CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUANDO I BAMBINI FANNO OH

barone covid 19(Gianni Barone) – Nell’aneddotica della vita ai tempi del Coronavirus (sdong), emerge forte e chiara l’esigenza di uscire presto, subito – mentre si è ancora in ballo – da tutte le possibili depressioni che lo choc presente può generare. E mentre qualcuno urla che è folle e irresponsabile abbassare la guardia e aprire alle passeggiate, il tenace assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, se ne esce con… i bambini fanno no!. « Quando i bambini fanno oh», cantava Povia qualche Sanremo fa, « c’è un topolino, mentre i bambini fanno oh, c’è un cagnolino…». Ecco il punto è questo: i bambini non possono fare oh, mentre i cani di piccola o grossa taglia, si lo possono fare, o meglio loro fanno pipì e popò, e possono farlo in libertà, facendo uscire, di conseguenza, i loro padroni (termine in voga ai tempi dell’autunno caldo oggi un po’ desueto). Ai bambini, tuttavia, tutto ciò è precluso, o meglio lo era o forse no. Su consiglio di medici e pediatri – e su pressione di genitori, che non hanno cani, stanchi di stare sempre in casa – era arrivata una timida apertura con comunicato in burocratese stretto, ostile e astruso, che faceva intravedere qualche spiraglio, cui è seguito un successivo chiarimento presidenziale, che ri-quando i bambini fanno ohnegava, in questa primavera incombente e inconsueta, la possibilità ad alcuni confinati con pargoli a carico, di vedere la luce del sole. A parte il fatto che non si è chiusi in casa, questo bisognerebbe ripeterselo e ricordarselo, ma si è solo protetti in casa. Non si è in prima linea come gli operatori sanitari e di pubblica sicurezza, si è difesi all’interno di quattro mura, nella maggior parte dei casi, confortevoli, quindi di che cosa ci si la lamenta? Ci si lamenta, come al solito, come capitava in tempi di normalità, ormai mentalmente lontanissimi, di tutto perché non andava bene niente (traffico, Etna, siccità cit. Johnny Stecchino) oltre a crisi economica, tasse iperboliche e non piatte, e quant’altro. Il tutto in termini di tentacolare e vorticosa (cit. come sopra) burocrazia. Ci stiamo accorgendo di non essere stati felici allora, e di non poterlo essere nemmeno ora, o meglio non lo eravamo prima, tutto andrà bene balcone cadutoper i mille motivi che sappiamo, e ora è subentrata la paura di esserlo, adesso, e dopo. La paura di essere felici, però, non ci basta, anzi ci pone nella condizione di sperare di poter dimenticare il tutto, cosa pressoché impossibile, per ritornare a vivere come prima, in un modo che in tempo di pace non ci andava bene, non ci rendeva soddisfatti, ma che ora rimpiangiamo. Vorremmo che quel tempo ritornasse alla svelta, e per questo urliamo – dimenticandoci, egoisticamente, questo non bisogna scordarlo, dei dolori altrui – «che tutto andrà bene» (sdong un po’ indignato). Qui, anche se a parole siamo tutti uniti, nelle nostre rispettive distanze fisiche, siamo maledettamente lontani gli uni dagli altri, nella cognizione e percezione individuale del dolore. Il quale dolore, fin che non ci tocca da vicino, rimane sullo sfondo delle nostre giornate e delle nostre anime e ci da tristezza, questo sì, ma non ci scuote con forza nel profondo. Mio padre diceva «fiori di zuccaTinto cu more», tradotto il peggio è di chi muore. Nell’emergenza che continua non deve mutare il modo di affrontare il presente. «E intanto tutti i bambini fanno oh, che meraviglia, che meraviglia…». Anche se non si può (adesso più di prima) fare oh!. E non si sa fino a quando non lo si potrà fare per davvero e per intero. E intanto i grandi fanno e devono fare no, finché i cretini fanno boh, e continuano a far finta di niente, tanto una passeggiata non fa male, o no? Invece sì, vorremmo tutti tornare a fare oh, però il nostro ritiro (buon o no) non è carcere, non è reclusione, non è esilio, non è confino, ma ci da la possibilità di fare qualcosa, per noi e per gli altri, che ci piaccia e che potrebbe farci piacere, facendoci scoprire, riscoprire e trovare infinite passioni per sconfiggere la paura di essere felici. Altro che depressioni, si può fare a meno di tante cose inutili di prima (aperitivi e discoteche su tutte), considerate felicità effimere un po’ parzialmente distorte. Il ritiro ci fa assaporare la voglia, attraverso cucina, cinema, libri, di essere veramente, noi, al centro della nostra vita, senza mediazioni di sorta, siano esse psicologiche o sociali. Questa nostra libertà di essere schiavi, ci libera, deve farci crescere, e deve far crescere in noi, il sentimento e la passione per la vita, la nostra vita, nel colore e nel calore degli affetti, fuori dal rumore, dal traffico e dalla noia metropolitana. Per leggere ciò che è scritto dentro di manuela arcurinoi, attraverso racconti, storie, romanzi, film d’autore, o fiction cult tipo il primo «Carabinieri» in Tv con Pino Caruso (il comandante), Paolo Villaggio (il mitico Giovanni), il mio quasi sosia Andrea Roncato e la procace Manuela Arcuri, tanto cara al nostro direttore e a me. C’è tutto il tempo per fare oh, anche per noi, e non all’aperto. E il calcio? Chi se lo ricorda più ormai: forse d’estate, qualcuno spera, potrà tornarci a fare oh o la ola. No adesso basta (che do bali Povia e suoi bambini, direte, giustamente, voi). Con tutto il rispetto, spazio a De Gregori e il suo Generale, vista la metafora ricorrente con i conflitti di tutti i tempi. «Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c’è più nessuno…». Perché siamo ancora tutti in casa in attesa. Per ora. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUANDO I BAMBINI FANNO OH

  • 3 Aprile 2020 in 00:30
    Permalink

    Rispetto le regole, ma sinceramente mi mancano le serate con gli amici. Adesso non affermiamo la moda dello stare in casa perchè “fa figo”.

  • 3 Aprile 2020 in 14:51
    Permalink

    Ogni giorno che passa il fronte dello stèr a cà ,con ape via uatsap, hastag, arcobaleni, concerti sui tetti e tutto il resto sta inesorabilmente crollando. I più irriducibili osservanti del verbo del distanziamento sociale esaltati fin’ora da arringhe infervorate di aspiranti Fidel ed Orban stanno iniziando a cedere. Anche lo stazionare alla finestra (non sul balcone perché il balcone è cmq fuori casa si possono spargere sostanze venifiche nell’aria) ad osservare e segnalare agli indefessi vigili urbani criminali che escono con il cane a piser o poveri runner che escono alle 3 di notte non da più le soddisfazioni delle scorse settimane. Le partite della nazionale dal 1956 al 2006 trasmesse da Scai stanno iniziando a rompere le balle, il sale e il lievito nei supermarket sono finiti ed anche fare torte e pizze in striming o su Instagram è ormai un problema. Chi ha l’amante sta avendo le scalmane rinchiuso con moglie e figli, i cavì sono in condizioni pietose siccome i poveri barbèr sono stati chiusi dall’austero DPCM illo tempore (e non so in quanti riapriranno). A cavallo di Pasqua anche i nonni non saranno più al centro dei pensieri del popolino, stressato da esigenze corporali di più infimo livello, ma ahinoi sempre più pressanti. Burioni, Borrelli e Fontana non possono nulla contro gli atavici e primitivi istinti del popolino tra cui oltre alle sordide pulsioni alberga la voglia di calcio. Spadafora e Tommasi spalleggiati dai Mugabe della salute pubblica non riusciranno ad arginare all’infinito le esigenze del popolino che sei scatola e non si lava le mani.

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