CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / TANTA VOGLIA DI LEI

TANTA VOGLIA DI LEI POOH 45 GIRI(Gianni Barone) – «Nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei», cantavano, ai tempi, i Pooh; oggi, in quella dei tifosi – molti-, dei calciatori – abbastanza -, dei dirigenti e tecnici – QB quanto basta -, dei giornalisti – a seconda della corrente -, c’è tanta, tanta voglia di ripartenza, che non è quella, solitamente, riferita al campo, alla tattica (quella che secondo D’Aversa – cattedratico da casa in videolezione ai colleghi in aggiornamento – se usata con i giovani diventa persino deleteria), che tutti amabilmente, e ottusamente (noi no, noi, noi no!) chiamavano contropiede. Ora il termine ripartenza, associato alla ripresa, alla fase 2 o 3, quella che si vuole, fa a pugni con i termini stranieri che questa pandemia – neo Accademia dei lincei per la lingua – ha inserito a gran forza nel nostro lessico familiare e quotidiano che sia, fino allo sfinimento e alla noia. Termini che pronunciamo e non sappiamo nemmeno bene scrivere (e infatti non li scriviamo), ma che stanno divorando le nostre giornate di attesa, di riflessione e di buoni propositi – si spera – per un futuro che, nelle nostre mille astrazioni, vorremmo arrivasse subito o quasi. Nonostante i divieti a muoversi e gli appelli alla cautela, anche da parte dei massimi organismi internazionali della sanità, c’è voglia, tanta voglia di lei (ripartenza e normalità vigilata) e anche di lui (calcio gdp 14 04 2020nel nostro specifico, non nella accezione di Antonella Clerici, beninteso) e di tutto il resto che precede e che ne consegue. S’ipotizza, con assoluta certezza, da parte della maggioranza, tutt’altro che silenziosa, dei club, il calendario e il programma, con tanto di date e protocolli da adempiere, per far assurgere il campionato di calcio dei professionisti (dei dilettanti chi se ne frega…) in alto fra le attività, quasi, indispensabili e di sicuro utili alla ripresa psico-fisica dei cittadini post-esilio, ideato per motivi di salute pubblica. Le resistenze sono minime (le resilienze, così, di moda sono massime), uno sparuto drappello che grida al torneo falsato, però ci sono, esistono, le perplessità sono comunque tante, non si può negarlo, e non si può nemmeno nasconderlo. Chi dovrà decidere, attende, però il minimo accenno al via libera per farlo, per compierlo e per offrire il volto nuovo del pallone: tutto di sera, tutto d’estate, tutto nell’assordante silenzio (sdong più che mai) di stadi vuoti, per riempire di passione a sovranità limitata, chi ha dovuto rinunciare a tutto ciò che tanto gli piaceva davvero. Quando si ha il coraggio di sostenere, invece, l’opportunità di sospendere tutto e rimandare la data a tempi migliori, non prossimi, ecco che tutti tirano in ballo gli interessi di molti, ma non di tutti, la sopravvivenza economica dell’intero movimento. I maestri del pensiero giornalistico si dividono a metà, tra chi è pro e chi è contro, tra chi del pallone non può proprio farne a meno e chi invece sostiene di poterci damascelliriuscire. Tra i paladini del si, spicca e primeggia Ivan Zazzaroni, direttore Corriere dello Sport-Stadio, che, pur avendo precedentemente dato enorme cassa di risonanza a Cellino, sostenitore del NO, per evidenti motivi, visto dove giace il suo Brescia, ora non perde occasione per ribadire tutti gli argomenti morali, civili, sportivi, economici, grastonomico-bocciofilo-militari, a favore del partito calcistico unito che vuol risollevare la testa, battere un colpo e forse più di uno, e affermare il proprio diritto naturale all’esistenza assoluta. C’è, invece, chi sfodera saggezza a buon mercato e buon senso in confezione spray, che invita tutti a maggiori e più attente riflessioni – citiamo tra gli altri Damascelli e Marani – dicendo che il calcio potrebbe, anche, attendere, un po’ più di tempo, per ritornare quello di prima, fors’anche migliore, ma nei modi, nei tempi e nelle abitudini più prossime alla tradizione, cioè un calcio di giorno, non nelle calure estive a fare i conti con zanzare e pappataci, rutto liberoe con, si spera, il pubblico presente negli stadi a far cornice festosa e rumorosa (non necessariamente assordante come il silenzio figurato e abusato di oggi) e non relegato alla poltrona di casa con tanto di calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte alla televisione, frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato… e rutto libero… Poi, in mezzo al sì e al no, ci sono le idee, quelle che ci ricordano quanto sia difficile in certe zone –  vedi Bergamo e Milano su tutte – giocare, per ovvi motivi, se non addirittura controindicato farlo. All’estero, segnatamente in Spagna, stanno pensando, in ossequio ai protocolli medici indispensabili, e per evitare continui spostamenti di uomini e mezzi, in territori considerati a rischio e non solo, di giocare in una sede unica, o sedi ravvicinate, protette e sicure, si è parlato, ma non sappiamo se andrà in porto, delle Isole Canarie (Tenerife) o Siviglia, dove i contagi sono ridotti al minimo (e un’idea analoga ci sarebbe anche in Inghilterra, wembley parmacon sede unica il mitico stadio di Wembley, ahinoi non più quello della Coppa delle Coppe dei Crociati, ma la versione moderna). In Italia, qualcuno lo avrà anche pensato, però non sa bene dove, le uniche due grandi Isole che abbiamo, al momento, sono iper blindate (direi con… Cateno) per evitare turismi inopportuni e fuori luogo. C’è anche chi, come Galliani, vorrebbe che il Campionato fosse posticipato ad un autunno più sicuro, con conseguente slittamento, in stile sudamericano, del prossimo torneo da giocare per intero nello stesso anno solare (2021), con apertura invernale, pausa estiva per nazionali e manifestazioni, e con chiusura in autunno. È ovvio che chi vorrebbe ripartire accusa i renitenti di non volerlo fare solo per evitare retrocessioni, che in caso di non congelamento potrebbero procurare danni economici non indifferenti. Infine ci sono gli allenatori, come GIANNI BARONE BAR SPORT 09 03 2020D’Aversa, che hanno avuto la possibilità, spiegando on line alla platea degli associati, le proprie idee sulla metodologia, di affrancarsi, una volta di più, e lui spera per sempre, dalla scomoda etichetta di difensivista, contropiedista, che taluni gli hanno affibbiato e che ancora molti, usano, troppo spesso, a sproposito (un allenatore nostro conoscente, dopo aver assistito alla sua lezione, ha esclamato: “Se è vero che allena la difesa solo il venerdì per 20′ è davvero un fenomeno! La difesa del Parma si muove in maniera esemplare!!!!!”) . Ormai non ne può più, quindi usa per esorcizzare il tutto, il termine di verticalizzazioni improvvise, in luogo non tanto di ripartenza – termine che come visto ora evoca altri scenari – quanto quello un po’ jurassico di contropiede che è ancora sinonimo di catenaccio: il massimo della blasfemia, a quanto pare… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

5 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / TANTA VOGLIA DI LEI

  • 14 Aprile 2020 in 16:42
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    “Tanta voglia di lei” credevo si riferisse a un noto tubero.

  • 14 Aprile 2020 in 19:52
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    Se al posto di Colao avessimo Enrico Boni la fase 2 sarebbe già stata pianificata perfettamente

  • 15 Aprile 2020 in 11:05
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    Complice probabilmente il momento non proprio esaltante che stiamo vivendo, rivedere il filmato della finale di Wembley mi ha fatto scendere una lacrimuccia…

  • 15 Aprile 2020 in 13:56
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    Alessio sono con te. Boni, ma anche Manenti (simile dal punto di vista del look) lo metterei al posto di Colao o di qualunque Hitler del distanziamento sociale che ahinoi ci governa e ci priva dei nostri diritti costituzionali. Anche perché nel caso di specie , penso che l’igiene non propriamente limpida sarebbe una ottima barriera biologica nei confronti del virus. Che infatti non mi sembra si diffonda nei campi rom (anche perché come fanno a stare a casa ?) e in altri ambienti non igienicamente immacolati.

  • 15 Aprile 2020 in 13:58
    Permalink

    Io c’ero

I commenti sono chiusi.

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