CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL MAESTRO BIRIGNAO

gianni barone 21 aprile 2020(Gianni Barone) – Tutti abbiamo avuto maestri: diretti, indiretti, volontari e involontari che ci hanno, in qualche modo, indirizzato, influenzato e stupito, insegnandoci un qualcosa di grande che ci rimane ben custodito dentro, aldilà di mode, tendenze, target e trend persi o presi al volo come treni che passano, ritornano, si fermano una volta o forse più e poi ripartono per scomparire nel nulla e per sempre oltre il tunnel. Maestri laici o cattolici, di pensiero, pop, underground, che ci hanno fatto sussultare sul banco, che ci hanno condotto alla ragione sui libri, e che hanno scombiccherato le nostre passioni sui giornali e nei film, e che tentano d’illuminarci non sempre d’immenso sul web. Tutti ricordiamo i nostri primi maestri, quelli delle elementari: io ho avuto la fortuna/sfortuna di averne avuti addirittura cinque, uno per ogni anno scolastico: tre donne (Adriana Bongrani, in prima, poetessa; Marisa Righini, in terza, bellissima donna; Adriana Gobbi, in quarta, austera e due uomini (Ugo Rosi in seconda, devoto e sportivo; Igino Jellici in quinta, esule giuliano-dalmata, rigoroso). Alle medie nessuna impronta particolare, mentre alle superiori il professore Antonio Cappellaccio, piceno, amante di Camus e Durrenmatt, che mi ha trasmesso la passione per i libri e mi ha insegnato la grammatica. Direte voi: poteva (o avrebbe potuto) farlo meglio… Ma tant’è: roba da Istituto Tecnico non da Liceo, cosa volete farci… Poi crescendo sono arrivati i maestri del pensiero, siano stati essi filosofi, scrittori, cantanti, registi, attori o giornalisti, che, in maniera indiretta, ci hanno forgiato nel bene o nel nando martellinimale. Chi, della mia generazione, ha fatto il giornalista sportivo non può negare di aver avuto come faro Gianni Brera, chi ha fatto il radiocronista Sandro Ciotti, e chi il telecronista Nando Martellini, tra gli altri. Io non dimenticherei nel personale anche i vari Ormezzano, Panza, Pansa, Vianello, Tognazzi e Luciano De Crescenzo. Ma chi fa il politico chi ha o chi ha avuto come maestro? Conte, Spadafora, Casalino? Chi avranno mai avuto? De Gasperi, Fanfani, Andreotti? Mah… mistero. In questo clima di sospensione di diritti – costituzionali, anche – di attività del Parlamento ridotta ad uditorio, con campionati di calcio a rischio sospensione, allenamenti negati agli sport collettivi, nebulosità in tema di visite fra congiunti e affini, per non parlare dell’individuazione, incerta, della regolarità dei legami affettivi stabili, direte voi, cosa c’entrano i maestri che hanno illuminato i nostri politici attuali? Poco o niente, la risposta, però non si può sempre dolersi e moraleggiare a destra e a manca, anche all’interno della stessa maggioranza di governo, in nome di un CONTE PARLAMENTO 30 04 2020sentimento liberale sbandierato con vigore, senza essere un po’ o per un attimo indulgenti con chi si espone, in questo momento di congiuntura economica, politica ed esistenziale. E bisogna esserlo per forza con chi è chiamato a prendere decisioni importanti, il più delle volte impopolari. Quel qualcuno qualche maestro che lo guida lo avrà pur avuto o no? O le decisioni prese sono solo frutto di pareri, opinioni o convinzioni altrui? Conte, che nei sondaggi popolari non delude ed è apprezzato, è oggetto di un fuoco di fila mediatico, senza precedenti, da parte di chi si professa liberale sia nel campo dei conservatori che in quello dei progressisti. E con lui, che vorrebbe essere credibile ad ogni costo, vengono criticati i modi e i tempi di esposizione, i Dpcm che qualcuno definisce da Statuto Albertino, e gli annunci fatti con garbo e docilità istituzionale, espressi però con tono “birignao” questo piccolo grande affetto stabile(levantino o meno, non saprei pur nella prassi breriana) con eccessi di «mainstream», intesi con intentio spregiativo del termine, cioè quando usato in contrapposizione a un qualche tipo di cultura o contro cultura. Un birignao nella dizione artificiosa con pronuncia nasale quando si sofferma sul termine “autocertificazione” e “mainstream” quando eccede nell’uso di concessioni o meno in termini libertà di azioni e movimenti preclusi a cittadini che amerebbero non essere considerati alla stregua dei sudditi. La tendenza è quella di un politico che rifugge dagli insegnamenti dei politici del passato più o meno illustri, perché politico non è o non lo è ancora del tutto, al pari di alcuni suoi ministri come il tanto vituperato Spadafora, che a detta di molti maestri del pensiero giornalistico, oltre che dai vari Lotito o Ferrero – che nessuno vorrebbe definire tali, cioè maestri di pensiero – risulta molto, troppo, ostile al calcio e al suo mondo professionistico e non solo. Bisogna leggere molto prima di scrivere, per non copiare e per sanificare, non solo gli ambienti, ma il pensiero e le parole da usare, per parlare in pubblico, invece, da premier o da ministro cosa servirebbe per non sbagliare più, quando non si posseggono modelli adeguati o maestri da seguire? Mainstream o meno non ci si improvvisa facebook marco ferraristatisti, al massimo poeti, birignao o meno con dizione colorita o nasale non ci si improvvisa fini dicitori efficaci della comunicazione televisiva o parlamentare. Intanto gli scontenti, a scanso dei sondaggi positivi, aumentano: chi in difesa del proprio diritto al lavoro negato per decreto, e chi negli stessi decreti ravvisa ambiguità e contraddizioni nell’esperimento delle varie attività professionali. E’ concesso essere e sentirsi runner, corridori, camminatori improvvisati, ma non è permesso ai calciatori di allenarsi nei centri sportivi, facendo infuriare dirigenti, tecnici, azionisti di maggioranza di Società sportive impegnate nell’applicazione dei protocolli medico-sportivi predisposti. Non è usuale, ma si è esposto perfino il Presidente di Nuovo Inizio Marco Ferrari, che su Facebook, dopo i rilievi mossigli da tali Gino Guevara, Nicola Prati, Michele Ortalli e altri da lui taggati ha ulteriormente puntualizzato il proprio punto di vista, ieri ripreso anche dalla Gazzetta di Parma e che noi a propria volta qui copia-incolliamo: “Nel post non prendevo una posizione su opportunità di giocate o non giocare, ma mi limitavo ad evidenziare un paradosso normativo evidente, ossia che dal 4 Maggio Gervinho sarà autorizzato a scattare sui bastioni ma impossibilitato ad allenarsi in sicurezza a Collecchio. Vengo però al punto, perché credo sia opportuno se ne discuta, provando ad approfondire. Come ho già scritto, chiunque si occupi di calcio e non sia orrendamente cinico, oggi è lacerato. Il calcio senza tifosi sugli spalti non è calcio, ma un triste surrogato. Chi potrebbe avere gazzetta di parma marco ferrarismania di ricominciare pensando all’atmosfera di Parma-Spal, l’esperienza più brutta in 40 anni di Tardini? Non è solo un discorso romantico. Il calcio a porte chiuse è uno spettacolo noioso e poco emozionante anche per tutti gli aspetti commerciali, dagli sponsor alle stesse Tv. La cosa più semplice sarebbe quindi fermarsi, sino a quando questo maledetto virus non sarà sconfitto. Fermare tutto per un anno o per tutto il tempo necessario e ricominciare solo a spalti gremiti.
Quando il calcio tornerà ad essere il calcio che emoziona la gente. E la sofferenza patita dalle nostre città un ricordo lontano. Ma il calcio – piaccia o meno – è anche un’azienda complessa. Senza stare a snocciolare tanti numeri, tra i primi comparti del Paese. Un’azienda che – con pochissime eccezioni – non distribuisce compensi o dividendi agli azionisti. Ma, principalmente attraverso la Serie A, sostiene enormi costi e finanzia quasi tutti gli altri sport del Paese. Ci sono contratti in essere con i tesserati. Ci sono dipendenti. E l’indotto. Fermare tutto, bruciare ogni possibilità di ricavo, soprattutto se fosse una scelta isolata tra i 5 campionati europei più rilevanti, significherebbe radere al suolo l’intero sistema e non avere più la forza economica per ripartire. Provare a portare avanti nei prossimi mesi un calcio ridimensionato, un calcio “barzotto” (perdonatemi il termine😊) è probabilmente l’unica opzione razionale per poter poi ripartire quando davvero ci saranno le condizioni. Non sarà semplice farlo, le problematiche che abbiamo davanti sono innumerevoli e complesse. la stampa ministro spadaforaLe certezze per i prossimi mesi pochissime, a partire da quelle economiche. Ma forse, con tanti dubbi, è l’unica strada – stretta – da percorrere. Poi è evidente che possono esserci mille pensieri, opinioni, sensibilità diverse. Una cosa però deve essere chiara. Tutto questo non c’entra e non c’entrerà mai nulla con il poco rispetto per i nostri morti o gli sforzi dei nostri medici, troppo spesso tirati in ballo a sproposito. Senza scendere in dettagli personali, nella nostra città abbiamo tutti vissuto momenti molto brutti. I morti si onorano facendo il proprio dovere al meglio, in ogni campo o attività. Quindi discutiamo di tutto, ma lasciamoli riposare in pace”. Ripigliando, invece, il nostro ragionamento, senza paradossi, per non incappare in ulteriori cadute di stile e di gradimento, s’invitano premier e ministri a non fidarsi solo ed esclusivamente della scienza. La politica in Francia ha deciso lo stop al Campionato di calcio, in Germania, sempre la politica, ha deciso di non farlo, in Italia no, si prende tempo, si dice chissà, si vedrà, e si paventano scenari negativi in caso di mancato rispetto delle norme di distanziamento sociale e in mancanza di responsabilità individuale, è ovvio, non può essere altrimenti, e intanto senza dirlo dice no a molte cose e a molte attività che rischiano, alla ripresa, di scomparire, di non esserci più. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

One thought on “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL MAESTRO BIRIGNAO

  • 30 Aprile 2020 in 21:56
    Permalink

    Come tutti i grillini, Spadafora fa populismo di bassa lega. Il calcio non è mica solo i calciatori miliardari, ma tutto l’indotto che gli gira attorno: magazzinieri, responsabili medici, dipendenti delle varie società, ecc…pensa veramente di chiuderlo a tempo indeterminato?

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