DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (13^ puntata) – CORONAVIRUS, LO SCRITTORE DOTTORE ANDREA VITALI SI E’ RIMESSO IL CAMICE

Luca Savarese(Luca Savarese) – In uno degli ultimi suoi tweet, Riccardo Cucchi, per tanti anni storica prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto, ha ribadito che di essere giornalisti non si finisce mai. “Giornalisti, lo si è per sempreAnche quando si scrive su Twitter”. Se in questi giorni – come osservato ieri, all’interno del suo intervento dal direttore Majo – il giornalista riscopre e ri-frequenta la sua vocazione di portavoce del fatto e di aiuto discreto, nel marasma delle opinioni, a non perdere di vista la sana e sempre vincente bussola dello spirito critico, anche il medico, riabbraccia e rifa esperienza della sua missione a dare, il suo bagaglio conoscitivo e pratico ed umano, a servizio delle persone coinvolte da questa pandemia. Quando le armi, pardon i corpi chiamano, no non possono proprio sottrarsi e via, magari in pensione da un po’, o magaarticolo 2 majo equilibrio coronavirusri in altre faccende affaccendati, rieccoli scendere in pista, rivestirsi del camicie compagno di tante battaglie, impugnare di nuovo la valigetta, indossare mascherine che magari avevano ancora in qualche pacco nell’antina dei loro vecchi studi, pronti per entrare ancora in partita. Sono in effetti numerosi gli esempi, in questi giorni, da nord a sud, passando per il centro, di medici e infermieri, ma anche semplici volontari ed assistenti che non hanno esitato un secondo a uscire di casa (loro non solo lo possono, ma devono farlo) andando nelle zone dove il Coronavirus corsera vitaliimpennava ed impenna per provare a mettergli i freni, nella migliore delle ipotesi, per cercare di donare quella manforte, che magari non guarisce il morbo, ma addolcisce lo spirito e rinvigorisce un pochino le spossate forze, regala certezze a chi pensava di esserne stato contagiato ed invece ne è stato solo molto impaurito. Proprio l’edizione odierna del Corsera, pubblica a pagina 12 un interessante intervista telefonica di Barbara Gerosa ad Andrea Vitali, classe ’56, per trent’anni medico di base nella sua Bellano e dal 2013, dopo essersi accorto che anche con la penna in mano ci sapeva fare, scrittore a tempo pieno, autore, tra l’altro di “Bella zio”,un libro sulla zio Bergomi edito da Mondadori. Ebbi il piacere di ascoltarlo quando, nel gennaio del 2018, fu ospite nella Notte rosa dei licei classici e venne a raccontare, nell’aula magna del mio ex Liceo Cesare Beccaria, di questo suo passaggio dal coltello del medico alla stilo dello scrittore. “La mia valigetta è marrone, con tutti gli attrezzi del mestiere, a cui ho aggiunto guanti e le protezioni del caso”. Dice all’inizio del suAndrea-Vitali-1o intervento. Così, si è rimesso l’habitus del medico, lui che aveva messo lo stetoscopio al chiodo: “Non sono un eroe, ho appena terminato una visita a domicilio per una semplice lombosciatalgia”. Com’è nato il suo ritorno in campo? Ce lo spiega lui stesso: “Un collega mi ha cercato perché aveva curato un anziano risultato positivo e doveva mettersi in quarantena, così mi ha chiesto di sostituirlo in ambulatorio ed io ho subito accettato”. Però, dall’ambulatorio alla penna ed ancora all’ambulatorio, tesi-antitesi e sintesi. Succede anche questo, in tempi di emergenza. Luca Savarese

#Tredicesima puntata Venerdì 27 Marzo 2020

7 pensieri riguardo “DIARIO DI UN’ITALIA IN(CORONA)TA, di Luca Savarese (13^ puntata) – CORONAVIRUS, LO SCRITTORE DOTTORE ANDREA VITALI SI E’ RIMESSO IL CAMICE

    • 28 Marzo 2020 in 14:22
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      Non posso darti torti. Non hanno proprio imparato la lezione di due guerre mondiali.

  • 28 Marzo 2020 in 16:05
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    Però noi altri con Spadafora, Del Pino, Gravina e ometti vari che fanno i sindaci o i presidenti di regione e oggi si sentono dei piccoli ducetti inebriati dal potere di far stèr a cà (nuovo mantra nazionale) non è che siamo molto meglio della Merkel..bonacini, Zaia, Fontana tutti come novelli Pinochet della bassa padana o Lombardo Veneto inaspriscono, serrano. Mi chiedo perché non hanno ancora deciso di sedarci tutti, legarci e alimentarci con un sondino. Certo i parsutari venderebbero meno però così as staris tut a cà.

    • 28 Marzo 2020 in 17:57
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      Velenoso stiamo già tutti, chi più chi meno, vivendo momenti difficili. A maggior ragione vale il discorso fatto mille volte; evitiamo di reiterare i concetti all’0infinito e cerchiamo di avere del buon senso evitando di lanciare accuse a destra e a manca ed evitando esagerazioni che, se già sono difficilmente tollerabili parlando di calcio, ancor di più lo sono ora, con un bollettino quotidiano di vittime e contagiati. Quindi per favore non abusare della pazienza dei lettori e mia. Grazie.

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