“VOLEVO NASCONDERMI”: MAJO, DOPO 16 ANNI, TORNA A FIRMARE UN ARTICOLO SU TUTTOSPORT, RACCONTANDO LA SUA ESPERIENZA SUL SET: “MA L’ORSO E’ TUTTO DEL GRANDE ELIO GERMANO, IO SONO SOLO UN DILETTANTE FORTUNATO…”

majo tuttosport 02 03 2020

(Gmajo) – Ringrazio il Direttore Xavier Jacobelli per lo spazio che mi ha concesso oggi su Tuttosport per raccontare una indimenticabile esperienza (il titolo è della redazione e non mio che so bene di non avere alcun merito per l’Orso che, come ho scritto, è tutto del grande Elio Germano: io sono solo un dilettante che ha avuto la fortuna di stare al suo fianco sul set in una scena importante del film) e per avermi fatto riprovare, 16 anni dopo, l’emozione di andare in edicola per acquistare il giornale con su un mio articolo…

(Gabriele Majo) – Il Coronavirus ne ha infettato l’uscita nelle sale – inizialmente programmata per Giovedì 27 Febbraio 2020 e  poi rinviata sine die perché soprattutto in Emilia Romagna, la terra di Ligabue, sono chiuse per tutelare la salute pubblica – ma non ne ha impedito la vittoria a Berlino, dove, come qualcuno bonariamente ha titolato sono andato in gol pure io… In realtà chi ha vinto – l’Orso d’Argento alla Berlinale 2020 –  è il fuoriclasse, Elio Germano, superbo interprete dell’originale pittore reggiano, e non certo il dilettante, o l’amatore, che ha avuto la fortuna di affiancarlo in una delle scene principali di “Volevo Nascondermi” finita persino nel trailer e nei lanci televisivi, quando ne temeva addirittura il taglio da parte del regista Giorgio Diritti. Con grande pazienza, invece, i due sono riusciti a cavar fuori dal debuttante – fin lì mai avevo interpretato parti parlate, pur avendo già fatto la “figurazione” in diverse pellicole, dal debutto in “Baciato dalla Fortuna”, proseguendo con i più impegnati la “Certosa di Parma” e “Fai bei sogni” di Bellocchio, oltre al corto di Lucini “Pura Passione”, con interpreti staff e calciatrici del Parma Femminile – una prova almeno passabile. Io, che gesticolo spesso, anche quando vado in televisione, per rimarcare i punti salienti dei miei interventi, avrei accompagnato volentieri con un bel ripetuto movimento del braccio dall’alto verso il basso con le cinque dita unite rivolte al cielo (stile il mitico Volontè con Panunzio in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”) la frase ormai cult: “ma lei sa fare solo delle bestie?” che rivolgo all’incompreso artista, provocandone la rabbia e il lancio non solo per terra, ma fuori dalla finestra, delle sculture che stava scolpendo, ma il regista mi consigliò – evidentemente perché nella finzione ero un altezzoso nobile, il proprietario del castello di Padernello – di tenere le mani ben strette dietro la schiena, senza muoverle; così come Germano, che sul set vedevamo sempre trasformato in Ligabue – perché nonostante la tecnica del trucco prostetico si sottoponeva quotidianamente ad altre 3-4 ore di trucco e parrucco – mi elargì preziosi suggerimenti su recitazione e impostazione della voce, aiutandomi a far miracolosamente sparire l’ansia da prestazione tipica dell’esordiente che finiva persino ad influenzare le corde vocali, ben rodate da anni e anni di radiofonia. Ricordare Germano che mi dispensa consigli mi fa riflettere sulla grande fortuna che ho avuto nel conoscere non solo un grande attore, ma anche una grande persona, che non a caso ha saputo trovare le parole giuste per la dedica, stringendo l’Orso d’Argento in mano: “Dedico questo premio a tutti gli storti, tutti gli sbagliati tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato, che è ancora con noi, che quello che facciamo in vita rimane. Lui diceva sempre: ‘Un giorno faranno un film su di me’ ed eccoci qui!”. Toni Ligabue, che ovviamente non va confuso con l’omonimo cantante, era il problematico e disagiato figlio di una donna italiana che lo aveva abbandonato a Zurigo e che dopo esser stato adottato da una famiglia emiliana, visse a lungo come un selvaggio sulle rive del Po, trovando un’intesa soprattutto con gli animali di cui riproduceva i versi mentre ne riproduceva l’immagine nei quadri e nelle sculture che spesso poi scambiava per un tozzo di pane o per sbarcare il lunario, prima della valorizzazione dopo l’incontro con lo scultore Marino Mazzacurati, il primo ad apprezzarne il talento. Ci tenevo ad avere una piccola parte in questa grande opera d’arte che è  “Volevo Nascondermi”, perché da ragazzino non mi ero perso una puntata dello sceneggiato tv trasmesso nel 1977 dalla Rai: io, che ho un naso importante – ma che temporibus illis non era così apprezzato dalle mie coetanee – ricordo Flavio Bucci nei panni di Ligabue, che se lo colpiva con una pietra, avendo quasi la tentazione di emularlo… Già Flavio Bucci, di recente scomparso alla “Ligabue”, passando di fatto con tempismo il testimone ad Elio Germano, un po’ come quando, quasi per legge di natura, viene a mancare in una famiglia il nonno per fare posto al nipotino che nasce… Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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