosse… Niente strette di mano fra capitani, con l’arbitro, niente interviste pre e post gara (non ne ho sentita la mancanza…!) ecc… Poi si fa gol e alè… tutti ad abbracciarsi!
    Davvero non è possibile rinviare tutto di qualche settimana, Europei compresi? O rinviarli all’anno prossimo?

    Infine un modestissimo ricordo del Prof.Zannoni, figura di prof scolastico che tutti gli studenti dovrebbero (e meriterebbero di) avere. Ho avuto l’onore e il privilegio di partecipare ad alcuni incontri da lui organizzati attorno al Parma Calcio negli ultimi mesi: una competenza, un entusiasmo, un eloquio, una preparazione davvero esemplare! Ho appreso la notizia con sincero dolore. R.I.P prof!!

  • 9 Marzo 2020 in 17:37
    Permalink

    il rigore c’era ed è stata un ingenuità non da capitano, ha guardato la palla e non ha visto arrivare l’avversario, che non avrebbe peraltro combinato nulla di pericoloso

  • 9 Marzo 2020 in 19:45
    Permalink

    La tattica di Di Biagio ha funzionato semplicemente perchè menavano come fabbri. Comodo così.

I commenti sono chiusi.

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